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Gris - À L’Âme Enflammée, L’Âme Constellée...
( 4770 letture )
“Il nostro cuore ci guida davanti a nuvole di stelle
verso antiche, dimenticate fucine,
in un deserto di fiamme ancora danzanti
noi appariamo per estrarre l’anima corrotta
da un’oscenità alchemica”
(Seizième prière
)

Nel 1911 lo psichiatra svizzero Eugen Bleuer, grande amico di Freud, pubblica il suo testo più famoso, Dementia Praecox oder Gruppe der Schizophrenien, nel quale ridefinisce dalle fondamenta la classica nosografia ottocentesca sulle psicosi. Dal greco schizein-fren (“mente divisa”), Bleuer conia e riporta nel manuale il termine schizofrenia, una malattia psichiatrica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, della personalità, della memoria e della percezione.
Il concetto di schizofrenia esprime il processo patogenetico della "frammentazione dei processi associativi", ovvero di scissione frammentaria dei processi di pensiero, la quale porta a formulare associazione inusuali e collegamenti improbabili fra diversi elementi.
Contemporaneamente, la definizione classica di creatività comunemente accettata, e ripresa da molti psichiatri, è quella fornita dal matematico Henri Poincaré: “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.”
Data questa definizione, fu lo stesso Bleuer che, per primo, si rese conto della sottile linea di confine che separava la creatività dalla schizofrenia.
Le teorie correnti per una neuropsicologia della creatività si basano, per lo più, sul modello dell’information processing di Lindsay & Norman (1977) e sugli studi di Sarnoff Mednick, il quale pose l’accento sull’aspetto ricombinatorio degli elementi: il cervello contiene informazioni memorizzate in forma isolata, mentre determinati stati mentali potrebbero favorire associazioni innovative tra elementi esistenti.
La tendenza naturale dopo gli studi di Bleuer e Mednick fu quella di effettuare studi psicometrici su gruppi di individui creativi, al fine di mapparne i processi cognitivi, e la conclusione oggi scientificamente accettata è quella per la quale uno stile di pensiero schizofrenico senza l'angoscia e la destrutturazione della patologia corrispondente è alla base dell'atto creativo.
Da ultimo, lo psichiatra newyorkese Albert Rothenberg ha recentemente introdotto nella discussione scientifica il concetto di pensiero allusivo, presente, a suo dire, nei soggetti creativi, il quale permette loro di cogliere associazioni remote ed infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro originalità.

Sono passati cinque anni e mezzo da quel capolavoro di immensa sensibilità emozionale che è stato Il Était une Forêt..., e l’evanescente duo canadese Gris, come una trasparente nuvola percepibile solo in controsole, da poco discostatasi dalla sagoma e dalle luci dell’astro solare, torna a dipingere di ombre e sfumature la scena atmospheric black internazionale.
Mettiamo subito in chiaro che ricreare un’opera musicale ai livelli del precedente disco sarebbe risultata una difficoltà artistica eccezionale per chiunque, per altro non richiesta nemmeno dai fan della prima ora, e che la band, in ultima analisi, non ha più da convincere alcuno sulle proprie potenzialità espressive e sulla propria predisposizione attitudinale al genere, anche alla luce di questo secondo full-length, dal titolo À L'Âme Enflammée, L'Âme Constellée..., ancora una volta uscito sotto la solida etichetta quebecchiana Sepulchral Productions.
Ad una band di tali visioni, profondità e capacità musicali è richiesta solo (si fa per dire) un’evoluzione creativa all’interno dei raffinati e rarefatti stilemi del proprio sound, abbagliante come una nitida esplosione nel cielo notturno, stupefacente come la comparsa di una flebile luce solare in una gelida mattina d’inverno tersa di grigio.
E’ avvenuto tutto ciò? Senza dubbio, e a massimi livelli.
À L'Âme Enflammée, L'Âme Constellée... è un disco iconoclasta, destabilizzante, poiché è in grado di innovare, con fare manieristico, tutte le notevoli e mutevoli influenze musicali che accoglie dentro di sé, senza, al tempo stesso, perdere la propria identità.
La virata artistica della band, impregnata sensibilmente dall’influenza del side-project Miserere Luminis nonché dal sound dei Drudkh, è palpabile lungo tutti gli 80 minuti dei due cd che compongono l’opera, ed essa porta con sé, oltre alle novità intrinseche del disco, un’inattesa ridefinizione stilistica ed attitudinale degli intenti comunicativi del black metal, dei canoni “anti” del depressive, delle innovazioni fra generi del post.
Il pentagramma dei Gris, infatti, molto più che nel precedente lavoro, si colora di inserti acustici, di pennellate e reminiscenze musicali quasi folk, di intere sezioni strumentali ad arco, ed, in generale, di un’aurea spirituale che permea ogni singolo brano, tesa alla ricerca dell’essenza dell’animo umano, e coesa nel suo intento, all’interno di un paesaggio sonoro mai così colorato, a tonalità e venature depressive sempre velatamente presenti.
Già, il depressive: mai uditone uno tanto avvolgente e vivo, in qualche modo caldo e intimo, eppure, allo stesso tempo, straziante e lancinante, ma mai miseramente deprimente, capace di conservare sempre all’interno del proprio sound una flebile ampolla di vita e di sangue che ieraticamente continua a scorrere fra le vene dell’ascoltatore. In fin dei conti, è parlare di depressive senza quell’annessa e connessa volontà nichilista che da sempre lo caratterizza.
Il full-length è, anzi, un disco che mai potrebbe chiamare in modo più forte la vita, eppure lo fa dal fondo di un nero pozzo dell’anima tramite una lacerante disperazione rivolta ad un cielo stellato.

Da un lato, quindi, il depressive: l’inumano scream di Icaro, riff delle sei corde atrofizzanti, linee di basso molto pesanti, tastiere ed atmosfere da lacrime.
Dall’altro lato, la vita: caldi arrangiamenti ad arco, fasi ritmiche tribali, suoni sintetici atavici, lunghi interludi dominati dalla chitarra classica di Nettuno, persino cori femminili qua e là.
Le due anime unite in un chimerico firmamento di note alla ricerca dell’intento che, da sempre, riempie di significato la musica del duo canadese: il bilanciamento musicale perfetto tra gioia e disperazione.

À L'Âme Enflammée, L'Âme Constellée... è un lungo, nero e profondo viaggio che parte dalle galassie dell’universo e dal cielo stellato che ci sovrastano per arrivare alla nostra anima, fondendola con il resto del cosmo in un processo esistenziale che ci dipinge come tanti piccoli fuochi fatui entro un enorme cimitero che è questo universo.
La sezione strumentale sostiene in modo tremendamente efficace intenti tanto intensi quanto spirituali: vengono create ipnotiche atmosfere malinconiche grazie a pochi accordi di chitarra classica suonati da Nettuno accompagnati da qualche nota di violino sempre tesa in background e fasi ritmiche ancestrali che riportano a culti e tradizioni mistiche antiche (L’Aube e Dil); esplosioni di sezioni ad arco (violoncello e violino) entro nere atmosfere create dalle linee vocali di Icaro e cori femminili in sottofondo accompagnati da chitarre elettriche che, pur suonate in modo abbastanza minimale, rasoiano riff tanto freddi quanto sanguinolenti (Le Forges); mid-tempo incalzanti, sostenuti da charleston aperti e rullate chirurgiche, spettralmente congiunti a linee di basso grevi e pesanti, delle quali accordi di sol e la su quarta corda paiono ben udibili (Igneus); sovrapposizioni tra tastiere e chitarre classiche (Seizième Prière); riferimenti a culture spirituali millenarie, quali il Vedismo od il Buddismo (Samsara, Moskha).
E poi ancora: cori mistici in background sempre vivi, fasi ritmiche di batteria impeccabili e multiformi, suoni di una natura crepuscolare e notturna onnipresenti, testi di una fulgente ed eterna bellezza, chitarre elettriche ed acustiche intervallate con maestria, un mixaggio perfettamente bilanciato all’interno di questo caleidoscopio sonoro, e forse, anche se non mi esento da eventuali smentite, l’inserimento di strumenti tradizionali, come un guqin all’inizio di Moskha.
Provare ad affrontare uno stretto track-by-track nell’analisi di questo cd sarebbe, oltre che estremamente macchinoso, quasi offensivo per la complessità e la fluidità di cui quest’opera è intrisa, grazie ad un songwriting straordinariamente consapevole e ricercato.
À L'Âme Enflammée, L'Âme Constellée... è un esperienza contemplativa che va vissuta, ascoltata e respirata in totale intimità ed equilibrio con sé stessi, va amato nella sua sofferente ed equivoca essenza al pari della vita.
L’artwork, ad opera del polistrumentista Fursy Teyssier, raffigurante delle antiche, grigie e ieratiche statue effigiate nella loro millenaria, inalterata maestosità aderisce perfettamente agli intenti comunicativi dell’album.

I Gris, dopo cinque anni e mezzo, sono tornati sulla scena, e sono tornati alla grande.
Disquisizioni sul genere a parte, viene da pensare che in questo 2013 importanti band sulla scena black avanguardista (oltre a À L'Âme Enflammée, L'Âme Constellée..., penso, tra i primi, ai nuovi Altar of Plagues e Skagos) stiano tracciando su pentagramma nuove linee, esperienze e forme musicali che potrebbero diventare un paradigma del genere un domani abbastanza prossimo.
Nell’attesa, gli amanti della fiamma nera potranno appagare i propri sensi con questo nuovo elegante, profondo ed ipnotico gioiello proveniente dal Québec.

“Oh piccola umanità,
che esplodi all’alba del giorno,
scomparsa, come una fiamma silente…
Hai già divorato i tuoi sogni?”
(Le Forges
)


”In ogni attività creativa, colui che crea si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che lo circonda. Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa: l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione.”
(Erich Fromm)



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
96.28 su 7 voti [ VOTA]
UlverSilence
Giovedì 9 Ottobre 2014, 16.19.03
21
Senza parole, 80 minuti di emozioni e ispirazioni come mai mi era capitato di ascoltare. Ogni paragone con altri dischi è tempo sprecato, i gris sono lontani anni luce da chiunque
Wild Wolf
Mercoledì 21 Agosto 2013, 13.53.39
20
@ANtonio: Per quanto riguarda il resto: guarda, a me poco importa di cosa dicevi 30 anni fa sul Death, senza aggiungere il dato per cui la rielaborazione umana, soprattutto per quanto riguarda i ricordi passati, sia estremamente illusoria ed inattendibile. Tutti facevano già tutto vent’anni fa, tutti dicevano già tutto. Ma non mi pongo manco il problema, non mi interessa, punto. Tornando al disco, cito: “…orchestrazioni cori tastiere che formano un assieme meritevole di cotanta recensione, che sembra la declamazione della perfezione sonora, li si possono trovare in Old Morgings Dawn dei Summoning, in Blessed he with Boils dei Xanthochroid (tanto perchè ignoro il genere musicale). Ma li hanno un senso.” Cosa vuol dire, di grazia, “non hanno senso”? Dall’alto della tua enorme cultura semiologica musicale, traduci in espressioni falsificabili le tue asserzioni di principio. Se ne sei capace, ovviamente. Non riesco a capire che significato ha il “non hanno senso”. Per me il voto non è alto perché ci sono tanti strumenti, ma perché il tutto ha una sua armonia ed una carica emozionale fuori dal comune. Ah, ultima cosa: gli Xanthochroid? Vatti pure a leggere su Metallized chi ha scritto la recensione
Wild Wolf
Mercoledì 21 Agosto 2013, 13.46.29
19
@Antonio: scusa il ritardo nella risposta, ecco quanto ti volevo scrivere in risposta al tuo commento. Capitolo linee vocali. Ti rovescio la cosa. Io non tollero i due terzi delle clean vocals di gruppi passati e presenti che suonano heavy, trash, symphonic, gothic, power e via dicendo. Ma non per questo vado in giro scrivendo che i cantanti di questi gruppi cantano come se... (metafora inutile). Anzi, comprendo, e anche abbastanza agevolmente, il dato per cui questi artisti cantano per scelta con un determinato timbro, entro determinate coordinate stilistiche, per raggiungere un certo obiettivo artistico. Per questo, pur non apprezzandoli soggettivamente, li ascolto e li accetto per quello che si propongono di fare. Li contestualizzo entro il loro contesto artistico, e da lì traggo le mie valutazioni. Ecco, caro Antonio, consiglio finale: ascolta black per qualche annetto, e poi torna qui a dirmi che lo scream di Icaro non è uno fra i migliori della scena atmospheric-depressive. E, nell'ascolto, metti da parte i tuoi preconcetti e i tuoi gusti personali. Saluti. p.s.: grazie per il "coglione", sul serio. La mia giornata ha preso una lucente e positiva direzione da quando l'ho letto
Le Marquis de Fremont
Lunedì 19 Agosto 2013, 13.38.40
18
Bien sûr, se altri due amici, che so, del Liechtenstein, si dicono le stesse cose e mettono un "dalmata incazzato" a cantare e fanno album come questo, con le stesse atmosfere e lo stesso songwriting ispirato, non posso che augurarmelo al massimo.
Er Trucido
Venerdì 16 Agosto 2013, 16.16.35
17
Non capisco dove tu voglia arrivare, giuro. Anche i queen ed i led zeppelin furono stroncati all'epoca perché la critica "nobile" non era pronta per loro. Stessa cosa per il death metal che qualcuno considera ancora rumore ma che all'epoca nell'underground fu visto come rivoluzionario ed i dischi citati infleunzarono migliaia di band e quei voti se meritano.
antonio
Venerdì 16 Agosto 2013, 16.06.35
16
Caro Lizard io non mi ergo a guru. do semplicemente la mia opinione come tutti. Però e' un dato di fatto che 30 anni fa (chi c'era se lo ricorda) gli album dei Bathory dei Death dei Possessed ecc ecc venivano stroncati puntualmente e considerati rumore. Ora mi spiegate come mai se cerchi oggi la recensione di uno di questi dischi leggi 93, 94, 95, ? che famo come Toto' che da vivo non se lo cagava nessuno e da morto è diventata un icona?
Wild Wolf
Venerdì 16 Agosto 2013, 15.37.15
15
Antonio purtroppo non mi prende i commenti il sito, a causa della mia momentanea bassa connessione.
Wild Wolf
Venerdì 16 Agosto 2013, 15.35.46
14
Capitolo linee vocali. Ti rovescio la cosa.
Lizard
Venerdì 16 Agosto 2013, 15.17.42
13
Quindi il guru sei tu, complimenti.
antonio
Venerdì 16 Agosto 2013, 15.14.24
12
Scusa Wild ma come funziona? Piu' strumenti ci sono piu' il voto è alto? ma una minima funzionalità di assieme di tutti questri strumenti per formare una psedudo forma di canzone? orchestrazioni cori tastiere che formano un assieme meritevole di cotanta recensione, che sembra la declamazione della perfezione sonora, li si possono trovare in Old Morgings Dawn dei Summoning, in Blessed he with Boils dei Xanthochroid (tanto perchè ignoro il genere musicale). Ma li hanno un senso. Qui è una bella accozzaglia di strumenti sotto il latrato di un cane ( e non mi venite a parlare di cantante è un dalmata incazzato quello che canta). Comunque il mondo è bello perchè è vario e le opinioni sono personali. d'altronde 30 anni fa contestavo apertamente recensioni di alcuni GURU dell'epoca che davano 3 e 4 etichettando come monnezza gli primi dischi dei bathory e dei death. Oggi so tutti capolavori ....................
Wild Wolf
Venerdì 16 Agosto 2013, 14.55.56
11
@Antonio:
J.
Venerdì 16 Agosto 2013, 13.12.02
10
Ottima recensione Lorenzo! Hanno superato i Sombres, anche se condividono molte idee (non per nulla han collaborato), che invece, verso la fine del platter convincono meno (convince) rispetto ai Gris. Stupendi gli arrangiamenti.
Wild Wolf
Venerdì 16 Agosto 2013, 12.13.38
9
@Antonio: mah..e il violino? e il violoncello? e le tastiere? e gli strumenti tradizionali? e il lavoro dei synth? e i cori femminili? e le linee di basso? E poi ancora: songwriting scarso o "basi black sentite mille volte"? Scusa l'obiezione, ma "Les Forges", "Nadir", o "Une Épitaphe De Suie" sarebbero identiche a cosa esattamente? Boh, sarà solo un'impressione, ma le tue critiche a me paiono grossolane generalizzazioni, buttate un po’ lì senza uno scopo, frutto di un ascolto superficiale e/o non conoscenza del genere musicale. Più in generale: che non piaccia il tipo di musica è più che legittimo, sacrosanto direi, ma non per questo si possono confondere i propri gusti personali con alcuni, evidenti dati oggettivi. Songwriting scarso, "già sentito", o scarso sviluppo delle linee strumentali, in un album dove di strumenti base ce ne sono sette, accompagnati da un'altra miriade di suoni, sono, scusa l'epiteto, sciocchezze belle e buone.
antonio
Venerdì 16 Agosto 2013, 7.28.29
8
In poche parole: due canadesi un giorno non sanno che fare e uno dice all'altro che ne dici di urlare nel microfono come se ti fosse morto il cane, mentre io arpeggio ad minchiam che va tanto di moda su una base black sentita mille volte? e l'altro "Certo però buttaci qualche intermezzo acustico e qualche intro d'atmosfera che qualche coglione che definira la nostra musica arte lo troviamo di sicuro": Ecco per fortuna esiste il download pirata perchè pensare di dare a sti due pure un euro..........
FTB
Mercoledì 14 Agosto 2013, 12.01.21
7
Miglior disco dell'anno.
Matteo
Lunedì 12 Agosto 2013, 14.41.49
6
Lo ascolterò, ma il precedente non mi ha mai convinto pienamente. A parer mio un album buono e poco più che nel complesso sfigura per esempio davanti ad un Royaume de Glace dei cugini, se non fratelli, Sombres Forets. Ascolterò questo nuovo? Forse un giorno ma sul catalogo della Sepulchral c'è tanta altra roba che stuzzica maggiormente il mio appetito e che meriterebbe, imho, la stessa attenzione dei Gris che curiosamente si filano anche tanta gente fuori da questo ambito. Non per dargli contro eh, sulla carta dovrei adorarli pure io, ma non sono mai riuscito a finire il disco...
Le Marquis de Fremont
Lunedì 12 Agosto 2013, 13.44.48
5
Assolutamente superbo. Per me il disco dell'anno, finora, assieme ai Summoning (per devozione) e ai Black Sabbath (per ragioni "storiche"). Spero vivamente che "stiano tracciando su pentagramma nuove linee, esperienze e forme musicali che potrebbero diventare un paradigma del genere un domani abbastanza prossimo" perché questo tipo di musica è in grado di creare emozioni fortissime assieme ad un songwriting straordinario. Tra l'altro anche i testi, sono ispiratissimi. Ci sono già molti aggettivi nella ottima recensione e non ne aggiungo altri. Solo che, non vedo, leggendo il "cappello" una derivazione celebrale: per me questa musica viene direttamente dal cuore.
Selenia
Lunedì 12 Agosto 2013, 12.49.02
4
Da lacrime.. concordo con voi, da riascoltare con un clima più ''consono''. Meravigliosi.
Red Rainbow
Lunedì 12 Agosto 2013, 12.21.57
3
Il "confine est" di quella linea black immaginaria che parte dall'Oregon degli Agalloch... Capolavoro ! E che i detrattori continuino pure con la solita litania "non male le linee strumentali, ma quella voce proprio non si può sentire", Icaro continua a trionfare sui raggi roventi dell'estate mediterranea...
Wild Wolf
Lunedì 12 Agosto 2013, 10.18.39
2
@Andy '71 vecchio: ho pensato spesso, mentre scrivevo questa recensione, che luglio non era esattamente il mese migliore per approcciarsi À L’Âme Enflammée, L’Âme Constellée... . Concordo con il tuo commento, aspetto volentieri pure io una piovigginosa sera di fine ottobre per riascoltarlo!
Andy '71 vecchio
Lunedì 12 Agosto 2013, 9.51.20
1
Concordo in pieno disco davvero meraviglioso,da gustarsi al buio,meglio se in autunno!
INFORMAZIONI
2013
Sepulchral Productions
Black
Tracklist
Disc 1
1. L’aube
2. Les Forges
3. Samsara
4. Igneus
5. Dil

Disc 2
1. Moksha
2. Seizième Prière
3. Sem
4. Une Épitaphe De Suie
5. Nadir
Line Up
Icaro (Voce, Batteria, Violoncello)
Nettuno (Chitarra, Basso, Violino)
 
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