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Skagos - Anarchic
( 2425 letture )
True Norwegian Black Metal. Ce l'avete presente? Dimenticatelo.
Tutto ciò che gli Skagos vi chiedono è di dimenticare per un'ora l'iconografia satanista, le liriche malate e le atmosfere marce e oscure. Questi ragazzi canadesi suonano cascadian black metal, inserendosi in un filone incredibilmente ricco e profilico e provando a dire la propria in modo diverso da quanto già fatto dai cugini del vecchio continente: si prendano ad esempio le sezioni ambient, che si attestano su atmosfere spesso completamente diverse dalla scena mitteleuropea, presentando venature indie e new age che rendono il sound disteso e arioso, diametralmente opposto all'opprimente ambient proposto ad esempio dai Darkspace. Questa svolta nel sound degli Skagos è recentissima, difatti i precedenti lavori si inquadravano su coordinate decisamente più violente e caotiche, distanti anni luce dall'atmosfera eterea di quest'ultimo lavoro.
La band nasce nel 2007 con il moniker di Kamlaniye, per poi cambiarlo in Skagos, il nome di una fredda isola del nord abitata da feroci bruti dediti al cannibalismo, appartenente al continente di Westeros, parte dell'universo fantasy creato dallo scrittore George R.R. Martin, che molti conosceranno come l'autore della saga "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco". Il gruppo è quindi appartenente alla regione più a nord della cascadia, situata appunto in territorio canadese, forse meno prolifica in ambito di cascadian black rispetto alla regione degli USA, ma che ha dato i natali a band interessanti come i Vision Lunar e gli straordinariamente prolifici Nadja. Fondatori ed attuali unici membri degli Skagos sono Ray Hawes (membro anche degli statunitensi Fauna) alla voce e al basso, e Isaac Symonds, che si occupa di chitarra, batteria, synth e delle voci pulite, entrambi originari di Vancouver. Il loro esordio discografico risale al 2007 con una demo registrata male e suonata approssimativamente, dove però già la band mostra (per quel poco che la produzione lascia intuire) buone idee e una tecnica strumentale discreta. La prima uscita degna di nota è nel 2008, con lo split album Himmelszelti, prodotto insieme ai connazionali Tomhet, vera e propria band di culto dell'underground canadese, che si muove, di uscita in uscita, a cavallo tra il cascadian (con cui spesso condivide le tematiche) ed un più canonico depressive black.
Il gruppo continua la propria marcia l'anno successivo, dando alle stampe il proprio primo full-length, il monumentale Ast. Vero e proprio monolite di black metal, racchiude in sé la selvaggia ferocia di Nattens Madrigal e la drammaticità di Wolves in the Throne Room e compagni. La produzione è grezza ed efficace, il wall of sound che si crea travolge l'ascoltatore con una potenza inaudita. La batteria è terremotante, i blast beat si susseguono senza posa, non lasciano un attimo di respiro. L'album è oscuro e claustrofobico, ma offre sprazzi di melodia, che lasciano filtrare un po' di luce nell'ombra, come fossero radure in un'intricata foresta. L'atmosfera che si respira è appunto questa: si sentono l'odore dei pini, le ombre scure delle fronde, i suoni soffusi della selva. Inutile aggiungere che l'album è un'autentica gemma, uno dei vertici dell'intera scena cascadiana, imprescindibile per chi ama il black caotico e avvolgente di Wolves, Panopticon e simili.
Dopo un buon EP, sempre nel 2009, che dava l'impressione di essere formato da b-sides di Ast, i canadesi sfornano due split con altre importanti band della scena. Sempre nel 2009 vede la luce The Groan of the Ancient Pines, prodotto con gli Wake, valida band, di cui è recentemente uscita una compilation che racchiude i brani della loro breve carriera. Il successivo split degli Skagos risale al 2010 ed è quello con gli americani Panopticon, altra realtà cardine della scena, che trova entrambe le band in forma strepitosa (probabilmente il miglior split edito fin ora in cascadia). I canadesi sfoggiano qui di un sound a cavallo tra la spietatezza di Ast e il mood disteso e dai marcati tratti ambient di Anarchic.

Parliamo adesso nel dettaglio di questo disco. Vero e proprio monolite, concepito per essere ascoltato tutto d'un fiato, non presenta interruzioni di alcun tipo, ma scorre fluido lungo la sua ora di durata. Organizzato in sette movimenti, è reperibile in due versioni, una divisa in due tracce (movimenti I-IV e movimenti V-VII), e l'altra in tre, denominate Side A (I-III), Side B (IV-V) e Side C (VI-VII). Musicalmente non vi è nessuna differenza tra le due, quindi per comodità faremo riferimento alla seconda, quella disponibile sul bandcamp ufficiale degli Skagos.
L'apertura è affidata al synth, che dipinge un'atmosfera caotica e satura, debitrice al sound dei Wolves in the Throne Room. Dopo circa due minuti l'album inizia a decollare, sempre sulle note del sintetizzatore, ma su atmosfere opposte. I suoni sono limpidi, le melodie chiare e ariose. Si inserisce la voce clean, che si muove su lidi quasi vicini all'indie-rock, richiamando gli Oak Pantheon. Tutto è immerso in un universo pacifico, sereno, sospeso. Quando, al sesto minuto, si viene travolti da blast-beat e da riff black, si è quasi sorpresi. Si rimane ancora più sorpresi quando si scopre continuità con le atmosfere precedenti. Il sound è arioso, il muro sonoro eretto dalla terremotante batteria ben si coniuga con la distorsione delle sei corde e con lo scream cupo e basso. Rispetto ad Ast i suoni sono più chiari e puliti, la chitarra meno invadente e il synth in sottofondo dona ai pezzi una componente tipicamente ambient prima decisamente meno presente. Sul finire del Side A il black scompare nuovamente per lasciare il posto a voce pulita, chitarra acustica e synth. Gli ultimi minuti rivedono l'ingresso di batteria e chitarra elettrica, che però non scatenano la propria furia ma si innestano nella chiusura melodica del pezzo.
Si prosegue senza interruzioni di alcun tipo con il Side B, episodio assolutamente unico e singolare. Relegati in un angolo chitarra, batteria, basso e ogni altro strumento tradizionale, gli Skagos si affidano unicamente ai sintetizzatori e alla voce. Nonostante possa risultare ostico a causa della sua durata (18 minuti), regala emozioni straordinarie, che difficilmente sono riscontrabili nel metal. Un'enorme nota di merito va alla voce, vibrante e intensa come poche. Descriverla a parole sarebbe arduo e non le renderebbe giustizia, ascoltare per credere.
Traghettati dalle note di sintetizzatore si arriva al Side C, in cui si torna a parlare anche di black metal. Nei suoi ventitre minuti si alternano sfuriate in blast beat accompagnate da riff in tremulo picking e sezioni folk/ambient. Particolarmente bello lo stacco in stile neofolk a metà brano, segnato dall'incedere marziale della batteria e dagli arpeggi puliti della chitarra. La chiusura del disco è affidata prima ad un mid-tempo caratterizzato dagli incroci vocali tra scream e pulito, poi ad una sezione ambient che non si discosta dalle atmosfere eteree e sospese che rappresentano il filo conduttore di quest'album.
Tirando le somme questo secondo full-length degli Skagos ne rappresenta la naturale evoluzione e, nonostante la sua compattezza e la sua durata, scorre piacevole ed emozionante per tutti i sessanta minuti. Il disco si inquadra appieno nel sound cascadiano, dilatando però ulteriormente le atmosfere e sublimando lo stile, risultando unico nel suo genere, grazie all'atmosfera eterea e pacifica che lo permea.

"Skagos is an altar of life, crafted by living hands, guided by a living mind, in a world dead, but ever dreaming."



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
90.66 su 3 voti [ VOTA]
Pink Christ
Venerdì 10 Febbraio 2017, 16.12.30
19
Ottima recensione, mi ha incuriosito molto e ho ascoltato il disco giorni fa, ma per quanto le melodie siano sublimi, non mi dice molto. Non è un genere che mi attizza anche se devo dire che hanno un gran potenziale e grandi idee.
kharachun0perun
Giovedì 3 Ottobre 2013, 15.28.18
18
Davvero molto bello. Il cascadian black metal è davvero splendido, e quest'album, secondo me, insieme ad alcuni dei Panopticon, dei Wolves in the Throne Room e degli Agalloch, farà storia.
Moro
Martedì 1 Ottobre 2013, 23.59.18
17
Il cascadian è merviglioso.... ormai è un genere quasi consolidato ma io insisto sempre a cercare e ad approfondire la sua radice del crust e negli ambienti punk. Sono fermamente convinto che non esisterebbe "cascadian" senza i centri sociali e senza quei personaggi "borderline" che sviluppano un certo tipo di ribellione musicale rispetto ad altri.
Flag Of Hate
Martedì 1 Ottobre 2013, 22.54.55
16
Ma non fate gli innocentini, il Lambru c'ha ragione assai... è la prima cosa che ho pensato dopo aver letto il nome e scommetto che l'avrete fatto pure voi!!
Ubik
Martedì 1 Ottobre 2013, 16.55.47
15
Mi accodo anch'io all'amore per lo split Skagos/Panopticon *_*
organium
Martedì 1 Ottobre 2013, 16.20.07
14
@moro: concordo sullo split con i Panopticon, uno dei vertici del cascadian a mio parere. @Wild Wolf: grazie
Wild Wolf
Martedì 1 Ottobre 2013, 15.43.07
13
Boh, mai capite le battute su nomi di cose o persone. Non ne colgo l'umorismo, evidentemente. Ad ogni modo, in tutto questo bailamme, vorrei fare anche i complimenti a Piero per la recensione. Col commento di prima me li sono dimenticati, sorry
GioMasteR
Martedì 1 Ottobre 2013, 15.26.17
12
@Ezio: fermiamoci qui. Posso accettare una battuta sul nome della band, per quanto sia dare solo aria alla bocca, ma per favore evitiamo di sconfinare nella bagarre. E non ho intenzione di stare a ripetere l'avvertimento.
Ezio
Martedì 1 Ottobre 2013, 14.30.37
11
Moro meno male che ci sei te con le tue perle di culturà e profondità supreme ad illuminarci!!! SCARSISSIMO!!!
Galilee
Martedì 1 Ottobre 2013, 14.29.18
10
Da lacrime agli occhi, di nome e di fatto. Scherzo devo sentirlo.
Moro
Martedì 1 Ottobre 2013, 14.06.28
9
Al di la di ogni commento di Lambruscore (perdonami, sbaglierò recensioni, ma ogni volta che leggo qualcosa scritto da te, si leggono solo parole a sproposito, battute di una bassezza imbarazzante e sproloqui), gli Skagos sono grandiosi. Da lacrime lo split con gli Wake e coi Panopticon.
Ubik
Martedì 1 Ottobre 2013, 8.35.19
8
Disco bellissimo. Una delle migliori uscite black dell'anno.
Punto Omega
Martedì 1 Ottobre 2013, 0.03.49
7
Gran band.
Wild Wolf
Lunedì 30 Settembre 2013, 22.48.32
6
Una band fantastica, degna della miglior tradizione atmospheric black proveniente dal Canada, e dal Quebec in particolare. Per me, una fra le tre migliori uscite black dell'anno.
Djkelino
Lunedì 30 Settembre 2013, 22.04.02
5
Ahahah il nome fa tanto ridere quanto loro sono bravi ad emozionare...
Francesco Cianci
Lunedì 30 Settembre 2013, 21.46.06
4
Il primo album black che io abbia mai ascoltato,amato fin dal primo ascolto...Pieruccio,non mi odiare ma sono ancora fermo sul 85 ahahah consigliatissimo e spero prima o poi di acquistare il disco
LAMBRUSCORE
Lunedì 30 Settembre 2013, 21.30.58
3
Beh, cn un nome così da noi...oh, ma chi vai a vedere? Gli Skagos, ha ha...chi nn riderebbe???
Ezio
Lunedì 30 Settembre 2013, 21.00.03
2
Skagos...che Scagata di nome!
Sorath
Lunedì 30 Settembre 2013, 20.49.05
1
Ho lo split con i Panopticon (altra grande realtà che vi consiglio di ascoltare) cercherò di procurarmi quanto prima questo lavoro.
INFORMAZIONI
2013
Eternal Warfare
Black
Tracklist
1. Side A (movements I-III)
2. Side B (movements IV-V)
3. Side C (movements V-VII)
Line Up
Ray Hawes (Voce, basso)
Isaac Symonds (Voce pulita, chitarra, batteria)
 
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