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A God Or Another - Tower Of Silence
( 806 letture )
Prima release su lunga traccia per gli A God Or An Other, band americana di Seattle che si presenta al pubblico con un complesso lavoro in cui riecheggiano diverse, interessanti influenze.
Caratterizzato da un feeling particolarmente pesante, Tower Of Silence coniuga esperienze black metal e doom, con richiami post-rock e sludge in una formula equilibrata e piuttosto armonica, senza eccessi nell'una o nell'altra sfumatura.
Un esordio in cui gli A God Or An Other dimostrano di aver pienamente recepito le diverse formule e tradizioni di cui si sono nutriti. Non solo scuola tradizionale black, che emerge specialmente nella timbrica vocale e nello stile di molti gelidi riff, ma anche doom, con la sua opprimente austerità, accentuata in alcune spaziature ove le note cadono con profonda angoscia e lentezza.

La formula applicata dagli A God or an Other di certo ha il suo valore, soprattutto per la capacità di coniugare tradizioni musicali diverse senza perdere l'aggressività e la violenza della proposta, e per la volontà di creare una certa malsana atmosfera, plumbea e soffocante.
Muovendosi però tra black e post-black risultano invece poco convincenti la struttura dei brani, il songwriting ed il modo in cui cresce e si sviluppa l'intero album. Le otto tracce sono molto lunghe e dalla seconda composizione si avverte un vago sentore di smarrimento. Si ha l'impressione di perdersi per la mancanza di focalizzazione su obiettivi precisi, in quanto alla lunga i brani tendono ad essere ripetitivi e privi di uno sviluppo ben congegnato.

Synesthesia, il pezzo che apre l'album, scorre con linee decisamente interessanti, mostrando sin da subito tutti gli elementi che caratterizzano la proposta musicale della band. Lontane dal sound aspro e graffiante tipicamente black le chitarre hanno un timbro corposo, molto ruvido e pesante, contrastando con lo screaming acerbo e scabroso. Una soluzione complessa fatta di black metal, di voce sofferta, di rallentamenti pachidermici e di sonorità particolari che spaziano tra tradizione e innovazione, con un passaggio davvero notevole nel finale dove il riff, ponderoso e malinconico, viene illuminato dalle affilate note di una tromba, creando un contrasto del tutto atipico e inconsueto, ma molto efficace. Può forse definirsi questo l'esperimento più singolare e ben riuscito dell'intero album.
In effetti i brani successivi si sviluppano senza particolari note di rilievo, sulla falsariga del canovaccio adottato. E già dalla metà della seconda traccia l'album sembra perdere energie, smarrito tra lente e opprimenti dissonanze, privo di una direzione precisa.

Tower of Silence si dipana a corrente alternata, creando una massa corposa che si deposita staticamente sull'ascoltatore. La registrazione è molto buona, pur essendo una produzione indipendente, ed è sicuramente apprezzabile l'onestà della proposta, ma decisamente l'ascolto non lascia segni visibili sul corpo.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Black
Tracklist
1. Synesthesia
2. From the Lowest Dungeon, to the Highest Peak
3. Not an Eye Was Left Open to Weep for the Dead
4. ...And All the World a Great Stained Altar-Stone
5. Unbroken reign of Glacial Death
6. Xibalba
7. Defiled Ossuary
8. Agate Passage
Line Up
Trent Boyd (Voce, Chitarra)
Sam Pickel (Voce, Batteria)
Dustin Carroll (Basso)
 
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