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A Perfect Circle - Thirteen Step
( 4777 letture )
Non è semplice parlare di una band come gli A Perfect Circle: quando l'eclettismo di un maestro come James Maynard Keenan incontra la bravura di un Billy Howerdel, ex-tecnico degli Smashing Pumpkins, il risultato è qualcosa di magnifico, sublime, stupefacente... qualsiasi cosa. C'è poco da fare, gruppi di questo calibro o si amano o si odiano. Comunque, tralasciamo i vagheggiamenti e parliamo di questo lavoro, Thirteenth Step. Siamo agli inizi degli anni 2000, dopo l'uscita di Mer De Noms è tempo di registrare un nuovo album e rimettersi in gioco. Tuttavia, il quartetto losangelino deve fare i conti con alcuni contrattempi che rallentano i lavori: prima il forfait della bassista Paz Lenchantin per seguire gli Zwan di Billy Corgan, sostituita dall'ex Marilyn Manson, Twiggy Ramirez, poi quello del chitarrista Troy van Leeuwen, rimpiazzato dall'ex Smashing Pumpkins, James Iha, nonché i vari impegni di Keenan con i suoi Tool (all'epoca freschi dell'uscita di Lateralus).
Tutto ciò, per fortuna, non ha inficiato minimamente il risultato finale di questo lavoro, così nel 2003 ecco nascere il nostro Thirteenth Step, già piazzato al secondo posto delle classifiche dopo solo una settimana dall'uscita e premiato col disco di platino.

Prima però ammettiamolo: senza voler togliere nulla a questa seconda uscita firmata A Perfect Circle, essa comunque non eguaglia al cento per cento il successo del precedente Mer De Noms. Dal punto di vista compositivo, la grinta e la rabbia dei riff di chitarra si fanno più rarefatte rispetto al passato, privilegiando l'aspetto melodico, presentando vere e proprie venature di post-rock decadente e in certi episodi si arriva a sfiorare addirittura l'enigmaticità e il mistero (e da un personaggio eclettico come il nostro Keenan bisogna aspettarselo).
I brani, per la maggior parte, si presentano come una metafora della tensione verso un qualcosa d'inarrivabile: un andamento lento, malinconico e cullante che si fa più serrato, più teso, incalzato dalle linee di basso (mai relegato a mero strumento di accompagnamento invisibile) e dalla batteria, fino allo scioglimento finale. Ovviamente non mancano i casi dei brani acustici, meno introspettivi e più “positivi” che danno respiro al tutto, come gli enigmatici intermezzi da due minuti. Il risultato ottenuto da questa combinazione di elementi è un'atmosfera molto più cupa, triste e introspettiva rispetto a quella del predecessore, dove la cerca di un "oggetto del desiderio" era più determinata e sensuale. Dunque melodia, oscurità e malinconia sarebbero parole perfette se volessimo descrivere in estrema sintesi il tutto. Se volessimo, ma molti aspetti non li possiamo (né vogliamo) trascurare.

Soffermiamoci ancora un attimo sul titolo, tradotto alla lettera il “Tredicesimo Passo”: secondo alcuni esso farebbe riferimento al programma di riabilitazione degli Alcolisti Anonimi, conosciuto come i “Dodici Passi”, lo stesso numero di brani presenti nel disco. Questo Tredicesimo Passo si riferisce al comportamento dei membri più esperti (che hanno "completato" il percorso) che si sbilanciano a fare avances più o meno spinte verso quelli che invece l'hanno appena iniziato, tanto che in inglese è stato coniato apposta il verbo "to 13th step someone". Ritornando all'album, ogni brano sarebbe quindi come un "passo" che va verso la guarigione: il tredicesimo consisterebbe perciò nell'aver completato i dodici precedenti, l'aver concluso l'ascolto di tutti quanti. Tuttavia, questa teoria è stata smentita in parte dal buon Keenan, il quale ha affermato che il titolo alluderebbe al suo tredicesimo anno di carriera nel mondo della musica.

Tralasciando tutte le congetture e i complottismi, intraprendiamo questo percorso dal primo passo: l'opener The Package ci fa assaporare atmosfere melodiche e malinconiche per poi sfociare nei riff più aggressivi targati A Perfect Circle, accompagnati dal fraseggio incalzante di Keenan.
Weak And Powerless, con le linee di basso che la fanno da padrone, procede a ritmo sostenuto, come la successiva The Noose, dai toni ancora più cupi e tristi rispetto alla precedente.
In Blue, quarto passo del disco, l'influenza di Keenan nella composizione si fa distintamente sentire: le linee vocali riprendono le sonorità tipiche di Lateralus (Parabola in particolare), mentre il quinto Vanishing scivola via piacevolmente verso il sesto A Stranger, un lento acustico dalla vena cupa e nostalgica. Con The Outsider si ritrova la grinta già sentita in Mer De Noms, mentre la successiva Crimes fa da breve intermezzo verso il passo numero nove, la cover di The Nurse Who Loved Me dei Failure; un lento dall'incedere dolcissimo e cullante di sapore retrò, probabilmente il pezzo più riuscito e commovente dell'intero lotto.
Finito il pezzo ci avviamo verso le battute finali: Pet ci fa tornare bruscamente alla realtà con i consueti riff di chitarra alla A Perfect Circle, alternati a parti vocali più lente e oscure che conducono alla breve ed enigmatica Lullaby. Tocca infine a Gravity ricoprire il ruolo del passo finale, dall'incedere ondeggiante e allo stesso tempo sognante; con la frase "I choose to live" si conclude degnamente questo percorso musicale di 50 minuti.

In conclusione, Thirteenth Step ha tutte le carte in regola per essere ascritto a degno successore di Mer De Noms: se non è al suo stesso livello gli manca pochissimo, per cui il suo ascolto/acquisto è caldamente consigliato. Lo stesso discorso si potrebbe fare benissimo anche per il successore eMOTIVe (sebbene sia solo un album di cover più qualche brano proprio), confermando che gli A Perfect Circle finora non hanno sbagliato un colpo. Staremo a vedere se il futuro ci riserverà un'altra bella sorpresa, al momento è ancora troppo presto per parlare.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
89.33 su 18 voti [ VOTA]
TheFreeman
Mercoledì 14 Giugno 2017, 14.50.24
14
Meno pop e più ragionato di Mer de Noms. Sono più affezionato al primo perché The Hollow, Judith e Rose secondo me valgono da sole tutto l'album, ma nell'insieme questo secondo me è più riuscito, più maturo.
Undertow
Lunedì 15 Febbraio 2016, 11.38.49
13
Vado controcorrente. Il vero capolavoro degli A Perfect per me è Thirteenth Step: più maturo, complesso, coerente e raffinato di Mer de Noms (senza nulla voler togliere a quest'ultimo, che è uno degli album a cui sono più attaccato, in generale). The package, Blue e The Noose sono perle rare. Pet è forse il mio pezzo preferito della band. Gravity semplicemente meravigliosa. 99. E comunque basta con questi confronti insensati: I Tool sono i Tool e gli A Perfect sono gli A Perfect. E proprio in quest'album si sente più che mai.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 12.34.17
12
Un cd che ti entra nelle ossa con una serie di brani mostruosi come The Noose, A Stranger, Pet (i Tool senza la loro "pesantezza") e Gravity (versione moderna dei Pink Floyd?). Voto 82
hm is the law
Mercoledì 6 Novembre 2013, 21.59.38
11
Premesso che i Tool sono il gruppo che adoro, trovo comunque questo disco sublime.
zzz
Lunedì 4 Novembre 2013, 23.51.30
10
un disco piacevole ma i TOOL rimangono i TOOL...
VomitSelf
Lunedì 4 Novembre 2013, 21.53.29
9
Pare na bestemmia, ma l'ho sempre preferito a mer de noms, che pure è bello assai. questo per me è da 90 abbondante
Daniele
Lunedì 4 Novembre 2013, 20.19.14
8
Album bellissimo e "the noose" è semplicemente stupenda. Voto perfetto come la recnsione 85.
Lizard
Domenica 3 Novembre 2013, 17.34.29
7
Concordo in tutto e per tutto con la recensione. Disco che merita moltissimo, ma continuo a preferirgli il debutto. Comunque, pura poesia. avremmo bisogno di più musica di questa profondità.
Absynthe
Domenica 3 Novembre 2013, 13.22.31
6
A parer mio, Thirteenth Step rappresenta la summa stilistica e concettuale del Cerchio Perfetto: a dispetto di un ottimo debut, profondo e a sua volta articolato, qui la rarefazione di alcune trame compositive giunge a un livello ulteriormente sviluppato dal duo Keenan/Howerdel, in cui The Package, The Noose, Blue, Vanishing, A Strager Lullaby e Gravity rappresentano esempi di classe non comune quando si tratta di interpretare il rock da diverse angolature. A corollario di quanto detto, si possono osservare in Week and Powerless, The Outsider e Pet gli episodi più granitici e diretti - si fa per dire - del lotto. Menzione a parte, facendo coro alla recensione, credo la meriti proprio la cover di The Nurse Who Loved Me: nella fattispecie, dolcissimo e cullante non possono che essere gli attributi più indicati a descrivere l'etereo scorrere di quei magnifici 4' e 2''. Una band fantastica, da non confondere come la parte meno irruente dei TOOL, in quanto dotata di un'identità assolutamente distinguibile e autonoma. Non so se la loro resistenza a intasare il mercato con un uscite a loro nome sia una sfortuna o meno: in questo senso, li accomuna ai TOOL proprio la tendenza ammirevole di non rilasciare materiale a casaccio quando non lo si ritiene artisticamente valido o quantomeno credibile - distaccandosi notevolmente dalla condotta di altre compagini che rilasciano album a cadenza fissa e dalla qualità decisamente discutibile, quando non oggettivamente infima. Sono certo che il prossimo episodio non deluderà le aspettative di chi, come il sottoscritto, nutre per questa band un particolare interesse (per essere eufemistici).
Sorath
Sabato 2 Novembre 2013, 18.31.59
5
Chi sa suonare e mette la propria bravura al servizio dell'arte.
freedom
Sabato 2 Novembre 2013, 15.15.48
4
Si si, quoto anch'io Undercover. Ottimo album, ma il primo resta insuperabile. Comunque li ho amati tutti e tre i loro dischi.
Red Rainbow
Sabato 2 Novembre 2013, 15.10.26
3
Copio/incollo anch'io il commento di Undercover (ho sempre sostenuto che la sfida con Mer de Noms è racchiusa nei due brani al termine dei rispettivi album, e Breña batte Gravity... ). Per il resto ormai siamo rassegnati, tutto ciò che tocca Maynard è condannato a un'inquietante dilatazione temporale, prendere o lasciare... personalmente, si tratti di APC o Tool, prendo, eccome se prendo...
Freña
Sabato 2 Novembre 2013, 14.59.45
2
quoto undercover, bello ma inferiore al primo.
Undercover
Sabato 2 Novembre 2013, 13.18.28
1
L'ho sempre trovato un bel disco, ma inferiore al primo, peccato siano fermi da secoli...
INFORMAZIONI
2003
Virgin Records
Alternative Rock
Tracklist
1. The Package
2. Weak and Powerless
3. The Noose
4. Blue
5. Vanishing
6. A Stranger
7. The Outsider
8. Crimes
9. The Nurse who Loved Me
10. Pet
11. Lullaby
12. Gravity
Line Up
Maynard James Keenan (Voce)
Billy Howerdel (Chitarra, Cori)
Jeordie White (Basso, Cori)
Josh Freese (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti:
Jarboe (Voce nella traccia 11)
Devo H. Keenan (Cori)
Troy Van Leeuwen (Chitarra)
Danny Lohner (Chitarra acustica)
The Section Quartet (Archi nelle tracce 6, 9)
 
RECENSIONI
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