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Miles Davis - Tutu
( 6711 letture )
Miles Davis, una delle figure più carismatiche della musica jazz, attraversò, a cavallo tra il 1975 e il 1980, un periodo non proprio felice; svariati problemi fisici, depressione e l’uso smodato di droghe e alcolici finirono letteralmente per annientarlo. In questo lungo lasso temporale non solo l’artista cessò di pubblicare nuovi album di inediti, ma addirittura abbandonò quasi del tutto la sua mitica tromba, suonandola sempre più raramente. Tra il 1981 e il 1985 Davis tentò il ritorno in auge sfornando una serie di dischi parte dei quali, però, furono soggetti a critiche. In particolare va segnalato lo scialbo The Man With the Horn del 1981 e l’inopinata scelta di inserire alcune tracce pop in You’re Under Arrest del 1985 che suscitarono feroci polemiche tra gli specialisti del settore. Occorreva assolutamente un’innervata di energia, unita magari ad un lampo di genialità, per poter far brillare nuovamente nel firmamento la stella di Miles Davis. Ciò accadde fortunatamente nel 1986 grazie all’uscita dell’innovativo e sorprendente full length Tutu, titolo dedicato all’arcivescovo sudafricano Desmon Tutu, e pubblicato dalla major label Warner Records con la quale il musicista aveva appena sottoscritto un contratto.

Il platter ebbe una notevole popolarità, al punto di vincere nel 1987 il Grammy Award for Best Improvised Jazz Solo. Il merito di tanto successo va ovviamente ascritto alla ritrovata verve di Davis, ma in principal modo alle brillanti intuizioni del talentuoso ventisettenne polistrumentista Marcus Miller, autore, peraltro, di tutti i brani ad eccezione della funkeggiante Backyard Ritual -composta dal tastierista George Duke- e di Perfect Way -pregevole rifacimento strumentale incline alla disco music dell’omonima song degli Scritti Politti. Tutu, che in origine doveva essere concepito con la collaborazione di Prince, ricade nel genere prettamente fusion includendo parti marcatamente elettroniche che si sposano egregiamente con l’affascinante tromba del musicista originario di Alton. Il risultato di questa simbiosi di due generi così diversi e direi antitetici fu a dir poco stupefacente e l’album si rivelò tra i migliori sulla scena discografica della seconda metà degli anni ottanta. Non sorprende il fatto che i puristi del jazz non condividano minimamente tale visione entusiastica dell’architettura atipica di Tutu, ma coloro che possiedono vedute più ampie nel campo delle sette note non possono che inebriarsi di fronte all’accuratezza dei suoni campionati, sintetizzatori e drum loop miscelati ad ammalianti atmosfere acustiche.
Degna di citazione anche la cover, disegnata da Eiko Ishioka, con un espressivo primo piano del volto di Davis realizzato dal fotografo di moda Irving Penn.

Marcus Miller in occasione della pubblicazione del suo live Tutu Revisited del 2011 affermò di aver cercato di veicolare l’estro di Davis al servizio di un songwriting dal taglio moderno, attraverso percorsi inusuali e ricercando indefesssamente melodie che esaltassero la sua tromba: direi che il risultato finale è seducente come la Venere di Milo!
Difficile trovare punti deboli nella struttura di un’opera mirabilmente inconsueta che partendo dalla travolgente title-track in apertura fino alla conclusiva Full Nelson -in onore di Nelson Mandela- ha il grande pregio di ampliare gli orizzonti e che grazie a tale coraggio ha trovato numerosi estimatori, compreso il sottoscritto, in altre fasce d’utenza non legate obbligatoriamente al jazz.
Che dire ancora: compratelo!



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
64.56 su 74 voti [ VOTA]
franco manna
Giovedì 2 Gennaio 2020, 15.42.56
28
You’re Under Arrest criticato per l’inopinata scelta di inserire alcune tracce pop?Ma chi sono questi critici o presunti tali?
Carmine
Giovedì 6 Febbraio 2014, 13.00.26
27
Critiche assurde questo è un capolavoro della musica fusion!
toni
Lunedì 11 Novembre 2013, 0.24.14
26
ho spiegato perché non mi piace. è musica fatta con i sequencer, nulla di male, ma la tromba di miles suona stanca e fuori luogo in quel contesto
SNEITNAM
Sabato 9 Novembre 2013, 18.15.35
25
Caro Toni che a te quest'album non piaccia sono gusti tuoi ma ilo giudicare le canzoni all'interno delle "fuffe" non ti pone di certo ad un buon livello di ignoranza nell'esprimere un tuo parere sul lavoro fatto non solo da qualcun'altro ma da due musicisti che come dici te riconosci il grande valore
toni
Venerdì 8 Novembre 2013, 23.28.28
24
Caro Sneitnam, a me quest' album di Miles Davis non piace più di tanto e ne ho spiegato i motivi. Forse è stato il primo se non il secondo album di Miles che ho comprato 15/16 anni fa. Subito dopo acquistai "in a silent way" e quello si che per me è un capolavoro, pur trovandoci sempre nell'ambito fusion. E ti dirò di più, sono un grandissimo estimatore di Marcus Miller, uno dei più bravi bassisti funk dalla timbrica riconoscibilissima.Lo stimo altrettanto come compositore, ti consiglio di ascoltare il brano herbal scent sul primo album di Tom Browne. Tornando a Miles io lo ritengo un buon compositore, ma soprattutto un eccezionale bandleader, che aveva grandi capacità di tirare fuori il meglio dai suoi musicisti.
SNEITNAM
Venerdì 8 Novembre 2013, 19.37.40
23
Mi mancano i suoi lavori solisti e il motivo principale è che amo diversi generi musicali dove è veramente difficile far tuoi molti dei capolavori. Un pò alla volta però ci posso riuscire. Comunque Shorter è stato eccellente nel sostituire un grande come Coltrane anche se tra i due sono uno di quelli che ama immensamente il secondo del quale ho approfondito di molto la sua carriera discografica facendo miei molti dei suoi lavori. Dopo anche quà è un discorso di gusti perchè magari a te prende di più la personalità di Shorter o di un altro rispetto a Coltrane
Sans
Venerdì 8 Novembre 2013, 6.26.59
22
naturalmente la mia è un'opinione personale, e limitata all'aspetto puamente tecnico (non intendo sindacare i gusti!). Quanto a Shorter, secondo me la sua vera grandezza la puoi individuare soprattutto nei lavori solisti, quelli usciti su Blue note dal 64 al 67 direi (pensa a un brano clamoroso come "Vertigo").
SNEITNAM
Giovedì 7 Novembre 2013, 20.45.47
21
Beh Sans dal mio punto di vista, anche se non ho studiato Jazz, Davis era un grande compositore. Il discorso vale come per suonare uno strumento e cioè che non si impone il super virtuoso ma quello che col proprio strumento ti trasmette la sua anima in maniera intensa e passionale. Se dopo ci metti anche il virtuosismo oltre a quello che ho scritto sopra allora sei un mostro come è al Basso Marcus Miller e Victor Wooten e com'era il grande Jaco. Wayne Shorter ovviamente è un grande perchè tra l'eccellenza dei lavori con Miles Davis anche ciò che ha fatto con i Weather Report e il suo assolo in A Remark You Made è una delle cose più belle che ho ascoltato. Ma un grande compositore per me lo fa come uno trasmette la sua anima attraverso la Musica aldilà dei tecnicismi che servono fino ad un certo punto perchè ci vuole essenzialmente anima, corpo e creatività. Dopo magari Shorter ha molte più nozioni tecniche sotto il livello compositivo oltre al fatto che è il sassofonista che ha colmato l'enorme vuoto che John Coltrane aveva lasciato in Miles quando si è immerso completamente nella sua magnifica carriera solista. Per Toni e Sgommonauta, aldilà del fatto che gli interventi come il vostro mi danno più la sensazione di voler scatenare reazioni polemiche ai vostri interventi, i gusti per me non si discutono. Un'artista o un gruppo piace a seconda dei vari gusti di ognuno di noi e più quell'artista o gruppo ti piace e più riesci a capire i vari percorsi discografici che ha/hanno realizzato. Ma, insomma, aldilà che mi fate paragone con i lavori precedenti, giudicare quest'album "robetta" o "foffa" è da ignoranti perchè bisogna saper come esprimersi sul lavoro altrui sia che uno esalti la Musica coi suoi lavori, sia che la suoni e basta, sia che componga a livelli ancora non proprio degni di nota e sia che l'ascolti solamente senza muovere un dito per cercare di dire un qualcosa di suo attraverso la Musica rendendo giustizia all'Arte Musicale e a questi ultimi tempi. A parlare senza muovere un dito siamo capaci tutti. Questo lavoro a voi non piace ma tranquilli che non è nè robetta e nè "foffa" anche se paragonata con le prime incisioni di Miles Davis. Andatevi ad ascoltare il Revisited tanto per sentire come hanno reso immortale questo lavoro. I gusti personali non si discutono, lo ripeto, ma dovete ancora imparare ad esprimervi sul lavoro degli altri perchè gli altri, a differenza vostra, hanno fatto un qualcosa degno indubbiamente di nota rendendo la Musica un'universo ancora più fantastico per quel che mi riguarda
sans
Giovedì 7 Novembre 2013, 12.16.32
20
Da appassionato e studioso di jazz, la mia opinione è che Davisa non sia mai stato un grande compositore, ma abbia avuto sempre una genialità assoluta nel prevedere le future evoluzioni della musica. Era un innovatore per quanto riguarda il suono, il suono complessivo di un gruppo e, anche, l'utilizzo dello studio di registrazione (pensate a Bitches Brew). Detto questo, secondo me i lavori migliori sono quelli realizzati con il cosiddetto secondo quintetto, cioè quello con Wayne Shorter, il quale, lui sì, è (sempre a mio modesto avviso) uno dei più grandi compositori del '900. Potrete facilmente convenire con me su questo leggendo le partiture originali, non quelle schifezze di trascirizioni da real book. Non voglio annoiare nessuno con inutili tecnicismi, ma l'analisi dei "grappoli" di Shorter mostra geniali incastri armonici. Detto questo, TUTU, pur essendo un lavoro minore nella discografia di Miles, merita di essere apprezzato!
FromTheBeginning
Giovedì 7 Novembre 2013, 10.52.45
19
In questo contesto scaldato da divergenti opinioni riporto una citazione del grande Miles Davis "Non suonare quel che c’è lì, suona quello che non c’è." Con tale spirito concordo in pieno col recensore. Grazie Fabio
hm is the law
Mercoledì 6 Novembre 2013, 16.42.26
18
@ Sgommonauta: il tuo punto di vista è chiarissimo
Sgommonauta
Mercoledì 6 Novembre 2013, 9.53.23
17
Ma Davis è un colosso, chi lo nega. Allo stesso tempo, non vedo perché io debba apprezzare ogni cosa. Ritengo gli anni '80 della sua produzione decisamente deboli e mediocri, e non mi frega un cazzo di tradimenti e controtradimenti.
precision88
Martedì 5 Novembre 2013, 16.30.08
16
purtroppo il purismo è una delle peggiori malattie che infestano il mondo della musica. Spesso mi è capitato di leggere di gente che definiva Davis come un traditore perchè aveva abbandonato il jazz modale andando a creare un nuovo genere (ritenuto dagli stessi una mondezza), gente che lo ha accusato di aver finito la benzina negli anni '70 e che i lavori successivi siano robetta fatta da Miller. Quest'uomo oltre ad aver percorso ogni epoca del Jazz e derivati, aver scoperto e lanciato decine di talenti grandiosi (Zawinul, Herbie Hancock, John Mc Laughlin e poterei riempire una pagina di nomi), aver creato di fatto dei nuovi generi ancora viene denigrato. Dio solo sa quanto ci vorrebbe oggi un musicista col suo talento, lungimiranza e il coraggio di sperimentare.
Lorin
Martedì 5 Novembre 2013, 16.13.31
15
Assurde critiche a questo disco che è un must della musica fusion. Voto 100!
hm is the law
Lunedì 4 Novembre 2013, 19.55.08
14
@ Toni: ovviamente Davis ha fatto di meglio sono d'accordo, specie nella prima parte della sua carriera (Kind of Blue l'ho consumato ormai), ma questo disco a mio avviso ha un fascino del tutto particolare ed il merito, come ho argomentato nella recensione, è soprattutto di Miller. Grazie dell'intervento comunque
SNEITNAM
Lunedì 4 Novembre 2013, 19.53.32
13
Nel Revisited potrete ascoltare una band composta da musicisti quali Marcus Miller, Christian Scott, Alex Han, Ronald Bruner Jr. e Federico Gonzales Pena i quali non avendo niente di meglio da fare han deciso di fare un tour rivisitando questa "fuffa". Beh dai, la "fuffa" si è trasformata in un bellissimo cigno per fortuna. Si vede che non c'era Miles Davis...
Toni
Lunedì 4 Novembre 2013, 18.50.41
12
Non avrei mai pensatodi irritare il recensore semplicemente esprimendo un opinione argomentata. Per quel che mi riguarda tutu e un album che puo avvicinare al jazz molte persone grazie alle sue sonorita piu vicine al pop, pur tuttaia non trattandosi di vero pop jazz xke mantiene una vena sperimentale. E purtroppo un album molto discotinuo dove la prestazione solistica e piuttosto slegata dal resto che sembra un esercizio al cmi fairlight. Insomma miles ha fatto di meglio, molto meglio anche nell'ambito fusion visto che e stato uno dei primi artisti ad affrontare il genere. Tu parli di "capolavoro fusion" ma questo di sicuro tutu non lo e affatto
hm is the law
Lunedì 4 Novembre 2013, 18.19.23
11
Ed ecco qua due voci fuori dal coro (coomenti 9 e 10) che giudicano robbetta un capolavoro di musica fusion, contenti voi
Sgommonauta
Lunedì 4 Novembre 2013, 17.22.15
10
Toni è stato fin troppo gentile. Davis negli anni '80 era più che finito. Un colosso dal '49 a metà anni '70, poi robetta.
toni
Lunedì 4 Novembre 2013, 16.39.33
9
un buon album, forse il migliore di miles dal ritorno sulle scene a inizio anni 80 a fine carriera; in realtà è un album di Marcus Miller con Miles Davis solista alla tromba. niente di così entusiasmante: miles era ormai alla frutta e per problemi fisici aveva totalmente perso la sua caratteristica timbrica calda. L'album suona tutto così freddo e piatto, quasi fosse la colonna sonora di un poliziesco americano anni 80. Marcus Miller ha fatto di molto meglio, nello stesso periodo è possibile trovarlo come autore e produttore con Luther Vandross e David Sanborn. Il disco vale massimo 65, per il vero apicee della carriera di Miles Davis bisogna andare indietro nel tempo a fine anni 50 inizio anni 60, soprattutto al primo quintetto.Ottima la title track, il resto è solo fuffa pseudo sperimentale per la cui produzione Miles Davis non ha mosso un dito.
Alcibiade il Maialino
Domenica 3 Novembre 2013, 19.27.59
8
Gran disco e potrei chiudere qui...al di la di ogni genere musicale che si ascolti questo disco ti prende dalla prima all' ultima nota. Ultimo aneddoto, con Tutu nel mio lettore mp3 nel 2009 ci feci la preparazione atletica per correre la Maratona di Firenze quindi un grande ricordo per mille motivi.
SNEITNAM
Sabato 2 Novembre 2013, 20.40.18
7
Quest'album è un grandissimo capolavoro ed è, secondo me, il risultato finale di tutto quello che è stato sperimentato tra la fine degli anni '60 e gli anni '70 dal primo Fusion di Miles Davis con la pietra miliare "Bitches Brew" al Fusion anni '70 di Billy Cobham, Stanley Clarke, Weather Report e Jaco Pastorius. Miles Davis era veramente un genio dotato di eccezionali capacità come quelle di essere un grandissimo compositore, gran musicista dotato di un'eccellente personalità che non si accontentava di rimanere dove arrivava perchè sentiva il bisogno di spingersi avanti. Altra qualità era quella di sapere con quali musicisti circondarsi per poter arrivare dove voleva. Ha iniziato a cambiare le regole con Birth of the Cool nel 1949 arrivando a sfornare autentici capolavori a fine anni '50 quali Milestones e Kind of Blue, dove in quest'ultimo prende da ciò che aveva iniziato con Milestones dando inizio al Jazz modale. Non contento, allucinato da un genio come Jimi Hendrix, inizia a inserire strumenti elettrici già da un capolavoro come Miles in the Sky proseguendo nella sperimentazione con un altro capolavoro come Filles de Kilimanjaro per poi l'eccezionale In A Silent Way fino ad arrivare al primo Fusion con Bitches Brew, album che influenzerà una grande band come i Soft Machine capaci di un capolavoro come Third e i successivi a questo. Gli Anni '70 sono stati un altro gran decennio di svolta e sperimentazioni in cui il Fusion si è evoluto ma per come la vedo io il Fusion era quel passaggio fondamentale per poter arrivare al Jazz moderno e cioè a quello contenuto in questa bellissima forma d'arte intitolata Tutu. Davis negli anni '80, dopo essersi ripreso dai malori fisici che lo avevano tenuto fermo per ben cinque anni, fa un altro centro ingaggiando un mostro di talento quale Marcus Miller, il quale si metterà ancora più in luce con una stratosferica carriera solista. Questa gemma è il risultato di dove la Musica voleva arrivare tramite il Jazz con il talento di Miles Davis e di chi ha collaborato con lui. Il Revisited di quest'album, registrato in Francia un paio di anni fa, è uscito sotto Miller e lo straconsiglio per gli amanti della Musica perchè oltre al fatto di avere una Batteria acustica fa venire i brividi per la sua eterna bellezza espressiva con musicisti coi contro coglioni tra cui un Alex Han al Sax capace di infiammare tutto il pubblico presente con un assolo da paura nella cover di Aida presa da The Man With the Horn di Miles Davis (altro album che consiglio) e riproposta nel Revisited assieme alla bellissima In A Sentimental Mood del grande Duke Ellington. Tra le canzoni una Backyard Ritual del grande George Duke che spiazza per l'enorme coinvolgimento in cui ti trascina con una melodia che scatena un'enfasi nel cuore e nell'anima. Ma comunque l'originale va preso e testimonia l'eccezionale talento di un Miles Davis che merita di essere amato in tutta la sua discografia, un talento con delle eccezionali dote espressive capace di rendere la Musica un universo ancora più fantastico, mistico e coinvolgente
VomitSelf
Sabato 2 Novembre 2013, 15.49.40
6
Buonissimo disco. Ma a parere mio il Miles degli '80 era in fase "calante". Impallidisce rispetto al periodo "elettrico" del decennio precedente, a capolavori universali quali In a Silent Way, Bitches Brew, Jack Johnson, On the Corner, Live Evil ecc...comunque, un 75 pieno.
Claudio Milano
Venerdì 1 Novembre 2013, 23.21.37
5
Grandissimo disco, perfetta analisi, persino emozionante
therox68
Giovedì 31 Ottobre 2013, 13.26.42
4
Davvero notevole questa recensione che, nonostante la grande apertura mentale di questo sito, non mi aspettavo davvero. Un musicista "gigantesco" e scontroso e soprattutto geniale che pretendeva molto e dava molto perché il suo essere scontroso non significava tirarsela, non dimentichiamoci che scovò Marcus Miller poco più che ventenne senza contare la sfilza di musicisti giovani e giovanissimi e poi diventati grandi dopo aver suonato con lui - John McLaughlin, Chick Corea, Dave Holland, Tony Williams - dalla fine dei '60 in poi. Complimenti al recensore.
Le Marquis de Fremont
Giovedì 31 Ottobre 2013, 13.17.59
3
Grandissimo album con grandi atmosfere e la bellissima tromba di Miles Davis. Ho sempre faticato ad apprezzare il jazz "tradizionale" mentre trovo estremamente affascinante quando il jazz si "contamina" con altri generi ed influenze, vedi il jazz-rock o musicisti come Jan Garbarek, Pat Metheny, Terje Rypdal o band come gli Oregon. Qui la contaminazione è con l'elettronica. Una perla.
The Nightcomer
Giovedì 31 Ottobre 2013, 9.09.45
2
Ottima recensione, molto sentita, che rende piena giustizia ad un artista eccezionale; di Miles ho sempre apprezzato la volontà di uscire dagli schemi (gli costò numerose critiche anche in passato), concretizzatasi in diversi lavori nei quali hanno trovato spazio elementi apparentemente estranei ed inconciliabili, che però sono stati -negli episodi più riusciti- mirabilmente fusi in un amalgama credibile ed originale. Una cosa è sicura: le sue proposte, nel bene e nel male, non passavano inosservate ed il suo stile (attraverso lo strumento esternava secondo me una profondità ed una semplicità uniche) non necessita di particolari commenti, ma solo di essere amato.
precision88
Giovedì 31 Ottobre 2013, 2.01.32
1
Grazie Fabio aver recensito questo disco. Tutu è stato uno dei pezzi che ha cambiato in modo radicale il mio concetto di musica, avevo 16 anni quando lo dovetti suonarlo ad un saggio, da li è nato il mio grandissimo amore per questo genere. Direi che basta guardare la line up di questo disco per capire che non può trattarsi di altro se non un vero capolavoto. Grazie Miles ma soprattutto grazie Marcus per averci regalato questa perla immortale.
INFORMAZIONI
1986
Warner Bros Records
Fusion
Tracklist
1. Tutu
2. Tomaas
3. Portia
4. Splatch
5. Backyard Ritual
6. Perfect way
7. Don't Lose Your Mind
8. Full Nelson
Line Up
Miles Davis (Tromba)
Marcus Miller (Basso, altri strumenti in tutte le tracce tranne la 5)
Jason Miles (Programmazione Sintetizzatori)
Paulinho da Costa (Percussioni nelle tracce 1, 3, 4 e 5)
Adam Holzman (Sintetizzatore nella traccia 4)
Steve Reid (Percussioni aggiuntive nella traccia 4)
George Duke (Altri strumenti tranne Percussioni, Basso e Tromba nella traccia 5)
Omar Hakim (Batteria, Percussioni nella traccia 2)
Bernard Wright (Sintetizzatori aggiuntivi nelle trace 2 e 7)
Michal Urbaniak (Violino elettrico nella traccia 7)
Jabali Billy Hart (Batteria, Bongo)
 
RECENSIONI
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