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Memento Waltz - Division By Zero
( 2501 letture )
Uno dei tanti presupposti sbagliati della scena metal odierna è quello di prendere qualsiasi band valida sul pianeta e bollarla come becera copia di qualcosa che sicuramente è già stato scritto o negli anni ’80, o già suonato dagli etruschi o addirittura già inscritto in qualche geroglifico di una piramide costruita dagli egizi in un anno che finisce per 80. Se poi la band valida è anche italiana, che Dio ci salvi, i trastulli del turpiloquio arriverebbero a negarne l’esistenza e a bollarla come qualsiasi cosa non sia musica. Eppure sarebbe semplice il concentrarsi sulle canzoni, che in fin dei conti sono l’unica cosa di cui c’è bisogno oggi. Se da una parte il livello mainstream del genere sta per assaporare la giusta pietra tombale, la nicchia e il sottobosco brulicano di energia e la gente che ama sguazzarci brilla di luce propria assieme a parecchie piacevolissime sorprese. Esistono due band di progressive metal che criminalmente sono state snobbate e addirittura quasi finite nel dimenticatoio: parliamo ovviamente di Spiral Architect e Psychotic Waltz. Questa non è gente comune, ma una fucina di capolavori che lustri fa intraprese discorsi mai più ampliati o considerati; oggi ovviamente siamo in cerca delle novità per poi fare opere di negazionismo, mentre sarebbe il caso di dare il giusto peso a questa gente. Dischi come questo quindi si recensiscono con entusiasmo, ma anche col grandissimo rammarico di essere cittadini del più grande paese affossa talenti sulla faccia della Terra.

I Memento Waltz sono sardi e suonano dal 1994, perché non hanno una label o un discreto seguito? Non si sa, non è logico. Quando premiamo il tasto play, Division By Zero si palesa immediatamente in un dualismo pregio/difetto che non lascia scampo: sembra di ascoltare un disco nuovo delle band sopra citate! Parliamo quindi di persone con un tasso tecnico allucinante e una capacità compositivo-esecutiva di pari livello; il sound mischia la glacialità degli Spiral Architect con la potenza evocativa degli Psychotic Walz e un pizzico di "Re Cremisi" a livello di riffing. Il risultato ha quasi del miracoloso e qui ci colleghiamo al discorso fatto in precedenza: i monatti della copia compulsiva dove sono? Palesatevi, venite a dire che queste sette canzoni fanno schifo, sareste ipocriti e lo stesso Manzoni vi declasserebbe a semplici fruitori del morbo destinandovi alla fossa comune della corbelleria.

Un errore di Windows apre le danze e Omicron ci riporta immediatamente ai fasti di un progressive metal che raramente si può sentire nella scena odierna internazionale. I quattro musicisti mettono subito le carte in tavola sfoggiando una prestazione notevole dopo l’altra. Marco sembra un Devon Graves in splendida forma, la sezione ritmica offre una batteria particolarmente ispirata e un bassista che si rivela un vero fenomeno: le partiture che suona sono impressionanti per varietà, velocità e tecnica. Livio, alla chitarra, si rifà tantissimo ai mai dimenticati Watchtower e a un certo Robert Fripp che mai male non fa. Tutte e sette le tracce del disco presentano questi elementi e non si discostano di un solo millimetro: Division By Zero è una chiara, chiarissima dichiarazione d’intenti che probabilmente lascerà il fruitore a bocca spalancata per praticamente tutta la sua durata.
Questo disco è oggettivamente composto da tracce una più bella dell’altra; risulta anche inutile descriverne i momenti e la magia che sprigionano, non sarebbe corretto; Division By Zero va assaporato molto lentamente, come un buon vino di un’annata piuttosto rara. Resta solo tra noi l’annosa e sterile discussione: prendere un sound e farlo tuo in modo tale da arrivare a scrivere grandi canzoni è un’onta verso gli dei del metallo?

Marco, Livio, Giuseppe e Gabriele suonano e compongono in maniera invidiabile e con una maturità sorprendente; questo è quanto. Se riuscissero a dare un’impronta più personale alla proposta sarebbero stratosferici; qui ci accontentiamo alla grande e promuoviamo a pieni voti il disco. Altro non si può fare perché onestamente non c’è nessuna critica da muovere a questi ragazzi, tranne la produzione che non è di qualità eccellente, ma sono dettagli. Abbiamo quindi bisogno di nuovi idoli oggi? Per farne che? Non è che tutti i topi necessitano del pifferaio di Hamelin che se li porti appresso per non essere spaesati; alcuni vanno in controtendenza e diventano consulenti dei migliori chef francesi grazie ad una ratatouille. Fate vostro questo disco e ovviamente comprate le discografie dei gruppi citati: sarebbe un grandissimo regalo per le vostre orecchie.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
98.78 su 19 voti [ VOTA]
Vultumna
Lunedì 4 Novembre 2013, 11.45.55
6
Sbaglio o la copertina come concezione ricorda in maniera nemmeno troppo velata quella di Point of Know Return dei Kansas? Omaggio?
pd75
Sabato 2 Novembre 2013, 23.33.54
5
un misto di fusion jazz e trash metal .disco ascoltato e riascoltato secondo me son degli strumentisti eccezzionali.il cantante ti fa rimanere stupito e meravigliato dove riesce a cantare.i solisti del chitarista son da urlo e la sessione ritmica sembra un treno devastante.
MrO
Venerdì 1 Novembre 2013, 23.16.24
4
Ho visto 3/4 del gruppo esibirsi quando ancora erano giovanissimi (in effetti anch'io lo ero): Livio e Gabriele erano già dei portenti. Vedere il loro lavoro valutato positivamente fa piacere! Lo acquisterò. Bye
Crimson
Venerdì 1 Novembre 2013, 21.04.57
3
Vabbè, che influenze psichedeliche ci sono anche negli altri gruppi ovviamente, in primis Psychotic waltz
Crimson
Venerdì 1 Novembre 2013, 19.50.44
2
La "pubblicità" su ebay recita: "For Fans of Watchtower, Zero Hour, Spiral Architect, Fates Warning, Twisted into Form, Psychotic Waltz". Ora, io sono un fan di questi gruppi ed è vero che il disco non è "nuovo" nel senso che ascoltandolo si capiscono bene le influenze e i rimandi (oltre al pizzico di King crimson c'è pure un pizzico di Ark, secondo me; tra l'altro citati dalla stessa band), ma non è una scopiazzatura di quanto già fatto, è un album personale che aggiunge un piccolo tassello al genere grazie alla scelta di puntare su atmosfere che sfociano in alcuni frangenti nella psichedelia. Comunque, mi attengo semplicemente al piacere dell'ascolto. Disco bellissimo ed emoziante e, restando sul piano delle emozioni musicali, avrei dato sicuramente di più come voto (quanto non lo so, non sono un recensore e non ho voglia di pensare ad una votazione "giusta"). Se vi piacciono i gruppi nominati dovete ascoltarlo assolutamente, ma direi che, in generale, se siete interessati al prog metal tecnico ed intelligente è l'album che fa per voi. P.S. aggiungo, non che siano un male le influenze "palesi". I Fates warning hanno fatto grandi album con Arch pur essendo palesi le influenze di Maiden e compagnia (che nel primo disco erano scopiazzature).
marius
Venerdì 1 Novembre 2013, 19.29.32
1
Con "Burn the sun" è il miglior prodotto prog (nel vero senso del termine) degli ultimi 15 anni. Da ascoltare per credere.
INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Omicron
2. Opus Alchemicum
3. Europa (Jupiter II)
4. Achilles’ Paradox
5. Mechdreamer
6. A New Beginning
7. Emphasize
Line Up
Marco Piu (Voce)
Livio Poier (Chitarra)
Giuseppe Deiana (Basso)
Gabriele Maciocco (Batteria)
 
RECENSIONI
90
 
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