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Hellion - Screams in the Night
( 1707 letture )
Dopo l’esordio sulla corta distanza, l’allontanamento dal gruppo (vedi relativo articolo della serie Donne Rocciose) a causa dell’atteggiamento maschilista dei suoi primi “compari” nei confronti della donna come cantante metal, salvo poi fare una figura barbina rimanendo senza nemmeno i diritti sul moniker, gli Hellion arrivano nel 1987 ad incidere un album vero e proprio con una line up nuova per 3/4. Screams in the Night può essere considerato come un piccolo Bignami dell’heavy targato U.S.A. della seconda metà degli anni 80 e non solo. Magari già un po’ in ritardo sugli sviluppi che la musica metal aveva vissuto da tre o quattro anni a quella parte, con i pregi ed i difetti del caso, ma ancora in grado di irretire. L’album in oggetto, infatti, gode di tutte le prerogative che ci si aspetta lecitamente da un prodotto del genere. Il suono, risentito oggi, risulta vuoto, affilato, assolutamente lontano dai prodotti moderni, ma molto descrittivo della situazione dell’epoca riguardante i gruppi non di prima fascia, pertanto senza somme rilevanti a disposizione per il proprio lavoro. Il budget risicato, inoltre, produsse anche un generale appiattimento della dinamica dei vari strumenti, altro fatto non raro in tempi di registrazioni analogiche. L’altro elemento che definisce il gruppo in prima battuta è ovviamente la voce di Ann. Tralasciando la sua fisicità, assolutamente irrilevante in sede di recensione, è invece la sua voce a risultare descrittiva di un certo periodo. All’epoca, infatti, le ugole femminili raffinate e tendenzialmente sopranili tanto in auge al giorno d’oggi, erano ancora di là da venire, così come quelle cavernose e growleggianti stile Angela Gossow. Quando si parlava di donna e metal, generalmente si aveva a che fare con cantati sporchi, non particolarmente tecnici e decisamente in grado di affascinare gli ascoltatori più “convinti” di quel tempo, molto inclini ad apprezzare quelle poche ragazze presenti nel giro per le loro doti di aggressività ed immediatezza. In questo senso Ann Boleyn, al pari di altre cantanti come Kate, Betsy Bitch o la prima Doro tanto per fare dei nomi, è uno dei prototipi migliori da considerare. Impetuosa, decisa, molto rock in senso lato e perfettamente adatta al metal del tempo. Insomma: una voce davvero heavy, niente di più, niente di meno; proprio tutto ciò che serviva. Il fatto che fisicamente fosse apprezzabile, non recava di per sé nocumento alla band, semmai a quello provvedeva il suo carattere deciso e poco incline ai compromessi, ma di quello abbiamo parlato nell’articolo prima richiamato. Screams in the Night è un manifesto, un urlo di semplicità e schiettezza, pieno di quella ingenuità spesso rimpianta ed ormai fuori moda, a dispetto del netto miglioramento tecnico garantito dalla nuova formazione rispetto al precedente Hellion. Heavy statunitense, tutto irruenza, fraseggi chitarristici, assoli e voce: tutto qui.

Entrando nel dettaglio dei singoli pezzi, l’opener Screams in the Night è un brano astioso, una denuncia ed una rivincita verso quanto accadutole negli anni e contro quel becero machismo d’accatto che l’ha ostacolata, ma non vinta. Sapore di piena rivalsa in Bad Attitude, il nomignolo col quale era nota nel “giro”, affibbiatole da addetti ai lavori poco abituati ad avere a che fare con donne che cercano di imporsi e di prendere in mano le redini di una band. Tempo di rifiatare col mid Better Off Dead, robusto brano seguito da un piacevolissimo intermezzo chitarristico a cura di Chet Thompson, a sua volta utile ad introdurre The Hand, uno degli highlights del disco. Pezzo consistente, compatto, chiuso da una piacevole -per quanto scontata- cavalcata tipicamente anni 80. Explode, come riconosciuto dalla stessa Ann, è chiaramente solo un filler, tanto che la Boleyn non volle che fosse riconosciuto alcun credito sullo stesso, fatto non certo comune. Situazione che peggiora con Easy Action, canzone completamente fuori contesto imposta da Gene Simmons al produttore -e quindi al gruppo- per ragioni meramente commerciali. Dopo questo duetto decisamente sottotono, Put the Hammer Down provvede a rimettere le cose a posto con un altro mid-time di buon livello nobilitato da un chorus ad effetto, cui segue Stick’Em, quarantasette secondi di assolo di batteria firmato da Greg Pecka, che rappresentano una soluzione inusuale da trovare al giorno d’oggi, ma relativamente comune fino a quel tempo. Children of the Night assesta un altro buon colpo, pur senza alzare il ritmo in maniera forsennata, infine si chiude con The Tower of Air, di atmosfera tendente al doom ed ottima closer.

Screams in the Night non è un capolavoro assoluto, ma è onesto, sincero, rabbioso e capace di raccontare una fase musicale. Inoltre, veicola il valore aggiunto della presenza (e della prestazione) di Ann Boleyn. Abrasiva, aggressiva, sexy e graffiante, tanto da far passare in cavalleria la valida prestazione del resto della band. Gli Hellion non sono mai riusciti ad essere un gruppo di primissimo piano, anche per colpe non loro, tuttavia nel corso degli anni si sono ritagliati uno spazio preciso e possono contare ancora oggi su uno stuolo di fans devoti, segno che qualcosa di buono devono aver fatto. Le ultime notizie su di loro li danno attualmente in fase avanzata di registrazione di un nuovo album, la cui uscita dovrebbe essere pianificata per l’inizio del 2014. Un nuovo Screams in the Night aggiornato ai tempi moderni o un tentativo inutile di rinverdire un passato che non può più tornare? Sarà solo il tempo a dirlo, ma chi segue Ann Boleyn abitualmente, sa che è ancora tosta e motivata; le premesse per un disco interessante quindi ci sono. Nel frattempo mettete Screams in the Night sul piatto (o più probabilmente nel lettore), aprite la finestra ed urlate nella notte con tutto il fiato che avete in corpo; i vicini -forse- capiranno. Le vicine certamente un po’ meno.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Dan Beehler
Mercoledì 8 Gennaio 2020, 14.28.32
4
Gruppo che vedeva due punte di diamante: Ann Boleyn (una specie di dinamite fatta a donna) e il bravissimo Chet Thompson. L'album è decisamente interessante e la signorina tira fuori una potenza notevole
Arrraya
Mercoledì 10 Settembre 2014, 21.08.55
3
Grande Ann Boleyn, anche se ho visto delle foto recenti dove si capisce che si è rifatta, perdendo un po di genuinità. Non è stata una band di primissimo piano ma...ad essercene
raven
Mercoledì 10 Settembre 2014, 21.03.13
2
È esattamente ciò che si vuole intendere
klostridiumtetani
Mercoledì 10 Settembre 2014, 20.40.21
1
Neanche un commento!? Gran bel dischetto! @Raven , quando dici"Heavy statunitense, tutto irruenza, fraseggi chitarristici, assoli e voce: tutto qui." io direi:"Heavy statunitense, tutto irruenza, fraseggi chitarristici, assoli e voce:e vi sembra poco?:
INFORMAZIONI
1987
New Renaissance Records
Heavy
Tracklist
1. Screams in the Night
2. Bad Attitude
3. Better Off Dead
4. Upside Down (Guitar Solo)/The Hand
5. Explode
6. Easy Action
7. Put the Hammer Down
8. Stick ‘em (Drum Solo)
9. Children of the Night
10. The Tower of Air
Line Up
Ann Boleyn (Voce)
Chet Thompson (Chitarre)
Alex Campbell (Basso)
Greg Pecka (Batteria)
 
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