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Lou Reed - Transformer
( 1377 letture )
Parlare di Lou Reed è difficile. Esattamente come lo è parlare di un qualsiasi artista nella fase più delicata della sua carriera, ma con l’aggravante dovuta al trovarsi di fronte una vera star portatrice d’eclettismo e solitamente incline a creare le strade piuttosto che a percorrerle. Ulteriore aggravante per questa situazione è la smodata inclinazione dell’artista di far discutere e parlare di sé, in qualsiasi momento della sua carriera, fino in fondo. Fino alla fine. La situazione nel 1972 per l’artista di Brooklyn era tutt’altro che rosea: la sua uscita dai The Velvet Undergroundcreò un’aspettativa altissima nei fans, in trepidante attesa di vedere ciò che Lou avrebbe tirato fuori in ambito solista. Tale aspettativa venne completamente sfaldata da un esordio self-titled traballante e privo del consueto piglio dell’artista, come se gli fosse stata svuotata completamente la vena artistica dopo lo scisma con i suoi The Velvet Underground. Questo insuccesso, riconosciuto dallo stesso artista, ebbe un forte potere d’abbattimento sul morale di Lou, tanto che tentennò più di una volta sulla decisione di proseguire la propria carriera o lavorare da commercialista con il padre. Fu David Bowie, artista tanto eclettico quanto Reed stesso e suo grandissimo estimatore, ad aiutare il compositore che tanto lo stava ispirando per il suo particolare sound. Coloro che hanno vissuto il periodo settantiano si ricorderanno sicuramente che la produzione è stata sobbarcata da David Bowie e dal suo chitarrista Mick Ronson grazie a quel piacevole nastro dorato che copriva pudicamente la copertina, considerata troppo perversa per i soliti standard puritani e benpensanti delle alte sfere italiche. Sterili polemiche a parte, quello che tutti si aspettavano da Lou Reed in quel periodo -Bowie compreso- era l’album della rivalsa. Uno di quei dischi che avrebbero di nuovo fatto parlare di lui in grande, uno di quegli album che avrebbe fornito altri argomenti di discussione che non fossero i suoi Velvet Underground o il clamorosamente mediocre self-titled d’esordio. Quel disco era già insito nella mente di Lou da tempo e stava solamente aspettando il momento giusto per mostrarsi alla luce del sole. Quel disco era Transformer.

Il disco si apre con Vicious, brano al quale si possono dare infinite sfumature traduttive differenti ma che si riassume nel significato più semplice e immediato: perverso. Sì perché Lou Reed è sempre stata una persona che ha fatto della provocazione, dell’ostentata e polemica perversione, il suo marchio d’autore. In questo suo disco egli tratta argomenti all’epoca decisamente spinosi -non che nel ventunesimo secolo siano scevri da pregiudizi- e pare farlo con leggerezza, con quella naturalezza che da sempre l’aveva contraddistinto. L’omosessualità, il travestitismo, la droga e altri soggetti associati alla perversione dalla maggior parte delle persone, trovarono sfogo in quei testi semplici e quasi sussurrati. Walk on the Wild Side con la sua esplicita provocazione -tanto da farla censurare in molti paesi e bandire in altri- imprime un messaggio chiaro e diretto sull’ambiguità sessuale, il travestitismo e la prostituzione maschile. La già citata Vicious, richiesta formalmente dall’artista Andy Warhol che voleva sentire una canzone perversa; quando Lou chiese chiarimenti su che cosa egli intendesse, Andy rispose semplicemente “perverso tipo io che ti picchio con un fiore” e da qui nacque il fortunatissimo refrain. La stessa Andy’s Chest tratta il tentato assassinio dell’artista da parte di Valerie Solanas, mentre la provocante Perfect Day cela dietro una classica storia d’amore, il rapporto conflittuale di Lou Reed con la propria sessualità e l’eroina di cui faceva uso. Dal punto di vista musicale ci troviamo di fronte a uno degli album più coinvolgenti della discografia di Lou Reed: Vicious presenta un ritornello catchy e un assolo di chitarra di Mick Ronson che accomuna e quasi affianca le sonorità di Reed a quelle già composte per Bowie stesso. Andy’s Chest comincia con il testo appena sussurrato per poi rimanere su un classico mid-tempo dove le chitarre d’accompagnamento e i piatti della batteria la fan da padrone nell’affiancare la voce malinconica e delicata, quando non sono presenti i refrain. Su Perfect Day è il pianoforte di Mick Ronson a spiccare in momenti dedicati e a cui vengono affiancati alcuni archi; quella che viene proposta è una melodia pregna di significati, che ben si adatta all’ambiguità testuale del brano. Con Hangin’ Round si mostra il lato più rock n’ roll di Lou Reed, con due chitarre che s’affiancano in una struttura classica nel genere e riffs solisti con bending precisi, mai lasciati scoperti da un pianoforte immanente. Il pezzo forte dell’album -ma anche della storia dell’artista- arriva con Walk on the Wild Side, spinto nell’Olimpo del rock dall’orecchiabile refrain onomatopeico che si staglia sopra il gravoso giro di basso con il suo famosissimo “doo-doo”. Verso la chiusura del pezzo c’è ancora tempo per un emozionante assolo di sassofono di Ronnie Ross. Si passa poi a Satellite of Love uno degli altri brani più famosi dell’artista, scritto ancora nel periodo di permanenza nei The Velvet Underground. Il connubio tra l’ispirazione della vecchia band e la libertà concessa dal solismo risulta pienamente riuscita in tale brano, che ben si allontana dalla mediocrità dell’esordio e aggiunge ulteriore merito a questa pietra miliare. Altro pezzo da novanta è la conclusiva Goodnight Ladies, con cui Lou Reed pare congedarsi elegantemente dal suo pubblico dopo aver trattato gli argomenti più spinosi e provocatori del periodo. Una grandiosa tuba e il sempre presente pianoforte, scortano Lou lungo il suo malinconico e solitario addio, trasponendo il proprio stile indietro di qualche decennio. Una fine gloriosa per un album che sarà destinato a scrivere la storia della musica rock e del suo discusso compositore.

In conclusione non c’è quindi bisogno di specificare che ci troviamo di fronte a una delle pietre miliari partorite dalla controversa mente di Lou Reed e della musica d’autore in generale. Alcuni dei suoi brani più celebri -ancor’oggi- sono racchiusi in questi quaranta minuti di pura poesia eclettica e sfatatrice di tabù, in uno di quei dischi che raggiunse il più alto grado provocatorio del periodo settantiano. Brani come Satellite of Love, Perfect Day –utilizzato successivamente nella colonna sonora della trasposizione cinematografica di Trainspotting- o Vicious raggiungono vette paragonabili qualitativamente ai trascorsi di Lou nei Velvet Underground, seppur caratterizzate dalla sfumatura più libera che il solismo ha concesso all’artista. Su un pezzo come Walk on the Wild Side si è costruita la storia e la leggenda di Lou Reed, considerato come esso sia anche l’unico brano dell’intera carriera dell’artista ad aver raggiunto la top ten nelle classifiche americane. In conclusione non c’è molto da aggiungere all’oggettivo fatto di trovarsi di fronte a una delle pietre miliari dell’ambigua carriera di Lou Reed, artista che ha sempre fatto parlare di sé ed è sempre riuscito a stupire, nel bene e nel male. Questa volta, nel 1972, quando la sua carriera sembrava destinata ad una conclusione prematura, l’uscita di Transformer gli permise di proseguire ulteriormente per qualcosa come altri quarant’anni. Davvero niente male.

it’s time to say goodbye, let me teel you now, goodbye.

Goodbye Lou.

02/03/1942 – 27/10/2013



VOTO RECENSORE
94
VOTO LETTORI
68.14 su 14 voti [ VOTA]
Galilee
Martedì 10 Dicembre 2013, 18.30.53
21
Letto anch'io ma che significa? Al padre facevano cacare i Beatles, detto tutto. Zappa era un bastian contrario, diceva tutto il contrario di tutti a apprezzava tutto quello che la gente non apprezzava. Cioè personaggio inaffidabile. Comunque erano entrambi molto arroganti ed egocentrici.
lux chaos
Giovedì 5 Dicembre 2013, 17.06.05
20
@ayreon: letta, breve ma incisivo il ragazzo
ayreon
Giovedì 5 Dicembre 2013, 7.54.34
19
sul sito dagospia c'è un'intervista al figlio di frank zappa e in una domanda gli chiedono che a Lou reed lui non piaceva,leggetevi le risposte
lux chaos
Lunedì 2 Dicembre 2013, 23.58.37
18
@rada@deedeesonic: mi spiace spostarvi dal numero perfetto, ma siamo in 4 ragazzi
VomitSelf
Lunedì 2 Dicembre 2013, 22.30.38
17
Nonostante trovi la carriera solista di Reed inferiore di molto rispetto ai grandissimi Velvet Underground, dei quali i primi due dischi sono da annoverare tra i più grossi capolavori musicali del '900 tutto, soprattutto in quanto ad influenza sullo svilupparsi del Rock tutto, questo resta un disco bellissimo, il capolavoro del Reed solista, assieme al successivo Berlin. Poi, personalmente, il resto della sua carriera in proprio non mi dice più niente...la terra gli sia lieve! Voto: 90
vecchio peccatore
Sabato 30 Novembre 2013, 9.04.40
16
Grande disco, e grande Lou, voto 85, il mio preferito dei suoi è "New York" (se escludiamo ciò che ha fatto nei Velvet Underground)
deedeesonic
Venerdì 29 Novembre 2013, 18.14.50
15
...facciamo tre, che è il numero perfetto!
Radamanthis
Venerdì 29 Novembre 2013, 18.00.35
14
@Hellion: siamo in due...
Hellion
Venerdì 29 Novembre 2013, 17.45.22
13
Pur impegnandomi non l'ho mai capito, molto probabilmente è un mio limite, ma non mi ha mai trasmesso nulla.
Raven
Venerdì 29 Novembre 2013, 9.28.46
12
Abbiamo da poco pubblicato un articolo sull'analisi del testo di WOTWS. Per valutare certe cose, bisogna sempre contestualizzare rispetto al periodo storico ed alla società in cui il soggetto opera o, come in questo caso, operava. I gusti personali sono una cosa, la qualità oggettiva un'altra e non sempre le due cose vanno d'accordo. Bisogna però distinguerle bene.
patrik
Venerdì 29 Novembre 2013, 9.01.32
11
e stato uno dei primi a introdurre certi argomenti poco comodi e spiacevoli, decadenti e pesanti , le liriche di lou sono ineguagliate dopo ancora molto tempo . Persona scomoda e fuori dalle regole è stato uno dei primi a scrivere cose cosi cupe e violente : la realtà la sapeva cogliere e trasformare in poesia ,grande.
maynard
Venerdì 29 Novembre 2013, 8.02.14
10
Completamente e totalmente (sinonimi) privo di talento artistico???? Lou Reed???? Dai ragazzi, per cortesia...più Musica ascoltata e meno Scaruffi please. Essere "contro" per forza talvolta risulta fuori luogo.
Tado
Giovedì 28 Novembre 2013, 21.35.55
9
Quoto blackie
blackie
Giovedì 28 Novembre 2013, 15.13.36
8
Il disco più carino di un uomo completamente e totalmente privo di talento artistico ma molto abile nel suscitare clamore nel music biz con le sue imprese extra-musicali
ok
Giovedì 28 Novembre 2013, 11.34.29
7
album meraviglioso punto
enri sixx
Giovedì 28 Novembre 2013, 11.01.01
6
capolavoro
Masterburner
Giovedì 28 Novembre 2013, 9.38.18
5
Che dire, uno dei capolavori artistici del ventesimo secolo. Perfect Day è così bella nella sua semplicità da risultare incredibile. C'è poco da discutere
Galilee
Mercoledì 27 Novembre 2013, 23.23.21
4
Quanti classici del rock ci sono in questo disco? 4,5,6? Un'enormità per un disco solo. Un capolavoro senza tempo, potrebbe essere stato scritto domani. 99/100
gianmarco
Mercoledì 27 Novembre 2013, 22.00.39
3
le mie preferite di lou sono heroin e sweet jane coi velvet underground , da solo perfect day ,walk on the wild side esword of damocles.
Macca
Mercoledì 27 Novembre 2013, 21.07.35
2
Splendido, un manifesto del rock e della musica in generale. Senza tempo. Voto 90
Barry
Mercoledì 27 Novembre 2013, 20.34.55
1
A distanza di un mese esatto dalla scomparsa, pubblichiamo la recensione di quello che è probabilmente il capolavoro di Lou Reed. Speriamo che le belle parole e la passione di Davide riescano ad essere un piccolo tributo di Metallized alla sua memoria
INFORMAZIONI
1972
RCA Records
Rock
Tracklist
1. Vicious
2. Andy’s Chest
3. Perfect Day
4. Hangin’ Round
5. Walk on the Wild Side
6. Make Up
7. Satellite of Love
8. Wagon Wheel
9. New York Telephone Conversation
10. I’m So Free
11. Goodnight Ladies
Line Up
Lou Reed (Voce, Chitarra, Tastiere)
Mick Ronson (Chitarra, Pianoforte)
Herbie Flowers (Basso, Contrabbasso, Tuba)
John Halzey (Batteria)
Ronnie Ross (Sassofono baritono)

Musicisti ospiti:

David Bowie (Cori)
The Thunder Thighs (Cori)
Klaus Voormann (Chitarra, Basso)
Barry DeSouza (Batteria)
Ritchie Dharma (Batteria)
 
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