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Empyrium - Into The Pantheon
( 3236 letture )
L’INIZIO…
Finalmente il nome Empyrium ritorna a farsi sentire in ambito musicale con una nuova uscita, anche se per il momento dobbiamo “accontentarci” di un live cd e dvd con tanto di documentario, ma vi assicuro che è veramente un bell’accontentarsi. Basterà infatti dare una rapida occhiata alla tracklist per capire immediatamente il livello di quest’esibizione, inoltre tale prodotto è avvolto in un’atmosfera di puro culto per il semplice fatto che la band è tutto tranne che solita a riportare la propria musica sopra un palco, rendendo questi rari momenti qualcosa di speciale e memorabile. L’edizione in questione, intitolata Into The Pantheon, racchiude al proprio interno il primo live della band a Leizpig, per la precisione al Wave Gotik Treffen l’11 giugno del 2011. Il contenuto è costituito da un semplice album con al proprio interno le tracce audio, dal concerto in dvd e Blu Ray, e infine appunto dal documentario di cui andremo a parlare proprio ora.

INTO THE PANTHEON: IL DOCUMENTARIO
I primi secondi costituiscono una carrellata di immagini dove vengono illustrate le copertine di tutti i loro dischi usciti finora, oltre che paesaggi naturali bavaresi fonte di ispirazione per gli Empyrium e piccoli frammenti di live. In questi cento minuti abbondanti di video si parla inizialmente di tutta la loro carriera e di ciò che ha influenzato la band, ovvero la “musa” di queste particolari sonorità e atmosfere, mentre il finale è più incentrato sulle impressione postume al live svoltosi a Leipzig, e qui vengono svelate una serie di riflessioni ed emozioni scaturite dalla prima esibizione dal vivo.

Il cardine del documentario è il frontman e fondatore Ulf Theodor Schwadorf, si tratta infatti di una sorta di intervista nel quale lui parla a piede libero della storia del gruppo. L’inizio non poteva che riguardare il primo tape pubblicato sotto il nome Impurity, dove la musica poteva essere catalogata come un raw black metal grezzo e minimale composto da quattro quindicenni alle prese con la propria prima “garage band”. Le influenze più marcate provengono ovviamente dai classici del thrash metal, ovvero Slayer e Metallica, ma è proprio il black metal norvegese a influenzare Ulf: specialmente (parole sue) la poesia del primo disco dei Cradle of Filth e in particolare il suo carattere teatrale. Il nome Empyrium deriva dal primo EP dei My Dying Bride, Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium, un moniker piuttosto raffinato che si rivela molto più adatto per inquadrare la proposta musicale del gruppo. La band, grazie all’entrata del tastierista Andreas Bach, diventa un duo e produce il primo demo …Der Wie Ein Blitz Vom Himmel Fiel..., dove una produzione più che mai sporca crea un concentrato di sonorità dal sapore macabro, ma allo stesso tempo caldo e melodico. Le sequenze successive si spostano nuovamente verso Ulf, il quale a parole delinea le principali caratteristiche del suo progetto: in primis un diretto rapporto con la natura e l'intenzione di creare una musica capace di generare forti emozioni, catturando tra le proprie note il misticismo e l'atmosfera dell'incontrastata vegetazione della Baviera, più precisamente della Rhön (una bassa catena montuosa nella Germania centrale). Un altro aspetto che si rivela assai interessante è il modo in cui un tempo questi giovani ragazzi si approcciavano verso lo studio di registrazione, totalmente diverso da oggi, e anche varie testimonianze poste a raccontare il modo in cui venivano gestite le vendite senza internet. Da questi racconti ne consegue il ricordo dello stupore provato dal duo tedesco nel vedere che grazie al disco A Wintersunset… erano addirittura riusciti ad ottenere un discreto guadagno economico. Il successivo Songs of Moors and Misty Fields è il concentrato di un intero anno di lavoro, ore e ore passate a casa a suonare, un processo che grazie a qualche miglioria a livello di strumentazione permise un risultato più raffinato rispetto al debutto. In seguito a questo album Ulf e Andreas si dividono, con il primo che vuole cambiare direzione musicale e rendere il tutto ancora più particolareggiato, mentre il secondo si muove verso altri generi più semplici ed orecchiabili. Da qui entra in gioco Thomas Helm, inizialmente solo uno special guest all'interno di Where at Night the Wood Grouse Plays. In questo momento viene spiegata anche la svolta acustica: l'intento era quello di rendere la propria musica più pesante e opprimente, con atmosfere ancora più oscure e sentite; le prime influenze derivano dai classici dei Dead Can Dance e da Kveldssanger degli Ulver. Ma non è solo la musica ad ispirare il talento del frontman degli Empyrium, infatti vengono citate anche produzioni artistiche di Theodor Kittelsen, autore di opere che offrono un’immensa fonte di ispirazione, un'arte che ti travolge letteralmente e ti tiene incollato al quadro; a concludere il cerchio si aggiungono idee derivanti dal cinema horror e da alcuni racconti di tradizione popolare. Senza ombra di dubbio Where at Night the Wood Grouse Plays è l'uscita che divise il pubblico della band in due grandi gruppi: il primo che voleva un suono più epico e bombastico; e il secondo che invece accettò e capì le scelte effettuate, dato che l'essenza della musica era rimasta la stessa. Il passo successivo è costituito da Weiland, nient’altro che il perfezionamento del disco precedente e il raggiungimento della totale espressione musicale derivante dalla natura. Quest’uscita è contraddistinta da tre capitoli che presentano ognuno la propria storia e il proprio diverso carattere strumentale. Oltre a ciò entra in gioco anche una strumentazione differente: una vera batteria, un quartetto di archi, il fagotto e un vero pianoforte, il tutto a vantaggio del risultato finale, sempre più naturale e per nulla sintetico. Da questo momento in poi comincia la pausa degli Empyrium e la nascita di un paio side-project: uno di carattere progressive denominato Noekk e i gotici The Vision Bleak. In mezzo a tutto ciò compare A Retrospective..., ovvero una compilation per il decimo anniversario della Prophecy contenente alcune canzoni ri-registrate (ad esempio The Franconian Woods in Winter's Silence) e inedite (Der Weiher e Am Wolkenstieg). Nel finale le dichiarazioni di Ulf testimoniano che questo progetto non può e non deve finire, ed è da questa convinzione (ci troviamo oramai nel 2010) che ne deriva l’illuminazione che porta alla compilation neofolk intitolata Whom The Moon A Nightsong Sings, dove all’interno di essa è presente una traccia inedita della band. Dal 2011 in poi l’idea del live è sempre più concreta grazie anche ad una valida line-up di supporto costituita da Fursy Teyssier (Les Discrets, Amesoeurs) al basso, Neige (Alcest) e Jochen "Eviga" Stock (Dornenreich, Angizia) alla chitarra, Tobias "Konstanz" Schönemann (The Vision Bleak) alla batteria, Aline Deinert (Neuen Welten) al violino e Christoph Kutzer (Remember Twilight) al violoncello. Dopo un'ora passata a raccontare la storia degli Empyrium, il tutto si concentra sulla preparazione del live e in questo caso entrano in gioco i musicisti appena citati. Quello che viene fuori di conseguenza sono le sensazioni, i dubbi e le paure prima dell’esibizione, una serie di preoccupazioni mista ad adrenalina che culmina nel concerto che andremo a trattare ora.

INTO THE PANTHEON: CD & DVD
Immagini in bianco nero. Rapide inquadrare sul palco e verso la band pronta ad entrare in scena. Il resto sono solo applausi che accompagnano i musicisti alle rispettive posizioni.

L’opener (The Days Before the Fall) proviene dalla compilation Whom The Moon A Nightsong Sings. Le prime impressioni sono ottime: linee vocali molto vicine a quelle udibili su disco, inoltre l'insieme di strumenti acustici e archi dona ancora più pathos al pezzo, grazie anche al grande lavoro alle keys di Thomas Helm. Ognuno dei brani successivi è pescato da un disco diverso: cominciamo quindi con The Franconian Woods in Winter's Silence, canzone che dal vivo si dimostra un’entità mistica più che mai travolgente; gli strumenti riescono addirittura ad esaltarsi in ogni loro singola nota, lasciando totale spazio a momenti di pura drammaticità, i quali si concludono come di consueto con una frecciata di puro black metal folkloristico comandato dalla sei-corde di Neige. Durante Where at Night the Wood Grouse Plays le luci si spengono, comincia a soffiare un gelido vento e l'atmosfera diventa più sentita che mai; questo pezzo si distingue per la propria ritmica, preda del continuo arpeggiare delle chitarre e dello sporadico accompagnamento di archi e di marziali tocchi di batteria. La quarta traccia (Heimwärts) è la prima a provenire dal capolavoro intitolato Weiland, probabilmente uno dei miei dischi neofolk preferiti: le note procedono lente e senza fretta, sostenute dolcemente dallo scream sussurrato di Ulf. Questa composizione si rivela ancora una volta magica grazie ad una serie di elementi quali il carattere dark, i continui cambi di voce resi ancora più significativi dalle tastiere, la drammaticità portata da violino e violoncello, infine da notare sono gli svariati passaggi di basso che si rivelano un assoluto piacere. A concludere la discografia della band tocca alla stupenda Mourners, proveniente da Songs of Moors and Misty Fields, ed introdotta come al solito dagli archi e da tocchi di charleston, basso e grancassa, elementi che successivamente passano quasi in secondo piano sotto i colpi dell'evocativo ed emozionante cantato di Ulf; anche dal vivo questa canzone si dimostra assolutamente perfetta: il suo carattere malinconico, opprimente e drammatico rimane immutato e non si può far altro se non rimanere estasiati.

Il tempo di una veloce accordatura e arriva il momento di Die Schwäne im Schilf, brano che dal vivo assume connotati ancora più intimi e allo stesso tempo oscuri, quasi da film horror: queste sensazioni vengono accentuate maggiormente sia dalle note di tastiera, sia dall'opprimente cantato che dalle diverse parti corali. Dopo una mezz’ora più che abbondante è tempo del primo e unico inedito: Dead Winter Days. Nelle prime immagini ritroviamo Ulf alla tastiera a cimentarsi nella creazione di un'atmosfera tetra e struggente; in seguito la trama del violoncello funge da ponte per l'entrata in scena delle chitarre, questa volta elettriche, le quali si destreggiano tra melodie e lunghi power chords. In questo nuovo brano la solenne voce di Thomas duetta con il cantato in scream, portando alle nostre orecchie momenti veramente significativi. In seguito troviamo Der Weiher (all’epoca una delle novità contenute in A Retrospetive…), un brano dove le parole lasciano quasi interamente il posto alla musica, vera padrona della scena e in grado di coinvolgere a trecentosessanta gradi grazie ad un uso completo ed azzeccato di tutta la strumentazione. Gli attimi conclusivi dell’esibizione sono costituiti dalla fiabesca Many Moons Ago, una canzone che, tra testo e musica, ha sempre evocato in me ricordi di natura fantastico-medievale, come se gli Empyrium si mutassero in un menestrello d’altri tempi.

…E LA FINE.
Costituita da Das Blau-kristallne Kämmerlein, una piccola e breve gemma che chiude un grandissimo live, suonato ed interpretato divinamente. Un concerto che non diminuisce l’impatto emotivo che gli Empyrium hanno sempre trasmesso su disco, ma che riesce a raggiungere alcuni momenti veramente superlativi e artisticamente elevati.

Per concludere è bene contestualizzare questa uscita, la quale rimette in corsa la band e permette a tutti di poter assaporare (anche se in minor quantità) l’epicità trasmessa durante l’esibizione. Inoltre la versione cd può essere vista come un “the best of”, dato che sono stati scelti i pezzi più significativi della storia del gruppo e soprattutto sono stati suonati perfettamente: in alcuni casi, guardando il dvd, mi sono anche accorto di dettagli che mi erano sempre sfuggiti ascoltando solamente le tracce audio. Se uno degli obiettivi era quello di riportare interesse verso gli Empyrium, band fantastica ma purtroppo sempre legata ad un contesto underground, devo dire che il risultato è stato centrato in pieno.
Infine, per chi già li conoscesse, voglio confermare che è previsto per il futuro un nuovo full-length, dunque nell’attesa godiamoci questo gioiello e perché no, andiamo a riscoprire l’intera discografia di questo immenso gruppo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
99 su 6 voti [ VOTA]
Andrea
Sabato 25 Gennaio 2014, 20.27.56
4
Semplicemente da pelle d'oca.
Neige93
Sabato 14 Settembre 2013, 23.26.26
3
Da lacrime.
kharachun0perun
Sabato 14 Settembre 2013, 14.20.56
2
Gli Empyrium sono uno dei gruppi più raffinati che abbia mai sentito, davvero geniali... The Franconian Woods in Winter's Silence è davvero splendida... Penso che il loro miglior disco sia Songs..., senza togliere niente agli altri dischi. Sono fiducioso per il nuovo full-length
Mickey
Sabato 14 Settembre 2013, 11.21.55
1
Molto curioso di questo loro esperimento, inoltre la notizia di un nuovo album è fantastica!
INFORMAZIONI
2013
Prophecy Productions
NeoFolk
Tracklist
1. Intro
2. The Days Before the Fall
3. The Franconian Woods in Winter's Silence
4. Where at Night the Wood Grouse Plays
5. Heimwärts
6. Mourners
7. Die Schwäne im Schilf
8. Dead Winter Ways
9. Der Weiher
10. Many Moons Ago
11. Das blau-kristallne Kämmerlein
Line Up
Ulf Theodor Schwadorf (voce, chitarra, tastiera)
Thomas Helm (tastiera, voce)

Componenti live:
Neige (chitarra)
Eviga (chitarra)
Aline Deinert (violino)
Christoph Kutzer (violoncello)
Fursy Teyssier (basso)
Allen B. Konstanz (batteria)
 
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