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Edenbridge - The Bonding
( 2199 letture )
"The Bonding" è il rapporto che unisce una madre al figlio, il legame che si instaura tra l’uomo e la natura e più in generale con l’universo, l’uno dove tutto è in connessione, ma The Bonding è anche l’ultimo lavoro della band austriaca Edenbridge.
Dopo tre anni di silenzio il gruppo di Linz rilascia infatti l’ottavo studio album, anche se a dire la verità numerose idee avevano già invaso la mente creatrice del gruppo poco dopo l’uscita di Solitarie. Purtroppo alcune esperienze personali hanno prolungato i tempi di attesa, ad esempio il suicidio del padre di Lanvall e un cambiamento nella formazione: il bassista Simon Holzknecht (già bassista dei Serenity) è stato sostituito da Wolfgang Rothbauer. Nonostante tutto gli Edenbridge non hanno perso la voglia di suonare e comporre ed ora, come quando accostiamo l’orecchio a una conchiglia può capitare di sentire il suono delle onde, vediamo cosa possiamo ascoltare se ci accostiamo a The Bonding.

Approdiamo quindi a Mystic River, prima traccia che già evidenzia tutte le peculiarità che troveremo nelle altre canzoni: fin da subito infatti si può sentire la forte presenza delle orchestrazioni, anche per questa release gli Edenbridge sono riusciti a coinvolgere un’intera orchestra, la Orchester Klangvereinigung Wien, grazie all’aiuto sia degli sponsor che dei molti fan sparsi per tutta Europa.

Si nota poi presto come lo strumento di spicco sia la chitarra solista di Lanvall, infatti assoli fulminanti e taglienti non mancano quasi mai dimostrando così l'estro del chitarrista austriaco, siamo però davanti ad un artista poliedrico: in Far Out of Reach si destreggia non solo con parti acustiche ma anche con il pianoforte e proprio nei momenti più tranquilli e malinconici i due elementi si intrecciano perfettamente (Death is Not the End ne è l’esempio migliore).
Quest'ultima grazie agli strumenti di Lanvall e alla voce calda ed espressiva di Sabine risulta decisamente la più sentita e toccante, anche se la cantante austriaca sembra non volersi addentrare in passaggi troppo alti e rischiosi.
In ogni caso nella maggior parte delle altre tracce riesce ad alternare note più basse - rimanendo vellutata e morbida - a quelle più acute senza fatica e senza perdere potenza.
Altro elemento decisamente predominante sono i molti cori che accompagnano Sabine per quasi tutti i ritornelli, forse a dosi minori avrebbero contribuito a variare di più i brani l’uno dall’altro.
La chitarra ritmica di Dominik Sebastian si contraddistingue invece per rapidi passaggi - alcune volte anche con accenni di palm muting - alternati ad accordi più lunghi soprattutto nei ritornelli, che danno un po' di respiro alla canzone (e allo stesso Dominik).
Un chiaro esempio delle capacità di Sebastian è Shadows of My Memory, la traccia più aggressiva dell’intero album (esula parecchio dai loro canoni), in cui compaiono anche i grunts del bassista insieme alla voce, questa volte più "cattiva", di Sabine.
Continuando a parlare della sezione ritmica veniamo proprio al basso di Rothbauer che risente non poco della presenza dei chitarroni molto gonfiati sulle frequenze basse e dell’orchestra tanto da rimanere coperto, comunque il più delle volte ricalca la parte ritmica della chitarra e riesce a comparire chiaramente solo nei momenti di assenza della sei corde come in parte delle strofe di Into a Sea of Souls, dove emerge con un suono molto pulito e passaggi più creativi.
Max Pointner, il batterista, procede con destrezza sia nei passaggi più usuali che in quelli più complessi come in Far Out of Reach o in Shadows of My Memoryche è resa ancora più travolgente proprio dalla presenza di pezzi di doppio pedale.
La titletrack merita una descrizione a parte: prima di tutto per la sua lunghezza – più di quindici minuti – e anche per la tematica che emerge dal dialogo tra The One interpretato da Sabine e The Disbeliever, ruolo ricoperto dall’ospite Erik Martensson (cantante di alcune band hard rock austriache).
La canzone richiama infatti echi filosofici: serpeggiano infatti riferimenti nemmeno troppo nascosti al panteismo, concetto portante del filosofo Giordano Bruno secondo cui l’Uno - la divinità - permea il tutto e che la molteplicità ovvero l’uomo e la natura si ricongiungono in un tutt’uno.
Si tratta di una traccia molto complessa anche dal punto di vista musicale, in cui la band sfrutta al massimo tutta la gamma di strumenti a disposizione: dopo un’entrata quasi epica dell’orchestra e delle chitarre che fa aumentare non poco l’aspettativa, l’atmosfera si trasforma in un ritmo scandito dalla cassa della batteria che sembra simulare il battito del cuore mentre i passaggi di pianoforte accrescono l’angoscia, dopo di che si cambia ancora, piano e chitarra acustica mutano la melodia che diventa più dolce e positiva; le trasformazioni però non sono finite, dopo un coro in latino fa irruzione un riff poderoso di chitarra preparando il terreno per la voce di Martensson e il suo duetto con Sabine.
Gli Edenbridge non si fanno mancare proprio nulla e inseriscono anche uno strumento tradizionale del Sudan: il kacapi, cordofono con suono argentino e brillante che trasforma l’atmosfera ancora una volta e la fa diventare sognante e ammaliante portandoci in riva al mare, qui gli strumenti simulano l’infrangersi delle onde sulla spiaggia prima che l’aria sia riempita dall’ennesimo e lungo assolo di Lanvall (per la seconda volta sfiora quasi il minuto), dopo di che la canzone e l’album si avviano verso il termine con un crescendo e un ultimo acuto di Sabine.

The Bonding è un disco che riesce a spaziare dalle parti più intime e introspettive a quelle più aggressive e accattivanti sia nella musica che nelle tematiche affrontate nei brani, in cui si passa da solitudine e malinconia alla speranza e all'ottimismo per una rinascita.
Non si può però dire che gli Edenbridge abbiano compiuto un vero e proprio rinnovamento, è infatti un album che non riesce a brillare di luce propria, nonostante la bravura dei membri su cui non si può sindacare, il risultato finale è pur sempre un disco "satellite" rispetto al genere che si propongono di fare.
I nostri uniscono il symphonic con un approccio molto power, a volte quasi rhapsodiano, senza riuscire ad uscire da quest’orbita, insomma risultano piacevoli ma troppo ordinari anche se i brani sono curati nei particolari sia a livello musicale che nella registrazione.
Certo è che dopo più di dieci anni ormai è difficile per loro salpare da porti più sicuri e prendere il largo verso nuovi orizzonti, ma forse sono ancora a metà della loro opera e come affermano anche loro:

I am changing horses in midstream
heaven only knows
where the journey goes



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
87.2 su 10 voti [ VOTA]
Beta
Venerdì 6 Settembre 2013, 14.26.05
4
Boh, a me continua a sembrare che di canzoni belle ne sappiano scrivere
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 4 Settembre 2013, 13.24.10
3
Solita minestra riscaldata in salsa "symphonic". Fanno veramente fatica a scrivere belle canzoni. Forse perché tra cori, orchestrazioni, tastieroni e chitarroni ne esce sempre un pastone difficile da modellare. Mi dispiace solo per la vicenda umana di Monsieur Lanvall a cui va il mio rispetto. Au revoir.
Beta
Lunedì 2 Settembre 2013, 21.34.24
2
grande album Aphelion! di The Bonding ho sentito solo Alight a New Tomorrow e mi è piaciuta molto ... ma dalla recensione penso di avere molto più da scoprire di quest'album!
xYx
Sabato 31 Agosto 2013, 19.17.39
1
da sempre onesti mestieranti del genere SYMPHONIC (una spanna sotto i grandi nomi tutelari) ...possiedo ancora un loro album "aphelion" che davvero mi piaceva tanto!
INFORMAZIONI
2013
Steamhammer
Power/Symphonic
Tracklist
1. Mystic River
2. Alight A New Tomorrow
3. Star-Crossed Dreamer
4. The Invisible Force
5. Into A See of Souls
6. Far Out Of Reach
7. Shadows Of My Memory
8. Death Is Not The End
9. The Bonding

Line Up
Sabine Edelsbacher (Voce)
Lanvall (Chitarra Solista, Ritmica, Acustica, Tastiere e Piano, Kacapi)
Dominik Sebastian (Chitarra Ritmica)
Wolfgang Rothbauer (Basso, Grunts)
Max Pointner (Batteria)
 
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