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Pestilence - Consuming Impulse
( 3645 letture )
La travolgente corrente del death metal stava impetuosamente colpendo tutto il globo e infatti la primordiale scuola americana era contemporaneamente in costante evoluzione e presa come punto di riferimento da chi, in Europa e non, voleva promuovere quel genere, tanto sanguinario e abbietto che, con il tempo, avrebbe avuto modo di essere così versatile e pieno di sfaccettature da essere ripreso oggi con chiacchieratissime reunion, dischi dal suono retrò e modernizzazioni che dividono il pubblico.
Il death metal è un mondo duttile e, nonostante ci siano ormai diverse correnti tali da contraddistinguersi vicendevolmente, alla fine degli ’80 il carrozzone di Chuck e soci era accolto con così tanto stupore da far sì che alcuni gruppi ne venissero estremamente influenzati.
In particolare, gli olandesi Pestilence furono tra quelli che ne rimasero maggiormente influenzati, orientando inesorabilmente il proprio suono verso quell’attitudine, distaccandosi sempre più dal thrash metal, un genere ancora molto presente nel debut album del 1988, Malleus Maleficarum, ma riscontrabile in maniera decisamente più marginale in questo Consuming Impulse, che è un disco assolutamente violento e veloce, senza alcun momento di stanca; un caterpillar in folle corsa e senza una meta ben precisa. Nel disco troviamo una formazione di assoluto rispetto, una line-up che vede Patrick Mameli e Patrick Uterwijk alle chitarre, i quali alternano riff taglienti ad assoli schizofrenici da togliere il respiro; il suono che ne deriva è coinvolgente e viene ulteriormente estremizzato dalla macchina da guerra Marco Foddis alla batteria che, per quanto veloce possa essere, dimostra anche una grande precisione con lo strumento ed un’abilità nella composizione dei brani, nonché nei testi. Infatti, egli stesso è autore dei testi di tre canzoni di questo album, anche se questa dote verrà messa in maggior risalto nel capitolo successivo della loro carriera, Testimony of the Ancients. Oltre a queste figure di assoluto rispetto, alla voce c’è sempre Martin van Drunen, stavolta anche bassista, che inizia a farsi un nome tra i vocalist migliori di tutto il mondo, grazie alla sua capacità assolutamente unica di rendere le tracce malate, acide e violente, peculiarità che lo porteranno successivamente in quello che (all’epoca) era il trio death/doom Asphyx.

Come dicevo, il disco è un assoluto caterpillar, Marco Foddis dà sfogo ad una prestazione davvero intensa e veloce, è il suo lavoro quello che salta subito all’orecchio, dall’opener dissacrante Dehydrated a tutte le restanti tracce fino all’interruzione strumentale Proliferous Souls che precede l’ultima traccia. Le canzoni sono state prodotte ottimamente da Harris Johns, un nome che troviamo in diverse release importanti dell’epoca, artefice di un suono che possiamo sentire in disparate produzioni thrash metal come Pleasure to Kill dei Kreator, tanto per dirne uno. Inoltrandoci verso la parte centrale del disco, si riscontrabile sempre di più quanto esso sia spietato e ferale; brani come Suspended Animation, The Trauma, Out of the Body o il mio preferito, cioè Echoes of Death, danno pieno risalto alle doti più oltranziste dei musicisti, che si dilettano in una fucilata continua, sia musicalmente che per come i contenuti dei testi, concentrati perlopiù sulla sofferenza e curati, come detto prima, in parte anche da Marco Foddis, il quale è ad esempio autore del testo di The Trauma:

Bodies filled with lead
They all have met an untimely death
Blood was everywhere
They lived in chaos and despair

I suffer day and night
Trauma
I wake from my cries
Trauma

Considering me an obsessional
But they will never know
The massacres in former days
Hatred won't let go


Assieme a lui, l’altro compositore più gettonato è proprio Martin van Drunen che, oltre ad esibire le sue straordinarie doti vocali, messe in evidenza già all’inizio della sua carriera musicale con Malleus Maleficarum, si diletta anche con la stesura di tracce sempre ancorate alla sofferenza e tortura. Salta infatti all’occhio il testo della canzone conclusiva, il cui tema è la tortura medievale; anche musicalmente essa presenta tratti diversi, in essa riecheggia un’intro più doomeggiante rispetto agli altri brani, con un incedere cadenzato della batteria, prima del furioso riff. Il testo è ambientato nel medioevo, tra persecuzioni e torture:

Dark middle ages centuries of pain
The appearance of the inquisitions
Religion turned out to be insane
In these times of witch prosecutions

Tortured till confession
Await the execution
Moaning and suffering
Tormented till death on the rack

Hundreds of them were sentenced
for perpetrating heresy
Desperately begging for mercy
But death was only guarantee
[…]
Limbs chopped off, viscera torn out
Mutilated venereal organs
Death in the name of the church
Decapitated or quartered

Evil exorcized
Purified flesh
Saved by the stake
Reduced to ashes


Il disco termina tra le note di quest’inno alla tortura medievale, alle pratiche sanguinare esercitate in quell’epoca, tra confessioni, torture e veri e propri sacrifici per la purificazione dell’anima. Questo lavoro non venne eccessivamente apprezzato quando uscì o meglio non venne apprezzato secondo le idee di Patrick Mameli che, successivamente alla pubblicazione dell'album, portò il gruppo a promuoverlo negli Stati Uniti insieme a Death e Carcass. Durante questo tour nacquero divergenze musicali tra Martin, che voleva mantenere una certa attitudine per far suonare i Pestilence in un certo modo così da rimanere fedeli ai propri fan, senza snaturare il proprio suono e Patrick, che voleva spostarsi sempre più verso la modernità andando a visitare alcuni studios statunitensi gettonati dell’epoca. I contrasti furono così accesi che, proprio durante il tour, la band si divise costringendo il solo Martin a tornare in Olanda una volta terminati gli show, i quali furono conclusi su consiglio dello stesso vocalist, contro il volere di Mameli che voleva farla finita all’istante. Successivamente questo disco ebbe una rivalutazione non poco considerevole, infatti diventò a breve uno dei migliori dischi della formazione olandese e uno dei migliori dischi death metal dell’epoca (parliamo del 1989). La sola cosa non targata Pestilence fu la copertina, messa in discussione all’ultimo dalla grande madre Roadrunner che decise di cambiarla senza chiedere parere al gruppo, il quale prese le distanze dall’operato della casa discografica, che decise di usare quella che tutti conosciamo senza alcun permesso.

Dettagli a parte, è un disco che ha fatto la storia e che tutti i deathster che si rispettino devono avere, un piccolo pezzo di quell’Europa in subbuglio, stretta tra la morsa del death metal americano che imperversava in continuazione e la marcia scuola svedese che stava iniziando a prendere piede.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
92.26 su 15 voti [ VOTA]
lisablack
Venerdì 12 Gennaio 2018, 17.06.35
18
Storico e bellissimo..forse 90 è pure poco!!
Doom
Lunedì 27 Marzo 2017, 20.10.38
17
Uno dei primi album Death che ascoltai insieme a qualcosa dei Death e degli Obituary. Un caposaldo del Death metal europeo. Il voto ci sta tutto
LexLutor
Giovedì 12 Gennaio 2017, 0.11.17
16
Un album a cui sono molto affezionato. Lo ascoltai per la prima volta attraverso un programma radio delle mie parti che lo trasmise appena uscì. Era il 1989, credo autunno. Avevo 16 anni. Un boato nello stereo. Lo acquistai una settimana dopo nel negozio sotto casa. Un sound allucinante. Due chitarre gonfie, infiammate. Una voce cadaverica e orrorifica. 4 ceffi ostili dai musi lunghi le cui magliette bastavano da sole per intuire le intenzioni sui prossimi 40 minuti. Minuto più, minuto meno. Con Randy burns (dark angel, possessed, death, sodom, kreator....),in studio, poi c'era da essere tranquilli. 90 secco.
HERMANN 60
Giovedì 2 Giugno 2016, 15.09.11
15
disco storico, all'epoca uno dei piu' estremi in assoluto
JACK TORRENCE
Lunedì 16 Dicembre 2013, 20.00.18
14
Ottimo disco , forse il migliore della band, anche se Malleus Maleficarum è e rimarràil mio preferito .
enry
Lunedì 18 Novembre 2013, 19.08.57
13
Forse il disco dei Pestilence che ho ascoltato di più, un caposaldo del Death Metal tutto...90 anche per me.
LAMBRUSCORE
Lunedì 18 Novembre 2013, 18.10.16
12
Grezzo, veloce, diretto, ottimo album, però preferisco Testimony... per me il loro capolavoro.
Flag Of Hate
Lunedì 18 Novembre 2013, 16.42.29
11
La ferocia fatta a musica. 37 minuti di attacco frontale senza pietà. Questi erano i Pestilence che amo.
The Nightcomer
Lunedì 18 Novembre 2013, 12.50.59
10
Disco violentissimo, al limite del parossismo, senza alcun compromesso! Sono sempre rimasto colpito dal suo impatto monolitico (pur preferendo il successivo -più sperimentale, vario e melodico- Testimony Of The Ancients), al punto da ritenerlo come una delle opere più ostiche prodotte dai deathsters olandesi. Siamo però di fronte ad un tassello fondamentale nella storia del death europeo (e non solo) dell'epoca, ad un piccolo capolavoro di marciume e brutalità. Ammetto di averlo rivalutato con il tempo, dopo un primo impatto non felicissimo, ma come si è soliti dire in questi casi "meglio tardy (ooops, tardi) che mai". P.S. So che Tardy non c'entra, ma perdonatemi la battuta, visto che sempre di death d'annata si parla.
Sudparadiso
Domenica 17 Novembre 2013, 23.14.16
9
Una vera e propria mazzata che ti apre in due le viscere...L'Inno di Mameli........
Kriegsphilosophie
Domenica 17 Novembre 2013, 16.15.16
8
Caro Martin siamo con teee, meno male che Van Drunen c'èèèèè! Capolavoro di disco.
Resurrection
Domenica 17 Novembre 2013, 14.19.56
7
Dove c'è Van Drunen, c'è casa.
The Preacher
Sabato 16 Novembre 2013, 14.04.54
6
Anche se in generale preferisco il death più elaborato e "progressive" adoro alla follia questo disco, per me uno dei migliori di sempre in campo old school e il migliore dei pestilence (dei quali non ho mai apprezzato troppo i due successivi, li preferivo marci e incazzati). Van Drunen è il vero valore aggiunto di questo disco, un cantante unico! Canzoni come Trauma, Out Of The Body, Echoes Of Death sono tra le mie preferite di sempre, ma tutto l'album rimane eccellente. Voto 92
Almetallo
Sabato 16 Novembre 2013, 13.09.18
5
Grande album anche se preferisco Testimony of the ancients e Malleus
D A X
Sabato 16 Novembre 2013, 12.40.45
4
Pur amando molto di più Mallevs, Consuming è un disco imprenscidibile, un must per ogni persona che abbia a che fare con la musica estrema. Voto 90, e sono perfettamente d'accordo!
Sara Saionchi
Sabato 16 Novembre 2013, 11.44.02
3
Abominevole e micidiale bestia death.
Doomale
Sabato 16 Novembre 2013, 10.12.00
2
Un pezzo di storia del metal estremo europeo....precursori di quella fantastica ondata death europea che stava venendo fuori in quel periodo. Obbligato avere una copia per ogni deathster che si rispetti. Con the trauma fu amore a primo ascolto. 90 confermatissimo
hm is the law
Sabato 16 Novembre 2013, 10.00.25
1
Epico
INFORMAZIONI
1989
R/C Records
Death
Tracklist
1. Dehydrated
2. The Process of Suffocation
3. Suspended Animation
4. The Trauma
5. Chronic Infection
6. Out of the Body
7. Echoes of Death
8. Deify Thy Master
9. Proliferous Souls
10. Reduced to Ashes
Line Up
Martin van Drunen (Voce, Basso)
Patrick Uterwijk (Chitarra)
Patrick Mameli (Chitarra)
Marco Foddis (Batteria)
 
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