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Genesis - A Trick of the Tail
( 8592 letture )
Nella storia è capitato molto spesso che band di fama internazionale abbiano subito dei cambi di line up che hanno visto uscire dei membri fondamentali. In alcuni casi il cambio ha portato addirittura una vera e propria svolta stilistica, come accadde per esempio ai Black Sabbath con l’uscita di Ozzy Osbourne e l’ingresso di Ronnie James Dio. Nella quasi totalità dei casi, il membro uscente è stato sostituito con un musicista proveniente da un’altra band, ma in occasione di questo disco è capitata una cosa rara, ossia che il frontman -in questo caso Peter Gabriel- non venne sostituito da un esterno, ma dal batterista del gruppo stesso. In principio i Genesis provarono a cercare un sostituto ma, non riuscirono a trovare nessuno che riuscisse a sopperire in modo degno all’assenza di Gabriel; Phil Collins si propose per l’infausto ruolo (data l’immensità del predecessore). Oltre ad avere un timbro vocale molto simile, ad aver cantato già in due brani come prima voce (For Absent Friends e More Fool Mead), il batterista aveva scritto e cantato in demo lui stesso le linee vocali dei brani che avrebbero fatto parte del settimo disco della band britannica. Alla luce di ciò Collins propose alla band di ricoprire il ruolo di frontman. In principio gli altri membri del gruppo (principalmente Tony Banks) non videro di buon occhio questa ipotesi, ma dopo le prime prove Collins riuscì a convincerli interpretando in modo più che soddisfacente i brani fino ad allora scritti.

Pur soffrendo di diversi problemi derivanti prima di tutto dalla critica musicale che, dopo l’uscita di Gabriel, diede il gruppo per spacciato e in secondo luogo dalle altissime aspettative del pubblico createsi dopo un lavoro maestoso come The Lamb Lies Down on Broadway, questo disco riuscì comunque a soddisfare i fan facendo registrare quote molto vicine al record di incassi. Per la prima volta sotto i titoli delle canzoni non apparve la scritta Genesis , bensì comparvero i nomi dei compositori, cosa che fece risaltare quanto Tony Banks fosse fondamentale per questa band, dato che partecipò alla stesura di tutte le tracce scrivendone interamente due: Mad Man Moon e la title track. Questo lavoro si ricollega, più che a The Lamb Lies Down on Broadway, a Selling England By the Pound, sia per le atmosfere barocche proposte che per le tematiche dei testi, i quali tornano a raccontare storie fantasiose e fiabesche che fino al quinto disco furono uno dei marchi di fabbrica del gruppo.
Anche l’artwork rappresenta un cambio di stile riguardo ai precedenti (tengo fuori The Lamb… in quanto si parla di un lavoro a sé stante), che presentavano sempre delle figure pittoresche narranti in scene ben definite. In questo caso l’immagine ha una colorazione anticata, ricorda molto una locandina teatrale dell’800, in cui vengono rappresentati tutti i personaggi di una commedia disegnati con una matita sanguigna su un pezzo di carta ingiallito. Sicuramente non si tratta della più bella copertina dei Genesis, ma ha uno stile ed una personalità tutta sua.

Entriamo nel vivo del disco. Veniamo accolti dall’arpeggio di chitarra a 12 corde di Michael Rutherford che funge da intro a Dancing on a Vulcano. Ad un orecchio inesperto questo potrebbe sembrare quasi lineare, ma se si va ad analizzarlo si coglie l’incredibile studio metrico che sta dietro a questa parte. Difatti, l’intro è composto da battute di diversa durata (vediamo una scansione in quarti che si evolve in un 4-2-3-4-4-3) per poi sfociare nel 7/8 che ci accompagnerà per quasi tutto il brano. Forse ci troviamo di fronte al pezzo più complesso dell’album, che miscela in maniera grandiosa parti dalle ritmiche serrate ad aperture di enorme effetto. Un’altra caratteristica importante di questa canzone è il largo uso che si è fatto del Moog Taurus, che sostituisce il basso in praticamente tutto il brano (anche a causa del fatto che Rutherford è quasi sempre impegnato con la 12 corde). Inizia ora Entangled, uno dei pezzi che amo di più nella storia della musica: si tratta di una ballad suonata esclusivamente con 2 chitarre acustiche, una 12 affidata a Rutherford e una 6 corde ad Hackett, unite ai mellotron e i synth di Banks. Il risultato ottenuto rimanda all’idea di un carillon cantato. L’effetto della voce è stato ottenuto sovraincidendo almeno 3 voci; il risultato è quasi corale, ma dura solo fino alla metà del pezzo, quando la scena solistica viene presa in mano da Banks, il quale si lancia in uno dei soli più lirici, melodiosi e commuoventi della storia della musica, che ci accompagna fino alla chiusura del brano. Ecco Squonk, pezzo divenuto molto rilevante anche in virtù del fatto che fu l’apertura del loro secondo live ufficiale Second Out pubblicato l’anno successivo. Stiamo parlando di uno dei pochi esempi di pezzo "dritto" all’interno del disco; difatti la progressione in questo brano è esclusivamente legata all’armonia e possiamo notare che i cambi metrici sono assenti o comunque limitatissimi oltre a presentare una scansione ritmica che gira principalmente sul 4/4.
Mad Man Moon è il primo pezzo che incontriamo composto interamente da Banks, il quale apre con un piano che esegue un tema all’unisono con un mellotron di flauto. Questa canzone, oltre ad una liricità eccezionale, ha un arrangiamento che vede protagoniste le tastiere, in particolar modo nella parte centrale, dove percepiamo tutta l’eccezionale tecnica di Banks che raramente abbiamo sentito uscire in una veste così estrema. Molto spesso, infatti, l’artista ha compiuto un vero e proprio lavoro da gregario, supportando i brani senza uscire direttamente in prima linea. Robbery, Assault & Battery, per quanto il testo parli di un ladro che compie una rapina e viene rincorso dai poliziotti, è un brano molto ritmato ed allegro che riattiva una tracklist proveniente da 3 brani abbastanza pacati. Sono interessantissimi gli scambi ritmici nella parte centrale del brano: qui Collins e Rutherford danno veramente il loro meglio. La 12 corde ci introduce in Ripples che all’inizio illude l’ascoltatore travestendosi da bellissima ballad dalle atmosfere morbidissime e distensive. Il cantato di Collins porta con sé una grandissima carica emotiva che riesce a non farci rimpiangere l’assenza di Peter Gabriel. Il brano successivamente progredisce verso un aumento di dinamica importante, pur mantenendo sempre un approccio molto morbido e lirico. A Trick of the Tail è un bellissimo pezzo dall’aria spensierata, molto morbida e gran parte di questa atmosfera viene trasmessa dal tema di piano pizzicato. Questo brano è forse quello che si lega di più alla tradizione "fiabesca" dei Genesis, tratto che ha caratterizzato i loro lavori sino a Selling England by the Pound. Il disco chiude con Los Endos, un brano strumentale molto particolare. È incredibile la prestazione di Collins dietro le pelli, si ha l’impressione di ascoltare una schiera di percussionisti. Il pezzo evolve poi in una sorta di medley di brani, tra cui figurano anche dei temi sentiti in precedenza nel disco.

Indubbiamente, questo disco, a livello di fama e per la quantità di pezzi entrati nella storia, è inferiore ai 3 precedenti lavori della band inglese. Però ci troviamo di fronte un disco molto maturo: tutti i suoni e le linee dei vari strumenti sono studiati al dettaglio per suonare bene assieme. Qui si percepisce in pieno che il lavoro svolto è meno impulsivo (il che non per forza è un bene), è più ponderato (caratteristica che molto spesso si acquisisce con l’esperienza), ma in alcuni casi può togliere un po’ di freschezza ed imprevedibilità alla composizione. Forse è proprio ciò che è accaduto a questo disco: un LP praticamente perfetto da ogni punto di vista, ma che manca di quel filo di follia che rende gli altri lavori più geniali. Detto ciò, se siete amanti del progressive ma soprattutto dei Genesis non potete non avere questo meraviglioso album, indi per cui, se lo avete, riascoltatelo; se non lo avete, correte al primo negozio di dischi e fatelo entrare nella vostra discografia.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
87.32 su 31 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 7 Novembre 2018, 19.30.49
19
Sublime... La band non poteva reggere meglio all'abbandono di Peter Gabriel. Manca quel tocco di follia che nessun altro oltre lui avrebbe potuto dare, ma la capacità dei 4 rimasti e il livello così alto delle composizioni (pervase da una malinconia di fondo che da qui in poi caratterizzerà anche i successivi 3 lavori) fanno sì che A Trick of the Tail possa essere considerato (imho) un capolavoro tanto quanto gli album che lo precedono. Nell'opener, così come in Mad Man Moon o in Robbery c'è tanto di quel prog che (come detto da Ludwig nel post #17) avrà influenza a distanza di un decennio. La delicatezza di Ripples e Entangled è da lacrime. Voto 95
progster78
Lunedì 1 Ottobre 2018, 15.07.41
18
Il primo disco dopo l'abbandono di sua maestà Gabriel...e sinceramente lo trovo bellissimo.Ripples sublime e la title-track grandiosa.voto 85
Ludwig
Lunedì 1 Ottobre 2018, 13.19.11
17
Questo e il successivo sono tranquillamente all'altezza dei precedenti. Duke altro lavoro molto buono, più levigato ma per molti versi ancora prog e influente (vero Portnoy?). Poi hanno svoltato, ma occorre sempre contestualizzare: tutti i gruppi prog del decennio '70 o sono scomparsi, o sciolti, o marginalizzati...o hanno cambiato stile per restare a galla e poter continuare nella loro passione (suonare musica). I Genesis fra questi: io non li biasimo. E comunque qualcosa di buono c'è anche dopo (in particolare nell'omonimo e in We can't dance).
Emanuele
Mercoledì 4 Aprile 2018, 0.39.36
16
Il loro ultimo album progressive. Molto bello. Repertorio all'altezza, brani ispirati che ricreano le atmosfere fiabesche caratteristiche della loro musica fino a Selling England ( The lamb.. è per me un capitolo a sé) e tutto ciò che volete. Ma Gabriel se n'è andato e ha portato via con se anche la magia. Se Selling England vale 98/100 (non 100/100 perché More fool me abbassa il livello, guarda caso..) a questo concedo 87-88.. Più di Trespass, ma meno di tutti gli altri. Comunque è un disco che merita. Hackett e Banks fantastici, talento puro al servizio della band
Macca
Lunedì 27 Novembre 2017, 23.28.51
15
Il mio primo disco dei Genesis, comprato il remaster del 2007 in vinile ad una fiera: bellissimo davvero, considerando anche il periodo storico in cui uscì. Molto bello anche l'artwork. Mi è venuta voglia di rimetterlo su! voto 88
venom
Lunedì 24 Aprile 2017, 22.46.31
14
Meraviglioso un album spettacolare
joe falco
Lunedì 25 Aprile 2016, 17.06.29
13
Ho seguito il consiglio : l'ho riascoltato con attenzione. Grazie. Se non conoscessi i Genesis prima maniera gli darei un voto più alto. Grande merito a quelle atmosfere fiabesche e trasognanti . Il lato B va meglio, direi. Ma Gabriel ha lasciato una voragine e si avverte tutta. I quattro sembrano smarriti e lasciano a Collins il peso di guidarli e tenerli incollati. Per me si è rotto quell' equlibrio a 5 che dava una marcia in più alla band. Si avverte anche qualche richiamo strumentale a Selling England, a conferma della difficoltà a sganciarsi da quel passato che era ancora troppo presente. Io voto 82. Tanto hanno già avuto successo e non li danneggio...
Andrea varese
Sabato 16 Maggio 2015, 0.49.15
12
Lo ascolto da quando uscì nel,purtroppo ormai lontano 1976,è una delle colonne sonore della mia vita,come del resto tutti i dischi dei Genesis fino a Duke, l'uscita di Peter dal gruppo lasciò tutti , me compreso, nello sconcerto,ma ricordo che quando ascoltai per la prima volta le tracce di questo album tirai un sospiro di sollievo, la favola musicale continuava nonostante la mancanza e l'apporto del grandissimo e insostituibile Gabriel,adoro le sonorità di questo lavoro la magia degli intrecci musicali che solo loro riuscivano ad ottenere è ancora viva in questo che ritengo uno dei più bei dischi di sempre.
martellofilosofo
Lunedì 16 Febbraio 2015, 16.25.44
11
Scenario immaginifico creato dalla chitarra di Steve Hackett,(voto 100 e lode).
Paolo
Lunedì 16 Febbraio 2015, 15.06.15
10
Senza star lì a far paragoni con altri album dei Genesis, un vero capolavoro! Musica immortale. Immensi!
hm is the law
Mercoledì 6 Novembre 2013, 22.01.22
9
Ressero la botta del dopo Gabriel in modo magistrale. Questo è un disco fantastico uscito peraltro in un momento crepuscolare per il prog inglese.
Le Marquis de Fremont
Martedì 5 Novembre 2013, 13.32.50
8
Mi ricordo - ed è citato nella recensione - di essere rimasto sorpreso dalla somiglianza del tono di voce tra Phil Collins e Peter Gabriel, in un disco che fondamentalmente, mi era piaciuto di più di The Lamb Lies Down On Broadway ma meno di Selling England by the Pound. Siamo comunque in presenza di una musica sublime, e di bellissime composizioni. Anche il seguente, Wind & Wuthering sarebbe stato sullo stesso livello, poi si sono buttati un po' troppo sul pop, spinti da Collins. Ma qui abbiamo un grande album.
luca
Lunedì 4 Novembre 2013, 10.37.19
7
bellissimo!!!!!
Osvaldo
Lunedì 4 Novembre 2013, 0.31.10
6
Grandissimo album, tra i titoli da avere della discografia Genesis. Fiabesco, progressivo, sognante... la band dimostra il grandissimo talento degli altri musicisti che sempre sono stati ingiustamente all'ombra di Gabriel, primo fra tutti Banks.
Screamforme77
Domenica 3 Novembre 2013, 17.07.53
5
Un vero Masterpiece !
*__*
Sabato 2 Novembre 2013, 20.07.33
4
fatelo vostro vi prego, A Trick of the Tail è un MASTERPIECE, indescrivibile! voto: 98/100
Radamanthis
Sabato 2 Novembre 2013, 13.10.26
3
Beh, sti cazzi direi...che dico! Fiaba rock allo stato puro, Voto 95
Franky1117
Sabato 2 Novembre 2013, 12.46.38
2
bellissimo, ha un'atmosfera fiabesca ancora più dei precedenti, rispetto a cui è inferiore, ma di pochissimo
Metal4ever
Sabato 2 Novembre 2013, 11.49.42
1
Bello, bello, bello! E' vero che è inferiore ai capolavori passati, ma rimane sempre un bellissimo disco. "Dance on Volcano" e la title track sono le migliori del platter, per me.
INFORMAZIONI
1976
AtCo Records/Virgin Records
Prog Rock
Tracklist
1. Dance On a Volcano
2. Entangled
3. Squonk
4. Mad Man Moon
5. Robbery, Assault and Battery
6. Ripples
7. A Trick of the Tail
8. Los Endos
Line Up
Phil Collins (Voce, Percussioni, Batteria)
Steve Hackett (Chitarra, Chitarra a 12 corde, Basso)
Tony Banks (Tastiere, Voce, Cori, Chitarra a 12 corde)
Mike Rutherford (Basso, Chitarra, Chitarra a 12 corde, Moog Taurus)
 
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