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Saffire - From Ashes to Fire
( 1988 letture )
Uno degli aspetti più belli dell’essere un recensore è sicuramente scoprire nuovi dischi e nuove band, sebbene alcune volte siano di scarso valore artistico; ciò nondimeno, per la responsabilità che ci assumiamo ci obblighiamo a vari ascolti, in modo da dare un giudizio il più possibile oggettivo sul prodotto. Altre volte invece il disco è talmente bello e d’impatto che gli ascolti devono essere molti proprio per non farsi trascinare troppo dall’entusiasmo e dare un giudizio, seppur positivo, troppo affrettato. Nel caso dei Saffire obbligarsi a numerosi ascolti è stato un piacere, perché trovare punti deboli è stato molto difficile!

La band proviene da Goteborg, e come ci hanno abituato gli svedesi il prodotto è curato sotto tutti i punti di vista; nonostante From Ashes to Fire sia un debut la band dimostra una maturità artistica ed esecutiva che non ha nulla da invidiare a professionisti rodati.
Il genere proposto dalla band è una perfetta miscela di hard rock, heavy metal melodico e progressive rock; senza scomodare i soliti Dream Theather la vena progressiva è da ricercare negli anni 70, molto più rock oriented che metal, favorendo le atmosfere piuttosto che il lato puramente tecnico. Brani che senza far gridare al miracolo riescono ad attirare l’attenzione ed essere coinvolgenti fin dal primo ascolto, ogni canzone ha una sua identità e non si confonde con la successiva, riuscendo a far scorrere l’oretta del disco senza annoiare l’ascoltatore. Magnolia apre le danze con un bell’hard rock potente e melodico, la chitarra di Victor Olsson ben in evidenza macina riff incisivi e assoli ineccepibili, il sound globale ricorda moltissimo i Firewind degli ultimi dei dischi, anche la voce di Tobbe Jansson è simile a quella del greco Apollo Papathanasio e forse un difetto riscontrabile è l’eccessiva compressione usata che tende ad appiattire un po’ la prestazione del bravo singer. Freedom Call e End of the World sono altri due ottimi brani che suonano molto moderni pur avendo, sopratutto nelle tastiere, richiami al rock anni 70, ottimi ritornelli e ritmo incalzante e trascinante. What If inizia con un giro di piano un po’ dark e sfocia in una semi ballad malinconica dove ancora heavy, rock e progressive si miscelano in maniera molto naturale. A Symphony Unheard torna in territori tipicamente hard rock con un bel riff di chitarra che tanto deve a Randy Rhoads e Jake E Lee, così come il sound del brano è un po’ debitore agli ultimi dischi del buon Ozzy. In Paralyzed e The Redempion emergono nuovamente le influenze prog, mentre a She Remains a Mystery spetta il compito della ballatona. Nonostante il disco sia piuttosto lungo, ben tredici brani, non si trovano skip song o parti noiose, è chiaro che siamo di fronte ad un intenso lavoro di gruppo, in cui tutti gli elementi hanno dato un grande contributo al lavoro e tutti i brani sono degni di nota.

Piacevolissima scoperta questi Saffire: se sentiremo parlare di loro come una nuova realtà o se questo lavoro passerà senza lasciare traccia lo dirà solo il tempo, nel frattempo consiglio a tutti l’ascolto di From Ashes to Fire, se siete amanti delle sonorità hard rock e metal melodico difficilmente resterete delusi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
84.5 su 4 voti [ VOTA]
ErnieBowl
Giovedì 3 Ottobre 2013, 15.48.03
4
Sto ascoltando proprio ora l'album e devo dire che è veramente bello, vario, semplice ma coinvolgente. Però... devo dire che manca la zampata che ti fa urlare al capolavoro... forse per colpa dello stile già "sentito". A volte sembrano i Firewind, a volte gli Alter Bridge, a volte mi sembra di sentire i Tool. Questa varietà di stili rende quest'album davvero eccezionale ma è lo stesso motivo, purtroppo, per cui non può essere chiamato capolavoro, o almeno a mio avviso. Purtroppo, perché possono dare molto. Aspetto altri lavori e vediamo come si evolvono, veramente un gruppo interessante. Un'ennesima volta grazie a Metallized e ai recensori che ci fanno conoscere questi gruppi!
Radamanthis
Sabato 13 Luglio 2013, 10.11.41
3
Bella recensione di Mauro, complimenti! Le tue parole ed il tuo giudizio mi hanno incuriosito e così eccomi sul tubo ad ascoltare ciò che ho trovato ovvero la open track Magnolia, la traccia 7 Paralyzed e l'album teaser. Che dire? Se tutto il disco si accosta veramente a quanto sentito nelle tracce che ho citato credo che il voto di Mauro potrebbe anche essere aumentato di 2 o 3 numerini! Veramente belle canzoni e ben suonate ed effettivamente agli amanti di certe sonorità piacerà di certo, eventuali soldini spesi bene! Mi piace molto la timbrica del cantante Tobbe Jansson e ancor di più il lavoro alle 6 corde di Victor Olsson che alterna sezioni soliste di pregevole fatture a riff semplici ma mai banali. Dovrò cercare di recuperarlo perchè se le premesse sono appunto queste la voglia di ascoltare l'album nella sua intera durata cresce esponenzialmente ad ogni ascolto che sto dando a questi brani!
Mauro Paietta "My Refuge"
Venerdì 12 Luglio 2013, 20.24.05
2
Meritano, sono un gruppo molto interessante!
xXx
Venerdì 12 Luglio 2013, 15.29.16
1
la rece sembra promettere molto bene x questa band a me sconosciuta. l'ultima frase di my refuge mi invoglia all'ascolto!
INFORMAZIONI
2013
Inner Wound Recordings
Hard Rock
Tracklist
1. Magnolia
2. Kingdom of the Blind
3. Freedom Call
4. End of the World
5. What If
6. A Symphony Unheard
7. Paralyzed
8. Modus Vivendi
9. The Betrayer's Fate
10. She Remains a Mystery
11. Say Goodbye
12. The Redemption
13. Stormy Waters
Line Up
Tobbe Jansson (Voce)
Victor Olsson (Chitarra)
Magnus Carlsson (Basso)
Anton Roos (Batteria)
Dino Zuzic (Tastiere)
 
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