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Headhunter - Parody of Life
( 1020 letture )
Il thrash tedesco alle spalle della Triade non ha mai lesinato prodotti di livello notevole, passati quasi in secondo piano a causa dell’ingiusta superficialità dei media specializzati. Nel grandissimo calderone di band che avrebbero meritato di più vi sono anche gli Headhunter, che dopotutto così sconosciuti non dovrebbero essere: sono infatti la band messa in piedi dall’iconico Schmier, leader dei Destruction fatto fuori dalla sua band storica dopo Release from Agony (1988). Schmier non aveva nessuna intenzione di assecondare le velleità commerciali dei suoi compagni e, di fatto, si ritrovò a difendere l’essenza più pura del thrash teutonico nelle sudicie trincee dove sempre aveva combattuto, regalando ai fans oltranzisti un prodotto abrasivo e onesto come questo Parody of Life.

La nuova creatura del musicista tedesco sferra rasoiate velocissime, infervorate proprio dalla timbrica acidula e acuta del cantante/bassista, oltre che da cori di supporto da pugni al cielo. Vi sono tutti gli elementi caratteristici del thrash metal old school: ritmi trascinanti, refrain relativamente catchy, assoli fulminanti e di ottimo gusto melodico, velocità elevate, accelerazioni vibranti e scroscianti sezioni ritmiche caratterizzano fiondate come la titltrack, Ease My Pain o Cursed, tutte molto valide per descrivere con efficacia la grande forza d’urto sprigionata dai Nostri. Il bello è che la band tedesca non opta per un thrash grezzo o grossolano, ma imbastisce strutture più che discrete, inframmezzandole di arpeggi o break rallentati consoni a lanciare alle stelle la tensione prima delle probanti ripartenze; la varietà stilistica non è una peculiarità centrale nel thrash, ma un minimo di sfumatura è sempre necessaria e gli Headhunter lo sanno, tanto da proporre anche brani come Plead Guilty o Caught in a Spider’s Web, asfissianti e slowly in avvio, ma poi scossi da potenti fiammate soliste e convoglianti in veementi code ritmiche. Gli episodi più thrashy del lotto -Kick over Your Traces, la frenetica ed incontenibile Force of Habit, Crack Brained- rappresentano lo zoccolo duro del platter, il quale prevede riff semplici ma affilati, schemi semplici da assimilare e senza troppi fronzoli, tanta energia ed un martellamento batteristico incessante, ma mai ripetitivo o monocorde. Le linee vocali non saranno straordinarie, ma restano gradevoli e dotate del giusto feeling adrenalinico, mentre la chitarra di Uwe Hoffmann si produce in squillanti assalti solistici.

I tasselli del mosaico sono figli della tradizione, non si inventa nulla, eppure non manca niente per generare quaranta minuti di godimento fremente, con composizioni dalla giusta lunghezza e dal piglio genuino, senza l’ombra di filler. Da menzionare tra i momenti migliori del lotto quella Trapped in Reality dal riffing delirante, un brano devastante, che con le sue velocità straripanti rappresenta una mazzata thrashy degna di riassumere l’intero valore di questo disco più che esaltante. Altro che declino del thrash, cercando sottocoperta e andando oltre i nomi delle grandissime icone ottantiane, infatti, è molto probabile reperire album di considerevole fattura anche nella tanto vituperata decade novantiana, alla quale vengono attribuiti ingiustamente tanti stupidi luoghi comuni. Schmier rientrerà nei Destruction alle soglie del nuovo millennio, rialzandoli da dolorosi scivoloni; ai posteri, però, rimarrà anche quella manciata di dischi scritti per gli Headhunter, belli e spontanei proprio perché figli di una dimensione più umana ed underground, e non di futili strombazzamenti mediatici.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
Andrea Salvador
Venerdì 28 Dicembre 2018, 21.46.45
2
Schmier è un musicista straordinario ed ingiustamente fatto fuori dai Destruction e Jörg Michael e uno dei batteristi più famosi del Metal ed uno dei batteristi più bravi della storia. Uwe “Schmuddel” Hoffmann , lo ammetto, non lo conoscevo ma è molto bravo. Questi Headhunter avevano (ed hanno) tutto per sfondare. Invece rimasero uno dei tanti gruppi/ supergruppi (non solo in ambito Thrash) che son passati senza lasciare tracce indelebili nella storia. Solo che, stavolta, in troppi si son sbagliati. "Parody Of Life" è un capolavoro ed è il tipico album tedesco che gioca tra Prog, Power Metal, Speed Metal e Thrash. In questo caso gioca tra parti Power, parti Speed e parti Thrash, sfornando un Thrash a dir poco spettacolare, sebbene la scrittura dei pezzi non brilli (a mio avviso) per totale originalità. Sarebbe giusto riconoscere che all'epoca ci si era sbagliati a non trasformare la triade in quartetto. Siamo sempre in tempo!
rik bay area thrash
Mercoledì 11 Maggio 2016, 17.09.50
1
Grandissimo album di thrash metal tanto per cominciare (imho). Defenestrato dalla sua band, schmier per contro realizza un disco con i fiocchi. Ritmiche assassine, riff velocissimi e che variano continuamente e il cantato, si perché qui schmier usa una tonalità leggermente differente che non fa rimpiangere assolutamente certe scelte fatte dai destruction. Ripeto, bellissimo album, che mi fa dire: un disco così sarebbe stato giusto pubblicarlo con il monicher 'destruction' da quanto è bello. (Imho). Si è vero, ci sono tantissimi dischi che prr varie cause sono passati quasi inosservati, ma è giusto per quanto possibile, metterli a conoscenza e riproporli per il merito che hanno. Poi ognuno naturalmente deciderà il da farsi. Ho votato 90.
INFORMAZIONI
1990
Virgin Records
Thrash
Tracklist
1. Parody of Life
2. Ease My Pain
3. Plead Guilty
4. Kick over Your Traces
5. Force of Habit
6. Caught in a Spider’s Web
7. Cursed
8. Crack Brained
9. Trapped in Reality
Line Up
Schmier (Voce, Basso)
Uwe “Schmuddel” Hoffmann (Chitarra)
Jörg Michael (Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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