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Serpent Crown - Serpent Crown
( 931 letture )
Il thrash metal è sempre stato un genere dall’elevata prevalenza di sesso maschile. Sono davvero poche le band che suonano questo genere e che presentano una ragazza all’interno del progetto e della line-up: l’esempio per eccellenza è dato dagli Holy Moses e dalla preponderante figura di vocalist di Sabina Classen. Dev’essere proprio stato questo esempio che Dara Santhai, principale compositrice e front-girl dei Serpent Crown, ha seguito quando ha deciso di mettere in piedi questo suo progetto nel 2008 insieme all’attuale batterista dei Death Angel, Will Carroll. L’intento principale di Dara è sempre stato quello di elaborare le sonorità dei Serpent Crown su quelle aggressive e pesanti della tradizione della Bay Area: un thrash rapido, feroce e carico d’intensità atto a travolgere l’ascoltatore, attingendo a piene mani da band quali Exodus, Slayer, Testament e gli stessi Death Angel. Dopo aver pubblicato una demo autoprodotta nel 2009, i Serpent Crown hanno firmato un contratto con la Horror Pain Gore Death Productions per la pubblicazione dell’omonimo disco d’esordio; mantenendo pienamente fede al nome della band, sulla copertina disegnata a mano spicca una rabbiosa figura femminile riconducibile alla mitologica Medusa la cui corona di serpenti risalta più di ogni altro dettaglio.

Serpent Crown si apre con No Beacon of Light, brano che mette subito in mostra lo stile dell’omonimo gruppo: distorsioni alla Master of Puppets, batteria martellante e varia e, purtroppo, una produzione che non offre il giusto spazio alla voce nel mix degli strumenti. Ciò che appare evidente, al di sopra dei percepibili difetti di registrazione e di mixing, è che la grinta a Dara Santhai non manca: a mano a mano che si procede nell’ascolto del disco si possono apprezzare le qualità della front-girl, in particolare alle sei corde. Infatti, se a livello vocale la prestazione viene inficiata soprattutto dalla produzione, alla chitarra viene concesso un ruolo preponderante che riesce a spiccare sia a livello ritmico, sia a livello solista come dimostrato dal molto piacevole e melodico l’assolo di To Leave This Land, il brano più coinvolgente del lotto. Nella seconda parte del disco, quasi inspiegabilmente, i brani sembrano man mano presentare un bilanciamento sonoro più valido e la voce di Dara riesce a combattere quasi ad armi pari con il muro sonoro creato dagli strumenti; in Children of the Night, l’altro brano che spicca sul resto della tracklist, la timbrica femminile e grintosa si fa largo tra i cambi di tempo, alternandosi con il buon assolo prodotto dalla sua sei corde e lasciando una buona sensazione all’ascoltatore; purtroppo, tale percezione viene interrotta dalla conclusione della registrazione che arriva, sventuratamente, nel momento esatto in cui Serpent Crown sembra riuscire ad invischiarsi nella mente dell’ascoltatore, lasciando così un’impressione finale di lavoro incompleto e poco coinvolgente.

In conclusione, nella sua mezz’ora scarsa il disco presenta le classiche sonorità della Bay Area senza aggiungere nulla in particolare a quanto è già stato detto da molto tempo; per la maggior parte dei detrattori le conclusioni potrebbero chiudersi qui, magari con l’aggiunta del fatto che i riff e gli assoli attingono a piene mani dallo stile messo in mostra trent’anni fa dai mostri sacri del genere, senza riuscire a costruire un suono che possa ricondurre a una vivida personalità chitarristica. Tuttavia, non tutto è negativo, visto che le linee chitarristiche e la tecnica musicale individuale sono discrete, se non buone; inoltre, si tratta pur sempre di un disco d’esordio e, come tale, presuppone ovviamente un grande margine di miglioramento non tanto volto alla tecnica vocale e/o chitarristica quanto alla costruzione di una personalità musicale propria, visto che la qualità chitarristica di Dara e le capacità tecniche della sua band sono decisamente valide e potrebbero dare luce ad album ben più esaltanti e ispirati. Con questo omonimo debutto, i Serpent Crown intravedono la sufficienza senza riuscire a raggiungerla, nella speranza che un eventuale secondo disco possa mettere in mostra molta più qualità compositiva. Solo per gli appassionati del genere.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Horror Pain Gore Death Productions
Thrash
Tracklist
1. No Beacon of Light
2. Prelude to the Netherworld
3. To Leave This Land
4. The Trickster
5. Doomsayer
6. Children of the Night
Line Up
Dara Santhai (Voce, Chitarra)
Dave Dinsmore (Basso)
Will Carroll (Batteria)
 
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