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Bewized - Undead Legacy
( 906 letture )
Che la Grecia abbia messo in campo delle ottime band metal negli ultimi anni -in un caso abbastanza analogo a quello della Polonia- è cosa ormai risaputa. Gruppi come i Firewind di Gus G -celebre per affiancare il madman Ozzy Osbourne dal 2009- si stanno confermando come una delle migliori realtà contemporanee in ambito heavy/power. Allo stesso modo i Suicidal Angels stanno cercando di spiccare nel panorama thrash nudo e crudo, grazie alle radici del proprio Paese che ha recentemente mostrato una certa predisposizione per i generi più grezzi e oscuri del metallo pesante. Infatti, la storia musicale greca non è scevra da band seminali quali i Rotting Christ per il melodic black, i Septic Flesh per il death e i Nightfall per il gothic, in grado di scrivere album più o meno celebri ed essere in giro -split temporanei a parte- da ormai vent’anni. Malgrado tali radici profondamente impiantate nella terra greca, i Bewized, formatisi nel 2007 ad opera dei fratelli Theotokis, hanno progressivamente incentrato il loro sound su una chiara ispirazione americana. Sono infatti molto evidenti i richiami al sound tipico dei Machine Head di metà anni Novanta e dei Lamb of God, edulcorati da forti influenze sul genere sviluppato negli ultimi anni da Killswitch Engage e Trivium. Questo, malgrado la piega recente presa soprattutto da questi ultimi, non è propriamente un difetto, anzi può offrire un’impronta maggiormente personale al sound, il che è sempre tutto di guadagnato in una band al suo secondo disco.

Grandi chitarre distorte, batteria incline all’uso ponderato della doppia cassa e una voce in growl caratterizzano l’apertura del disco, con War I Wage. Non fosse per la caratteristica -e ben riuscita- variante sulle clean vocals nel ritornello melodico, il genere d’accostamento prioritario dei Bewized sarebbe un massiccio thrash sfociante nel groove anni Novanta. Nella seconda traccia la sfumatura metalcore si fa percepire in modo più deciso, caratterizzando l’apertura di Medusa’s Head da un breakdown di quelli solitamente utilizzati dalle più moderne band del genere. Fortunatamente, i quattro greci non abusano di tale ritmica, alternandola a parti di tastiere campionate e giri di batteria che incitano all’headbang, discostandosi saggiamente da quelle band che costruiscono un intero album sui breakdown. Il tiro dell’album non si affievolisce per un singolo istante in tutta la riproduzione, preferendo la mera cattiveria sonora alternata e addolcita esclusivamente dai consueti refrain orecchiabili. Piacevole l’apertura irruente ed al contempo melodica di Monster in Your Closet (malgrado il riff portante sappia di già sentito), che concede al brano lo scettro di uno dei migliori del platter. Riuscito anche il riff solista che si sovrappone nel refrain all’efferatezza di The Tempest, mentre alcuni brani non sembrano entrare nella mente dell’ascoltatore, dimostrando un forte sentore di filler. Fortunatamente, in Undead Legacy non mancano i grandi brani in grado di ravvivare l’ascolto malgrado i riempitivi: Judas Kiss è un altro ottimo esempio di come la brutalità del riffing e la melodia possano andare a braccetto, senza snaturarsi l’una con l’altra. C’è solo un punto dove i Nostri abbassano le asce e arpeggiano con delicatezza e questo punto è anche quello che concentra il grande talento del frontman con la sua voce melodiosa e personale: Break of Dawn, che, malgrado il nome possa trarre in inganno, è una vera e propria ballad in grado di porre in primo piano vocals d’effetto e solismi non esagerati e di buon effetto. Peccato per la chiusura, affidata a una Vindication -che sa molto di filler- brutale ed efferata come se i Nostri volessero bilanciare quei cinque minuti di delicata melodia di Break of Dawn. Come Heart Bled Die, Vindication è il brano che se fosse stato escluso dalla tracklist avrebbe concesso una maggior longevità al disco, aumentando i punti a favore.

Undead Legacy si mostra come un lavoro compatto, parzialmente personalizzato, ma ancora fortemente derivativo dal sound moderno derivante da alcuni lavori di band americane. Le vocals di Paschalis si alternano in ottimi momenti clean, passando per un growl che richiama da lontano la potente timbrica di Robb Flynn, sino a giungere al prediletto scream che sbilancia il sound complessivo della band verso un metal-core dalle forti influenze groove. La prova strumentale è valida, con le due chitarre che s’affiancano in piacevoli assoli e costruiscono riffs pachidermici quando il tempo viene rallentato dal drumming massiccio di Akis. Buono anche il lavoro al basso del fratello del frontman, Pantazis, in grado di riempire il sound in modo soddisfacente e permettersi qualche linea decisamente personale sparsa qua e là nella registrazione. Non mancano i momenti esaltanti, tuttavia sono anche presenti alcuni piccoli difetti che rendono l’ascolto un pelo più noioso del necessario: probabilmente, se fossero stati tagliati un paio di brani tra quelli meno convincenti, staremmo parlando di un disco molto più longevo nella sua interezza. Il terzo disco, comunque, dovrà essere quello della svolta se i quattro ellenici vorranno farsi notare con decisione nel panorama musicale mondiale, visto che al momento si sono limitati a confermare le buone capacità tecniche e a mettere in mostra un lieve incremento qualitativo a livello di songwriting, ma senza offrire il salto di qualità richiesto a ogni nuova realtà musicale per diventare davvero grande. Tirando le somme, il secondo disco dei Bewized rimane comunque un lavoro abbastanza convincente e piacevole da ascoltare, in grado di sintetizzare un sound che sta spopolando negli U.S.A. e che, nello stesso modo, a volte fa storcere il naso ai metallari più “conservatori” del thrash e del groove originario. In ogni caso, qualcuno che provi a sperimentare e si metta in gioco anche col rischio di non piacere alla maggior parte del pubblico più purista ci vuole e, talvolta, questo qualcuno riesce anche a cogliere nel segno con un album tutt’altro che negativo.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Noiseheadrecords
Metal Core
Tracklist
1. War I Wage
2. Medusa’s Head
3. Pray Last Sin
4. Monster in Your Closet
5. The Tempest
6. Heart Bled Dry
7. Crusheader
8. The Prodigal Son
9. Judas Kiss
10. Break of Dawn
11. Vindication
Line Up
Paschalis Theotokis (Voce, Chitarra)
Orestis Georgiadis (Chitarra)
Pantazis Theotokis (Basso)
Akis Tsiantis (Batteria)
 
 
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