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Immortal - Blizzard Beasts
( 4719 letture )
Difficilissimo scrivere una recensione su un album così complicato, controverso e innovativo come lo è Blizzard Beasts, quarto full-length dei blackster Immortal. E’ pieno di novità, non solo a livello musicale. Innanzitutto, l’entrata dell’allora sconosciuto Horgh, batterista versatile e innovativo, velocissimo e tecnico, ma soprattutto voglioso di una carriera stabile; non a caso, Horgh rimarrà negli Immortal fino ai giorni nostri (per non parlare dell’innamoramento metaforico da parte di Peter Tägtgren che lo vuole come membro fisso nei suoi Hypocrisy). Poi, è l’ultimo album che vedrà alla chitarra Demonaz, ammalatosi poco dopo di una tendinite acuta al braccio (plausibile, data la velocità d’esecuzione dei quattro album in cui ha suonato). Dal successivo At the Heart of Winter, lascerà lo strumento ad Abbath, limitandosi a curare solo le fredde lyrics.

Musicalmente, Blizzard Beasts è l’anello di congiunzione che unisce due periodi distinti della band scandinava. Difatti, dopo questo album, gli Immortal cambieranno radicalmente stile, avvicinandosi ad atmosfere più musicali, animate da riff di stampo più thrash, da un sound più ricercato e meno distorto e da molte più parti in clean. Un cambio che è piaciuto ad alcuni, in quanto ha creato un black metal decisamente più orecchiabile, mentre è stato mal digesto ai cultori della purezza dello stile.
Blizzard Beasts si trova proprio tra questi due periodi. Rappresenta le caratteristiche essenziali dei capolavori Diabolical Fullmoon Mysticism, Pure Holocaust e Battles in the North e allo stesso tempo le innovazioni che saranno presenti anche nei futuri lavori (per me, ad eccezione di All Shall Fall, tutti lavori che rasentano la perfezione).

Dopo la breve intro fatta di suoni distanti e vocalizzi indistinguibili, inni a entità demoniache abitanti dei ghiacci perenni, l’album inizia pesantemente con la titletrack e le novità sono chiare sin da subito: gli Immortal affinano il loro stile, vogliono dar vita a qualcosa di più ricercato, vogliono innovarsi, non vogliono rischiare di produrre un ennesimo album black senza novità ma nemmeno di allontanarsi dalle proprie radici. Blizzard Beasts appare dunque molto influenzata dal death metal vecchio stampo, come intuibile dal riff principale; a ricordarci che sono gli Immortal a suonare ci pensano la cadaverica voce di Abbath e le loro tipiche accelerazioni black, supportate dalla modalità di suonare che li ha resi (e li renderà) celebri in tutto il mondo. Nebular Ravens Winter e la successiva Suns That Sank Below rispecchiano la stessa struttura della titletrack, alternando riff di chiara fattura death/thrash a sonorità di black estremo, glaciale, veloce all’inverosimile. Il sound si migliora rispetto ai precedenti lavori: la voce risalta in misura maggiore rispetto agli altri strumenti, la chitarra e il basso assumono una connotazione più chiara (ma non per questo meno violenta) mentre la batteria mantiene tutto sommato la stessa equalizzazione; forse, possiede un volume troppo basso rispetto agli altri strumenti.
Dopo i quattro minuti della distruttiva Battlefields (probabile causa della tendinite di Demonaz), l’album subisce una drastica evoluzione, ottimo espediente tra l’altro per variare il songwriting, fin qui piuttosto standard, nonostante l’ottima fattura delle canzoni. A rendere memorabile Blizzard Beasts nella discografia degli Immortal ci pensa la bellissima e artica Mountains of Might: intro di tastiera che immette in un paesaggio desolato, una distesa infinita bianca (la neve perenne), tanta nebbia e la supposizione che intorno a noi possa esserci qualche altra presenza oscura. A questo punto parte la vera e propria canzone, potentissima, con i riff principali costruiti sulle plettrate alternate velocissime di chitarra e basso mentre Horgh sceglie un groove con la doppia cassa a manetta, evitando di usare troppo il blast beat; lo sconforto della solitudine arriva presto con la prima delle tre parti in clean dell’album, un arpeggio oscuro e sconsolante che rende chiara l’idea della desolazione. Un riff della stessa natura di quello sul finale, dopo un altro intermezzo in overdrive, seguito dalla ripresa dell’incalzante ritornello, per poi concludere definitivamente con il fade out, quasi a farci percepire di esserci persi per sempre in quella montagna dominata dal freddo assassino.
L’album ritorna subito sui suoi passi, miscuglio perfetto fra black e death old style, con la breve Noctambulant. Winter of the Ages riprende caratteristiche più tipiche di Battles In The North, con parti rapidissime e fraseggi di chitarra melodici che gelano il sangue nelle vene, soprattutto se supportati da un filo di tastiera il cui suono sembra essere estratto dal riverbero di un ghiacciaio.
La conclusiva Frostdemonstorm presenta una diversa equalizzazione rispetto alle altre tracce, con una valorizzazione maggiore dei bassi e una produzione complessiva migliore. Strana scelta che non capisco, fatemi sapere se è solo una mia impressione; la canzone rimane comunque bellissima, scorrevole e pesante, con il terzo intermezzo in clean di tutto l’album. Il conclusivo urlo straziato di Abbath chiude un album che non lascia niente a desiderare.

E’ un black metal nuovo, indubbiamente influenzato da altri stili, ma di certo è roba che nel lontano 1997 nessuno aveva mai sentito. Gli Immortal, all’epoca, rimanevano l’unico gruppo in grado di portare alta la bandiera del black metal nordico: i Mayhem avevano subito un drastico sconvolgimento nella line-up e stavano provando a riprendersi lentamente, mentre i Darkthrone avevano perso una grande quantità della loro linfa originale. Senza scomporsi più di tanto, Abbath & co. sfornano un disco brutale, innovando il loro sound, staccandosi dalla tradizione che poteva tramutarsi in monotonia ma rimanendo comunque attaccati alle loro radici, che non perderanno mai.
Blizzard Beasts è dunque un capitolo a cavallo tra la golden age degli Immortal ed un’epoca che potremmo definire silver age, in cui il black metal degli esordi si è tramutato in altro, perdendo l’impatto di un tempo. E’ un disco da gustare, da ascoltare più e più volte (come ho fatto io per questa recensione), da apprezzare in ogni minimo dettaglio. Oso chiedere una nuova registrazione totale del lavoro: che ne pensate?



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
83.17 su 23 voti [ VOTA]
Diego
Martedì 14 Aprile 2020, 0.56.23
30
Questo album risentì della tournée con i morbid Angel...ci sono alcuni bei riff ma è un album parecchio confuso e gira a vuoto.
Aceshigh
Martedì 16 Ottobre 2018, 9.01.33
29
Disco di passaggio, come evidenziato nella recensione. Inferiore a ciò che lo ha preceduto e a ciò che seguirà, ma tutto considerato per me rimane comunque un buon album, se non altro per la presenza della bellissima Mountains of Might. Voto 78
gianmarco
Mercoledì 19 Agosto 2015, 20.39.31
28
gran debutto di Horgh.
l'Accademico
Venerdì 13 Settembre 2013, 14.00.18
27
sì, è vero Punto Omega, forse ho generalizzato troppo e sicuramente è un periodo (gli anni 90) e un 'etichetta (Osmose e relative bands) che va analizzato moooolto più approfonditamente. Non so, ricordo che in quel tempo gli Immortal fecero da supporto ad un tour dei Morbid Angel rimanendone parecchio inflluenzati... deduco che piacendomi i Morbid di quel tempo, ho parecchi apprezzato anche il songwriting di Blizzard
Punto Omega
Venerdì 13 Settembre 2013, 12.38.39
26
Guarda, ritengo che la produzione del disco ivi recensito sia pessima, ma non è questo il problema principale (rileggi il commento 14), concetto ribadito anche da enry e lux chaos. Il problema principale di Blizzard beast è il songwriting, spesso confusionaro con riff che sembrano sparati a casaccio. Per quel che riguarda le altre band bisognerebbe fare tre discorsi distinti, però ti faccio notare che il periodo di stagnazione dei Marduk (che ritengo, fortunatamente, concluso) è iniziato già alla Osmose (Panzer Division Marduk), gli Impaled Nazarene, escludendo Manifest, è da una vita che sono sotto Osmose, e gli Enslaved, band comunque in costante movimento, iniziarono a spostarsi su territori avantgarde/prog quando ancora erano sotto l'etichetta francese. Poi, non concordo neanche sul fatto che queste band si siano spente. I Marduk e gli Impaled Nazarene hanno avuto dei periodi un pò così (nei Marduk diciamo pure brutti), ma gli Enslaved sono una band in costante crescita creativa. Potranno non piacere più, in quanto si sono discostati sideralmente dagli esordi (escludendo qualche episodio come Thorn), ma hanno una scintilla creativa che il 99% delle band metal può solo invidiare.
l'Accademico
Venerdì 13 Settembre 2013, 2.14.24
25
non so... concludo dicendo che, fino al momento d'oro dei dischi firmati Osmose Productions, specie se riascoltati oggi, mi sembrano tutti dei capolavori, sia per registrazioni che per composizioni (nonché motivazioni). Da quando queste bands (e parlo anche di Marduk, Enslaved, Impaled Nazarene, ecc) sono passate a più blasonate etichette e studi di registrazioni, si sono gradualmente spente.
lux chaos
Giovedì 12 Settembre 2013, 17.09.01
24
Come ho già detto anch'io, quoto enry al 100%. Il problema, @accademico, per me è la qualità delle songs, non la produzione. De gustibus
enry
Giovedì 12 Settembre 2013, 10.05.37
23
Visto che serve la carta di identità, pure io l'ho vissuto in presa diretta, per la produzione va bene così, ma insieme all'ultimo disco per me resta il meno bello degli Immortal anche se lo considero un lavoro sopra la media ma ben lontano da poter essere definito un capolavoro. E quando uscì il disco onestamente non ricordo neanche una recensione oltre il 6.5/7, per quello che può valere.
l'Accademico
Giovedì 12 Settembre 2013, 1.21.14
22
...vorrei capire cosa intendete per 'produzione inadeguata', e quindi comprendere qual è lo standard e chi lo stabilisce. Uno dei motivi per cui mi sono appassionato di metal estremo è stata questa volubile capacità di controllare i suoni. Mi piace proprio che ci sia una sorta di anarchia nel suono e non qualcosa di pre definito. Questo disco è perfettamente in linea con quello che gli Immortal sentivano di esprimere in quel tempo... ci sono delle ottime canzoni e la registrazione è oscura e selvaggia, così come deve essere (e non certo quella degli Abyss Studios che ne ha snaturato la ferocia). A volte giudicate un disco dal punto di vista sonoro come se il blu di un quadro dove è dipinto un cielo e troppo blu o meno blu... dite che a voi non piace, de gustibus, ma non dite che quel blu è l'errore che pregiudica l'opera. Non esiste un blu vero se non quello che decide in tutta coscienza l'artista.
Max
Mercoledì 11 Settembre 2013, 18.00.54
21
Accademico, io il disco l'ho preso appena uscito aspettandolo pure con grandi speranze, purtroppo appena sentito ci sono rimasto male per una produzione indecente è non conforme al soud adottato dai nostri (diverso dai precedenti, anche dal vivo...). Semplicemente in peggior disco degli Immortal, forse proprio per colpa della produzione...
lux chaos
Martedì 10 Settembre 2013, 16.11.00
20
Anch'io ho vissuto il disco alla sua uscita, e come a punto omega, mi ha fatto cagare assai (anche se poi, come ho detto, l'ho rivalutato in parte), e ricordo anche che molte recensioni del tempo non furono, diciamo, lusinghiere. Saluti
l'Accademico
Martedì 10 Settembre 2013, 14.42.51
19
ah ah ah, Ashura ti maledica Punto Omega
Punto Omega
Martedì 10 Settembre 2013, 0.50.36
18
Comunque resta il fatto che Nagai ha creato altri personaggi, decisamente migliori di Ashura. Due su tutti: Akira Fudo e Ryo Asuka.
Punto Omega
Martedì 10 Settembre 2013, 0.44.40
17
Ho vissuto questo disco alla sua uscita e all'epoca mi ha fatto cagare, inoltre, tanto per precisare, non fui l'unico a pensarla in questa maniera. Con il tempo l'ho (parzialmente) rivalutato, ma continuo a ritenerlo il loro album peggiore. Adesso devo anche rivelare di essere oltre gli 'enta, oppure basta così? E comunque il barone Ashura mi ha dato sempre sui nervi... ... I brividi me li facevano venire le Mazoniane, per non parlare di quell'incubo che era Galaxy express 999. Tanti anni fa le creature di Matsumoto erano decisamente più terrificanti di un Ashura con problemi d'identità sessuale.
l'Accademico
Martedì 10 Settembre 2013, 0.10.17
16
facciamo così, per capirci meglio: aggiungete l'età tra parentesi affianco al vostro war name. Ci sono periodi che non posso essere compresi e condivisi quando ci sono 10 o 20 anni di stacca tra un fruitore e l'altro. Chi ha vissuto questo disco al momento della sua uscita avrà sicuramente un punto di osservazione diversissima (e probabilmente più compiuta) da chi ha ascoltato l'album con una distanza da esso di... 10 anni. Per esempio, sono convintissimo che io non potrò mai cogliere le vibrazioni di mio zio quando ascoltò il Vol4 dei Black Sabbath comprato al loro concerto di supporto negli anni 70... Come molti di voi non coglieranno mai il brivido che corre lungo la schiena a sentir nominare un cattivo come il Barone Ashura, altro che Conte Grishnákh. Intesi?
lux chaos
Martedì 10 Settembre 2013, 0.05.46
15
@puntoOmega: certo, capisco benissimo quel che dici...forse in realtà sono almeno le atmosfere "glaciali" e caotiche alla battles in the north che mi fanno preferire blizzard a damned in black, pur essendo il songwriting nettamente inferiore...de gustibus! Comunque diciamo che fra i due è una bella lotta
Punto Omega
Lunedì 9 Settembre 2013, 14.45.00
14
@lux chaos: concordo con il tuo pensiero, sebbene fra i due dischi ci sia un abisso in termini stilistici. Comunque Blizzard beasts è, a mio avviso, peggiore perché spesso e volentieri sfocia in un'accozaglia di suoni senza capo né coda. Per quel che riguarda la produzione: non che Battles in the north abbia una produzione cristallina (anzi, diciamo pure il contrario), ma la differenza si sente eccome. Battles è un capolavoro, questo un disco sufficiente che, se non portasse un monicker tanto importante, avremmo messo nell'oblio.
Max
Lunedì 9 Settembre 2013, 10.05.05
13
Scusa Accademico, ma in questo disco il sound era già dimentato meno gelido, molto più adatto ad una produzione in stile "At the heart..." , quindi direi che non centra niente il "non capire la filosofia di un tempo"...
Max
Lunedì 9 Settembre 2013, 10.03.15
12
Per me 83 è un voto in eccesso, massimo 70, anche perchè il disco è troppo rovinato da una produzione veramente inadeguata! Poi è uno dei meno belli prodotti dagli Immortal, a parte la mitica "Mountains of Might " ...
enry
Sabato 7 Settembre 2013, 17.07.34
11
Un buon disco ma di molto inferiore ai tre precedenti e anche al successivo. Dopo ASF è quello che mi piace meno, la registrazione invece va bene così. Un disco comunque sopra la media, ma i capolavori degli Immortal sono altri.
Giaxomo
Sabato 7 Settembre 2013, 16.28.43
10
@lux chaos: esatto, secondo me la vera pecca degli Immortal nella loro ottima discografia insieme all'ultimo All Shall Fall.
lux chaos
Sabato 7 Settembre 2013, 16.25.06
9
@puntoOmega: per me se la gioca con damned in black
Punto Omega
Sabato 7 Settembre 2013, 15.39.57
8
Nettamente inferiore agli album che lo hannno preceduto e nettamente inferiore a quello che gli è succeduto (dove gli Immortal hanno cambiato pelle). Forse è l'album peggiore che abbiano mai composto.
Theo
Sabato 7 Settembre 2013, 14.45.45
7
"Aggiustarli' sarebbe come chiedere a Picasso di addrizzare i suoi quadri cubisti." Hai detto tutto con questa frase.
l'Accademico
Sabato 7 Settembre 2013, 13.51.31
6
Capolavoro, l'ultimo purtroppo di casa Immortal. Registrato male? Allora non avete capito niente della filosofia del black/death primordiale di quei tempi. Questi dischi non vanno toccati: errori di esecuzione, missaggio e quant'altro, sono l'essenza dell' anarchia espressa e che ci ha dato un motivo di speranza per la musica estrema. 'Aggiustarli' sarebbe come chiedere a Picasso di addrizzare i suoi quadri cubisti. Bestemmie!
Rens
Sabato 7 Settembre 2013, 13.18.11
5
Riregistrarlo non sarebbe una bella cosa secondo me. Magari, riregistrarlo "mettendolo a posto", migliorando la produzione, ripulendo i suoni, ecc. A mio parere, tutte azioni che rischiano di danneggiare il black metal. Lo si è visto con From the Depths of Darkness di Burzum e con Under the Sign of Hell 2011 dei Gorgoroth. Per quanto riguarda l'album qui recensito, lo ritengo buono; forse, però, è quello che mi piace di meno dopo All shall fall. Baci a tutti
Theo
Sabato 7 Settembre 2013, 12.52.28
4
Riregistrazione? MAI. No e poi no, perfetto così com'è... Inferiore (e di molto) al successore, ma di spessore invidiabile. Direi che il mio voto si aggirerebbe intorno all'80. Grandi Immortal, gruppo unico che ha sempre saputo mutarsi e rinnovarsi senza perdere il loro trademark e la loro impronta, ripeto: UNICI.
Undercover
Sabato 7 Settembre 2013, 12.43.08
3
Quoto le affermazioni di chi mi ha preceduto.
lux chaos
Sabato 7 Settembre 2013, 12.31.26
2
Non uno dei miei preferiti (preferisco per gusto personale la "silver age" e il capolavoro successivo), ma un album che ho imparato ad apprezzare col tempo..quoto Black Face, anche a me piacerebbe moltissimo una nuova registrazione, soprattutto per la batteria di horgh. Mio voto: 70
Bloody Karma
Sabato 7 Settembre 2013, 11.23.58
1
diverso dai precedenti, ma ha ancora presente quel senso di gelo assoluto che caratterizzava la produzione di Abbath e soci. Gran disco!
INFORMAZIONI
1997
Osmose Productions
Black
Tracklist
1. Intro
2. Blizzard Beasts
3. Nebular Ravens Winter
4. Suns That Sank Below
5. Battlefields
6. Mountains of Might
7. Noctambulant
8. Winter of the Ages
9. Frostdemonstorm
Line Up
Abbath Doom Occulta (Voce, basso)
Demonaz Doom Occulta (Chitarra)
Horgh (Batteria)
 
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