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Behemoth - Thelema.6
( 4781 letture )
CENNI STORICI?
Volete davvero che vi faccia i soliti riassunti storico-culturali in merito alle uscite della band, la formazione e le inclinazioni sonore? Non credo in questo specifico caso serva a qualcosa, chi conosce i Behemoth conosce l’importanza della loro “seconda fase”, nella quale Thelema.6 ha una posizione di estremo rilievo.
Ricordo ancora quando ascoltai per la prima volta LAM, del precedente Satanica; era il 2002 all’incirca e con ben 19 anni di vita alle spalle, mi dissi: “Questi spaccano!”. Corsi su Ebay, comprai i primi che trovai a prezzi modici. Non sapevo ancora in quale album fosse la traccia che avevo appena sentito, c’era quello con la cover blu e quello con la cover rossa (Zos Kia Cultus). Arrivarono a casa qualche giorno dopo ed eccitato li misi subito in stereofonia l’uno dietro l’altro: delusione. Pensavo di avere di fronte una canzone sola, non riuscivo a distinguere la differenza tra un album e l’altro, tra una traccia e l’altra. Li misi via e solamente un anno dopo, mentre l’hype per Demigod iniziava a crescere, li ripresi in mano distaccandomi dai miei ascolti monotematici improntati sul caro vecchio True Norwegian Black Metal. Un anno dopo capii quanto mi ero sbagliato al riguardo, cambiai idea subito e dal quel momento silenziosi i Behemoth continuano ad essere onnipresenti. Sempre un gradino sopra ad un’altra creatura. Potevo risparmiarmela? Probabilmente sì ma un’intro serve a prescindere, ora analizziamo il disco in questione.

SALTO DI QUALITA’
Se la prima fase della carriera dei Behemoth può considerarsi conclusa con la release del terzo disco ufficiale, Pandemonic Incantation, mettendo definitivamente da parte il black metal, con Satanica prima e Thelema.6 dopo, la componente death cresce per diventare man mano predominante nell’economia del gruppo. L’inserimento di Inferno ai tempi di Bewitching Pomerania è stato fondamentale per questa transizione e su questo disco finalmente si può percepire la metamorfosi della crisalide. Questo passo necessario serve ad innalzare un livello di mediocrità, che aveva vissuto di rendita sino a quel momento, per lasciarlo sfogare. Grazie a Thelema.6 nascerà il tipico Behemoth-style, quel amalgama di black/death che li avrebbe resi noti negli anni a venire. Diciamo che invece negli album precedenti si vivacchiava di rendita, cercando ancora di comprendere la strada da perseguire.
Le canzoni sono terremotanti, Antichristian Phenomenon e la successiva The Act of Rebellion mettono subito le cose in chiaro, pompati ed accattivanti (sì dai, è impossibile negarlo). Creano tessiture così complesse con una facilità tale da lasciar sbalorditi. La vena thrash si riscontra su più fronti e il cantato, ancora acerbo all’epoca, è violento e grezzo, graffiante quanto serve; fortunatamente l’utilizzo di diversi regimi vocali fornisce un maggiore dinamismo cercando di non focalizzarsi troppo sulla violenza tout-court. Anche se in alcuni tratti -vedasi la parte centrale della sopraccitata The Act of Rebellion- la monoliticità del drumming porta a far perdere spessore e sono proprio i riff di Nergal ad essere l’ancora di salvezza. Prendiamo ad esempio Inflamed with Rage, dove il costante cambio di regime dal sapore egiziano porta ad innalzare la composizione rendendola fra le migliori del lotto; l’assolo centrale ti si staglia in testa e continua come un mantra, così come il successivo bridge, con un riff che definire rozzo risulterebbe minimalista.
ΠΑΝ ΣΑΤΥΡΟΣ (Pan Satyros) è il perfetto connubio tra le due realtà coesistenti in questo gruppo: il riff iniziale di matrice norvegese porta in pochissimi istanti ad uno staccato da headbanging puro, di quelli che avrebbero reso famosa la scena polacca negli anni; avete presente Vader e compagnia bella? Ottimo! Lo stacco finale, dopo aver recitato:
Dogs ov to ashes redue’d, è quanto di più potente si possa trovare qui dentro, seguito finalmente da un riff al fulmicotone. Stranamente la traccia si ferma bruscamente, senza fading e senza riff di chiusura, ricordando per certi versi gli Immortal di Battles In The North. Non male, perché tiene alta l’attenzione per Natural Born Philosopher, un anthem anticristiano per eccellenza, veloce ed esplosivo, che subisce un brusco rallentamento con le clean vocal verso la fine, le quali offrono una versatilità altrimenti compromessa da un blast beat troppo forsennato; la chitarra acustica è la ciliegina sulla torta e sarebbe diventata un must negli album successivi.
La chiusura è da incorniciare: Your God Is Dead Now.
Inauguration of Scorpio Dome è l’ultimo grande acuto del disco, sin qui impeccabile; la lunga intro funge da apripista per una canzone proto-prog, se vogliamo chiamarla così -prendiamola con le molle questa affermazione però- data la sezione centrale altisonante e decontestualizzata dal resto dell’album. È l’unico momento di pura sperimentazione, se vogliamo vederla in questa maniera. Da qui in avanti non è che le cose peggiorino, solo che le restanti quattro tracce non sono ai livelli sino qui proposti, hanno un’autoreferenzialità che nuoce all’economia del disco, portano alla perdita d’attenzione in certi momenti. La peggiore di questo lotto finale è Vinum Sabbathi , il cui testo è tratto direttamente dal libro di Zos-Kia, interpretato attraverso l’uso troppo tirato delle clean vocal ed un riff troppo saturo ed innocuo. Anche la conclusiva 23 (The Youth Manifesto), pur avendo un ottimo riff di base, risulta tirata per i capelli nella sua ossatura; comprendo la necessità di voler omaggiare la propria età ma, a conti fatti, ciò è fuori luogo.
La fine vera e propria arriva con la ventitreesima traccia, perché dalla tredicesima alla ventiduesima c’è solo silenzio; è senza nome e contiene un latrato che enuncia queste semplici parole: Free Your Mind, Free Your World. Se volessi essere ancora più preciso, la tredicesima traccia inizialmente intitolata The End è presente solamente sulla prima pressata, mentre successivamente è stata eliminata in maniera definita per poi essere accorpata al finale di 23 (The Youth Manifesto).

NEW AEON MUSICK
Questo recita il logo dei Behemoth, come è noto; probabilmente non sarà vero, ma sicuramente è qualcosa di nuovo all’interno del loro mondo. Da questo momento in avanti ci sarà un salto di qualità enorme ad ogni nuova uscita per culminare con il sigillo posto su Evangelion.
È la seconda migliore release del secondo periodo, è impossibile paragonare queste composizioni con quelle del terzo periodo ovviamente; ciò sarebbe inadatto e superficiale. Bisogna riflettere con una mentalità del 2001, con tante potenzialità e molte da poter esprimere ancora. Difetti e pregi sono tutti uniti in pochi minuti per testimoniare la crescita musicale di quattro ragazzini con il solo desiderio di spaccare tutto. Il voto espresso offre la possibilità, un’ennesima volta, di confermare quanto nel bene o nel male la scena estrema del metal europeo abbia sempre avuto bisogno di questi rozzi individui -in senso buono.
Regala emozioni.

I would like to see most of the humanity killed off, because it is unworthy, it is unworthy of the gift of life.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
86.82 su 17 voti [ VOTA]
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Mercoledì 26 Aprile 2017, 13.44.47
17
Assolutamente no,in effetti Nergal ha sempre dichiarato che il gruppo di Trey Azagtoth è stata la loro più grande influenza a livello musicale,insieme ai connazionali Vader presumo, prima di prendere la svolta "egizia" con parti orientaleggianti in stile Nile,che inizierà già dal successivo e prenderà forma in via definitiva con Demigod. Questo pensa possa considerarsi a tutti gli effetti il loro album death più puro, perchè si staccano dal black metal degli album precedenti e ancora non prendono piede le sperimentazioni come gli stacchi doom e le parti atmosferiche
Mulo
Mercoledì 26 Aprile 2017, 13.01.38
16
Granbel disco,non c'è che dire....Solo io ci sento una grande influenza morbidangeliana?
Morlock
Giovedì 29 Gennaio 2015, 18.44.34
15
Questo disco è un CAPOLAVORO!!E chi non lo ha capito che si dia al flamenco o al liscio!!!
Doomale
Mercoledì 4 Dicembre 2013, 12.28.04
14
Io dei Behemoth non butto via proprio nulla!!...e comunque devo dire che mi piacciono tutte le loro fasi...a partire da quando li conobbi nel 94' con il leggendario, grezzissimo e grandioso "and the forest drem eternaly"....Pure Evil and hate!!!!!
Ivan
Mercoledì 4 Dicembre 2013, 10.56.39
13
Il classico discorso che si fa per una band che cambia percorso stilistico: purtroppo delude alcuni, mentre esalta altri. Giustamente i "blacker" duri e puri rimpiangono i tempi di Grom e Sventevith, come giustamente sottolinea Luca. Io personalmente non ho mai amato tantissimo il primo periodo black dei polacchi, mentre reputo Thelema 6 e il successivo album Zos Kia Cultus degli ottimi album, sia tecnicamente che a livello di composizione.
Ad Astra
Martedì 3 Dicembre 2013, 21.02.15
12
@ Punto omega... fondamentalmente hai ragione, le transizioni reali sono state due, in fin dei conti da satanica in poi hanno solamente (e concedimela così) apportato modifiche ala struttura precedentemente creata, sono pignolo a volte perchè vedo Demigod un pò come dare un taglio al passato, le sonorità e gli arrangiamenti sono mutati radicalmente da li in avanti, ma sostanzialmente si le fasi sono due
Luca
Martedì 3 Dicembre 2013, 17.46.14
11
Mai sopportati da quando hanno cambiato genere... x me morti dopo Grom
LAMBRUSCORE
Martedì 3 Dicembre 2013, 9.46.53
10
Comprato appena uscito, sempre piaciuto, li avevo anche visti in quel tour lì...o in quello di Zos...non ricordo.
Punto Omega
Lunedì 2 Dicembre 2013, 19.37.35
9
Demigod è indubbiamente uno spartiacque per i Behemoth, visto e considerato che ha dato loro successo e notorietà, però non vedo sostanziali differenze di formula con i suoi predecessori. Tanto per citare nuovamente Decade of Therion e Chant for Eschaton, secondo te non hanno elementi epici? Sarà che sono vecchio e ho sempre distinto due fasi, però per me la "terza fase" è una novità...
Ad Astra
Lunedì 2 Dicembre 2013, 18.16.22
8
fondamentalmente la divisione viene fatta in tre... la pima sino a pandemonic incantation (perche è fondamentalmente ancora black con alcuni spunti di death...ovviamemte su bewitching pomerania inferno era appena entrao e guarda caso nel giro di 3 anni mutano radicalmwnte) la seconda ci si mette satanica. thelema e zos kia dato che sono riconducibili l'uno all'altra. la terza prende piede da demigod dove c'e stato il passo verso elementi epici produzioni piu pompate e un disco puramente death.... da li la storia la si sa.. si puo condividere o meno ma è indubbio che satanica e demigod son stati due spartiacque( cambi di etichetta inclusi)... un ultimo appunto ovviamente evangelion non è per forza il miglior disco ma è quello che prende la summa delle volonta da anni ricercate. il mio preferito rimarra sempre zos kia ..ma devo scindere tra gusto personale ed obbietivitá.... poi come sempre de gustibus ragazzuoli
Punto Omega
Lunedì 2 Dicembre 2013, 14.20.42
7
E comunque mi trovo totalmente in disaccordo con il dividere la loro carriera in tre fasi, considerato che un disco come Pandemonic Incantations è difficilmente inquadrabile, che in Satanica abbiamo canzoni come Decade of Therion e Chant for Ezkaton che, secondo queste errate considerazioni, farebbero parte di un'altra fase compositiva rispetto ad una At the left hand ov God. Sotto questa prospettiva è di difficile inquadramento anche Zos Kia Cultus, il loro disco più "morbidangeliano". A dire il vero se proprio dobbiamo dividere la loro carriera, la dividerei nella fase black e nella fase death/black.
Macca
Lunedì 2 Dicembre 2013, 14.20.08
6
Buonissimo album e bella recensione. I primi a parte Grom li conosco pochissimo ma secondo me da Satanica in poi, tra alti e bassi, non hanno mai sbagliato un colpo. Voto giusto.
Punto Omega
Lunedì 2 Dicembre 2013, 14.09.42
5
Di Thelema 6 non ho mai apprezzato la produzione, pur essendo un passo fondamentale per l'evoluzione della band polacca. Ad ogni modo, qualvolta si parli di Nergal e soci, mi piace rimarcare che questi, nonostante Darski sia diventato un'icona della cultura popolare polacca, tanto da apparire su giornaletti di gossip e da partecipare su varietà nella sua patria, si sono fatti una gavetta della madonna, guadagnandosi il posto che oggi occupano all'interno della scena estrema con lavori di altissima qualità. Il loro passaggio da autoproduzioni, in una terra che sicuramente non aiutava produzioni blasfeme, alla Nuclear Blast, passando per etichette underground e di media grandezza (ovviamente si parla sempre di metal), è comunque il culmine di un cammino, portato avanti con dedizione e passione (a differenza di tante band che si ritrovano di punto in bianco, a godere di fama immeritata).
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Dicembre 2013, 13.29.20
4
Io sono invece arrivato ai Behemoth su quella che Monsieur Ad Astra definisce la "seconda fase", anch'io con Satanica. E il loro sound mi è piaciuto subito e continuo ad ascoltarli frequentemente. Death Metal di grande livello, suonato con passione e che mi ha sempre meravigliato venga dalla cattolica Polonia Wojtiliana delle Madonne pellegrine. Songwriting coinvolgente. Grandi Behemoth. Au revoir.
enry
Sabato 30 Novembre 2013, 19.06.15
3
Sinceramente a me piacciono di più questi Behemoth di quelli degli ultimi anni, non per niente pesco quasi sempre da Zos Kia Cultus in giù. Questo è uno dei miei preferiti e finisce sul podio delle produzioni targate Behemoth...Voto giusto, ma non sono d'accordo con la parte finale della -comunque ottima- recensione.
Sorath
Sabato 30 Novembre 2013, 15.53.37
2
Non so quante volte ho ho ascoltato questo album! E non so quante scapocciate sono state fatte. Una delle mie band preferite e questo è veramente un signor album.
Ombra
Sabato 30 Novembre 2013, 12.15.03
1
Uno dei loro lavori più riusciti in assoluto a parer mio.
INFORMAZIONI
2000
Avantgarde Music
Death
Tracklist
1. Antichristian Phenomenon
2. The Act of Rebellion
3. Inflamed with Rage
4. ΠΑΝ ΣΑΤΥΡΟΣ (Pan Satyros)
5. Natural Born Philosopher
6. Christians to the Lions
7. Inauguration of Scorpio Dome
8. In the Garden of Dispersion
9. The Universe Illumination (Say 'Hello' to my Demons)
10. Vinvm Sabbati
11. 23 (The Youth Manifesto)
Line Up
Nergal (Chitarra, Voce)
Havoc (Chitarra)
Novy (Basso)
Inferno (Batteria)
 
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