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Lacrimas Profundere - Antiadore
( 2296 letture )
Come in un dipinto surreale una giacca appesa ad un appendiabiti in mezzo ad un prato si staglia su un cielo minaccioso mentre farfalle fuoriescono dal vestito.
Copertina molto misteriosa quella di Antiadore, l’ultimo lavoro della band bavarese Lacrimas Profundere rilasciato dalla Napalm Records a maggio di quest’anno; tanto oscura che non fa trasparire quasi nulla di ciò che si troverà all’interno dell’album tranne che un cupo senso di tristezza.

Una pioggia di note della tastiera apre la prima canzone My Release in Pain creando un’atmosfera tormentata che prepara l’entrata rapida ed intensa degli altri strumenti.
Dopo questa breve introduzione il timbro caldo e profondo di Rob Vitacca riempie la prima strofa: la voce è decisamente l’elemento preponderante in tutto il platter e l'ugola del cantante tedesco risulta essere molto versatile, in particolare in questa prima traccia si lancia in screaming (con un attacco ai limiti del metalcore) aggressivi che danno forza all’intero pezzo. Rob inoltre si distingue anche per il fatto di saper raggiungere note piuttosto acute per quella che sembra essere la sua estensione, come si può sentire in All for Nothing, anche se in alcuni passaggi il suo modo di cantare si rivela troppo nasale contribuendo a creare un effetto troppo cantilenante. Nonostante tutto riesce perfettamente a mescolare parti dove la sua voce risulta più roca e sporca e parti più pulite come in Still in Need, una delle ballad dell’album.
Stessa ricchezza non si può ascoltare nelle parti di chitarra ritmica, già dal primo ascolto infatti più scorrono le canzoni e più sembra di stare riascoltando i passaggi precedenti.
Ad esempio la terza traccia dell’album, What I’m Not, promette bene con un riff poderoso e travolgente, peccato che poco dopo - arrivati ad Abandon - Berger ci riproponga lo stesso riff cambiando soltanto power chord con il ritmo che rimane invariato. A questo punto ci si aspetterebbe che almeno la chitarra solista sia la vera protagonista, ma per un vero e proprio assolo bisogna attendere la seconda metà dell’album: in Head Held High finalmente Oliver Schmid - approfittando del bridge - si impone con un solismo non troppo virtuoso che segue la melodia del ritornello e crea una maggiore tensione emotiva. Subito dopo con My Chest ci illude nuovamente emergendo con un altro solo ma finisce tutto lì, negli altri brani il solista tedesco continua a sembrare troppo timoroso e si limita a ripetere semplici pattern che fanno da sfondo alla voce.
Non molto fantasiose appaiono anche le sezioni ritmiche della batteria che si limitano a tempi classici e regolari che seguono i riff della chitarra nella maggior parte delle canzoni, mentre le variazioni compaiono solo nei bridge o in pochi altri passaggi, ad esempio il vivace pre-ritornello di Remembrance Song. Scholz – il batterista - sembra animarsi poi all’inizio di Abandon dove nel ritornello dà vigore alla canzone con rapidi passaggi sui tom; mentre in Deny for Now il crescendo iniziale prima ci illude alimentando una certa attesa poi si trasforma nuovamente in un ritmo regolare ed anonimo nella strofa.
La prima canzone che ha destato la mia attenzione è stata All for Nothing: il brano parte con un’introduzione della chitarra solista – in questo caso molto distorta - e con dei morbidi tocchi d'archi, anticipando l’atmosfera della strofa che - in assenza della chitarra ritmica - è sostenuta dal suono chiaro e pieno del basso (non si hanno notizie riguardo chi l'abbia registrato); ciliegina sulla torta sono le parti di pianoforte che nel ritornello si intersecano molto bene con gli altri strumenti completando la melodia in maniera perfetta.
Per quanto riguarda proprio il basso nelle altre tracce si riduce a seguire la ritmica della chitarra e della batteria pur non rimanendo coperto da queste ultime.
Infine l’ultimo brano - A Sight - è a mio avviso quello riuscito meglio, qui il lato strumentale fa emergere realmente quel senso di tristezza a cui si accennava in apertura: il ritmo della batteria è cadenzato e le parti della chitarra ritmica invadono la scena con accordi lunghi e pieni, in più nella fase finale la melodia degli archi porta all’apice la malinconia.

Nel complesso le canzoni sono abbastanza tirate e orecchiabili, merito tra l'altro della durata dei brani, la maggior parte infatti non supera i tre minuti e mezzo, rendendo quindi l’ascolto molto veloce.
In definitiva però le tracce molto difficilmente soddisferanno le orecchie più esigenti (soprattutto quelle dei fan di lunga data): i Lacrimas Profundere infatti risultano essere troppo prevedibili, la struttura delle canzoni non si trasforma molto e ruota sempre attorno al classico strofa/ritornello/strofa/bridge e infine i ritornelli si ripetono svariate volte.
Per di più anche se c'erano delle potenzialità per un album discreto, tutte le buone idee non sono state sviluppate: purtroppo i Lacrimas non hanno sondato tutte le possibilità a livello musicale come hanno invece fatto per i sentimenti descritti nei testi, in cui hanno scandagliato la delusione amorosa in tutte le sue dolorose sfaccettature.
Sicuramente hanno seguito il filo che avevano già iniziato ad imbastire con The Grandiose Nowhere avvicinandosi però di fatto molto di più ad una forma alternativa di gothic rock (un po' troppo moderna e commerciale) che al gothic/doom da cui i Lacrimas Profundere del 1993 erano partiti e di cui nemmeno un elemento è sopravvissuto nell'attuale line up.
Malauguratamente "I hate to understand / that there is nothing more to adore".



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
70 su 1 voti [ VOTA]
Arianrhod
Martedì 3 Settembre 2013, 17.43.43
3
@Lizard, in ritardissimo pure io, grazie per il benvenuto!!
Lizard
Martedì 20 Agosto 2013, 18.21.02
2
In ritardissimo ma, benvenuta Giada!!!
Le Marquis de Fremont
Martedì 20 Agosto 2013, 14.33.22
1
Mi sono piaciuti fino a Burning: a Wish, del 2001. Poi hanno cominciato a a fare cose banali, con un songwriting decisamente scarso. Qui mi sembra, siamo sulla stessa falsariga. Non interessanti per nulla. Au revoir.
INFORMAZIONI
2013
Napalm Records
Gothic / Rock
Tracklist
1. My Release in Pain
2. Antiadore
3. What I’m Not
4. All for Nothing
5. Dead to Me
6. Abandon
7. Still in Need
8. Deny for Now
9. Head Held High
10. My Chest
11. Remembrance Song
12. A Sight
Line Up
Rob Vitacca (Voce)
Tony Berger (Chitarra ritmica)
Oliver Nikolas Schmid (Chitarra solista)
Domink Scholz (Batteria)
 
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