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Omnium Gatherum - Beyond
( 2690 letture )
Gli Omnium Gatherum sembrano aver intrapreso un percorso evolutivo che appare sempre più completo ed inarrestabile. Dopo lo straordinario successo di New World Shadows, uscito due anni fa, cui si deve la definitiva consacrazione della band verso una platea ampia e la conquista di un ruolo di primo piano nella scena melodic death scandinava, con questo loro sesto full-length i finnici decidono di spingersi ancora "oltre". Saranno riusciti a non cadere nella trappola della riproposizione di temi e stilemi già ampiamente espressi in passato e, soprattutto, questo nuovo album sarà all’altezza della fama acquisita dalla band negli ultimi anni? Molti di voi a questo punto conosceranno già da tempo la risposta, ma per tutti gli altri non è ancora troppo tardi per recuperare questo lavoro di pregio, qui di seguito ampiamente sviscerato.

Caratteristiche fondamentali della proposta degli Omnium Gatherum sono intanto l’abilità di esecuzione dei musicisti, poi il fatto che tutti gli strumenti abbiano il loro spazio e siano perfettamente bilanciati. Naturalmente le due chitarre sono quelle che più di tutti gli altri strumenti riescono maggiormente a catalizzare l’attenzione, infarcendo ogni sezione di spunti melodici ma brillando anche particolarmente per virtuosismi ed assoli di classe cristallina, mentre il basso vibra con vigore, il drumming impone repentini campi di tempo e ritmi a momenti marziali e assolutamente travolgenti e lo sfondo è dominato dalle atmosfere create al synth, cui viene spesso altresì concesso ampio spazio nella costruzione dei motivi melodici centrali di diversi brani. Tutti i momenti sono colmati a dovere da inserti strumentali che, quasi magicamente, appaiono sempre essere al posto giusto.
Altro tratto distintivo è certamente questo contrasto acceso tra la limpidezza di molti passaggi e l’oscurità, l’increspatura delle linee vocali, sempre ostinatamente in growl anche quando l’impalcatura melodica magari richiederebbe almeno il fugace ricorso alle clean vocal, che potrebbero creare uno stacco quasi naturale, annientando il rischio di una potenziale ripetitività, rendendo il tutto meno monocorde di quanto a momenti potrebbe apparire. Ma si tratta di aspetti che da sempre caratterizzano lo stile dei finlandesi e che per certi versi ne conferiscono un certo grado di fascino.
Spesso la linea vocale segue la traccia segnata dalle armonie strumentali, talvolta conclude ogni sua sentenza con una leggera inflessione in scream, quasi sempre l’ugola di Jukka Pelkonen si scaglia con tutta la sua ferocia in un growling secco e ritmato, che procede lento ed inesorabile anche quando le parti strumentali subiscono brusche accelerazioni.
Ad ogni modo i tempi sostenuti e gli innumerevoli preziosismi stilistici, oltre alla presenza di un growling viscerale, ben si adattano ai classici canoni del melodic death, pur tuttavia spingendosi sovente al di là di essi. Difatti l’architettura dei brani è imprevedibile, si articola in sezioni differenti che si alternano in maniera repentina ed, insieme agli immancabili spunti melodici che quasi stridono per raffinatezza e velocità di esecuzione con le linee vocali, si arricchiscono delle trame articolate ed a tratti inafferrabili derivate dal progressive.

Alcuni brani si mantengono su binari più tradizionalmente vicini al melodic death, come The Sonic Sign, ed è qui in primis che i nostri dimostrano di avere una marcia in più: il growling ha appena il tempo ed il modo per colpire, ma è quello straordinario intarsio di suoni elettrici ultra veloci, con assoli di un virtuosismo travolgente a farla da padrone assoluto.
Anche Living in Me segue una rotta simile, è avvincente ed aggressivo, anche se non particolarmente entusiasmante come quando ci si lascia andare a qualche esperimento un po’ più inconsueto, come vedremo a breve.

Non mancano le sezioni o i break acustici, puntellati dal basso, arricchiti dagli arpeggi di chitarra acustica, colmati da leggeri veli al synth ed in cui di tanto in tanto vengono perfino, quasi timidamente, abbozzati cori in clean. Di queste sezioni se ne ha una dimostrazione fin dalle prime battute, grazie a Luoto, un brano strumentale che dà il via con eleganza al platter mostrando, seppur nella sua brevità, dei gradevoli accostamenti tra intro ed outro acustici ed una parte centrale in cui si inizia ad avere un saggio dell’energia che sta per sprigionarsi, come se la si volesse inizialmente convogliare.
Who Could Say offrirà più avanti un esempio ancor più evidente di tale propensione: tenui arpeggi, un basso intenso, vibrante ed un’armoniosa voce clean ci accolgono inaspettatamente all’inizio di questo brano, creando un pathos non indifferente che presto sfocia in un’apoteosi di potenza in cui il growling ingrana finalmente la marcia, lo stridio della ferraglia, la pressione del drumming e di poderosi heavy riff si fanno sempre più asfissianti. Ancora una volta si assiste ad un brano con un’identità propria, quello in cui più che altrove si vive così intensamente il contrasto tra le sezioni acustiche e la più impressionante dimostrazione di potenza sonora dell’intero album.
È da segnalare anche il finale, tutto strumentale, del brano conclusivo White Palace con la furia delle chitarre taglienti che si abbatte sull’ascoltatore, snodandosi attraverso fraseggi che definire di classe sarebbe un eufemismo; infine, non ci poteva essere conclusione più degna di quella dipinta dal synth, tra l’ambiguità ed lo charme di campionature assolutamente mesmerizzanti. Nonostante si tratti del brano più duraturo in assoluto (quasi undici minuti), il tempo scorre alquanto velocemente, grazie al fatto che esso cambia pelle di continuo, coniugando la vena prog death alla frequente immersione nel down tempo, persino con percettibili richiami al melodic doom death.

Ed è proprio questo ultimo aspetto a caratterizzare alcuni dei momenti più esaltanti, come Nightwalkers, probabilmente l’episodio meglio riuscito dell’intero pacchetto. Quello che colpisce qui è l’accostamento di sezioni pachidermiche che si trascinano lente ed inarrestabili con accelerazioni furibonde, che sfociano in inserti futuristici al synth in grado di proiettare in avanti l’immaginazione e di convogliare le emozioni perfino oltre. E qui si concentrano alcuni degli aspetti più innovativi del sound dei finnici rispetto al loro passato, vale a dire l’aver ampliato ulteriormente il range di frequenze del loro sound e l’aver dato maggiore spazio e forza alle tastiere, l’aver regalato ad esse il centro della scena, l’aver delegato ad esse il compito di trascinare i brani verso un’altra dimensione, verso un altro livello.
Un’operazione riuscita, che li porta a scardinare quei limiti all’interno dei quali avrebbero potuto confinarsi ed è anche grazie a queste soluzioni che si apprezza ancor di più la cadenza delle linee vocali, finalmente per lunghi tratti in sintonia con i tempi della ritmica, guadagnandone persino in aggressività ed impetuosità, mentre il guitar work, liberandosi dall’incombenza di dover a tutti i costi avere un ruolo di primo piano (ceduto nel momento topico alle tastiere), inizia a fare le bizze, inizia ad esprimersi con maggiore libertà e disinvoltura, dando libero sfogo a preziosismi che non possono sfuggire all’udito nonostante la carica trascinante delle tastiere.

Un altro brano decisamente degno di nota, che mantiene un’identità propria e dei tratti riconoscibili come unici all’interno dell’intero album è Formidable. In esso la linea vocale si fa quasi abbozzata, tetra e raccapricciante, ma ciò che colpisce in particolare sono ancora una volta i suoni delle tastiere, in quel caratteristico mix tra linearità e mistero che rimanda alle arie lacustri che anni or sono furono partorite dai primi Amorphis, illustri vicini di casa da cui certamente i nostri hanno in parte preso ispirazione.
Dulcis in fundo, non posso certamente esimermi dal citare la hit, il singolo estratto da questo album, uno dei brani di maggiore presa e che ben rappresenta le grandi qualità espresse finora: The Unknowing. Questo brano è trascinante, contiene sprazzi di pura energia espressi dalla sezione ritmica ma essenzialmente contraddistinti dal funambolismo e dalla straordinaria eleganza e tensione delle linee elettriche che, alternate alle parti relativamente più dimesse funestate da pesanti heavy riff ed impreziosite dal lavoro al synth, ne costituiscono il vero punto di forza. Qui più che altrove si assiste ad un lavoro chitarristico davvero encomiabile, capace di catturare dal primo ascolto l’attenzione e di rimanere impresso a lungo nella mente dell’ascoltatore.

In sintesi è davvero difficile trovargli dei punti deboli: cattiveria, eleganza ed imprevedibilità costituiscono gli ingredienti più appetitosi di Beyond ed anche la qualità delle composizioni si rivela complessivamente all’altezza della situazione. Se a questo si aggiungono un’abilità di esecuzione abbondantemente fuori dal comune ed un lavoro di mixing e mastering praticamente perfetto (non a caso operato dalle sapienti mani di un certo Dan Swano), il cocktail è pronto e presto servito al vostro tavolo.
Tutto ciò fa sì che, a pieno diritto, Beyond degli Omnium Gatherum, oltre ad essere un degno successore di New World Shadows, vada ad incasellarsi nella nutrita schiera di album di grande interesse e sostanza afferenti alla sfera melodic death che hanno già visto la luce nel corso della prima metà del 2013, rappresentandone anzi uno degli esponenti più illustri.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
80.28 su 14 voti [ VOTA]
enry
Mercoledì 23 Ottobre 2013, 17.44.50
20
Parliamo di un buon disco con un bel guitar-work e pregevoli break acustici. Il growl per me va bene così, accentua il contrasto melodia/brutalità e rende il tutto più death metal, niente male anche le parti clean. A gusto personale avrei preferito un po' più di velocità e forse a volte si eccede in melodia, per me comunque un buon disco con alcuni brani molto buoni tipo New Dynamic, Sonic Sign e Formidable. Il problema (mio) è che dopo così tanto tempo riesco a entusiasmarmi solo per i capolavori, il buon disco mi piace, lo ascolto ma sul lungo periodo tende a calare. Band da tenere d'occhio comunque, i mezzi per un ulteriore salto di qualità ci sono tutti. In numeri...boh, 75-77 o giù di lì.
lux chaos
Giovedì 26 Settembre 2013, 18.49.38
19
Messo nella lista e ascoltato già due/tre volte qualche mese fa, riprendo in mano a mente fresca questo disco...niente, condivido anche le virgole del commento di Red Rainbow e Undercover....alcuni pezzi belli ma altrettanti "passabili"....peccato, per me continuano a rimanere "carini" e niente più!
The Preacher
Venerdì 20 Settembre 2013, 23.07.24
18
Buonissimo disco, che riesce a creare atmosfere eteree e rarefatte nonostante il growl estremamente profondo: all'inizio questa loro caratteristica mi aveva disorientato, ma poi con gli ascolti capisci che è un loro trademark e che senza di essa non sarebbero gli Omnium Gatherum... Un disco che ascolto dall'inizio alla fine da cui mi lascio trasportare, non annoia mai. Ottime New Dynamic, Sonic Sign, The Unknowing, Living In Me, ma in generale il livello è elevato: Voto 83 meritato
Moro
Martedì 27 Agosto 2013, 19.11.21
17
Sound molto accattivante.. Disco interessante e "easy" come il precedente. Continuo a non amare il growl. Troppo gutturale per la proposta musicale. Credo che gli Omnium Gathering debbano moltissimo sia agli Amorphis (ma forse per una questione vocale) che, soprattutto, ai Dark Tranquillity post-2000.
Urka
Domenica 18 Agosto 2013, 19.59.39
16
buon album è fatto bene....ma sto growl da sciroppo per la tosse, -- a mio parere --non ci sta bene, a non metterlo usciva un buonissimo disco comunque Heavy metal.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 12 Agosto 2013, 13.05.47
15
Veramente un gran disco di un gruppo (pardon...) che non conoscevo. Sono più "corposi" di altre band della scena MDM Finlandese e il growl, contrariamente a quanto ha citato qualcuno, è ben inserito nel contesto delle canzoni. Il songwriting è vario e con ottimi pezzi. Formidable, Nightwalkers e Who Could Say su tutti. Ottima e accattivante anche la recensione di Monsieur Metal3K che ringrazio per la segnalazione. Vedo di ascoltare anche il resto della loro discografia. Au revoir.
stellabyblood
Domenica 11 Agosto 2013, 12.40.40
14
non li avevo mai ascoltati e devo dire che quest'album e veramente bellissimo, molto melodico ma non troppo, grazie per la rece...
Undercover
Venerdì 9 Agosto 2013, 15.33.32
13
Sono una buona band, ma ancora non mi convincono del tutto, a ogni disco sembrano avvicinarsi a realizzare qualcosa di grandioso e poi vien fuori un bel disco, tuttavia nulla che mi faccia strappare i capelli, sarà che il genere lo ascolto ormai da una vita, però lo reputo un peccato. In una parola? Incompleti.
Prometheus
Venerdì 9 Agosto 2013, 15.19.53
12
Apprezziamo!
Vulgar Puppet
Giovedì 8 Agosto 2013, 12.40.46
11
Per me invece il growl così aggressivo è una bella caratteristica di questa Band... De gustibus
asch
Giovedì 8 Agosto 2013, 11.27.40
10
per me il vero problema di questa band è la voce, assolutamente non adatta al tipo di musica proposto..ci sono screamer o growler molto più bravi di Jukka!
Vulgar Puppet
Mercoledì 7 Agosto 2013, 15.18.38
9
Anche per me è il miglior disco Melodic Death del 2013!
Flv
Mercoledì 7 Agosto 2013, 14.36.54
8
un disco eccezionale per me rovinato parzialmente dal cantato growl troppo brutale rispetto alla musica ,se l'interpretazione fosse stata meno "carica" a mio gusto sarebbe stato tutto meglio bilanciato e piacevole ... In ogni caso rimane un grandissimo lavoro pieno di classe suonao con perizia e gusto non indifferente
Red Rainbow
Mercoledì 7 Agosto 2013, 14.04.30
7
....e venne il giorno del dissenso con uno dei miei recensori preferiti E' da marzo che cerco di concedere chances di miglioramento a questo Beyond, ma purtroppo non è cambiata la sensazione provata al primo ascolto, quella cioè di un buon album ma senza il passaporto dell'indimenticabilità. Forse sono io che mi aspettavo troppo ma non riesco a provare il coinvolgimento che Metal3K ha trasmesso nella rece. Tutto vero, architettura, eleganza & alternarsi degli sprazzi sono ormai il marchio di fabbrica dei finlandesi, ma li vedo ancora confinati nei limiti un po' angusti del melodeath tradizionale laddove avrebbero secondo me i mezzi per sperimentare qualcosa di più (White Palace può rappresentare un approdo interessante, se decidessero di dilatare sempre senza fretta i riff e le aperture del synth). O forse è colpa del paragone con qualcuno che, a non troppi km di distanza, ti crea una Cathedral Walls al posto della "rassicurante" Who Could Say...
d.r.i.
Mercoledì 7 Agosto 2013, 13.46.55
6
Per ora è il miglior disco del genere del 2013 e, onestamente, non vedo come lo si possa battere. Riesce a catturarmi ad ogni ascolto, inebriarmi con sensazioni che vanno dalla distruzione totale alla calma eterna senza nemmeno accorgermi del passaggio. Che dire un disco che deve essere presente in ogni lettore di chi apprezza questo genere. Voto 92!
BlackAlbum90
Mercoledì 7 Agosto 2013, 12.38.15
5
Ottima recensione, Metal3K. Beyond è un disco splendido, che non dimostra nemmeno un calo qualitativo. Ottima anche la produzione di Swano, cristallina e potente allo stesso tempo. Per il momento è il miglior disco Death del 2013.
Cipmunk
Mercoledì 7 Agosto 2013, 12.22.36
4
Bellissimo Album..netto passo avanti...,Recensione curata, precisa e dettagliata!
Vulgar Puppet
Mercoledì 7 Agosto 2013, 12.10.54
3
Forse prima avevo equivocato la frase, scusa se ti ho fatto cambiare la frase! Ottima recensione comunque
Metal3K
Mercoledì 7 Agosto 2013, 12.01.29
2
@Vulgar Puppet: Grazie! Certo che no, in realtà è il finale di White Palace ad essere strumentale, ho leggermente cambiato la frase in modo da evitare equivoci
Vulgar Puppet
Mercoledì 7 Agosto 2013, 11.50.14
1
Album di altissimo valore, malinconico, intenso ed emozionante. Guitar work eccellente, ma anche basso e batteria non scherzano (l'assolo di basso in Formidable è splendido). Una perla di questo 2013! Bella recensione poi, unica nota: White Palace non è una strumentale! Voto: 88!
INFORMAZIONI
2013
Lifeforce Records
Melodic Death
Tracklist
1. Luoto
2. New Dynamic
3. In the Rim
4. Nightwalkers
5. Formidable
6. The Sonic Sign
7. Who Could Say
8. The Unknowing
9. Living in Me
10. White Palace
Line Up
Jukka Pelkonen (Voce)
Markus Vanhala (Chitarra)
Joonas Koto (Chitarra)
Aapo Koivisto (Tastiere)
Erkki Silvennoinen (Basso)
Jarmo Pikka (Batteria)
 
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