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Opeth - My Arms, Your Hearse
( 7900 letture )
C’ERA UNA VOLTA
Tanto tempo fa una band scriveva di sentimenti, amori, passioni e guerre interiori. Non era un gruppo standard, qualcosa di più si nascondeva dentro di loro perché le potenzialità che si erano viste sbocciare come un fiore, più di preciso un’orchidea, erano dietro l’angolo. Prima si dovettero svegliare con la luce del mattino, la nascita di un nuovo giorno; una volta svegli compresero che era ora di camminare, era primavera e Aprile era alle porte. Non giravano in lungo e in largo il mondo come molti possono pensare oggi, ma piuttosto cercavano di consolidare le loro basi nella terra natia, la Svezia, in modo da ricevere consensi man mano, senza guardare troppo lontano perché all’epoca non si viveva di musica, era una passione e le passioni vanno coltivate con tutto se stessi.
Decisero che era ora di fare il salto di qualità e all’annuncio su un giornale locale rispose un ragazzo, un certo Martin Lopez, che andò a sostituire Anders Nordin che aveva abbandonato da poco. Il nuovo membro chiese di portare con sé anche il suo amico Martin Mendez, un bassista con poca esperienza alle spalle ma di note capacità. Mikael accettò subito altrimenti nelle sessioni di registrazione che poco dopo sarebbero iniziate, avrebbe dovuto sostenere il carico come cantante, chitarrista e bassista. Peccato che il suo desiderio non fu esaudito interamente data l’impossibilità di Mendez di imparare tutte le parti a lui assegnate ed entrò nel gruppo a tutti gli effetti solamente per il tour successivo a supporto a un’opera alquanto ambiziosa.

FANTASMI & STAGIONI
Era il loro primo concept album, prassi voleva che il terzo disco fosse quello della consacrazione o dello scivolamento nell’anonimato: bisognava osare. Il titolo sarebbe stato My Arms, Your Hearse, la copertina con uno spirito settantiano ed un monicker dai caratteri barocchi faceva pensare a tutto tranne che ad un death metal di stampo progressivo. La storia narrata era quella di un fantasma che guardava l’amata continuare a vivere dopo la sua prematura scomparsa. I dubbi dello spirito sorsero non notando nell’altra la sofferenza che avrebbe dovuto derivare da una perdita così forte e dolorosa; egli non si fece mai vedere, ma portò nella vita di lei tristezza e incapacità di accettarne la morte.
C’era anche un discorso parallelo da seguire, la vita va vissuta e le stagioni si susseguono, nulla rimane uguale e dal freddo inverno si può già percepire l’inizio di primavera, l’inizio della vita. Il disco iniziava con una pioggia primaverile e portava lungo l’ascolto al freddo e al gelo della bianca stagione. Un ciclo di vita, una metafora morale e spirituale che poteva allacciarsi ad ogni ascoltatore.
La terza ed ultima nota distintiva di My Arms, Your Hearse era che ogni canzone portava alla successiva con l’ultima parola del testo, tranne che per i tre stacchi strumentali: Prologue e la conclusiva Epilogue accentuavano ancor di più lo scorrere del tempo, al centro Madrigal era un semplice intermezzo. Da notare che il testo venne scritto prima da Åkerfeldt, che compose una breve storia che necessitava di essere letta tutta d’un fiato. I tre stacchi strumentali originariamente avevano un testo, solo che non venne mai cantato; bisognava leggerlo nel booklet, altrimenti la storia sarebbe risultata incompleta.
Ma questo terzo fantomatico album come suonava?

DEATH GOTICO
Rispetto al precedente, il celeberrimo Morningrise, c’erano canzoni più heavy oriented e meno melodiche nel senso stretto del termine. Le composizioni diventavano anche più brevi e con un filo conduttore più assimilabile; suite sulla falsa riga di In the Mist She Was Standing o Black Rose Immortal, furono lasciate da parte per una migliore fruizione della storia e comprensione del concept, senza parti fini a se stesse. Anche la durata diminuì di una decina di minuti più o meno, ma non fu male, anzi rese più facile l’ascolto e il desiderio di premere nuovamente play poteva essere più facile se paragonato al passato. Il marchio di fabbrica, un death decadente e goticheggiante rimase immutato poiché ascoltando April Ethereal, When e The Amen Corner si torna a lidi di famiglia, un tratto così distintivo che negli anni a seguire sarebbe diventato un punto di riferimento a livello mondiale.
I riff erano corposi, c’era un contrasto così forte tra le parti in acustico e quelle ribassate che in un primo momento riusciva difficile comprendere se si trattasse di parti incollate tra loro o se realmente loro fossero in grado di creare strutture così complesse quanto armoniose. Ascoltando Karma si riusciva perfettamente a sentire questo disagio interiore. Un inizio al fulmicotone, interrotto da un coro settantiano, svaniva successivamente nel melodico puro e semplice. L’esempio più riuscito, fu senza dubbio Demon of the Fall, un masterpiece in tutto e per tutto, il riff iniziale era da incorniciare, insieme a quella voce:

Silence dance with death
Everything is lost
Torn by the arrival of autumn
The blink of an eye, you know it’s me
You keep the dagger close at hand
And you saw nothing


Qui c’era racchiuso tutto, la canzone per antonomasia, tutti iniziarono ad intonare con l’horns-up il ritornello e quelle semplici parole Demon-Demon of the fall.
Il tutto funzionava, lo spirito che aleggiava era gotico, questo era indubbio, c’era sempre stata nel loro carattere una venatura melodrammatica, tesa a donare un pathos interiore mal celato. Ovviamente anche i temi trattati erano parte di questo feeling, andavano ad incidere in modo indelebile sul risultato finale. Avessero mai parlato di cosmologia, scienza dell’uomo o chissà cosa, l’attitudine sarebbe stata completamente differente.

IL CICLO DEL VITA
Strano il destino, che portò costoro a diventare musicisti professionisti solamente da Blackwater Park. All’epoca non c’era ancora tutto l’impatto mediatico che negli successivi venne a crearsi, si componeva con il cuore, con sincerità senza andare incontro a volontà strappalacrime che portarono più danni che altro. Il mondo girava più lentamente all’epoca e forse sarebbe stato il caso che fosse continuato così.
Torno con gli occhi ad oggi e vedo My Arms, Your Hearse come un tassello fondamentale, impossibile dire se il migliore o meno, della loro discografia. Fu la maturazione definitiva ed il consolidamento di una line-up che negli anni successivi sarebbe stata ricordata con rimpianto. Quelli di oggi, non potrebbero mai riscrivere piccoli gioielli come le stagioni che si descrivono nel testo. Certi inverni tropo gelidi a livello musicale non si dimenticano e questo album, che sa di autunno fino al midollo, rimarrà silenzioso e in disparte, pronto ad essere riscoperto da ogni nuovo arrivato. Probabilmente è meglio così, poiché solo ascoltando queste note si riesce a ricordare chi sono stati gli Opeth.

E poi vissero tutti felici e contenti?



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
94.09 su 62 voti [ VOTA]
CrimsonLotus099
Sabato 27 Luglio 2019, 8.13.35
20
E pensare che questo era l'album che più odiavo, stupido me. Ora è diventato il mio preferito ma non della musica, della vita proprio. Non c'è una traccia che non mi piaccia, anche le piccole strumentali sono bellissime, il concept è perfetto e i testi scritti con quell'inglese arcaico/poetico non sono da meno, si fondono perfettamente con le canzoni. E' praticamente impossibile trovare un pezzo migliore di un altro: April Ethereal, When, The Amen Corner, Demon Of The Fall, Karma ed Epilogue sono tutte tracce perfette. Quest'album nel suo complesso (almeno secondo me) è perfetto, per quanto mi riguarda il migliore dei loro lavori (nonostante ami profondamente anche tutti gli altri inclusi i nuovi dischi, anche se li preferivo prima). Per me si becca un 100 e se si potesse metterei anche la lode. Le mie orecchie non smetteranno mai di ringraziare Mikael per questo pilastro portante della musica.
Awake
Lunedì 2 Luglio 2018, 1.59.55
19
Solo il titolo fa presagire il contenuto di quest'opera d'arte...
Charleston11
Lunedì 22 Agosto 2016, 21.22.09
18
Basta april ethereal per renderlo un capolavoro. E poi si aggiungono when, demon of the fall e credence e capisci di dover votare 99
Macca
Martedì 5 Aprile 2016, 9.59.30
17
Uno splendido lavoro, ben più di un antipasto di quanto arriverà dopo perchè gli Opeth erano già una realtà stupenda, vedasi . Grandissimo equilibrio tra i brani, difficile decretare un pezzo al di sopra degli altri: April Ethereal, When, Demon Of The Fall...tutti bellissimi, un songwriting pazzesco. Capolavoro? Eh si, ci siamo molto vicini. Voto 88
Awake
Sabato 14 Marzo 2015, 17.02.17
16
Mamma mia che spettacolo!!! A distanza di quasi 20 anni ogni tanto lo metto su e mi rendo conto che qui siamo proprio a livelli stratosferici, pochi gruppi mi hanno dato così tanto come il combo di Stoccolma. Ripeto: mamma mia!!! Non trovo altre parole per esprimere tutto il mio stupore quando ascolto capolavori del genere.
Mr.Darcy
Domenica 30 Marzo 2014, 11.14.22
15
Meraviglioso, a mio avviso il migliore del gruppo insieme a blackwater... ottima recensione
Fiery Phoenix
Giovedì 14 Novembre 2013, 16.14.43
14
Recensione necessaria e ottima, concordo del tutto. Grazie alla redazione e a Ad Astra! Il mio voto è 94.
herr julius
Giovedì 14 Novembre 2013, 9.54.03
13
dei geni
Punto Omega
Martedì 12 Novembre 2013, 17.05.51
12
E' indubbiamente il disco più violento che abbiano mai composto, però è inferiore sia ai due precedenti che ai due successivi. Per chiarie ogni dubbio: stiamo comunque parlando di un capolavoro.
galilee
Lunedì 11 Novembre 2013, 10.53.42
11
Super discone, ma per i miei gusti, inferiore ai due precedenti Orchid e Morningrise e ai due successori Still Life e blackwater park. 85
Luca
Lunedì 11 Novembre 2013, 9.01.36
10
Grandissimo disco anche se a parer mio il migliore rimane Morningrase... ora farebbero meglio a scioglersi vista la merda che hanno prodotto
Screamforme77
Domenica 10 Novembre 2013, 19.33.49
9
Gli Opeth hanno fatto una collana di capolavori e MAYH è indubbiamente tra questi. Ci misi un po ad assimilarlo, ma ora lo reputo uno dei loro migliori dischi. Ogni volta che riascolto pezzi come April Ethereal, When, Demon Of the Fall e Epilogue, provo delle emozioni indescrivibili !
Gouthi
Domenica 10 Novembre 2013, 16.23.39
8
Ogni volta che in When termina lo stacco acustico ed Akerfeldt intona con il cuore in mano quell' ''and i cried'' il mio cuore si ferma per un secondo...
Aelfwine
Domenica 10 Novembre 2013, 12.35.45
7
Uno dei miei preferiti degli Opeth, aspettavo la recensione! Davvero bellissimo.
Metal4ever
Sabato 9 Novembre 2013, 21.21.11
6
Grandissimo album, anche se preferisco un po' di più il precedente. In ogni caso abbiamo a che fare con un disco pieno di pezzoni, tra cui c'è "April Ethereal", la prima canzone che ho adorato degli Opeth; "Demon of the fall", "When" e "Karma" sono comunque immancabili in una mia playlist dei miei brani preferiti degli Opeth.
*__*
Sabato 9 Novembre 2013, 18.05.17
5
Opeth - My Arms, Your Hearse, Grande musicalità e così Che la diversità nel metal di questi ragazzi riesce a riprodurre grande musica progressive in questo genere (metal) 97/100.
lux chaos
Sabato 9 Novembre 2013, 17.30.44
4
Molto bello, difficile da assimilare, resta un grandissimo lavoro ma del "primo periodo" (cioè i primi 3 album per me) resta quello che riascolto con meno emozione...cmq, ripeto, terza prova di forza del combo di Akerfeldt
enry
Sabato 9 Novembre 2013, 15.39.53
3
Discone sì, ma stranamente anche un po' sottovalutato visto che è il disco degli Opeth meno citato in assoluto. Per me se la gioca alla pari con tutti i dischi targati Opeth (oltre ad essere nettamente migliore rispetto alle ultime cose)...Voto alto ma questa volta ci sta tutto.
Awake
Sabato 9 Novembre 2013, 14.00.52
2
Quoto Element: perfetta sintesi tra i primi 2 album e i 2 successivi... Discone!!!
Element
Sabato 9 Novembre 2013, 12.15.26
1
Sicuramente uno dei migliori album mai scritti dagli Opeth. Penso anche che sia un ottimo punto d'inizio per conoscerli essendo una buona amalgama fra le sonorità dei primi due album e i successivi due. Non dovrebbe mancare nella collezione discografica di tutti gli amanti della buona musica!
INFORMAZIONI
1998
Candlelight Records
Prog Death
Tracklist
1. Prologue
2. April Ethereal
3. When
4. Madrigal
5. The Amen Corner
6. Demon of the Fall
7. Credence
8. Karma
9. Epilogue
Line Up
Mikael Åkerfeldt (Chitarra, Voce, Basso)
Peter Lindgren (Chitarra)
Martin Lopez (Batteria)
 
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