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Powerwolf - Preachers of the Night
( 5391 letture )
Cinque album in dieci anni di carriera, una pubblicazione di inediti ogni due anni. Questi sono i Powerwolf da un punto di vista esclusivamente quantitativo; ma sotto l’aspetto qualitativo cosa si potrebbe dire di loro? Che sono capaci di saziare il proprio pubblico con una ricetta di sicura affidabilità, album dopo album, anno dopo anno; che da loro sapremo sempre cosa aspettarci, nel bene e nel male; che mai tradiranno il proprio operato e la fiducia in loro riposta cercando la via della cosiddetta sperimentazione a discapito di risultati sicuri, già pronti ed alla loro portata. Ma per affrontare questo discorso bisogna tenere anche conto del fattore temporale (longevità della proposta), ovvero: fino a che punto una band può spingersi prima di capitombolare nella ridondanza e nell’autocitazione, prima di esser vista come “una tra le tante” e non più come “la band capace di (inventare un genere, rinverdire un filone musicale, e così via)”. Preachers of the Night, senza stare troppo a dilungarci, è un lavoro di mestiere e come tale risulta altamente professionale e ben realizzato. I Powerwolf del 2013 sono quelli che noi tutti conosciamo, né più né meno, e l’innesto di Roel van Helden come sostituto alla batteria di Stèfane Funébre (dopo la breve parentesi di Tom Diener) passa perciò quasi inosservato. La voce di Attila Dorn è ispirata, potente e carismatica, mentre le tastiere di Falk Maria Schlegel risultano uno degli elementi più importanti per la creazione di certe atmosfere tipiche della band teutonica. Le chitarre di Matthew e Charles Greywolf (quest’ultimo, come sappiamo, svolge anche e soprattutto il ruolo di bassista), infine, ben si adattano allo scopo innalzando un muro sonoro e sfornando riff taglienti ed aggressivi. Per capire davvero il contenuto di questo Preachers of the Night (in cui le tematiche religiose prendono più che mai il sopravvento, come si può capire già dai titoli), non si può comunque far altro che ascoltarlo, più e più volte, nonostante le prime fondate impressioni si possano trarre già da un ascolto immediato. Andiamo allora ad analizzarne più da vicino i contenuti.

Il disco parte con Amen & Attack, un incipit roboante che fa già intendere cosa ci aspetta durante l’ascolto, con ritornelli potenti ed epici inseriti su una struttura ritmica altrettanto granitica e travolgente. Non è per nulla facile trovare un brano davvero capace di distinguersi in positivo o in negativo, potremmo così semplicemente godere della piacevolezza dell’intera tracklist senza particolari cali di tensione, ma, allo stesso tempo, senza guizzi che ci permettano di arrivare a fine ascolto avendo qualche preferenza significativa. La velocissima Secrets of Sacristy è quanto di più power si possa ascoltare al giorno d’oggi, ma fatica a farsi apprezzare sinceramente per qualsivoglia motivo che non sia il mero ascolto di un pezzo canonico e prevedibile. Coleus Sanctus è anch’essa una traccia priva di particolare originalità, ma dotata di una linea vocale già più coinvolgente e soprattutto dei ritornelli che ci danno modo di cantare insieme ad Attila Dorn come se facessimo noi stessi parte del coro (non per niente i cori sono stati registrati in una chiesa nel paese d’origine della band). Senz’altro una canzone su cui puntare dal vivo. Più o meno lo stesso discorso si potrebbe fare per la seguente Sacred & Wild, dotata di una carica che emerge specialmente nei ritornelli; altra canzone in cui valga la pena immergersi più in sede live che su disco. La più doomy Kreuzfeur, cantata interamente in tedesco, può contare su ciò che finora era mancato agli altri pezzi, ovvero una personalità che permetta di distinguerla almeno in parte e che la valorizzi. Nonostante ciò la canzone sembra non evolvere più di tanto ed il giudizio non può perciò essere totalmente positivo neppure in questo caso. Le successive Cardinal Sin ed In the Name of God (Deus Vult) si lasciano ascoltare con relativo interesse, senza mai far gridare al miracolo, ma meritandosi la collocazione tra i brani migliori del disco, perlomeno in quanto ad impatto e resa sonora. Nulla si può ribattere al sempreverde Attila Dorn, che fa mostra di doti vocali davvero notevoli, così come nulla si può dire riguardo gli altri membri della formazione tedesca, autori di una prova notevole, perché, come detto in precedenza, emerge qui più che mai il professionismo dei singoli che si tramuta in un album impossibile da sbagliare. Le uniche canzoni leggermente sottotono -ma qui si tratta di un giudizio che gli amanti incondizionati della band potrebbero non condividere- sono Nochnoi Dozor ed Extatum et Oratum, in special modo la seconda, che anche dopo svariati ascolti non riesce proprio a trasmettere granché. Grandiosa è invece Lust for Blood, altra canzone che dal vivo dovrebbe avere un impatto devastante e che convince fortemente anche nella sua versione studio. Si tratta di un pezzo 100% power metal, con una sezione ritmica travolgente dall’inizio alla fine, un reparto chitarristico capace di spunti sempre coinvolgenti ed una linea vocale divertente che non può non restare in testa per lungo tempo anche una volta che la canzone è volta al termine. Poco aggiunge la conclusiva Last of the Living Dead, che non è affatto un pezzo diverso dagli altri, nonostante la durata possa far presagire qualcosa del genere. Unica differenza notevole è il fatto che il brano scorre lento e cadenzato, salvo aumentare di velocità durante il terzo minuto di ascolto, ed è incentrato quasi esclusivamente sulla voce di Attila Dorn, interprete ideale delle atmosfere create dai Powerwolf.

Cosa aggiungere su questo Preachers of the Night, nuovo lavoro della band originaria di Saarbrücken? Si tratta di un lavoro che non mancherà di essere apprezzato da critica e pubblico, quasi inevitabilmente, ma che fa emergere una certa standardizzazione dell’operato dei Powerwolf, un assestamento che appare più volontario che altro e che non da modo di farci capire se il futuro dei Nostri passerà da altre produzioni allo stesso livello -buono, ma mai eccellente- o se ci potremo aspettare qualche capolavoro, un colpo di coda deciso che possa davvero lasciare il segno negli anni a venire. Per ora ci limitiamo ad ascoltare Preachers of the Night con tutte le buone intenzioni del caso ed a goderci le prestazioni dal vivo della band tedesca. Ma quanto durerà la magia?



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
74.28 su 14 voti [ VOTA]
andreastark
Venerdì 13 Dicembre 2013, 10.09.06
9
Una delle qualità che si richiedono ad un album power vecchia scuola(come il presente) è di essere trascinante, di non levarti più i refrain dalla testa e di essere adatto ai live(i Running Wild insegnano), questo disco ha tutte queste qualità ed è uno di quei dischi che per quanto magari concettualmente obsoleti ti ritrovi spesso a mettere su e a canticchiare , ti riscopri ad esaltarti ed un largo sorriso ti si dipinge sulla faccia......ecco perchè trovo il voto basso e gli darei almeno 10 punti in più..... Li ho visti live al Summer Breeze senza conoscerli e sono stati tra i migliori con una impressionante folla oceanica davanti che cantava a memoria tutte le loro canzoni. Non credo che spariranno dopo 7/8 dischi anche perchè i Powerwolf hanno un seguito enorme(e ripeto enorme) in tutto il Nord Europa...in Germania è stato addirittura l'album metal più venduto(più degli Helloween) del 2013. Beh...che dire...lunga vita a loro...non rivoluzioneranno il metal ma per fortuna esistono.... ed ogni tanto tra un disco degli Enslaved...uno dei The Ocean....ed uno di Devin Townsend...i Powerwolf ci stanno proprio bene smorzando la tensione e ricordando a tutti come si è diventati metallari in gioventù.
Victim of Fate
Sabato 28 Settembre 2013, 19.58.08
8
Per me, a parte la tamarrata evidente, sono validi anche se sicuramente non originali musicalmente... O meglio, live da quel che si può intravedere da you tube sono divertenti e trascinanti... Mi farebbe piacere vederli all' opera. Per quanto riguarda l' album concordo pienamente con la rece: album piacevole ma nulla di esaltante. Migliore il precedente. 70
Jag
Giovedì 22 Agosto 2013, 21.13.09
7
Aahahahah energici !!! un album ben fatto, è piacevole da ascoltare e adatto ai live..... senza star li a far per forza i bad boys satanic obuskurik kattivik depressic ecc ecc LOL. bravi
Wild Wolf
Martedì 13 Agosto 2013, 14.09.41
6
Ascolto pochissimi album nel genere..però ogni tanto ci sta, e questi Powerwolf mi paiono una tamarrata pazzesca..in senso buono ..bella recensione comunque..
sonato arctico
Giovedì 8 Agosto 2013, 10.15.57
5
Solito grande album, il picco è arrivato con il precedente, è chiaro che un prossimo album così fotocopia diventerebbe ancora meno interessante: personalmente comunque finora l'esaltazione è ancora alta.
AndreA
Mercoledì 7 Agosto 2013, 16.48.54
4
Si non cambiano mai. Fanno sempre la stessa cosa. Svolgono il compitino. Non cambiano sound o modo di sunare. Non cambiano le lyric o aggiungo strumentazioni. MA E' QUELLO CHE VOGLIONO I FANS!!!!!!!!!!!!!!!! Allora possiamo dire che x Metallica, il cambio dal Black Album a Load è qualcosa di meraviglioso? Faranno 7\8 dischi e poi andranno nel dimenticatoio. Ma è così che va bene. Passeremo ad un altro gruppo piu giovane che farà lo stesso percorso dei Powerwolf e così via....E' lentamente e ciclicamente che il Metal si evolve...è in ogni passaggio di decade le band si trasformano da ottime band a mito.
ad astra
Martedì 6 Agosto 2013, 21.22.36
3
ok si... concordo pure io perche verso il 7/8 vo pezzo la magia scende un po... pero son tamarri sfondoni e danno carica... li adoro sotto aotto ahahahahaha ma si spero inbqualcosa di meglio al proasimp
HyperX
Martedì 6 Agosto 2013, 20.21.11
2
Completamente d`accordo. Divertente ma meno ispirato di "Blood of the Saints".
Radamanthis
Martedì 6 Agosto 2013, 17.16.10
1
Sono pienamente d'accordo con Flight, è inferiore a Blood of the saints anche se è un disco più che discreto che si lascia ascoltare piacevolmente. Voto 75
INFORMAZIONI
2013
Napalm Records
Power
Tracklist
1. Amen & Attack
2. Secrets of the Sacristy
3. Coleus Sanctus
4. Sacred & Wild
5. Kreuzfeuer
6. Cardinal Sin
7. In the Name of God (Deus Vult)
8. Nochnoi Dozor
9. Lust for Blood
10. Extatum et Oratum
11. Last of the Living Dead
Line Up
Attila Dorn (Voce)
Matthew Greywolf (Chitarra)
Charles Greywolf (Basso, Chitarra)
Falk Maria Schlegel (Tastiere)
Roel van Helden (Batteria)
 
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