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Asofy - Percezione
( 1750 letture )
La nostra penisola non brilla particolarmente per un’ispirata presenza sulla scena metal di band black/avanguardiste. Per altro, questa mia forte e categorica affermazione va intesa correttamente: un imponente underground di band che riescono ad aggiungere qualcosa di personale alla scena c’è, esiste ed è pure molto rigoglioso (alcuni sosterrebbero persino in maniera eccessiva), ma, allo stesso tempo, poche, pochissime band riescono a compiere l’ultimo passo decisivo per raggiungere sonorità internazionalmente ed unanimemente riconosciute e condivise, soprattutto se ci sforziamo di paragonare la scena black/avanguardista italiana ad altre realtà connazionali ben più solide come quelle prog, folk o power.
Senza considerare come pietra di paragone l’omphalos del mondo per questo genere di musica, la Scandinavia centro-occidentale, la quale, fino al raggiungimento di periodi temporali medio-lunghi di rielaborazione storico-musicale, si troverà sempre un’idea più in là rispetto al resto del mondo, non si può negare, ragionando e comparando in un’ottica globale, che diverse altre scene musicali straniere come la Francia (Pensées Nocturnes, Deathspell Omega, Blut Aus Nord) od il Canada (Gris, Sombres Forêts, Miserere Luminis) siano riuscite a metabolizzare queste novità musicali prima di noi, o, per lo meno, ad interpretarle secondo canoni stilistici sicuramente più vincenti.
I motivi per cui molte fra le band nostrane non riescono ad emergere sono molteplici e multiformi: a volte è la mancanza di un proprio, vero ed originale sound distintivo ad affossarle; altre la difficoltà nel venire sponsorizzati da grandi etichette, con la conseguente nascente difficoltà ad entrare in un mercato già di per sé di nicchia come quello black metal; spesso pure l’imponente e travolgente fiume in piena di continue uscite amatoriali compromette la conoscenza e l’apprezzamento di una singola band emergente che ha davvero qualcosa di autentico e genuino da poter comunicare.
Del resto, e non invento nulla affermandolo, già Goethe ne I dolori del Giovane Werther sosteneva una visione dell’esistenza umana frammentaria ed insondabile alla ragione, nella quale l’uomo è incatenato ad una conoscenza del reale filtrata da tutta una serie di limiti biologici, culturali, spazio-temporali e sociali, i quali permettono una comprensione del mondo circostante fondata solo su di un’intuitiva ignoranza e su supposizioni, rendendolo, di conseguenza, così come ci appare ai nostri sensi: schizofrenico e fuori da ogni logica, ma, più di tutto, spaventoso.

Ed è proprio a motivo di questa analisi che, con sommo piacere, ho la possibilità di presentare una band italiana, milanese d’origine, chiamata Asofy, la quale suona un black sperimentale, tendente al doom, al tempo stesso non scevro da influssi post rock o depressive.
Dopo la pubblicazione nel 2001 del loro primo buon disco, ebYm, un EP ed uno split con gli Sleeping Village, nel maggio 2013 è uscita la seconda fatica di studio degli Asofy, intitolata Percezione, sotto la Avantgarde Music.
Mentre in passato la band rappresentava, su scia burzumiana, un paradigmatico esempio di one-man band, oggi il gruppo è composto dal polistrumentista ed unico songwriter Tryfar, mentre le linee melodiche vocali sono eccezionalmente affidate ad Empio.
L’introspettivo viaggio di Percezione si snoda sinuosamente tramite quattro soste sul cammino della nostra anima per una durata complessiva di cinquanta minuti, e, un po’ come tutti noi, nasce dalla luce per poi morire nel buio, come rivela la sequenza dei titoli di questo concept.
La prima è Luminosità, la quale si apre con una chitarra acustica accompagnata da decadenti e grigie atmosfere suburbane create dai sintetizzatori. Le melodie delle chitarre sono alienanti, ripetitive, la batteria suona in modo non troppo veloce, ma molto greve e cadenzato, come a voler far chiudere lo stomaco all’ascoltatore ad ogni colpo di grancassa, mentre il quattro corde, mai affatto penalizzato dal mixaggio, si sente costantemente grazie al suo suono pieno e massiccio, riverberandosi flessuosamente sul flemmatico tempo di batteria tramite i suoi accordi rivoltati.
La musica fa proprie ed unisce atmosfere oscure e tenebrose, tipiche del black, ad una ricerca musicale post-metal e progressive, stilisticamente riconducibile agli Isis, presentando in aggiunta un sound ed uno stile proprio originale, tra il doom ed il depressive, creato anche grazie alle linee vocali di Empio, sempre ferali e fosche, pur settate in background, come un lontano temporale sullo sfondo del paesaggio sonoro di questo Percezione.
La seconda del lotto è Saturazione, già più cupa ed inerte per nome e melodie rispetto a Luminosità. Aggirandosi sui dieci minuti, è la canzone più breve dell’intero full-length, ma, al pari di tutti gli altri brani, non manca assolutamente d’ispirazione compositiva ed attitudinale; le chitarre sono più convulse e maggiormente distorte rispetto alle altre tracce dell’album, la voce riesce camaleonticamente a risultare ancor più spettrale, compare qualche timido accenno di blast beat, per altro mai invadente, scomparendo spesso in soffocati sussurri. L’interludio a metà traccia, dominato dal quattro corde e dalla sua triade di do, è di una delicata e decadente bellezza, la quale lascia trapelare la soave originalità della band e permette all’ascoltatore di immaginarsi mentre vaga solitario a piedi sotto una pioggia battente e luci artificiali alla ricerca di un mondo parallelo rispetto a questo.
Ombra è la terza traccia del full-length, perfettamente compiuta e riuscita nei propri intenti compositivi: è la traccia più d’ambiente dell’intero Percezione, ma anche quella che segna, tramite molti accordi in minore, il definitivo passaggio dalla luce all’oscurità, dalla speranza al pessimismo, rasoiando la sei corde diversi riff che hanno il sapore derivativo di cupi pentagrammi depressive black.
Chiude questo viaggio esistenziale morente nel buio la quarta ed ultima traccia del full-length Oscurità, un fosco ed appannato filtro che cala dall’alto sull’esistenza umana, disorientandola e soffocandola. La canzona è lenta, asfissiante, come se la cinerea cappa di ombre, colori e false impressioni che questo Percezione rappresenta, dopo essersi addensata sopra l’ascoltatore per tutta la durata del full-length, si fosse nebulosamente dissolta intorno a lui, trafiggendolo nella psiche tramite innumerevoli aghi bianchi e lucenti. La sei corde, suonata in modo molto minimale, utilizza in modo freddo e tagliente il tremolo-picking; il basso affligge, tramite la sua corda di mi, del suo pesante e massiccio groove tutto il brano, sospeso anche da due ispirati interludi, mentre la batteria risulta molto cadenzata e scandita suonando in 4/4, per lo più solo il tempo forte della battuta ed il mezzoforte di grancassa sul quale il primo si infrange, ad una velocità di poco superiore ai 60 bpm. Il punto di forza della traccia è rappresentato, però, soprattutto dalle linee melodiche vocali, le quali risultano ancor più raschiate e scorticate grazie all’utilizzo di un modulatore, il quale dona un’aurea malevolmente trascendentale ad Empio. Il vacuo finale del brano, supportato da poche note di tastiera, svanisce nella fulgida ombra autunnale del Duomo di Milano.
Abilmente il male ha avvolto la luce.

Tutto ciò considerato, gli Asofy con Percezione si rivelano una bella e promettente realtà italiana, dotata di un’affascinante abilità a sintetizzare in maniera profonda e compiuta poliedriche influenze musicali entro uno sfondo sonoro decadente ma avanguardista, desolante ma mai scontato.
Unico importante difetto che mi sentirei di rilevare all’interno di Percezione è l’inserimento delle linee vocali, non sempre appropriate ed aderenti rispetto alla sezione strumentale, risultando a volte troppo sintetiche e distaccate per un genere come il black/doom metal.
Ad ogni modo, Percezione degli Asofy rappresenta un’ottima uscita avanguardista italiana di questo 2013, sicuramente valido di un acquisto, e colora di speranza, anche grazie ad altre band emergenti come i Progenie Terrestre Pura, il futuro di un quadro musicale dove il bel Paese sta emergendo sempre più con coraggio ed ambizione.

La killing track è Ombra.
Disco multiforme.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
77.66 su 3 voti [ VOTA]
soundscape
Lunedì 8 Luglio 2013, 11.38.19
1
Che bella recensione! Speriamo che un po di ascoltatori diano una possibilità a questo gruppo.
INFORMAZIONI
2013
Avantgarde Music
Black/Doom
Tracklist
1. Luminosità
2. Saturazione
3. Ombra
4. Oscurità
Line Up
Empio (Voce)
Tryfar (Tutti gli strumenti)
 
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