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Bluestones - Born in a Different Cloud
( 1341 letture )
Per realizzare un buon album di debutto si presuppone che la base fondante sia la buona musica. Banale, ma non scontato. Non sarebbe male anche essere in possesso di qualità strumentali almeno sufficienti. D’altra parte, non guasterebbe anche avere una certa identità, magari ancora da sbozzare da intuibile. Poi potrebbe rivelarsi utile avere una o più idee da veicolare sulla musica. Aggiungiamoci una registrazione che sia almeno degna e intellegibile. Infine, sapere come proporre il tutto in maniera piacevole e che sappia attirare l’attenzione, anche da un punto di vista grafico.
Più o meno, sono queste le cose che ogni recensore vorrebbe trovare in un disco al debutto. Magari non proprio tutte, almeno la maggioranza. Magari non tutte esattamente al massimo, basta che siano più o meno abbozzate o presenti in varia intensità. Specialmente, se si tratta di un autoprodotto, per il quale comunque bisogna considerare la sua natura e comportarsi di conseguenza. Nel caso dei IcewindBluestones, siamo al cospetto di un disco di debutto che ottempera, anche se in maniera variabile, a tutte queste caratteristiche. Il che è davvero rimarchevole.

La band si forma già nel 2004 a Reggio Calabria (il nome è preso dal colore delle pietre che compongono il cerchio interno di Stonehenge) e dopo la consueta trafila di gavetta, cambi di line up, concorsi e vita vissuta, giunge al primo EP nel 2007 con Tears World. Altri sei anni di duro lavoro ed ecco che la tenacia viene ricompensata con l’uscita del qui presente Born in a Different Cloud. Il genere proposto è piuttosto variegato e copre grunge, post grunge, punk, noise, alternative, fino a influenze di Therapy?, Deftones, stoner e post rock. Un ventaglio notevole, che apre a soluzioni immense, col rischio per una band al debutto di non saper tenere a bada la propria scrittura e finire per perdersi in tanto mare. Fortunatamente, il gruppo riesce a domare la varietà donando anzi al tutto una certa uniformità affatto sgradevole grazie ad alcuni degli attributi citati prima: idee ed identità. Tanto in fase compositiva quanto in quella esecutiva, i Bluestones dimostrano di aver macinato diversa strada dal 2004 ad oggi e di aver saputo creare una propria formula, magari non originalissima, ma sicuramente riconoscibile e dotata di una sua pregevolezza. A livello di idee, nel foglio che accompagna il promo leggiamo che Born in a Different Cloud offre un percorso dotato di una propria chiave di lettura. I dodici brani che compongono il lavoro illustrano infatti un sottofondo lirico comune, teso alla rappresentazione di piccole o grandi rivoluzioni o apocalissi interiori ed esteriori e dei loro risultati. I più attenti di voi avranno notato che in realtà la track list si compone di ventitre tracce: ebbene questo accade perché la band inserisce nel tessuto lirico delle canzoni, una variante esplicativa, ovverosia una radio inventata, Radio Delirio. Il DJ di questa radio presenta i brani del lavoro alla sua maniera sgangherata e delirante, accompagnandoci nella progressione emotiva con la sua folle retorica, che raggiunge via via nuovi livelli di turbamento e scompostezza. In effetti, viene quasi da domandarsi se questa radio e il programma “noise without voice” esistano davvero o se quello di questo DJ sia in realtà il delirio di un pazzo che parla a ruota libera in solitudine. Un dubbio destinato a rimanere tale. L’idea costituisce però un espediente interessante per spingerci all’interno dell’atmosfera del lavoro e dona un tocco di inquietudine ad una musica che già di per sé presenta toni angosciosi e malinconici, dissonanti e oscuri. La melodia riveste un ruolo piuttosto importante, ma senza una ricerca ossessiva del ritornello facile o dello sbocco come valvola di sfogo della tensione. Si tratta senz’altro di musica piacevole e ben strutturata, di facile fruizione, ma non per questo leggera o di scarsa introspezione. Al contrario, Born in a Different Cloud, che tanto deve al lavoro strumentale quanto all’ottima ugola di Roberto Iero, si rivela album duro e piuttosto arrabbiato, per niente votato al consumo superficiale o al ruolo di sottofondo. In realtà, l’espediente di Radio Delirio, per quanto in sé ottimo e anche ben realizzato (molto bravo lo speaker, quasi a livello attoriale), finisce per frammentare in maniera eccessiva l’ascolto, togliendo peso alla musica invece di favorirne la fruizione. Specialmente nell’ascolto ripetuto, una volta presa confidenza con le parole e con i vari sketch, la tentazione di saltare gli intermezzi diventa irresistibile. In ogni caso, questo significa che comunque una certa attenzione la si deve porre nell’ascolto, quindi l’obbiettivo è comunque raggiunto. Le canzoni vere e proprie presentano una qualità pressoché uniforme, difficile estrapolare una traccia migliore o una peggiore: i vari elementi del sound si combinano in misura diversa dando vita a brani dotati di una loro personalità individuale, ma piuttosto uniformi e continui all’ascolto. Il che contribuisce ulteriormente a creare l’atmosfera glaciale e ostile che caratterizza l’album assieme agli interventi dello speaker. L’iniziale Sick Room è senz’altro molto rappresentativa tanto dello stile, quanto delle capacità della band, ma che ci sia ben altro lo dimostra subito il riff noise iniziale di Embrace, con il basso fretless di Alessandro Romeo in sottofondo e uno sviluppo piuttosto particolare, ma di sicura presa, anche se forse la lunghezza risulta eccessiva. Riuscitissima la seguente Scissors, molto Nirvana/Therapy?, e sicuramente tra le più esaltanti Vomit Your Soul. Decisamente più vicina ai Deftones (presente Minerva? Ecco) la titletrack, ma la personalità della band riesce comunque ad emergere staccandosi presto dalla mera riproposizione della gloria altrui. Ottima anche Psyche, mentre più anonima anche se graziata da una certa baldanza ritmica che non guasta Beauty (Sound of Harp), che per converso offre una seconda parte melodica e strascicata che farà la gioia dei grungers all’ascolto. Ci avviciniamo alla fine dell’album e mentre About Me scorre via senza lasciare grosse tracce, Broken Mirror ci scaraventa in piena atmosfera Bleach. Underground è la traccia più lunga con suoi oltre sette minuti, ma anche una di quelle che si ascolta con più piacere. Dopo il congedo schizzatissimo dello speaker, chiude Medusa – Slut, anche lei oltre i sei minuti, ma forse meno pregnante di altre tracce presenti su questo album.

Siamo di fronte ad una band che ha saputo proporsi dopo anni di gavetta con un album maturo e pensato, ottimamente realizzato e suonato, dotato di una certa densità di idee e di una personalità evidente. Le qualità strumentali dei Bluestones sono evidenti in ciascuno dei membri e contribuiscono ad elevare la band al di sopra della media del genere. I margini di miglioramento arrivano invece dalla produzione eccessivamente cupa, che pure si adatta al genere proposto; dalla pronuncia inglese di Iero, non tremenda ma perfettibile; dalla eccessiva frammentazione del percorso di ascolto, sebbene l’idea di Radio Delirio sia assolutamente apprezzabile; dall’atmosfera forse eccessivamente omogenea dei brani che rischia di ridurre l’attenzione di un ascoltatore poco paziente. Da un punto di vista compositivo invece i risultati sono decisamente pregevoli, anche se un uso più forte della melodia potrebbe bilanciare e dare corpo anche a derive strumentali più sviluppate e sostenute, che sembrano assolutamente nelle corde del gruppo. Born in a Different Cloud ha insomma diversi pregi e qualche inevitabile difetto, ma parla di una band arrivata pronta al debutto e capace di grandi margini di miglioramento. Assolutamente da tenere d’occhio per gli amanti del genere.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
74.33 su 6 voti [ VOTA]
Alessandro Bevivino
Domenica 10 Novembre 2013, 10.07.55
1
Davvero bravi, GRUNGE a manetta con innesti STONER, bella voce.
INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Alternative Metal
Tracklist
1. Radio Delirio On Air
2. Sick Room
3. Post Scriptum
4. Embrace
5. Ehy Tagliami
6. Scissors
7. Ho Rimosso
8. Plonk (This Is Not an Onomatopeic Sound)
9. Vomit Your Soul
10. Pleasure
11. Born in a Different Cloud
12. Verso la Via del Silenzio
13. Psyche
14. Dove muore il Suono
15. Beauty (Sound of Harp)
16. Oltre il Back del Tasto
17. About Me
18. Intercoassiale in Rame
19. Broken Mirror
20. Lancecce a Valvole
21. Underground
22. Radio Delirio Off Air
23. Medusa-Slut
Line Up
Roberto Iero (Voce, Chitarra)
Alessandro Romeo (Basso, Noises)
Vincenzo Cuzzola (Batteria)
 
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