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Heretic - Breaking Point
( 1674 letture )
Delle band simbolo del metal ottantiano conosciamo tutto, ma proprio tutto: demo, full length, live album. Nella falange oplitica che queste capitanavano, però, vi erano tante realtà valorose che si sono perse in battaglia, subito o quasi, definitivamente o soltanto per qualche tempo. Come gli Heretic, formatisi a Los Angeles nel 1985, scioltisi nel 1988 dopo un solo disco e risorti magicamente nel 2011, più che altro cavalcando l’onda da revival che sta rimettendo insieme tante piccole realtà del tempo. Breaking Point, quel loro disco d’esordio, uscì proprio nel 1988 e sa farsi rispettare ancora oggi. Probabilmente non è un capolavoro di quelli epocali, ma dimostra pienamente come anche nel variopinto sottobosco metallico si muovessero tante idee interessanti e validi musicisti dal songwriting ispirato.

Il quintetto californiano possiede carica notevole e gran forza d’urto, proponendoci un heavy/power roccioso, melodico e martellante. L’opener Heretic, oltre a rappresentare il brano migliore dell’album, ne è anche la sintesi più credibile, essendo una composizione gonfia di energia e contraddistinta da drumming compatto, ottimo lavoro delle chitarre e linee vocali trascinanti. Per tutta la durata del platter, la coppia Brian Korban-Bobby Marquez sciorina riff e assoli affilati di stampo priestiano, mentre il singer Mike Howe (che in seguito entrerà nei Metal Church) offre una performance trascinante e vagamente epica. Il flavour ottantiano è costante in ogni solco del disco, con la voce di Howe che sembra giungere come un’eco lontana. Molto valido, come detto, è il comparto riff, a tratti davvero incisivo ed affilato, capace di infervorare composizioni ovviamente molto schiette e semplici nella struttura: a prevalere è la veracità dei suoni e degli intenti, orientati per lo più in mid-time aggressivi e talvolta evoluti in frecciate speed metal. Refrain e cori vengono utilizzati sapientemente, dando più spessore alle canzoni; il platter accusa un sensibile calo a metà scaletta, tendendo a farsi leggermente ripetitivo e perdendo un filo di vivacità soprattutto quando la band cerca di creare qualche diversificazione cadenzata al fine di non incancrenirsi su un medesimo canovaccio ritmico. Del disco colpisce l’efficacia e l’immediatezza delle composizioni, la validità di riff e refrain, la facilità con cui le tracce entrano in testa pur senza contare su ritornelli catchy o su soluzioni tecniche particolarmente eccezionali: il classico caso in cui il feeling prevarica la tecnica ed il virtuosismo fine a sé stesso, coinvolgendo l’ascoltatore senza bisogno di orpelli o rifiniture.

Non mancano alcuni passaggi più minacciosi e statuari, oltre ad un episodio strumentale acustico e d’intermezzo (Pale Shelter). L’analisi della tracklist è ampiamente positiva: si parte a razzo con la già citata Heretic, letteralmente irresistibile e tiratissima, e si prosegue con la statuaria And Kingdoms Fall, la meno brillante The Circle, le minacciose Enemy Within e Shifting Fire (ottime nel riffing e nelle sezioni soliste), prima di concludere con due brani discreti ma forse eccessivamente evocativi (Evil for Evil, The Search). In mezzo, spicca la sferzante Let’em Bleed, il secondo brano migliore del disco assieme all’opener: una frustata speed metal molto veloce, incalzante ed elettrizzante anche dal punto di vista vocale. Appare invece un po’ noiosa la dilatata Time Runs Short, che tuttavia non intacca la resa del lavoro nel suo computo globale, mentre Breaking Point è una bella e piacevolissima gemma nascosta tra i meandri del tempo, una sonora ma non ignorante mazzata di Acciaio classico che nulla ha da invidiare a tante celebrate uscite contemporanee.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
Silvia
Mercoledì 17 Ottobre 2018, 10.35.12
3
Si’ è vero, questo faceva parte delle grandi uscite di quel periodo magico x lo speed/thrash/US heavy. Fra l’altro se non erro erano abbastanza conosciuti perche’ ricordo che quando Mike venne preso nei Metal Church la cosa ci fece ben sperare. Ho anche letto che suonavano parecchio dal vivo. Molto bello che li abbiate recensiti 😊
tino
Mercoledì 17 Ottobre 2018, 8.02.30
2
Ho ancora il vinile grande Mike e grandi pezzi
Silvia
Mercoledì 17 Ottobre 2018, 0.05.39
1
Bella recensione x una piccola gemma, forse un po’ vintage x i millennials ma che invoglia a ripetuti ascolti gli adolescenti degli anni 80 che amano il genere (come me 😅 che lo avevo in cassetta, a proposito di vintage ... )
INFORMAZIONI
1988
Metal Blade Records
Power/Thrash
Tracklist
1. Heretic
2. And Kingdoms Fall
3. The Circle
4. Enemy Within
5. Time Runs Short
6. Pale Shelter
7. Shifting Fire
8. Let’em Bleed
9. Evil for Evil
10. The Search
Line Up
Mike Howe (Voce)
Brian Korban (Chitarra)
Bobby Marquez (Chitarra)
Dennis O’Hara (Basso)
Rick Merrick (Batteria)
 
RECENSIONI
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