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Skyclad - Prince of the Poverty Line
( 2714 letture )
Quando mi hanno proposto un rispolverato che andasse oltre il death che tratto, ho pensato agli Skyclad, vuoi per la particolarità del loro metal, vuoi perché mi ricordano l’adolescenza, vuoi perché le sonorità folkloriche mi hanno sempre affascinata e loro senz’ombra di dubbio sono i più conosciuti portavoce del genere.
Fatto è che ho deciso di occuparmi di un album spesso, rilevante e autorevole per il mondo folk metal.
Gli Skyclad, band britannica, nascono nel 1990 da un’idea del cantante Martin Walkyier (ex Sabbat) e del chitarrista Steve Ramsey di creare un gruppo “pagan metal”, sebbene all’epoca quello che oggi intendiamo per pagan metal ancora non esistesse. Fondano così gli Skyclad, prendendo il nome da un rituale wicca che vede i partecipanti vestiti solo di cielo (“clad” per vestiti e “sky” per cielo).
Pubblicato nel 1994, Prince of the Poverty Line è il loro quarto full-lenght, forse la miglior espressione di tutta la loro musica. È un album pesante, efficace, di una potenza inimmaginabile per quel genere e per quei lontani anni ’90: i suoni sono cupi, amari e accattivanti, il sapore è quello popolare, un sapore di gente nelle piazze e di antiche tradizioni.
Già dai primi passaggi le linee esecutive ti rapiscono e così, come accade nel migliore dei libri, non riesci a staccarti da quelle note e vuoi andare avanti, vuoi lasciarti raccontare altre storie.
Ciò che più seduce di quest’album è il perfetto equilibrio che sono riusciti magistralmente a governare tra il metal e le influenze folk, cosa che non avevano raggiunto nei precedenti lavori: ogni pezzo è precisamente miscelato tra la robustezza tipica del metal e le sonorità orecchiabili e baldanzose del pagan.
Non solo. Penso che una buona parte dell’attrattiva di Prince of the Poverty Line sia dovuta al songwriting, ai testi, alle tematiche e alla ricerca di una musicalità all’interno delle strofe stesse.
Il songwriting è affinato e ripulito rispetto al passato, il che dà un’incisione definitiva alla caratterizzazione Skyclad.
L’approccio argomentativo è deciso, impegnato, risoluto, diretto. Lasciati alle spalle contenuti che vertevano più sul paganesimo e su una personale visione di religiosità, qui i testi riflettono le problematiche sociali come il disagio, la politica, i senzatetto, la disoccupazione, l’ipocrisia, ecc. visti dal punto di vista “impeccabile” del popolo, che abbraccia la protesta come soluzione nei confronti di una società limitante e restrittiva: è una poetica amara e intelligente, costruita su brillanti giochi di parole che sottolineano il fervore e la passione per questo tipo di tematiche.
Martin Walkyier dimostra di essere quindi anche un ottimo paroliere, con un controllo dello strumento parola invidiabile e incisivo, oltre che essere una delle migliori voci folk del mondo metal: il suo inconfondibile vocalism suona ghiaioso e ruvido, il tratto distintivo della sua timbrica aggiunge enfasi e personalità ai brani, che diventano così dei veri e propri gridi di ribellione.
Mai come in questa release la voce di Martin ha reso al meglio, la sua performance spolmona amarezza e rabbia, in uno sbraitare tecnico, chiaro, denso e tonico.
Le chitarre sono orecchiabili, la costruzione riffica è semplice e dalle melodie appaganti, niente di sconvolgente, sia chiaro, ma in fondo quest’aspetto si coniuga senza coaguli a quell’intenzione di canzone popolare che rimane in testa e che si fischietta anche a riproduzione finita.
Il basso è ben udibile e forma un fitto tappeto sul quale ricamare il lavoro delle chitarre, così come la batteria il cui drumming compatto solidifica tutta la struttura degli strumenti.
Il violino, unità essenziale degli Skyclad, pur armonizzando le trame delle chitarre (solo io sento il retrogusto rinascimentale?), riesce a mantenere una forma compressa e tetra, senza ammorbidire l’intelaiatura grezzo-acciaio-metal dell’album.
Solo le tastiere mi restano leggermente indigeste. Il loro uso è indiscutibilmente particolare, ma la mia scarsa abitudine verso questo tipo di sonorità non mi aiuta ad essere oggettiva e concreta.
Civil War Dance è un ottimo lead-in che imposta la tempra che modellerà tutto l’album: le urla di una folla esasperata che rivendicano la necessità di una rivolta come soluzione ai problemi sociali (”Shock the System! Shock the System!”) è la cruda apertura che ci introduce in questo viaggio di sommosse e voglia di rivincita; Cardboard City descrive la povertà e le cadenti aree urbane ed è proprio in questo brano che troviamo un prepotente uso dei synth; Sins of Emission attacca con un riff graffiante, ottima la parte di violino; Land of the Rising Slum (proprio non riesco a farmi piacere l’intro) spicca per la prova vocale e per un coro magnetico, si dipinge di quei passaggi di synth che mi fanno storcere un po’ il naso, fortunatamente l’immediato assolo che segue riesce a risollevare la potenza del brano; The One Piece Puzzle si apre con orbite melodiche e un cleanin’ vocal, la canzone è fobica, dolce e malata; A Bellyful of Emptiness dà ottima prova al basso, ritmiche calzanti e giri alti; A Dog in the Manger suona la sua più forte influenza thrash; Gammadion Seed è una pista carica di cori epici, pesante e aggressiva; Womb of the Worm si compone di un mestiere chitarristico ben coeso con la parte drumming e se si prova a seguire il ritmo cadenzando il movimento della testa si realizza di essere impaludati in transiti doomy; The Truth Famine chiude la release in grande stile con una coralità di strumenti amalgamata senza grumi.
In definitiva un album che ha segnato la storia del folk metal, creando quelle che poi avremmo riconosciuto come linee derivative nei lavori dei gruppi contemporanei, un rilascio che si ascolta con piacere senza noia né fatica.
E che tu sia un novellino, che tu sia veterano, questo prodotto è da avere.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
76.61 su 13 voti [ VOTA]
The Nightcomer
Martedì 17 Settembre 2013, 11.32.32
15
Leggo sempre con piacere le recensioni di Irastrana, il cui stile trovo tutt'altro che distaccato, oltre che personale, coinvolgente e ben riconoscibile. Dimostra di cavarsela benissimo anche con generi e gruppi, per sua stessa ammissione, diversi da quelli che conosce e segue maggiormente. In quanto al disco qui trattato, ricordo piuttosto bene ciò che provai quando uscì; conoscevo già i precedenti lavori degli Skyclad, quindi non fui molto sorpreso dai contenuti dell'album; a sorprendermi fu constatare che per l'ennesima volta la band era stata in grado di dare forma ad un ottimo lavoro (imho non sarebbe stato l'ultimo).
Irastrana
Giovedì 12 Settembre 2013, 12.29.41
14
guarda Tino, sfregolo tutta...
tino84
Giovedì 12 Settembre 2013, 10.34.23
13
ottima recensione Ilaria, mi hai fatto venir voglia di approfondire questo gruppo che ho sempre ascoltato distrattamente . ora però ti aspetta una vagonata di caccoso death metal
Sandro70
Martedì 10 Settembre 2013, 22.14.27
12
Li seguo fin dall'esordio A Burnt Offering for the Bone Idol che è anche il mio disco preferito. Grande gruppo e dotato di una certa originalità, tutta la loro produzione è ottima ( folkemon compreso ).
Sambalzalzal
Martedì 10 Settembre 2013, 14.16.19
11
Scusate, problemi con la linea ed ho dovuto riscrivere di sana pianta
Sambalzalzal
Martedì 10 Settembre 2013, 14.15.26
10
Questo non è uno di quegli album da avere ad ogni costo. Questo E' l'album da avere ad ogni costo! Non solo per chi ama il folk metal ma per chi ama l'heavy metal e la buona musica in generale! E' l'album che assieme al suo precedente Jonah's Ark getterà le basi per quel capolavoro di romanticità ed ingegno compositivo che sarà poco tempo dopo The Silent Whales Of Lunar Sea (spero lo recensiate presto!!!). POTPL è un gioiello d'arte a tutto tondo... non trovo altre parole per definirlo. Tutto lavora al secondo ed al millimetro per catapultare l'ascoltatore in quel misterioso "giardino" di cui spesso parla Walkyier nei suoi meravigliosi testi. Manifesto di tutto questo è la grandiosa The One Piece Puzzle... solo l'intro di quella canzone potrebbe andare in loop per ore nello stereo senza mai annoiare. Per me è 90. Il 100 ed oltre arriva con il successivo
Sambalzalzal
Martedì 10 Settembre 2013, 14.07.40
9
Assolutamente album da avere ad ogni costo, non solo per chi ama il folk metal ma per chi ama l'heavy metal stesso! Album questo che farà da ponte assieme al precedente album Jonah's Ark a quel capolavoro che risponde al nome di The Silent Whales Of Lunar Sea. Siamo a livelli altissimi qua, partendo dalle composizioni musicali che sono veri e propri gioielli d'atmosfera fino ad arrivare ai testi. The One Piece Puzzle è un degno manifesto di tutto questo lavorare di fino. Solo l'intro della canzone potrebbe girare per ore ed ore nello stereo catapultando l'ascoltatore in quel "giardino" di cui spessissimo parla Walk Inglesi... D'altronde Martin detiene
LUCI DI FERRO
Martedì 10 Settembre 2013, 13.45.28
8
Martin Walkyier ex SABBAT e Andy Sneap hanno fatto 2 pietre miliari del thrash metal ____History of a Time to Come 1988____Dreamweaver 1989.
AL
Domenica 8 Settembre 2013, 12.11.26
7
devo recuperare anche questo. piano piano finirò anche la loro discografia. sono dei grandissimi!
irastrana
Domenica 8 Settembre 2013, 11.01.03
6
Ciao Loki, quale pensi che sia il miglior album degli Skyclad? Siccome dici che non conosco il folk (ah, davve ro?) allora illuminami tu, te ne prego.
Lizard
Sabato 7 Settembre 2013, 14.14.54
5
E tu perché perdi tempo a fare il troll invece di utilizzare l'intelligenza di cui ogni essere umano è dotato in maniera più proficua?
Folkstoner
Sabato 7 Settembre 2013, 13.12.08
4
brava, hai descritto ogni singolo strumento - non ti piace la tastiera - ognio singola canzone - il tuo compitino l'hai fatto - ma perchè non torni a cio che meglio ti compete, il death - ovvero la cacca - invece di dedicarti a un genere che implica passione, che impone sudore, che nasce dal cuore (e non dal culo come il death)?
Lizard
Sabato 7 Settembre 2013, 11.49.04
3
Senz'altro uno degli album migliori che gli Skyclad abbiano composto, se la gioca alla pari con The Silent Whales of Lunar Sea, pur essendo tra loro due album molto diversi e, con Jonah's Ark va a comporre un trittico clamoroso.
Loki
Sabato 7 Settembre 2013, 10.47.18
2
se questo è il migliore degli skyclad...fate recensire il folk a chi conosce il folk!!!1!
Delirious Nomad
Sabato 7 Settembre 2013, 10.45.43
1
Bentornata Ira, non ti leggevo da un po', è sempre un piacere . Penso che questo me lo procurerò, In realtà degli Skyclad ho solo Irrational Anthems, di cui mi piacerebbe molto conoscere il parere della redazione .
INFORMAZIONI
1994
Noise Records
Folk
Tracklist
1. Civil War Dance
2. Cardboard City
3. Sins of Emission
4. Land of the Rising Slum
5. The One Piece Puzzle
6. A Bellyful of Emptiness
7. A Dog in the Manger
8. Gammadion Seed
9. Womb of the Worm
10. The Truth Famine
Line Up
Martin Walkyier (Voce)
Dave Pugh (Chitarra)
Steve Ramsey (Chitarra, Cori)
Cath Howell (Tastiere, Violino, Cori)
Graeme English (Basso, Cori)
Keith Baxter (Batteria)
 
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