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Eternal Torture - Lacerate the Global Hate
( 998 letture )
Gli Eternal Torture sono una band emergente tedesca che con Lacerate the Global Hate è giunta al suo secondo album. Il primo, Dissanity del 2011, aveva ricevuto buone recensioni in tutto il mondo.
Dopo essersi fatti le ossa all’austriaca Thunderblast Records, i cinque musicisti firmano per la più affermata Noisehead Records ed iniziano le registrazioni di un album il cui mero scopo è quello di stupire gli ascoltatori.

Con un sound innovato e modernizzato, fortemente ispirato a Job For A Cow Boy, Whitechapel e The Black Dahlia Murder, gli Eternal Torture realizzano un album deathcore con ritmiche spinte e poco melodiche che mischiano riff metalcore, blast beat e break down degni del brutal e, dulcis in fundo, elementi derivati dal dubstep. Ci troviamo di fronte ad una band che ha come scopo primario quello di differenziarsi dalla massa, che si pone come obiettivo quello di creare qualcosa di diverso ed originale.
Purtroppo, non basta mischiare tutti gli elementi sopracitati per riuscirvi.

Le canzoni sembrano un’accozzaglia di diversi stili. Tracce come Dresscoat Meat o Beautugly risultano quasi forzate. Le parti dubstep sembrano incollate senza seguire un sentiero logico mentre a primeggiare sono i riff puramente deathcore e metalcore.
La voce fa indubbiamente da padrona. Mi permetto di spezzare una lancia a favore di Andy, cantante versatile capace di spaziare con facilità dai growl più cavernicoli agli scream più acuti: il suo lavoro in tutte le dieci tracce rasenta la perfezione, se non fosse che molti riff di chitarra si somigliano l’uno con l’altro e dunque non può variare più di tanto.
I due chitarristi intrattengono l’ascoltatore con riff più o meno simili. Si passa da veloci plettrate alternate a fraseggi dissonanti per poi procedere in lenti e cadenzati breakdown, una metrica seguita da quasi tutte le tracce, che dopo un po’ mette noia. Nella norma le prove di basso e batteria, adatti allo stile, senza sbilanciamenti, senza eccessivi virtuosismi che mi permetterebbe di evidenziare la loro prova.
Canzoni come For The Masses, Humanus Venenum e Rise in Death si somigliano parecchio – impossibile non notarlo quando una segue l’altra-, per non parlare proprio dell’ultima citata, il cui riff portante sembra una rivisitazione di Y’All Want A Single dei Korn.

Lacerate the Global Hate non è un album compatto. E’ omogeneo nel senso che ogni canzone sembra la continuazione di quella precedente, fatta eccezione per alcune hit come Social Disaster o la conclusiva Song For the Weak. Il resto è una minestra poco digeribile: i vari ingredienti non sono mischiati bene e l’originalità è solo una parvenza forzata.
Molte cose da migliorare a mio parere. Spesso, la ricerca dell’innovazione si presenta come un’arma a doppio taglio: da un lato la (quasi) certezza che ciò che si sta suonando non è ancora presente sullo sconfinato mercato della musica metal, dall’altra il dubbio che il proprio lavoro non possa piacere.
In questa fatica degli Eternal Torture non trovo i giusti elementi per raggiungere la sufficienza.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Delirious Nomad
Lunedì 7 Ottobre 2013, 22.35.56
1
Elementi dubstep eh? Bene, meritano un ascolto solo per aver anticipato sul tempo un mio amico!
INFORMAZIONI
2013
Noisehead Records
Death Core
Tracklist
1. Dresscoat Meat
2. Wardrones
3. Beautugly
4. Hate Prevails
5. Never Forgive and Never Forget
6. Social Disaster
7. For the Masses
8. Humanus Venenum
9. Rise in Death
10. Song for the Weak
Line Up
Andy Brecht (Voce)
Matthias Trippelsdorf (Chitarra)
Mathias Erber (Chitarra)
Andi Pape (Chitarra)
Alex Neuberger (Batteria)
 
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