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Mumakil - Flies Will Starve
( 1301 letture )
Botte, poi ancora botte, ed infine botte!

Avete presente quella città dove, nelle zone del centro, il metro quadro ha il valore dell’oro? Già, proprio quello stesso posto in cui vengono confezionati orologi che costano come una Porsche e sono tramandati concetti quali neutralità internazionale e segreto bancario? Ecco, si parla proprio di Ginevra, in Svizzera. In quel capoluogo, omonimo del Cantone, oltre che lo sfoggio del più grosso accumulo di denari dalla provenienza incerta, si può ammirare l’altro aspetto che convive col primo. Se è vero che tale città, peraltro estremamente accogliente e ricca di fascino architettonico, è conosciuta soprattutto quale terminale bancario di finanzieri amanti dell’anonimato, è altrettanto vero che anche la musica estrema ne continua a richiedere la residenza.

È così che, come hanno fatto già altri (Samael e Gotthard, tanto per citarne alcuni), anche i Mumakil provano ad imporsi da e in una terra considerata non proprio quale patria del metal europeo. Attivi dal 2004, i nostri si sono dati da fare, tanto che, in soli nove anni di attività, le pubblicazioni non sembrano poche. Flies Will Starve è il terzo full length, oltre ai cinque split album (dei quali uno con i Misery Index), ad un’EP ed un demo di debutto. Per la seconda volta, gli elvetici vengono tutelati da mamma Relapse, un’etichetta che, nonostante ora subisca l’affanno che colpisce anche i più grandi, è sempre rimasta un riferimento mondiale per chiunque voglia incidere grind.

Contando il numero delle tracce e rapportandolo alla durata complessiva dell’album, ci si rende conto di cosa propongano i quattro svizzeri, ovvero quel che hanno fatto dagli inizi, cioè grindcore.
Le principali fonti da cui attingono i Mumakil sono da ricercarsi senza alcun dubbio nel seme, che molti anni addietro, hanno piantato quelli che vengono considerati come riferimento assoluto per il genere, i Napalm Death. È da loro, infatti, che gli elvetici ripartono per identificare il proprio sound, il quale, per quanto stazioni negli ambiti più derivativi e prevedibili, suona onesto e determinato nell’indole. Dalle prime canzoni si ha ben chiaro dove i nostri andranno a parare e, del resto, loro non fanno niente per discostarsi dai canoni di riferimento, anzi, più si procede in avanti con l’ascolto, più i Mumakil ribadiscono come i propri intenti siano differenti da coloro i quali si preoccupano di sperimentazioni e misture varie.

Dal punto di vista formale, Flies Will Starve ripercorre l’iconografia e i contenuti tipici a cui siamo stati abituati, comprese le denuncie sociali attraverso metafore spinte, i blast beat della batteria e l’impasto rumoristico dato dalla fusione di chitarra, growl e basso. Sostanzialmente, i quattro macellatori auricolari realizzano quel che ci si sarebbe aspettato, anche quindici anni orsono, da band preparate per produrre suoni analoghi. Il difetto però è da ricercarsi proprio nell’intransigenza con cui non si tenti, nemmeno per scherzo, di discostarsi da ciò che ha fatto la storia in passato, ma che al giorno d’oggi comincia a risultare stantio. Se difatti è vero che l’album picchia come un martello pneumatico da quando lo si avvia fino al termine, è comunque doveroso avvertire che ciò non faciliterà in alcun modo l’ascolto per tutti quelli che non adorano il genere di riferimento, proprio perché non ci si discosta mai dalle basi del grindcore, nemmeno per un attimo. Quanto poi ad eventuali raffronti con i gruppi che ancora dettano legge (Napalm Death, Misery Index, Rotten Sound), i nostri, a differenza delle band succitate, mostrano il fianco alla longevità d’ascolto, proprio perché dopo pochi minuti si capisce perfettamente dove si andrà -continuamente - a parare .

Concludendo, si può affermare che Flies Will Starve, malgrado non rappresenti un caposaldo del genere, sia un discreto lavoro, sicuramente da avere per gli ascoltatori simbiotici con questo stile ma, per tutti gli altri, da prendere con le pinze. Ciò perché, anche chi ogni tanto non disdegna qualche legnata grindcore, apprezzerebbe spunti di originalità, i quali, nell’album in questione, paiono totalmente assenti.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
66.66 su 3 voti [ VOTA]
Akira
Martedì 19 Novembre 2013, 12.17.44
1
per me l'album merita qualche punticino in più, ma sono sostanzialmente d'accordo con il problema di fondo che hanno i mumakil su quest'album (come sugli altri 2 precedenti lavori) ovvero la durata dei loro album. Il primo, in particolare, un debutto devastante ma 32 canzoni iniziano ad essere davvero troppe, anche se durano, nel complesso, 37 minuti. questo porta alla ripetitività nell'album. Per il resto, una band sicuramente di buon livello che consiglio agli amanti del genere (tutti e 3 gli album in studio usciti sono più che buoni)
INFORMAZIONI
2013
Relapse Records
Grindcore
Tracklist
1. Death From Below
2. Dawn Of Slugs
3. War Therapist
4. Fucktards Parade
5. Built Of Lies
6. Shit Reminders
7. Designed To Fail
8. Get Exorcised
9. Fresh Meat For The Grinder
10. Repudiate
11. Army Of Freaks
12. Hailing Regression
13. Cockroaches
14. Wrong Turn
15. Let The World Burn
16. Piss Off (Part 2)
17. Waste By Definition
18. Unfair For Whom
19. Bring Them To Ruin
20. Begging For The Obvious
21. Redline
22. Blind Disciples
23. Betrayer
24. Behind The Mask
Line Up
Thomas (Voce)
Jéjé (Chitarra)
Benjamin Droz (Basso)
Kevin Foley (Batteria)
 
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