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Darkspace - Dark Space I
( 4449 letture )
La Serie 9000 è il computer più affidabile mai costruito. Nessun calcolatore della serie 9000 ha mai commesso un errore o alterato un'informazione.
Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore e incapaci di sbagliare.
[HAL 9000, tratto dal film 2001: Odissea nello spazio]


Darkspace. Un viaggio nello spazio profondo. Un buco nero nel cosmo, sospeso, colmo di mistero e ignoto.
Zhaaral, Wroth e Zorgh sono creature di un'altra dimensione. Enigmatiche e oscure, comunicano attraverso un linguaggio complesso, che poco lascia intuire dell'universo che si cela dietro le loro maschere fredde ed impenetrabili.
Dark Space I, l'opera prima della band, preceduta solamente dal demo Dark Space -I, non concede alcuna informazione aggiuntiva. I brani hanno una semplice numerazione sequenziale. Gli unici mezzi cui è affidata la comunicazione sono le note, il ritmo, le distorsioni, la saturazione, e tutto ciò che riesce a proiettare la mente lontano dal corpo e da tutto, in uno spaventoso viaggio verso l'ignoto, accompagnati da un profondo senso di solitudine e smarrimento che attanaglia l'anima.
Tutto intorno l'immenso, che soffoca e opprime con la sua vastità. Come tutte le cose che non riusciamo a misurare, e quindi conoscere. Perciò spaventano.
Quello del trio elvetico è uno spazio oscuro, denso e profondo, nel quale ci si deve immergere, ed esplorandolo lasciarsi vincere da questo nero ammasso cosmico, tra inquietudini e pericoli. Non c'è altra scelta.
Chitarre acide e distorte saturano l'aria rendendola irrespirabile. Il basso di Zorgh infligge colpi ritmati per rendere la materia ancora più nera e soffocante. Solo le tastiere spaziano e fendono l'atmosfera mostrando la capacità di elevarsi oltre l'infinito. Ma il ritmo inferto dalla drum machine ci ricorda che siamo ben oltre i limiti dell'umano.
Ci si smarrisce facilmente, attraverso brani lunghissimi, che vanno avanti e procedono secondo una loro personale logica, seguendo un ritmo sostenuto dalla batteria elettronica, che a volte diventa frenetico, poi si fa più lento, quando si lascia dominare da siderali voli di chitarra, ma resta sempre assolutamente irrespirabile.
Uomo, macchine ed elettronica si fondono nei Darkspace. Un connubio che filtra e distorce la realtà, divenendo quasi sfida. Spesso sembrano proprio le macchine a prendere il sopravvento, fino all'urlo agghiacciante, rabbioso, quasi primitivo, dell'animale atavico che risiede nell'uomo. Un rifiuto, un grido disperato, spaventoso e spaventato, contro l'alienazione, contro la sconfitta. E contro la paura di perdere il controllo.

In Dark Space I ci sono molte citazioni tratte dal capolavoro di Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Non è un caso anche se il paragone è piuttosto ardito. Difficile far collimare le atmosfere dei Darkspace con le perfette simmetrie, le prospettive, le immagini danzanti e fluttuanti del film. Eppure se mai un parallelo potrà essere fatto tra la sofisticata eleganza di Kubrick e l'eterea oppressione dei Darkspace lo si troverà nelle convergenze delle linee musicali della band svizzera. Come Kubrick ama tagliare lo schermo in tante fughe prospettiche, così i Darkspace, nella loro solo apparente confusione, trovano la quadra lasciando confluire perfettamente le diverse dimensioni musicali che si sovrappongono.
La chitarra dal sound sporco e graffiante riempie tutto lo spazio possibile con le sue note acide, il basso dà corpo e pesantezza al ritmo, le tastiere si muovono tra sinuose melodie, le voci corredano il tutto di malefiche inquietudini e la drum machine infierisce con un andatura trascinante e davvero poco umana.
Ed è tutto nero, freddo, come la cover, come le atmosfere. Come la solitudine.

In questa materia così densa, ruvida e claustrofobica i Darkspace definiscono la loro dimensione, andando al di là di ogni sentiero battuto.
E ancora oggi, dopo 10 anni e tre full-length, rimangono figure uniche e solitarie.
Imperscrutabili ma straordinarie. Come i loro album.

La mia mente sta svanendo. Non c'è alcun dubbio. Lo sento. Lo sento. Lo sento. Ho paura. [HAL 9000, tratto dal film 2001: Odissea nello spazio]



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
84.28 su 7 voti [ VOTA]
Giasse
Mercoledì 30 Ottobre 2013, 6.34.08
8
Anch'io preferisco II e III, tuttavia le basi dell'"oltre" claustrofobico e imperscrutabile di cui parla Pat sono tutte qui. Band che riesce a dipingere un climax unico e angosciante con una lettura della materia semplice ma originale. Mi piacciono molto.
Punto Omega
Martedì 29 Ottobre 2013, 9.48.29
7
In tutta sincerità, non ho mai capito tutto questo hype intorno ai Darkspace.
Max
Martedì 29 Ottobre 2013, 9.03.03
6
Gruppo unico, personalmente preferisco il II e soprattutto il III, ma con questo si iniziava in maniera personale a esplorare lo spazio oscuro. Grande band!
Osvaldo
Lunedì 28 Ottobre 2013, 22.46.48
5
Du palle spaziali
Matteo Cagnola
Lunedì 28 Ottobre 2013, 16.29.19
4
Grande gruppo e fra i miei preferiti
PanTheoN
Domenica 27 Ottobre 2013, 17.37.51
3
Comprato ad un negozio dell'usato, orgoglio svizzero!
mefisto
Sabato 26 Ottobre 2013, 18.43.45
2
Concordo Sorath! unici e spaziali Pionieri!
Sorath
Sabato 26 Ottobre 2013, 15.43.34
1
Band e disco spettacolari.
INFORMAZIONI
2003
Haunter of the Dark
Black
Tracklist
1. Dark 1.1
2. Dark 1.2
3. Dark 1.3
4. Dark 1.4
5. Dark 1.5
6. Dark 1.6
7. Dark 1.7
Line Up
Wroth (Chitarra, Voce)
Zhaaral (Chitarra, Voce)
Zorgh (Basso, Voce)
 
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