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Amon Amarth - Versus the World
( 4911 letture )
Amon Amarth: o li ami o li odi. Se appartieni al secondo gruppo, è facile pensare che non sarai mai d’accordo con quello che scriverò. Se li ami, allora saprai sicuramente che Versus the World è il testamento degli Amon Amarth, uno dei loro lavori più completi, che più rasentano la perfezione, tra i più importanti che la loro carriera pluridecennale abbia regalato ai loro fan.

Versus the World nasce nel lontano Gennaio del 2003, un mese freddissimo per chi lo ricorda. La copertina rappresenta un guerriero vichingo nell’atto di sollevare la propria spada contro il mondo intero, circondato dalle fiamme. Potrebbe essere vista come una metafora della sfida quotidiana dell’uomo contro il proprio destino o come la rivalsa dei vichinghi contro la fine del ciclo di vita e di morte noto come Ragnarok.
L’album qui recensito è il quarto della discografia dei vichinghi di Stoccolma. Il precedente, The Crusher, aveva diviso i fan, che si aspettavano un ritorno alle atmosfere più viking di Once Sent From The Golden Hall. Gli Amon Amarth però sono (o erano?) una band che ha sempre dimostrato l’odio verso la ripetizione e l’autocitazione e, nonostante abbiano cercato di irrobustire il loro sound anche a costo di distaccarsi dalla dicitura viking per avvicinarsi in misura maggiore a quella death, sfornano un lavoro con gli attributi, compatto, coinvolgente, melodico e innovativo, come ancora non se n’erano visti in quel periodo.

L’album inizia nella maniera migliore possibile: Death in Fire, canzone massiccia che da sola racchiude tutta l’esperienza degli Amon Amarth, la loro bravura composita e l’innovazione di Versus the World. Con Söderberg, Mikkonen e Lundström cauti e bilanciati, più proiettati all’esecuzione di riff semplici ma di grande impatto, Johan Hegg e Fredrik Andersson risultano i protagonisti principali. Il primo sfoggia un growl cavernicolo alternato ad uno scream rauco non troppo acuto, l’altro impreziosisce i classici tempi del melodic death con elementi tribali (supportati anche da una certa somiglianza tra il suono della doppia cassa e i tom). I cinque musicisti sono tutti in forma perfetta e dunque la prima traccia, da cui è tratto anche un video, non può che convincere a tutti gli effetti. Tutto ciò non può che indurci a proseguire nell’ascolto dell’album.
For the Stabwounds in Our Backs e Where Silent Gods Stand Guard sono più orientate verso un melodic death più tranquillo, con riff di chitarra misurati e non eccessivamente violenti senza perdere il vigore presentato con la prima canzone. Segue la title-track, inizialmente sulla stessa scia delle due canzoni appena citate, ma che poi avvolge l’ascoltatore con un connubio di chitarre velocissime seguite a ruota da basso e batteria, mentre Hegg si diletta in una parte cantata che non potrebbe essere migliore, con il ritornello che dal vivo coinvolge tutte le platee.
Si ha poi una pausa tranquilla con Across the Rainbow Bridge, canzone molto melodica e non per questo ridicola, con un cantato meno rauco, ottimo espediente per spezzare la monotonia derivante da canzoni troppo caricate. È da sottolineare ancora una volta la prova del singer, capace di sfruttare anche tecniche vocali nuove, come il pig squeal (Why cannot death just set me free! Set me free!) e di Fredrik Andersson che con la sua bravura può trasformare radicalmente riff semplici in partiture complesse.
Versus The World ritorna subito sui propri passi con la potente Down the Slopes of Death, rapida e coinvolgente. A seguire c’è la più cadenzata Thousand Years of Oppression, dal ritornello melodico con un intermezzo caotico ma delizioso, con la batteria che si sbizzarrisce in un assolo mentre gli altri strumenti suonano in crescendo.
Bloodshed e la conclusiva ...And Soon the World Will Cease to Be (che è anche la più lunga del full length) chiudono benissimo un album che non lascia niente a desiderare, se non ascoltarlo di nuovo da capo.

C’è tutto: potenza, tecnica, melodia, velocità, cattiveria, innovazione, originalità. Versus the World è l’album per antonomasia degli Amon Amarth, è quello in cui sono stati rinchiusi tutti gli elementi essenziali del loro sound. Da qui in poi, i cinque vichinghi cercheranno di emulare quanto fatto, riuscendoci o meno non sta a me dirlo. Fatto sta che è palese come questo album abbia rappresentato un traguardo notevole nella carriera della band, soprattutto in fatto di vendite, dato che è stato tra le uscite più vendute della Metal Blade Records.
Ho detto tutto e dire altro sarebbe superfluo. Versus the World è un album che va goduto fino alla fine, tutto d’un fiato e riascoltato svariate volte. Una cosa è sicura: non annoierà mai chi ama davvero gli Amon Amarth.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
82.73 su 19 voti [ VOTA]
Claudio
Domenica 26 Maggio 2019, 19.18.15
21
Discone, uni dei loro migliori
mauroe20
Martedì 19 Dicembre 2017, 11.33.12
20
Oggi lo acquisto, ho letto recensioni positive.Cmq deceiver mi è piaciuto molto
mauroe20
Martedì 19 Dicembre 2017, 11.33.11
19
Oggi lo acquisto, ho letto recensioni positive.Cmq deceiver mi è piaciuto molto
Metalemu
Sabato 6 Agosto 2016, 15.51.45
18
Grandissimo album anche ae devo dire che across the rainbow bridge non mi ha mai convinto appieno. Concordo con il voto del recensore
HERMANN 60
Giovedì 2 Giugno 2016, 15.14.33
17
stupendo come ogni disco della loro produzione
Macca
Lunedì 13 Gennaio 2014, 16.44.57
16
Veramente bellissimo, in nessun altro album degli AA gli ingredienti principali della loro proposta si miscelano in modo così perfetto. Voto 85, il mio preferito insieme a Twilight.
enry
Sabato 12 Ottobre 2013, 20.12.02
15
E mentre si commenta il qui presente 'Versus the World' magari uno ci aggiunge che i tali dischi gli piacevano di più o di meno, cosa che succede spesso nei commenti e che non ha mai ucciso nessuno. Boh.
Danimanzo
Sabato 12 Ottobre 2013, 19.04.07
14
Sono d'accordo con i successivi commenti. Il migliore disco di questa band resta "Once Sent From The Golden Hall. Ma qui non si sta discutendo di quale sia il miglior album degli Amon Amarth; si commenta il qui presente "Versus The World". Bah.
EDOhard (ex tommy)
Giovedì 10 Ottobre 2013, 21.38.11
13
undercover enry...credo che sul fatto che once sent sia di un altro pianeta ci si trovi d accordo tutti quanti amanti e non di questa band...
enry
Giovedì 10 Ottobre 2013, 19.16.50
12
Assolutamente d'accordo, debut-EP e Once Sent restano lassù, per me seguiti a ruota da The Avenger e The Crusher. Il resto viene dopo...
Undercover
Giovedì 10 Ottobre 2013, 19.04.08
11
Il miglior è stato, è e rimarrà il debutto non ci sono cazzi che tengono.
Danimanzo
Lunedì 7 Ottobre 2013, 19.13.22
10
Probabilmente questo album rappresenta il perfetto bilanciamento del sound "Amon Amarth": brutalità grezza e sontuosa magniloquenza perfettamente congiunti. Dopo questo disco una sempre maggiore propensione verso la melodia e il bilanciamento e la pulizia dei suoni diverranno l'imperativo degli svedesi.
Punto Omega
Lunedì 7 Ottobre 2013, 9.31.06
9
@EDOHard: mi trovo in sintonia con la tua analisi (Fate, nonostante sia il disco peggiore degli Amon Amarth, è lungi dal poter essere considerato un disco insufficiente) e dato che stiamo parlando di Versus, voglio aggiungere un paio di informazioni. Quando Vs uscì, molti iniziarono con la solita solfa che ormai accompagna ogni disco dei vichinghi svedesi: si sono venduti, sono diventati più accessibili, ecc., ecc. Con l'uscita dei suoi successori, il disco iniziò ad essere rivalutato e oggi scopro che c'è addirittura chi lo ritiene il loro disco migliore dopo il debut. Certo che il tempo fa cambiare parecchie cose...
EDOhard (ex tommy)
Domenica 6 Ottobre 2013, 23.02.07
8
@maurilio forse mi sono espresso male in ogni caso non prende come twilight...l ultimo non è assolutamente ripetitivo forse un filino più accessibile e semplicistico ma tuttavia non è la complessità una caratteristica di questa ottima band...
maurilio
Domenica 6 Ottobre 2013, 19.38.51
7
Scivola via senza troppi scossoni? Ma non hai sentito quei capolavori delle tracce 3 e 7? Comunque anche se molto bello io gli preferisco With Oden..e Twilight of.., concordo anche con chi dice che fate of Norns non é cosí male, anzi contiene delle ottime canzoni. Surtur non mi é piaciuto molto mentre l´ultimo non l´ho preso perché mi sembra alquanto ripetitivo. Comunque grandissimo gruppo e grandi musicisti dal vivo, il batterista é straordinario.
EDOhard (ex tommy)
Domenica 6 Ottobre 2013, 13.32.37
6
@punto omega in parte concordo...cè disparità di trattamento a mio avviso eccessive all interno della discografia...questo disco che devo ammettere non ho ascoltato ancora moltissimo(ma ciò ne denota una "presa" minore rispetto ad altri) al di là dell opener straordinaria scivola via forse senza troppi scossoni...il tanto bistrattato fate of norns non per intero certo ma in alcune parti non è assolutamente lontano anni luce da ciò come si vuol far sembrare...escluso il debut di un altro pianeta credo che sostanzialmente il resto della produzione si attesti su un ottimo livello senza troppe differenze qualitative fra un lavoro e l altro fatta eccezione per twilight che forse ha qualcosa in più...approfondirò forzatamente vs the world da moltissimi considerato secondo solo al debut ma ripeto non condivido questo parlare di alti e bassi continui della band...io ci vedo solo alti magari non tutti della stessa statura ma un 90 qui ed una sufficienza stiracchiata là non ce li vedo...
Punto Omega
Sabato 5 Ottobre 2013, 16.57.39
5
Vabbé inizia con Death in fire, però è inferiore ai primi due, a Twilight e anche ad Oden. Molto buono, ma 90 è esagerato.
enry
Sabato 5 Ottobre 2013, 15.57.25
4
Qui spaccavano ancora, per me un pelo sotto ai precedenti ma ottimo disco, dopo ci sarà qualche problemino di più, a cominciare dal sonnolento Fate of Norns.
lux chaos
Sabato 5 Ottobre 2013, 15.42.18
3
Quoto, qui erano tanta roba, poi alti e bassi fino al per me (ottimo) "Twilight", e gli ultimi due ormai stanchi e un po ripetitivi...ma questo è stupendo, per me al pari del primo mini, di "Once.." e di "With oden.."
Undercover
Sabato 5 Ottobre 2013, 14.28.14
2
Ecco, con questo gli Amon erano da top.
Radamanthis
Sabato 5 Ottobre 2013, 12.23.20
1
Bello veramente, come del resto tutti gli album degli AA! In linea col recensore per il commento, forse 90 è esagerato ma poco ci manca per arrivarci! Voto 85
INFORMAZIONI
2003
Metal Blade Records
Melodic Death
Tracklist
1. Death in Fire
2. For the Stabwounds in Our Backs
3. Where Silent Gods Stand Guard
4. Versus the World
5. Across the Rainbow Bridge
6. Down the Slopes of Death
7. Thousand Years of Oppression
8. Bloodshed
9. ...And Soon the World Will Cease to Be
Line Up
Johan Hegg (Voce)
Johan Söderberg (Chitarra)
Olavi Mikkonen (Chitarra)
Ted Lundström (Basso)
Fredrik Andersson (Batteria)
 
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