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Sidious - Ascension to the Throne ov Self
( 901 letture )
Ascension to the Throne ov Self è il primo EP di un’emergente e promettente band inglese, i Sidious, e, pur avendo un minutaggio limitato a soli diciotto minuti circa e contenendo al suo interno quattro brani, è ampiamente sufficiente per dare un’idea chiara sia delle potenzialità dei musicisti coinvolti che del sound che intendono proporre.
Il primo aspetto che colpisce è l’elevato grado di maturità di quest’ultimo, segno che si ha a che fare sì con il debut album di una nuova band, ma anche con gente non propriamente alle prime armi, come il chitarrista Mark Antoniades ed il bassista Chris Davies, in line up anche con la death/doom band Eye of Solitude. Scavando nel loro passato si scopre anche che in realtà la band, attiva dal 2009 sotto il monicker Seeds of Detest, ha anche già realizzato in precedenza un demo di quattro tracce, denominato Seed.
L’artwork, realizzato dalla Luciferium War Graphics, rende molto bene già di per sé l’idea degli scenari infausti in cui ci si imbatterà durante l’ascolto, essendo foriera di demoniache ed oscure presenze.
L’aspetto sonoro ne è assolutamente all’altezza fin dalle battute, quando dopo una breve introduzione sinfonico/spiritistica i rullanti iniziano a scaldarsi per preparare una relativamente graduale discesa degli oscuri anfratti della veemenza sonora.
La proposta musicale può essere essenzialmente descritta come un corroborante e deflagrante miscuglio di sonorità ispirate al death metal più crudo e truce, sporcate da elementi di derivazione black ed immerse in una cornice sinfonica, mentre tra le influenze più evidenti spiccano soprattutto i Behemoth, ma anche Septic Flesh e Dimmu Borgir.

L’impatto con la solida sezione ritmica è imponente, i tappeti di doppia cassa vengono scagliati in modo repentino e ciclico, tenendo alta l’intensità ed il livello di saturazione senza compromessi di sorta.
Tutto ciò viene poi parzialmente edulcorato dalla cornice sinfonica di fondo, che riesce a conferire al complesso un’aura di arcana solennità, trovando comunque lo spazio per emergere e per non farsi schiacciare del tutto dal tritasassi percussionistico.
Il growling invece entra quasi in sordina, essendo inizialmente distorto dall’effettistica ed impostato in modo da apparire quasi impersonale, per poi scagliarsi con tutta la sua carica furibonda, trasformandosi in un brutale grugnito gutturale e rivelandosi assolutamente all’altezza del compito di condurre e finanche sovrastare una simile aggressione ritmica, peraltro sostenuta e rinvigorita da un guitar work dai contorni non ben definiti ma talvolta utilizzato per aumentare la forza d’urto della stratificazione sonora che ne deriva, altre volte per costruire una solida linea guida in un campo minato da blast beat e bizzarre partiture circolari del piano, altre ancora per sprigionare boati che rimbombano come tuoni.
Gli sporadici break sono i soli momenti in cui poter brevemente godere di fugaci linee melodiche, ma anche di lugubri atmosfere tastieristiche.
Col passare del tempo iniziano sempre più a palesarsi anche malefiche mutazioni del registro sonoro, facendo sì che al vorace growling si alterni uno screaming squarciante in grado di ergersi sulla dirompente ritmica per colpire con altrettanta spietatezza.
Il vantaggio di poter condensare il tutto in pochi minuti è evidente, vale a dire quello di mantenere alto il livello compositivo dall’inizio alla fine, di evitare inutili filler andando dritto al sodo, passando da Insurmountable Mass, solenne ed efferata manifestazione di un death lievemente sinfonico ma essenzialmente possente e dilaniante, a Sentient Race, un’aggressione sonora, meccanica e martellante, ricolma di riff tonanti e blast beat, anche questa essenzialmente di stampo death, a Nihilistic Regeneration, in cui break horrorifici ed elementi di derivazione black iniziano ad emergere con prepotenza.
Ma il culmine si raggiunge con la title track, che è senza dubbio il brano più rappresentativo, meglio riuscito ma anche più articolato dell’intero pacchetto. È qui che maggiormente si gode di più curate orchestrazioni, dell’alternanza più spinta tra registri vocali diversi, ma anche tra mood differenti, che mescolano aggressività, ricercatezza ed un’intensa dose di oscurità, che si fa maggiormente evidente verso il finale, allorquando al rimbombo di poderosi riff ed alle raffiche di colpi del drumming si abbinano cori che sembrano provenire direttamente dalle viscere degli Inferi.
Infine, anche la produzione è di alto livello, ma del resto non c’è da stupirsi dato che qui c’è la mano di Russ Russell (Dimmu Borgir, Napalm Death, …) ed è superfluo dire che mai come in questi casi una tale collaborazione possa davvero fare la differenza.

Con questo EP di debutto i Sidious mettono in mostra un blackened death sinfonico di grande levatura, proponendo sì un sound derivato da grandi compagini del passato, ma rielaborandolo con buona dose di personalità, ragguardevole perizia tecnica e pregevole cura dell’aspetto compositivo. Non è facile riuscire ad impressionare con un prodotto della durata di appena diciotto minuti, ma gli inglesi ci sono già riusciti, creando grandi aspettative per il futuro.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Kaotoxin Records
Death / Black
Tracklist
1. Insurmountable Mass
2. Sentient Race
3. Nihilistic Regeneration
4. Ascension to the Throne ov Self
Line Up
Tom 'Void' Allen (Voce)
Mark Antoniades (Chitarre)
Steffan Gough (Chitarre)
Chris Davies (Basso)
Fahim Ahmed (Batteria)
 
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