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Altair - Lost Eden
( 2315 letture )
Premessa: è forse una colpa amare un genere musicale particolare, nello specifico il power metal? È forse una colpa saper comporre belle canzoni? È forse una colpa impegnarsi col proprio strumento, mettere la tecnica al servizio delle canzoni, spendere ore, giorni, mesi, anni (e tanti soldi) in una passione? Bisogna sentirsi in colpa solo perché alla fine il risultato sarà qualcosa di ottimo, ma poco o per nulla originale?
Se la vostra risposta è sì, non andate oltre la lettura di questa recensione, fate altro, il rock ed il metal per voi non hanno più nulla da offrire, proseguite nella vana ricerca dell’originalità su altri lidi, poi contattatemi e ditemi cosa avete scoperto, quali band considerate davvero originali, vi prego, bramo dalla curiosità. Se la vostra risposta è no, se vi piace la musica e amate scoprire nuove band e nuovi dischi e l’importante è la qualità del prodotto, allora fermatevi, leggete ed andate ad ascoltare...

Gli Altair, una giovane band di Ferrara che dopo varie vicissitudine giunge al tanto agognato debutto discografico con il qui presente Lost Eden, pubblicato dall’etichetta Power Prog e, come è facile intuire dalle premesse, dal nome e dal titolo dell’album, nonché dal nome dell’etichetta discografica, si dedica ad un power metal con influenze progressive. Lost Eden, fin dalla copertina, vuole immergere l’ascoltatore in un mondo immaginario nel più puro stile fantasy. Dopo la consueta intro che poco aggiunge al valore del full length, si parte con Power of the Gods, brano che vede la partecipazione dell’ormai onnipresente Fabio Lione a duettare con il bravo Simone Mala. Il brano è piuttosto rappresentativo della proposta degli Altair, ovvero un power metal sinfonico in stile vecchi Helloween, Angra o Stratovarius ed un pizzico di Rhapsody, puntando sulla velocità e sull’impatto piuttosto che sulle pompose orchestrazioni, quindi ritmi serrati, ritornelli zuccherosi dalla facile presa ed assoli di chitarra al fulmicotone. Concetto ribadito nella successiva Reaching the Dreams, dove i ritmi rallentano leggermente rispetto all’opener; la voce di Simone costruisce azzeccate melodie e va segnalato il lavoro maiuscolo alle chitarre a cura di Gianmarco Bambini e Gianluca Ferioli, i quali si prodigano in soli che denotano una tecnica invidiabile, che riescono ad emergere anche grazie al mixaggio curato da Alessio Lucatti (Vision Divine tra gli altri) che, seppur migliorabile in qualche frangente, appare molto buono ed equilibrato. Fly Away ricorda molto gli Helloween dei due Keeper of the Seven Keys, ma per una band che propone power è inevitabile ed il ritornello nella sua semplicità è uno dei più azzeccati del lotto. La title track riporta alla mente i primi lavori degli Angra, con un’anima progressive grazie soprattutto all’ottimo lavoro strumentale delle tastiere a cura di Enrico Ditta e del cantato del già citato Simone Mala, che nelle parti più acute ricorda vagamente André Matos dei bei tempi. Con Freedom Is the Key si arriva all’immancabile ballata, lenta, ma non sdolcinata, piacevole soprattutto nelle parti strumentali di piano e chitarra, ma non esaltante in alcune melodie vocali; parliamo comunque di un brano riuscito che ci dimostra che scrivere ballad in campo metal non è così semplice (come in generale non è semplice scrivere brani interessanti). Con Wind of Changes torniamo in territori power con ritmi serrati. Qui la band abbraccia sonorità che si rifanno al metal classico con melodie vocali quasi AOR, mentre la successiva Rise of the Moon, con il suo incedere più oscuro e cadenzato, oltre a contenere vari cambi di tempo, risulta il brano più vario e maggiormente influenzato dal classic metal che dal power. Redemption riporta alla memoria i brani più progressive proposti dagli Stratovarius del periodo Episode, con un sound globale che manca ancora di una propria identità, ma non è nemmeno così derivativo come molte proposte del genere. Chiude la versione acustica di Wind of Change, che in questa chiave acquista ovviamente un mood totalmente diverso. Piacevole, seppur leggermente prolissa, soprattutto per l’esecuzione vocale. Ma essendo una bonus track non aggiunge né toglie nulla al valore dell’album.

Gli Altair sono dunque una piacevole sorpresa nel panorama power/heavy, hanno bisogno di crescere ed acquistare maggiore personalità, ma Lost Eden è già un disco che trasuda maturità e professionalità e che farà felici i fan del genere. Riallacciandomi alla premessa iniziale, ritengo sia molto triste e poco costruttivo l’atteggiamento critico se non addirittura distruttivo verso tutto ciò che non è o non vuole essere innovativo. La musica sarebbe morta da decine di anni, salvo pochissime eccezioni. Valutiamo, invece, la qualità e la passione, guardiamo avanti e supportiamo una scena morente che merita la giusta visibilità.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85.70 su 27 voti [ VOTA]
Enomis
Mercoledì 31 Dicembre 2014, 13.21.38
6
Scoperti per caso, piacevole sorpresa del panorama italiano! Condivido quanto espresso da Matt, per me voto 80.
Ale
Giovedì 2 Gennaio 2014, 11.50.38
5
niente di eccezionale…un paio di canzoni carine ma il resto è sotto la sufficienza …voto 55
Matt
Domenica 8 Dicembre 2013, 9.53.42
4
Considerata la recente scena Power, e che è un album d'esordio, è un lavoro molto valido. Speriamo non sia un fuoco di paglia, e che ci possano fornire in futuro altri lavori della stessa qualità o superiore.
Andy '71 vecchio
Venerdì 6 Dicembre 2013, 18.29.57
3
Ho ascoltato qualche canzone,davvero ottimi e preparati,se continuano così faranno gran bei dischi!80 sicuramente!
Radamanthis
Venerdì 6 Dicembre 2013, 17.47.23
2
Lo sto ascoltando ora ora...proprio bello veramente! Mauro nella recensione quando dice "puntando sulla velocità e sull’impatto quindi ritmi serrati, ritornelli zuccherosi dalla facile presa ed assoli di chitarra al fulmicotone" sintetizza alla perfezione questo ottimo prodotto! Voto 85
Victim Of Fate
Venerdì 6 Dicembre 2013, 13.26.44
1
Sentiti live di recentissimo. La sera che presentavano l' album, fra l' altro. Non ero lì per loro e non li conoscevo ma mi hanno fatto una bella impressione. Devo approfondire .
INFORMAZIONI
2013
Power Prog Records
Power
Tracklist
1. Prelude
2. Power of the Gods
3. Reaching the Dreams
4. Fly Away
5. Lost Eden
6. Freedom Is the Key
7. Wind of Changes
8. Rise to the Moon
9. Redemption
10. Wind of Changes (Acoustic version)
Line Up
Simone Mala (Voce)
Gianmarco Bambini (Chitarra)
Gianluca Ferioli (Chitarra)
Enrico Ditta (Tastiere)
Luca Scalabrin (Basso)
Daniele Dalla Dea (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Fabio Lione (Voce nella traccia 2)
 
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