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Summoning - Stronghold
( 3110 letture )
Chiunque bazzichi nel mondo black almeno dalla metà anni Novanta, conosce per certo Protector e Silenius. Molto, infatti, è stato già scritto sui Summoning, band austriaca recentemente tornata all’onore delle cronache con la propria ultima fatica Old Mornings Dawn e tanta attenzione è stata data in particolare alla prima metà della sua discografia, comprendente Stronghold, da molti definito come uno dei punti più alti finora raggiunti da questo combo.

Non si può certo dire che tale considerazione sia errata. Stronghold, infatti, dimostra fin subito il suo forte carattere con Rhûn, una opening track (nonché unica) strumentale che, fin da un primissimo ascolto, è difficile dimenticare. Nei suoi tre minuti, il duo viennese sa racchiudere la propria tipica forza, fierezza ed eleganza, unendo il proprio spirito battagliero ed epico ad un ritmo cadenzato, che prepara l’ascoltatore ad nuovo viaggio dentro quel mondo atmosferico e fantasy che ha reso Summoning così celebri. Fantasy sì, ma non esclusivamente tolkeniano. Come già anticipato in copertina, infatti, dopo anni di testi legati in maniera diretta alle opere di Tolkien (evidenti erano già i riferimenti nei titoli Lugburz, Minas Morgul e Dol Guldur), si passa ad un approccio più generale ed equilibrato, capace di includere nei propri riferimenti anche altri intellettuali di origine anglosassone, come Robert Frost (nella malinconica Like Some Snow-White Marble Eyes) e William Wordsworth (The Glory Disappears).
Segnali di maturità emergono fin da subito anche a livello strumentale. Se, infatti, l’impianto chitarra-tastiera rimane un tratto distintivo del gruppo d’oltralpe, in Stronghold prende vita uno stile maggiormente studiato, attento e melodico, che eleva ulteriormente gli standard musicali della band. I Summoning riescono difatti a creare nove tracce dalla durata notevole (che in A Distant Flame Before the Sun va ad accarezzare i dieci minuti) capaci, nonostante un struttura di base dai toni marziali, di attirare l’attenzione dell’ascoltatore, grazie ad un uso maggiore e più attento della chitarra, che più che in passato si concentra su un riff più originale che “lungo”, riducendo a precisi momenti (The Rotting Horse on the Deadly Ground) il tremolo di cui il duo austriaco aveva abbondato nei propri precedenti trascorsi. La tastiera, invece, rimane un elemento chiave ed onnipresente di questa release, capace di dar vita non solo a lunghe atmosfere melodiche e cristalline, ma anche di valorizzare sia l’impegnativo lavoro della chitarra, sia quanto prodotto nelle tracce dal drum programming di Protector, capace di farsi perdonare ancora una volta una scelta così inusuale, ma ormai tipica della band.
In aggiunta a questi miglioramenti dal punto di vista musicale, viene in parte arricchito l’ambito vocale, tramite l’introduzione delle vocals femminili di Tania Borsky (già Die Verbannten Kinder Evas) in Where Hope and Daylight Die, nonché attraverso la riproposizione di un’interessante sperimentazione già utilizzata in passato: l’introduzione di samples vocali, scelti all’interno del famosissimo film Braveheart e del meno celebre, ma non per questo non meritevole di attenzione, Legend. Tali spezzoni, dal carattere battagliero ed aulico, vanno ad arricchire intro ed outro dell’album, dando un senso di circolarità a Stronghold.
Altro ed ultimo elemento di stacco di quest’album è stato l’abbandono da parte della band dell’Hörnix Studio, dove tutte le precedenti pubblicazioni erano state registrate, optando invece per una registrazione in proprio, in un piccolo studio privato. Il risultato è sbalorditivo: la produzione, infatti, sembra non averne affatto risentito, mantenendo quest’album sugli stessi, molto alti livelli del passato.

Un disco più maturo e dettagliato rispetto ai primi lavori della band, che necessita ancor più delle release precedenti di molteplici ascolti, per essere pienamente compreso e goduto. Un album che ancora oggi svetta nel mondo dell’epic black, certamente consigliato a chi voglia avvicinarsi per la prima volta sia a questo particolare sottogenere, che ad una band intricatamente elegante come i Summoning.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
95.75 su 16 voti [ VOTA]
Macca
Mercoledì 5 Febbraio 2014, 22.01.23
13
Veramente bello, un gruppo che ho scoperto da poco con l'ultima uscita ma che pian piano mi sta prendendo molto. Un misto di black, ambient etc che mi rilassa molto, con punte molto evocative. Bravi, veramente.
PM
Domenica 15 Dicembre 2013, 12.12.05
12
Grande disco per una grandissima band che non ha mai sbagliato un colpo!
Max
Mercoledì 20 Novembre 2013, 15.05.10
11
Fantastico, il mio album preferito del magico duo!
Ivan
Martedì 19 Novembre 2013, 21.51.06
10
I Summoning non suonano black metal, non suonano ambient, non suonano black sinfonico; suonano un genere che appartiene solo a loro. Più unici che rari ... favoloso questo album, penso di qualche punto inferiore a MINAS MORGUL.
Le Marquis de Fremont
Martedì 19 Novembre 2013, 14.20.54
9
Capolavoro assoluto di una band che ha fatto solo capolavori e spesso assoluti. Songwriting fantastico, atmosfere da brividi, intensissime ed emozionanti. Una delle band migliori del black, anche se contaminato con inserti epici e ambient. Anche l'ultimo, dovessi scegliere, per me è il migliore album del 2013. Siamo al massimo, chapeau!
Delirious Nomad
Domenica 17 Novembre 2013, 16.21.00
8
Magnifico, imponente... lo adoro.
Akira
Domenica 17 Novembre 2013, 15.29.23
7
non hanno mai sbagliato un colpo
Akira
Domenica 17 Novembre 2013, 15.29.23
6
non hanno mai sbagliato un colpo
Theo
Sabato 16 Novembre 2013, 16.08.49
5
Grandissimo disco, come tutti gli altri, non uno sottotono escludendo il primissimo "Lugburz" ancora troppo impersonale ed in cui non erano loro come li si conosce (fortuntamente) ora. Questo, forse, la summa creativa... Anche se ammetto che tra questo, "Oath Bound" e "Minas Morgul" non saprei proprio scegliere, però forse proprio con questo raggiungeranno la maturità artistica che li accompagnerà fino all'ultimo, splendido, "Old Mornings Dawn". Maturità nettamente superiore ai primi dischi della band, non per questo inferiori. Il mio voto si aggira intorno all 90, ma solo perchè il 92 personalmente lo lascio ad Oath Bound, disco che me li ha fatti scoprire, e Minas Morgul. Grande rispolvero ragazzi
Cristiano
Sabato 16 Novembre 2013, 15.16.54
4
A Distant Flame Before The Sun è spettacolare!
Wishmaster
Sabato 16 Novembre 2013, 14.58.02
3
Fantastico, voto meritatissimo!
mefisto
Sabato 16 Novembre 2013, 14.52.08
2
Grandissimi una delle 7 Perle sfornate dal duo Protector Silenius!!!!!!!!!!!!!
dev
Sabato 16 Novembre 2013, 11.32.33
1
stronghold! che disco!
INFORMAZIONI
1999
Napalm Records
Black/Ambient
Tracklist
1. Rhûn
2. Long Lost to Where No Pathway Goes
3. The Glory Disappears
4. Like Some Snow-White Marble Eyes
5. Where Hope and Daylight Die
6. The Rotting Horse on the Deadly Ground
7. The Shadow Lies Frozen on the Hills
8. The Loud Music of the Sky
9. A Distant Flame Before the Sun
Line Up
Protector (Voce, Chitarra, Tastiera, Drum Programming)
Silenius (Voce, Tastiera, Basso)
 
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