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Vorna - Ajastaika
( 2267 letture )
Nell’ultimo ventennio una delle nazioni che si è rivelata più prolifica, sia come quantità che come qualità, nell’ambito della musica metal è stata senza ombra di dubbio la Finlandia. Nonostante la scena fosse già attiva dall’inizio degli anni ’80 (da citare assolutamente gli ottimi Sarcofagus ed il loro heavy/doom in pieno stile Pentagram), bisogna aspettare i primi anni del decennio successivo per veder muovere i primi passi ad alcune di quelle band che sono oggi considerate giganti della musica metal internazionale. A primeggiare però non è tanto il metal più classico, quanto i generi più estremi e moderni. Si avverte infatti una forte presenza di gruppi death, che spesso si muovono sulle orme dei pionieri Demigod e Demilich, mentre per quanto riguarda il doom estremo la Finlandia rappresenta probabilmente la punta di diamante a livello internazionale per quanto riguarda queste tipo di sonorità, forte di realtà come Skepticism, Worship e Unholy, seguite a ruota da altre validissime band. Interessante e decisamente fertile è anche la scena black, nella quale ci si imbatte sia in gruppi violenti, grezzi e malefici fino al midollo (giusto per fare dei nomi, Satanic Warmaster, Impaled Nazarene, Behexen...) sia in band che si muovono su coordinate più melodiche (Alghazanth, Thy Serpent…). Spesso affine a quest’ultima categoria è il genere che più sta spopolando in territorio finnico in questi ultimi dieci anni: il folk metal. Se ne trova di tutti i tipi e condito in tutte le salse, dalle atmosfere da osteria dei Korpiklaani, all’humppa dei Finntroll, passando per il viking dei Moonsorrow e per le influenze melodic death degli Ensiferum, fino ad approdare all’epicità dei Turisas. In definitiva la Finlandia rappresenta, per un amante di queste sonorità, un vero e proprio eden musicale, che offre una proposta variegata e di indubbia qualità. A questa schiera si uniscono quest’anno i Vorna, con il loro album d’esordio, Ajastaika. Nati nel 2008, pubblicano il loro primo demo l’anno successivo, a cui ne seguono altri due nel 2010 e nel 2011. Il sound della band è fortemente debitore al black, seppur arrangiato e reinterpretato in chiave folk. I rimandi più evidenti sono quelli a Nàttsòl, Galar e Myrkgrav, senza dimenticare ovviamente i primi Ulver. Queste influenze vengono rielaborate e gestite in maniera del tutto originale e personale, rilette poi attraverso bellissime trame di stampo puramente folk e raffinati arrangiamenti sempre di stampo folkloristico, ricorrenti sono infatti stacchi di fisarmonica, melodie di flauto e splendidi cori.

Saltata l’inutile intro è già il momento di uno dei pezzi forti del lotto, Hiiden Taival, che può essere già considerato una summa di tutto ciò che i Vorna hanno da offrire. La prima cosa che inevitabilmente colpisce è la produzione: assolutamente perfetta. Pulita e chiara senza essere plasticosa, riesce nonostante ciò a mantenere un sound che rimanda in maniera immediata al black. I suoni sono tutti ben definiti, batteria e basso non sono oscurati dalla chitarra, né le tastiere sono troppo invadenti, rischio sempre presente in questo tipo di sonorità. Un particolare risalto è dato alla voce, che completa lo splendido affresco sonoro che la band realizza. Vesa Salovaara stupisce subito invece per la versatilità del proprio cantato, alternando agevolmente growl, scream e pulito e riuscendo splendidamente in ognuno di questi tre stili. Il growl è profondo e intellegibile, effettato in modo da renderlo più cavernoso; lo scream viene padroneggiato alla perfezione sia su tonalità più basse che in urla lancinanti; il pulito compare in minori occasioni, ma non per questo è meno efficace: il timbro è profondo ed epico, spesso sostenuto dai cori degli altri membri della band. Le chitarre si muovono su coordinate melodiche decisamente epiche, ma pur sempre fortemente black. I riff in tremulo picking si alternano a sezioni più ragionate e vicine al metal classico e ad altre debitrici al viking di Moonsorrow e Falkenbach. La sezione ritmica fa il suo sporco lavoro in maniera eccellente, le canzoni sono veloci e ritmate e danno la possibilità al batterista di mettere in mostra tutto il proprio repertorio, dai frequenti blast beat alle cavalcate in levare, fino ad arenarsi in alcune sezioni su tempi quasi doom. Il basso, per una volta non mortificato dalla produzione, si rende protagonista di una prova efficace, donando ai pezzi groove e solidità. Elemento fondamentale in questo disco sono poi le tastiere, impegnate sia a fornire una base “atmosferica” al sound della band, sia a tessere le principali trame melodiche. I suoni utilizzati in questo ambito sono vari e ottimamente resi, in generale i più comuni sono il classico pianoforte ed il flauto, anche se non sono rare sezioni affidate alla fisarmonica. Un esempio può essere lo stacco a metà brano in Kaivatun Uni, che glorifica un pezzo già di per sé ottimo, rendendolo uno degli episodi vincenti del disco, accanto alla già citata Hiiden Taival e alla conclusiva Muisto, vere e proprie gemme di rara bellezza, che riescono a risaltare in un platter dalla qualità eccezionale come questo. In generale il disco non presenta momenti di noia o pezzi mal riusciti, ponendosi davanti all’ascoltatore come una realtà indissolubile, che si innalza al suo vero valore solo se ascoltato in blocco, pur restando i brani, anche se presi singolarmente, di indubbia qualità. Personalmente ritengo questo Ajastaika una delle migliori uscite dell’anno in ambito folk/black. Un album fresco, originale nel rielaborare le influenze esterne e che mostra una band in possesso di una maturità compositiva che si rivela ancora più straordinaria se si tiene in considerazione che questo è solo l’esordio per questi giovanissimi musicisti.
Ancora una volta dalla terra dei mille laghi è spuntato fuori un piccolo e inaspettato capolavoro, in grado di rivaleggiare con nomi ben più blasonati, davvero i miei più sinceri complimenti a questi finlandesi!



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
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Le Marquis de Fremont
Lunedì 21 Ottobre 2013, 19.58.18
2
Bellissimo. Grande atmosfera che permea tutto l'album. Non c'è un pezzo che scenda sotto un'altro, segno di un songwriting eccellente. Veramente una sorpresa.
Painkiller73
Giovedì 17 Ottobre 2013, 19.00.07
1
Sentito sul Tubo...non male davvero.
INFORMAZIONI
2013
Inverse Records
Folk/Black
Tracklist
1. Taakse jää
2. Hiiden taival
3. Ukkonen
4. Harhan liekki
5. Kaivatun uni
6. Lehväin varjoon
7. Pakanaveri
8. Ensilumi
9. Ikuiseen iltaan
10.Kuolevan maan kulkija
11. Muisto
Line Up
Vesa Salovaara: (Voce)
Arttu Järvisalo: (Chitarra)
Henri Lammintausta: (Chitarra)
Saku Myyryläinen: (Tastiere)
Niilo Könönen: (Basso)
Mikael Vanninen: (Batteria)
 
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