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Pro-Pain - The Final Revolution
( 1527 letture )
Iniziamo subito col dire che The Final Revolution è molto potente e duro. È impossibile smettere di fare headbanging su queste canzoni: sono semplici, poiché di tecnica qui ce n’è davvero poca, ma vanno dritte al sodo, si gustano che è un piacere. Che piacciano o meno, sicuramente tutti all’interno dell’ambito metal si saranno imbattuti o si imbatteranno nella bestia denominata Pro-Pain; almeno una loro canzone va ascoltata e chissà, come è capitato al sottoscritto che qualche anno fa ci incappò per puro caso, potrebbero anche arrivare a piacere.
Ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di particolare nella quattordicesima uscita discografica di una band; ormai, come si suole dire, tutto è stato già scritto e queste sono solo riproposizioni dei vecchi riff con le note rigirate su loro stesse. Probabilmente è vero, ma c’è un feeling diverso, nuovo oserei dire, che prende forma nel precedente Straight To The Dome dell’anno scorso e si rafforza con The Final Revolution; questo accade perché, per la prima volta negli ultimi cinque anni, la band riesce a registrare con la stessa formazione due album di seguito, registrando quasi un record nella sua storia.

Ovviamente è il sempiterno Gary Meskil a portare avanti la baracca essendo il padre putativo: come ci conferma nell’intervista è l’unico compositore e, pur avendo a fianco degli ottimi musicisti, questi non aggiungono nulla di più limitandosi ad assecondarlo senza portare nulla di personale al suono ormai fortemente radicato al suolo. Il suo tocco si vede e lo si riesce a percepire dopo pochissimi istanti, altrimenti non sarebbero i Pro-Pain, o no? La proposta potrebbe essere considerata il perfetto connubio tra death ed hardcore: un ponte tra due mondi talmente tanto sottili quanto amalgamabili se lasciati convivere pacificamente. Altre band in campo mondiale si potrebbero fregiare di quest’autorità, ma non credo proprio che a gente come Municipal Waste, Hatebreed e compagnia bella riesca così bene quanto a questi ragazzoni. Non ci sono canzoni forzate e fuori dal contesto, giusto per farci rientrare in certi canoni mediatici. Con questo non voglio dire che la schiera dei gruppi menzionati, insieme a Born From Pain, Biohazard ed Earth Crisis, non sia valida e non abbia nulla spartire; c’è un piccolissima differenza che distacca i Pro-Pain dagli altri: loro ci sono, gli altri ci fanno. Qui c’è death hardcore al 100% e chi è contrario provi a smentirlo, ma non credo troverebbe terreno fertile per i suoi appigli. Mettetevi in cuffia canzoni come Problem-Reaction-Solution, la titletrack oppure All Systems Fail (le voci filtrate a metà canzone sono un segno di rinnovamento) e provate a venirne fuori immuni, senza aver almeno scosso la testa anche solo per due millisecondi: è impossibile, un po’ come mangiare una Fruit-Joy senza morderla.
Ci sono anche canzoni come Fall From Grace e Under The Gun che si distaccano dai tipici territori valicando in pieno thrash/punk, in cui la base ritmica prende acidità e la batteria in 2/4 ha un tocco passato che a volte rende tutto ancora più credibile; ascoltare per credere.
Al primo passaggio potete già cantare i pezzi e intonare gli sfoghi di Gary: frustrazione, timore, riluttanza, incertezza e insoddisfazione sono sempre al centro delle tematiche del gruppo ma con la situazione attuale si fanno più robuste, più straight-to-the-point senza lasciare nulla al caso. Guai a censurarle poiché, così facendo, si censurerebbe la voce della verità, di quel ceto medio che porta avanti il carrozzone e urla verso quei potenti che, immuni dagli sforzi del quotidiano, continuano a vivere la loro Babilonia senza concentrarsi sulla realtà tangibile dei fatti. Qui si soffre e non poco. La strada prima o poi prenderà il sopravvento, sembra poco ma è una delle poche certezze al mondo d’oggi.
Mi voglio concedere una piccola frecciatina che ai molti può risultare fuori luogo; fidatevi però che alla lunga condividerete questo pensiero. Se poniamo l’ultimo Sepultura a confronto con The Final Revolution, i brasiliani prendono una pettinata a livello lirico-musicale e d’impatto come pochi.

Non c’è molto da raccontare di più; come detto nella prima riga, i Pro-Pain hanno confezionato un ennesimo disco di valore che, pur non essendo un capolavoro (e non penso nemmeno desideri esserlo), si ascolta senza impegno e alla fine dei trentasei minuti ti rilascia una scarica di adrenalina come poche volte accade nella musica moderna.
Avete i "cabbasisi" girati? La ragazza vi ha fatto a pezzi l’ultimo disco che avete comprato perché non l’avete soddisfatta nel momento del bisogno? Avete il capo che vi assilla e gli esami universitari vanno male? Non preoccupatevi, qualsiasi motivo è valido per una mazzata violenta senza pretese; promossi a pieni voti, lunga vita a Gary Meskil.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Lunedì 24 Giugno 2019, 14.10.33
5
Forti. Per quanto ho potuto ascoltare niente male, un thrash hardcorizzato al punto giusto
Alberto Fuser
Domenica 8 Dicembre 2013, 0.49.19
4
Pro pain a vita !! a tratti mi ricordano i migliori sepultura
LAMBRUSCORE
Sabato 7 Dicembre 2013, 13.35.07
3
Non l'ho ancora sentito però x me, c'è hardcore migliore dei Pro-Pain in giro, da sempre....
Alessandro Bevivino
Sabato 7 Dicembre 2013, 11.55.49
2
Bellissima la recensione: un po’ come mangiare una Fruit-Joy senza morderla .
er colica
Venerdì 6 Dicembre 2013, 22.02.18
1
a bravi i pro pain a me stanno un sacco simpatici e poi i loro dischi mi piacciono questo lo comprerò
INFORMAZIONI
2013
SteamHammer SPV
Hardcore
Tracklist
1. Deathwish
2. One Shot One Kill
3. Southbound
4. Problem Reaction Solution
5. The Final Revolution
6. Can't Stop The Pain
7. All Systems Fail
8. Want Some?
9. Fall From Grace
10. Emerge
11. Mass Extinction
12. Under The Gun
Line Up
Gary Meskil (Voce, Basso)
Marshall Stephenes (Chitarra)
Adam Phillips (Chitarra)
Jonas Sanders (Batteria)
 
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