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Manilla Road - Mystification
( 3394 letture )
È quasi inutile presentare gli storici Manilla Road, band di assoluto livello proveniente dallo stato americano del Kansas che forse non ha mai raggiunto la fama che realmente spetterebbe a chi ha contribuito in maniera decisiva alla valorizzazione di un determinato tipo di musica. Senza ombra di dubbio ci troviamo di fronte ad un gruppo cardine dell’heavy metal a tinte epiche, nato nel lontano nel 1977 e giunto con questo Mystification al traguardo del sesto album in studio, un disco che ha il dovere di proseguire lo splendore artistico dei precedenti The Deluge, Open The Gates e Crystal Logic, assoluti capolavori del genere. Insomma, a pochi mesi di distanza dal precedente disco, i Manilla Road si ritrovano a dover comporre un nuovo album con un problema non indifferente: la mancanza di fondi. Infatti i buoni riscontri che ottiene The Deluge da parte della critica non furono sufficienti a garantire l’adeguata produzione per questo nuovo lavoro.

Da questo momento in poi nasce l’atmosfera e il fascino che avvolgono Mystification. I suoni, non certo perfetti, permettono al gruppo di far risaltare al meglio il proprio lato maggiormente legato allo speed metal: l’esempio perfetto può essere portato dalla traccia intitolata Valley of Unrest, un pezzo molto veloce e coinvolgente reso ancora più intrigante dallo sporco della registrazione, la quale tutto sommato riesce a valorizzare anche le parti più lente e articolate. Al contrario, la title-track assume connotati di carattere doom, impregnandosi di un fascino esoterico in grado di trascinare l’ascoltatore sin dai primi secondi della canzone, trasportandolo in un viaggio comandato dal lento ed epico cantato di Mark Shelton. In generale l’album riesce a colpire anche per il modo in cui lunghe cavalcate di chitarra vanno ad intrecciarsi con sporadici assoli ed arpeggi in pulito (come nel caso di Children of the Night), andando a costituire un’ottima base sulla quale Mark si dimostra perfettamente a suo agio ed esprime al meglio le proprie capacità canore. La sua prova al microfono è infatti uno dei fattori che più ho apprezzato di questo Mystification, una voce che riesce a rendere giustizia ad ogni singola nota e che raggiunge l’apice con Death By Hammer: brano “breve ma intenso”, dotato di una ritmica particolarmente serrata (con qualche decoro di basso veramente niente male) e di un comparto chitarristico che svolge un lavoro impeccabile. Infine, anche la penultima Dragon Star si dimostra un pezzo degno di nota per il suo carattere lento e allo stesso tempo deciso, costituito da strofe che vivono in un susseguirsi continuo di arpeggi e imponenti riff di chitarra, i quali con il proprio carattere più aggressivo accompagnano i ritornelli infondendogli quell’aura di epicità che costituisce il marchio di fabbrica della band americana.

Ancora una volta i testi si dimostrano particolarmente interessanti ed intriganti, per nulla stupidi e ricchi di riferimenti letterari. Saltano dunque all’occhio brani dedicati a Howard Phillips Lovecraft o anche al poeta Edgar Allan Poe, come ad esempio l’ottima Masque of the Red Death. In conclusione anche questo Mystification, nonostante i diversi problemi in fase di registrazione, costituisce un album indimenticabile nel percorso musicale dei Manilla Road, un disco singolare e dotato di un fascino tutto suo. Inoltre è doveroso aggiungere che diversi anni dopo la pubblicazione della prima edizione dell’album, per la precisione nel 2000, la Sentinel Steel ha deciso di ristampare Mystification rimasterizzando completamente le tracce, modificando l’artwork e inserendo la strumentale The Asylum. Il tutto potrebbe essere definitivamente riassunto in pochissime parole: ovvero che ciò che abbiamo di fronte è un lavoro epico e minimale assolutamente da non perdere.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
86.75 su 4 voti [ VOTA]
The Nightcomer
Giovedì 5 Settembre 2013, 10.22.12
5
Ho un debole per questo disco, che nella mia personalissima graduatoria è secondo solo ad Open The Gates; la musica contenuta in Mystification, visto l'anno di uscita, risente delle influenze thrash tipiche del periodo, pur senza rinnegare l'identità della band (assolutamente presente e riconoscibile), la quale esibisce grande continuità nell'arco dell'intera prova; questo album, molto pesante, trasuda atmosfera epica e dark da ogni nota, nonostante sia penalizzato dalla produzione. E' un lavoro transitorio, che spiana la strada verso l'episodio discografico più estremo dei nostri (Out Of The Abyss), il quale vedrà la luce nell'anno successivo e che personalmente ritengo il più debole nella loro discografia . Il periodo "thrash oriented" si concluderà nel 1990 con l'ottimo The Courts Of Chaos, che spero di vedere recensito presto su queste pagine.
Osvaldo
Lunedì 26 Agosto 2013, 22.29.47
4
Bellissimo album, quasi ai livelli dei suoi immensi predecessori. Le migliori: "Children of the night", "Mystification" (da brividi), "Masque of the red death" e la mazzata "Death by the hammer". Band da riscoprire assolutamente, grezza e micidiale.
Lizard
Sabato 24 Agosto 2013, 18.37.18
3
Cattivissimo e sempre più thrashy... Nella ristampa lo stesso Shark scrive le linear notes raccontando i travagli della registrazione, con uno studio assolutamente non attrezzato per un gruppo heavy metal e un produttore che non aveva mai lavorato con una band del genere. E' vero, ormai fa parte della storia di questa band lottare sempre contro budget risicati e produzioni inadeguate e il tutto dona un colore particolare alla loro musica, ma quanta ingiustizia... Mystification è -nemmeno a dirlo- un gran disco e segue la linea intrapresa a partire da Crystal Logic con una propensione sempre più forte verso ritimica tiratissime ed atmosfere epic/doom spettacolari. Perfetti i richiami a Edgar Allan Poe per un album complessivamente ottimo, da avere.
Undercover
Sabato 24 Agosto 2013, 18.27.22
2
Concordo con il posto di Nerchipiteco e comunque li adoro proprio per questo
Nerchiopiteco
Sabato 24 Agosto 2013, 9.00.15
1
"ciò che abbiamo di fronte è un lavoro epico e minimale assolutamente da non perdere.": per me questa è una frase che può andar bene per qualsiasi album dei Manilla Road; anche da un mixaggio pessimo riescono a tirar fuori il meglio, tanto che sembra siano proprio i difetti a rendere epico l'album. p.s.: Scott Park in foto non si può guardare, è inquietante
INFORMAZIONI
1987
Roadster Records
Epic
Tracklist
1. Haunted Palace
2. Spirits of the Dead
3. Valley of Unrest
4. Mystification
5. Masque of the Red Death
6. Up from the Crypt
7. Children of the Night
8. Dragon Star
9. Death by the Hamme
Line Up
Mark Shelton (Voce, Chitarra)
Scott Park (Basso)
Randy Foxe (Batteria, Tastiera, Voce)
 
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