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Crying Steel - Crying Steel
( 1648 letture )
Inseriti a pieno merito tra i pionieri dell’heavy metal made in Italy, i bolognesi Crying Steel non hanno purtroppo avuto il successo sperato e ad oggi contano appena tre studio album pubblicati tra il 1987 e il 2013, più vari demo fatti uscire nella prima metà degli anni Ottanta ed il qui presente EP risalente al lontano 1985. Messi in piedi da ex membri dei Wurdulak, i Crying Steel sono una band che ha sempre avuto le idee ben chiare sul tipo di sound da proporre: un heavy metal che tanto ricorda i lavori più diretti di Saxon e Judas Priest -tanto per citare i primi due nomi della lista-, con tanto di vocals ispirate e dagli acuti facili, chitarre graffianti, melodie quel tanto che basta e ritmiche quadrate ma non per questo banali. L’omonimo EP di cui ci occuperemo quest’oggi non è certo un capolavoro della tecnica e nemmeno un esempio da tramandare ai posteri per quanto riguarda la produzione, ma è un lavoro costruito sulla passione più sincera per questa musica e suonato con quella spensieratezza di cui solo una band agli albori è capace. In soli cinque pezzi emergono infatti i tratti principali del sound che caratterizzerà i dischi successivi e si capiscono facilmente le potenzialità solo in parte espresse negli anni seguenti dalla band emiliana. Caratteristica peculiare della schiettezza rappresentata da questo demo è la copertina, dal disegno a mano libera molto amatoriale che difficilmente potrà essere apprezzato da chi non sia un collezionista di rarità o un semplice amante di certi aspetti dal sapore vintage.

Ma quel che più conta è la musica e di questa, nei ventitré minuti di durata del disco, ce n’è abbastanza da non farci pensare ad altro. L’attacco di Ivory Stages è dei migliori, con un drumming semplice e non invasivo e le chitarre a predisporre la trama su cui far poggiare la talentuosa voce di Luca Bonzagni (protagonista, in seguito, sia di On the Prowl che di The Steel Is Back!), fautore di alcuni acuti notevoli e nel complesso di una prestazione sempre all’altezza della situazione. La canzone funge da apripista per il primo pezzo da novanta del mini album. Poche contenute note iniziali introducono una fiammeggiante You Have Changed, in cui spiccano le linee di chitarra della coppia Nipoti/Simonini, con la sei corde solista che si prodiga, sul finire del pezzo, in un assolo che ha del magico per il modo in cui è suonato e l’altra chitarra che continua incessantemente a portare avanti la propria trama ritmica, aggressiva e dal mood avvolgente. Meno incisiva, ma più divertente è invece Hero, che però arranca in più punti e non rende il giusto merito alla potenza vocale di Bonzagni. Dai toni più epici la gradevole When the Rainbow Dies, che presenta molti spunti interessanti a livello di composizione, con certe atmosfere e melodie create dalle chitarre che rendono il pezzo uno dei più rifiniti e curati tra i cinque qui presenti. Riuscitissima è anche la conclusiva Runnin’ Like a Wolf, canzone dal mood iniziale malinconico, ma che si rianima nel giro del primo minuto assumendo toni più acuti e raggiungendo velocità più sostenute. Nelle strofe che precedono i ritornelli, inoltre, la voce di Luca Bonzagni si avvicina davvero molto a quella di Geoof Tate nell’EP dei suoi Queensrÿche di due anni precedente a questo dei Crying Steel. È un peccato che le due band abbiano però conseguito un successo così diverso, a netto discapito ovviamente della compagine italiana.

I Crying Steel raggiungeranno l’apice della loro produzione artistica già col disco d’esordio, quell’On the Prowl che aprì la strada dell’heavy metal a tante giovani band dell’epoca dando vita ad un filone musicale ed artistico visto come la risposta italiana alla N.W.O.B.H.M., per certi versi a ragione, ma che resterà comunque un’espressione in parte nascosta al grande pubblico internazionale. Varie vicissitudini porteranno la band a pubblicare solamente altri due full length dopo il debut dell’87, ovvero The Steel Is Back! nel 2007 e Time Stand Still nel 2013, ma siamo sicuri che il nome dei Crying Steel non è ancora destinato a scomparire dalle scene. E intanto riascoltiamoci questo EP, ovvero la scintilla da cui tutto ha avuto inizio.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
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The Nightcomer
Mercoledì 18 Dicembre 2013, 21.59.16
1
Piccola gemma del metal italiano uscito negli anni ottanta, questo mini lp dimostra come il nostro paese non avesse da invidiare a molte proposte straniere. Ormai sono passati quasi trent'anni da allora, quindi capisco che artwork, produzione e proposta musicale possano apparire datati, ma a distanza di tempo trovo ancora affascinanti titoli come questo, testimoni di un'epoca di cui oggi rimane solo il ricordo.
INFORMAZIONI
1985
Metaleye
Heavy
Tracklist
1. Ivory Stages
2. You Have Changed
3. Hero
4. When the Rainbow Dies
5. Runnin’ Like a Wolf
Line Up
Luca Bonzagni (Voce)
Franco Nipoti (Chitarra)
Alberto Simonini (Chitarra)
Angelo Franchini (Basso)
Luca Ferri (Batteria)
 
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