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Corrections House - Last City Zero
( 1895 letture )
Avete letto la line-up qui a fianco?
Avete presente da quali gruppi arrivano questi?
Neurosis, Eyehategod, Minsk, Yakuza.
Questa è l’essenza del supergruppo in ambito sludge-stoner, non serve nulla di più. Peccato che devo subito confondervi le idee, i risultati ascoltabili su Last City Zero sono distanti da ciò che uno potrebbe pensare unendo le sonorità dei gruppi sopraccitati. Le parole utilizzate dai componenti per autodefinirsi possono essere più lampanti di qualsiasi altra descrizione: “Prendete quattro sessioni soliste ed unitele per dar vita ad un’unica entità”. Scordatevi dunque il suono marcio degli Eyehategod, quello grave e sofferente dei Neurosis, l’avantgarde degli Yakuza e anche la psichedelia dei Minsk. Scordiamoci i nomi sul libretto, azzeriamo le nostre precedenti esperienze e partiamo con questa nuova entità che prende il nome di Corrections House.

Al fine di far comprendere meglio questo viaggio interiore che risiede nelle note di Last City Zero credo sia il caso di procedere con un track by track, partendo dalla superficie, per finire negli abissi più neri che si riescono a raggiungere nei quarantasette minuti di durata, pronti?
Serve Or Survive si apre con un classico arpeggio alla Neurosis scandito dalla calda voce di Kelly: non canta ma recita, un mantra che si dissolve per lasciar spazio alle urla disperate ed evocative di IX. Ora prende forma la creatura con una sottofondo elettrico e un suono tanto freddo quanto pesante e ritmato: un mantra che svanisce nello stesso riff iniziale con un effetto doppler incalzante, la batteria non esiste né in questa né nelle successive tracce, tutto ciò che sentiamo è una tastiera che rintocca i ritmi mortali che suggellano un’intro (se così la si può definire) di 8 minuti.
Bullets And Graves ha un incedere violento, può essere considerata come la prima vera canzone, data la struttura creata dalle sovraincisioni strumentali. Le urla filtrate riecheggiano formando un tappeto sonoro ai limiti della trip-hop. Qui è dove per la prima volta compare il sassofono di Lamont, in lontananza, offre un accompagnamento burlesque che va in disaccordo con la volontà d’intenti, un gesto voluto e mai celato di distogliere l’ascoltatore da ogni preconcetto; si chiude bruscamente, come a ricordare che l’incubo è finito. Tanto breve quanto violenta.
Party Leg And Three Fingers è un mastodonte di inumane dimensioni, lenta e soffocante nei sui 7 minuti, drone fino al midollo. Un mid tempo annichilente scandito dal cantato marcio di IX, una sofferenza per le orecchie e una gioia per i demoni dentro di noi che si cibano silenziosi. La chitarra di Kelly è un eco in lontananza perché qui il padrone è Sanford, mastro burattinaio che utilizza le sue visioni per martellare l’animo puro dell’ascoltatore; aiutato dalla sporadica apparizione del sassofono , va a formare una prestazione surreale e soffocante.
Run Through The Night ha un non so che di messicaneggiante: le chitarre e il sassofono come base lasciano ricordare atmosfere estrapolate da C’era una volta in Messico. Il cantato di Kelly è leggero e sublime, ti dona la visione di una notte di chiaro luna con le nubi che scorrazzano nel cielo, solitarie come le anime di questi musicisti. Il finale è un flebile saluto alla parte oscura della volte celeste mentre un uomo esala il suo ultimo respiro.
Dirt Poor And Mentally Ill fa schifo da quanto è malsana. La perfetta colonna sonora per vicissitudini di droga e scambio di organi. Nei sotterranei i malati si apprestano a svendere il loro corpo mentre un giudice gli ricorda quanto la loro vita sia inutile. Il contrasto tra le urla e la voce pulita della seconda parte fa venire la pelle d’oca ed il testo recitato è un monito a pensare a quanto ci riduciamo in basso se divorati dalla disperazione. Non c’è una base fissa, tutto il gioco è dato dalle tastiere e anche la chitarra di Scott è messa in disparte per lasciar spazio alle suggestive atmosfere descritte in tasti neri e bianchi. Mettetela in cuffia, alzate il volume e gli ultimi 2 minuti vi bucheranno le meningi.
Hallows Of The Stream è puro gangster style, un noir dove il pedinato cerca di rifugiarsi dietro ogni angolo per scappare alle braccia della legge. Lamont è il protagonista in questo caso, emerge dal fumo delle fognature silenzioso accompagnando Kelly in questa decadenza. Ancora un volta non siamo di fronte ad una canzone nel senso stretto ma più che altro ad un racconto letto e suggellato da spasmi musicali di dubbia sanità mentale.
Last City Zero bisognerebbe impararla a memoria, la voce pulita di Williams è ipnotica, non c’è molto da raccontare perché la chitarra acustica che lo accompagna in questo monologo è lieve e tagliente. Immaginatevi il dialogo interiore che Edward Norton esegue in La 25° Ora, dove manda tutti affanculo; perfetto, questa è la sua controfigura in musica, possono tranquillamente vivere insieme. Da ascoltare senza paraocchi.
Drapes Hug By Jesus cammina lenta, 9:40 di insensata malvagità sonora: per due terzi è strumentale, un ennesimo esperimento drone allo stato puro dove una marziale marcia ci asseconda verso l’oblio. Solo verso l’ottavo minuto iniziano i latrati, in alcuni casi gemiti, che ci prendono a braccetto per mostrarci la distesa di corpi informa e senza vita che ci si presta di fronte ogni giorno senza accorgerci che la morte è solamente due passi più avanti. I mass media sono la colpa ed assecondarli è come sciogliersi al loro cospetto.

Non fermatevi ai preconcetti, non saziatevi con musica accessibile al primo ascolto, andate oltre, ci ho messo un mese per entrare in sintonia con quest’album ed oggi sono fiero dell’essermi imbattuto volontariamente in questa creatura. Non è facile è vero, questo non lo posso negare, ma sicuramente è alienante; metterlo in cuffia è un viaggio senza ritorno e vi assicuro che a stento ci si riesce ad arrivare alla fine senza sentire malinconia e vuoto. Non è un disco mainstream, non è pomposo ma sicuramente Last City Zero si fa notare, benvenuti nel mondo chiamato Corrections House.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Witchcraft
Martedì 26 Novembre 2013, 0.38.38
5
In alcuni momenti mi hanno ricordato l'industrial malato degli Havoc Unit, in altri una creatura completamente sfuggente come nella stupenda Run Through the Night, che avrebbe potuto far parte di un album solista del buon Scott Kelly,il top cmq la marzialità di Party Leg and three Fingers....industrial di altissima classe.
horrorfuck
Lunedì 25 Novembre 2013, 19.22.57
4
mai sentito un'album così, mi spiazza su tutta la linea nomi noti in questa band ma cn l'ep mi faceva storcere il naso questo album ti porta nella buia e malsana mente dei 4 compositori. Sanford e Kelly poi fanno paura da quanto sn bravi. Poi di IX con la sua voce da psicopatico ipnotizza e fa marcire la sua voce cn testi da censurare da quanto sono estremi. Ottimo album
brainfucker
Sabato 23 Novembre 2013, 12.46.51
3
progetto interessantissimo e spiazzante considerando i progetti dei vari membri..bravissimi!!
Unia
Mercoledì 20 Novembre 2013, 21.49.12
2
Contenta, contenta. Già i nomi dei componenti fanno ben pensare, e il full ne è la conferma. Ottanta ci sta, chissà il prossimo.
Andy '71 vecchio
Mercoledì 20 Novembre 2013, 17.20.37
1
Ho ascoltato solo la canzone "Dirt poor and Mentally III"ed è una bomba!malsana e distruttiva!Già questa per me è da 80,se il resto del disco è sulla stessa qualità,sarà un discone!Il loro primo ep mi ha lasciato sconcertato,era davvero impossibile che queste 4 menti diaboliche avessero partorito tanta pochezza travestita da "musica per pochi"non volevo crederci.Quì invece si incomincia a ragionare!
INFORMAZIONI
2013
Neurot Recordings
Sludge
Tracklist
1.Serve Or Survive
2.Bullets And Graves
3.Party Leg And Three Fingers
4.Run Through The Night
5.Dirt Poor and Mentally Ill
6.Hallows Of The Stream
7.Last City Zero
8.Drapes Hung By Jesus
Line Up
Mike IX Williams (Voce)
Scott Kelly (Chitarra)
Sanford Parker (Tastiere)
Bruce Lamont (Sassofono)
 
RECENSIONI
s.v.
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21/02/2014
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