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King Crimson - Discipline
( 7981 letture )
Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. (Platone, " Apologia di Socrate")

Robert Fripp probabilmente ha preso la massima citata come maestra di vita: non vi è brano composto da lui che non sia intriso di una immensa brama di ricerca e sperimentazione, il che ha portato lui e i King Crimson a proporre in ogni disco un approccio totalmente diverso dal precedente. Prendiamo ad esempio la differenza abissale tra due capolavori come In The Court of the Crimson King e Red: soli cinque anni di distanza ma due pianeti differenti in tutto, tranne che lo spirito progressivo che aleggia in entrambi. Questa progressione è stata possibile grazie anche agli svariati cambi di line up avvenuti nel tempo che hanno visto arruolare e congedare menti illustri come Greg Lake, David Cross, John Wetton e Bill Bruford, solo per citare i nomi più altisonanti; quest’ultimo è presente, tra l’altro, anche in questo capitolo. Dopo Red, Fripp sciolse la band per dedicarsi ad altri progetti e, tra le altre cose, impiegò diversi anni nello studio degli scritti del filosofo mistico armeno Georges Ivanovitch Gurdjieff. Nel frattempo però cooperò a diversi progetti con Peter Hammil (Van Der Graaf Generator), Brian Eno e molti altri. Nel ’79 produsse un progetto solista che, oltre ad una schiera di "mostri sacri" della musica, vide coinvolto un certo Tony Levin, un giovane bassista (all’epoca appena ventitreenne) che verrà chiamato successivamente a far parte del nuovo progetto a cui Fripp stava lavorando con Bill Bruford, vecchia conoscenza del chitarrista inglese e Adrian Belew (ex-Zappa, Bowie, Talking Heads). Nella prima ora il nuovo progetto si doveva chiamare Discipline, ma successivamente decisero di uscire con il più altisonante King Crimson.

A sette anni di distanza da Red, in questo LP i King Crimson si ritrovano in studio con un sound che nulla aveva a che fare con quanto la band aveva prodotto negli anni addietro, ma si potrebbe azzardare anche a dire che nessuno degli album precedenti o successivi (compresi gli stessi Beat e Three Of A Perfect Pair, in cui la band cambiò di nuovo approccio) sia assimilabile a quanto proposto in questo disco. Il sound generale è fortemente influenzato dalla new wave, che in quegli anni (parliamo del 1981) era il movimento che si cominciava ad affacciare nella scena mondiale, mescolandolo a soluzioni e strumenti sperimentali: ne è un esempio il Chapman Stick suonato da Tony Levin, strumento che successivamente diventerà di largo utilizzo ma che allora era in totale fase di sviluppo. Ma lo stesso si può dire anche del drum set misto elettronico/acustico di Bill Bruford, che forse è l’unico caso della storia in cui non è presente il charleston; infatti, le parti di accompagnamento che normalmente vengono suonate sul piatto in questo caso sono eseguite da Bruford sui rototom o sugli octaban (tom tubolari), donando un suono tutt’altro che convenzionale al mix. Ad inacidire e differenziare ancor di più il sound ci pensa Adrian Belew che utilizza metodi alquanto inusuali per far emettere suoni innaturali dalla chitarra, come per esempio il barrito che sentiamo su Elefant Talk. Anche Fripp utilizza per quasi tutto il disco una Roland synth guitar, strumento fino ad allora praticamente mai visto su un palco, che successivamente sarà anch’esso molto usato da musicisti come Pat Metheny. Il metodo di composizione resta lo stesso che si applicò a Starless and Bible Black e a Red, ossia quello di registrare le improvvisazioni (su Starless and Bible Black si parla di improvvisazioni live, mentre in questo caso provengono dallo studio) e rimodellarle per tirarne fuori dei brani.
L’artwork è assolutamente minimale; in esso appare un nodo celtico inserito su un campo rosso. Purtroppo non ci è stato possibile reperire informazioni riguardo al significato del nodo e, conoscendo bene la band, è più che plausibile che esso abbia un senso legato a quanto proposto nel disco. Non si può certo dire che sia un punto di forza dell’album, ma ha una personalità tutta sua.

Discipline apre con la già citata Elefant Talk, sentiamo subito il suono strambo prodotto dal Chapman Stick di Tony Levin che esegue un riff composito in cui interpreta contemporaneamente sia la linea di basso che la parte melodica. Oltre ai citati barriti emessi dalla chitarra di Belew il brano presenta molte particolarità; in primis, la capacità di far sembrare dispari una parte composta in un normalissimo 4/4, grazie all’utilizzo totalmente asimmetrico degli accenti. Altra cosa molto particolare è il solo di synth guitar di Fripp, che tutto sembra fuorché un solo di chitarra, cervellotico fino all’estremo ma al contempo assolutamente indimenticabile. Frame by Frame è forse il pezzo più riuscito dell’album; inizia con un riff rapidissimo di chitarra dove Fripp ci ricorda che, oltre ad un cervello superiore, ha anche una tecnica sopraffina. Il brano si sviluppa sostanzialmente in 3 parti che vengono riutilizzate in modo ricorrente; oltre al riff citato, c’è una seconda parte strumentale in cui le due chitarre si intrecciano in un arpeggio in 7/8; la cosa strabiliante è che, nonostante le dissonanze e il disallineamento dei due strumenti, resti incredibilmente percepibile il tempo in 7, tanto che chiunque potrebbe tranquillamente contarlo senza grossi rischi di errore. Nella terza parte Belew ci regala un cantato degno di una ballad strappalacrime con largo uso delle controvoci. La bellezza di questo brano risiede molto anche nell’alternanza delle parti distensive e melodiose a quelle più intricate. Matte Kudasai è la vera ballad del disco, un musicalissimo tema, eseguito con lo slide che galleggia in una atmosfera spaziale. Questo è l’unico caso in tutto il disco in cui Bruford utilizza il charleston. Il pezzo scorre armonioso, rilassandoci in preparazione della traccia successiva, Indiscipline. Quest’ultimo, è un pezzo di una complessità veramente incredibile, dando la percezione che ogni strumento vada totalmente per la sua strada in un caos che inspiegabilmente risulta ordinato. Questo brano può essere definito con un solo aggettivo, cioè "folle"; non c’è una struttura chiaramente percepibile, le uniche parti che interrompono il caos sono degli stop, in cui un testo molto scarno viene eseguito da una voce parlata che contribuisce molto attivamente a potenziare l’effetto paranoico del brano. Se ci si perdesse nei meandri di questa composizione si rischierebbe di uscirne con qualche rotella fuori posto, ma sicuramente lo spirito ne trarrebbe giovamento. Thela Hun Ginjeet sembrerebbe essere l’anagramma di "heat in the jungle" ("heat" in slang americano viene utilizzato per chiamare sia la polizia che le armi da fuoco). Il pezzo scorre tra momenti frenetici e parti più lente ma cervellotiche. È da sottolineare la gigantesca prova di Tony Levin, a cui è affidata quasi tutta la parte melodica del brano. The Sheltering Sky è il brano più lungo dell’album; in esso, una ritmica quasi etnica, molto distesa e sommessa supporta i temi del brano rimanendo sempre stabile. Qui si può parlare quasi di un brano psichedelico, i temi sono eseguiti dalla synth guitar di Fripp che acquisisce dei suoni che potrebbero essere assimilabili a quelli di Richard Wright su Welcome to the Machine. Il disco chiude con la title track, un brano che può essere letto come il proseguo di Indiscipline, ma questa volta, come suggerisce il titolo, anche il brano è più ordinato, non vi è la sensazione di caos del precedente. La cosa che lascia sconvolti però è che ogni strumento suona su un tempo diverso dagli altri, mentre l’unico punto di riferimento che permette di capire dove ci si trovi è la cassa della batteria, che mantiene la scansione dei quarti come un metronomo, mentre le mani suonano in scansioni difficilmente comprensibili. Su questa base totalmente instabile, Fripp e compagni producono temi cantabilissimi e assolutamente musicali, riuscendo a rendere il brano quasi orecchiabile. Anche in questo caso la struttura esula totalmente da ogni tipo di standard esistente, non riuscendo a fornire una chiara lettura della stessa all’ascoltatore.

Pur essendo molto corto (poco più di 30 minuti), il disco non vola via troppo velocemente data la sua complessità intrinseca, specialmente se ci si concentra ad ascoltarlo nei dettagli, impegnando fino a stancare le meningi. Si tratta di un disco molto difficile, come ogni sperimentazione pura ha bisogno di molto tempo per essere assimilato, contiene sonorità a cui di norma non si è abituati e pertanto un primo approccio può essere molto ostico. Quindi non spaventatevi e riprovate più e più volte, una volta superato il muro iniziale questo LP regala delle emozioni incredibili, non è il solito disco sperimentale, è qualcosa di più. I King Crimson qui sono riusciti a produrre qualcosa che ancora oggi suona nuova, questa è una caratteristica che solo i grandi capolavori possono vantare ed è proprio di questo che stiamo parlando, di un vero capolavoro. Nonostante in molti riconducano Discipline al mondo del rock progressive e per certi versi ciò è corretto, questa etichetta è riduttiva, in realtà questo disco suona King Crimson e basta, nessuna etichetta può darci indicazione su ciò che ci accingiamo ad ascoltare. Per essere più chiari potremmo dire che si tratta di un disco inclassificabile ma composto con una mente progressiva. Detto ciò, se non avete questo disco compratelo immediatamente, è uno di quelli che un amante del progressive ma soprattutto dei King Crimson non può non avere.



VOTO RECENSORE
96
VOTO LETTORI
80.85 su 61 voti [ VOTA]
The Sisters of Benson
Mercoledì 25 Marzo 2020, 13.38.13
38
E' morto Bill Rieflin, batterista versatile capace di adattarsi a vari stili dall'industrial al sound dei REM fino ad approvare ai King Crimson appunto. Rip
Stefano
Venerdì 24 Maggio 2019, 21.14.29
37
Comprato da poco il vinile , disco fantastico
Crimson
Martedì 12 Marzo 2019, 10.53.28
36
@Luka 2112 "Se invece consideriamo progressivo ciò che suona convenzionalmente con Hammond e Mini Moog in brani superiori ai 10 minuti" infatti il prog non si classifica certo così e chi lo fa sbaglia. Se questo fosse il discrimine allora una marea di dischi e band (compreso tutto il prog metal) non ci rientrebbero. E compresi i KC dei '70. Non penso che il recensore intendesse questo quando ha scritto che l'etichetta progressive sia riduttiva per questo album, ma si riferiva solo alle novità che introduce Discipline che incorpora New Wave e in un certo senso va "oltre" il prog rock "classico" e sinfonico dei '70, cioè supera un concetto ed un modo di fare progressive rock come era fino ad allora...questo il concetto. E proprio in tal senso è "progressive".
Luka 2112
Martedì 12 Marzo 2019, 0.26.15
35
A mio parere è progressivo a tutti gli effetti, se per prog intendiamo “ progresso creativo vero e proprio”. Se invece consideriamo progressivo ciò che suona convenzionalmente con Hammond e Mini Moog in brani superiori ai 10 minuti allora Duscipline ne prende assolutamente le distanze, i King Crimson sono una delle poche band davvero “ Prog”.
Trottolo
Lunedì 18 Febbraio 2019, 14.09.31
34
Disco pazzesco, se uscisse oggi suonerebbe ancora "avanti".
Steelminded
Giovedì 9 Marzo 2017, 18.53.30
33
Cos'è il genio. Album incredibile. Insieme a the construction of light i miei preferiti dell'era Belew. Iong Live the King. Evviva
Gilli1997
Giovedì 21 Luglio 2016, 19.04.27
32
Da top 3 dei migliori album dei King Crimson, insieme a Larks' Tongues In Aspic e Red
DP
Lunedì 15 Febbraio 2016, 18.53.28
31
capolavoro assoluto dei Crimson......capolavoro del pop / rock , del progressive , della fusion .....insomma opera insigne che ha il pregio di essere attualissima e tutt ' oggi innovativa anche a distanza di oltre 30 anni . Che dire della band......in pieno stato di grazia e' la migliore che Mr Fripp abbia mai avuto in tutta la sua carriera . Per assaporarlo in pieno vi consiglio di ascoltarlo in cuffia e sarete subito catapultati in atmosfere magiche e oniriche. Uno dei pochi dischi che non deve mancare nel vostro scaffale.....compratelo subito !
Kesselschmied
Domenica 7 Febbraio 2016, 19.18.57
30
Capolavoro di album che fonde jazz rock, new wave e funk anticipando il math rock
Vulgar Puppet
Domenica 17 Agosto 2014, 19.25.38
29
Ho rivalutato tantissimo 'sto disco. Il periodo prog anni '70 è per me di tutt'altro spessore, ma qui c'è uno spirito innovativo, una complessità invidiabile, e grande ispirazione, a rendere Discipline un disco incredibile. Robert Fripp uno dei più grandi geni e visionari della storia!
Steelminded
Domenica 17 Agosto 2014, 16.10.33
28
Recensione veramente ben fatta, che denota anche la conoscenza profonda della materia (io che di musica non capisco quasi nulla non mi ero neanche accorto dell'assenza clamorosa del charlestone... roba da matt... comunque dicevo recensione fantastica, che mi ha portato a riascoltare e rivalutare questo disco... sono rimasto a bocca aperta, forse illuminato dalle didascalie di Francesco, ma tant'è... ho capito tutta la sua grandezza... certo non è un disco da ascoltare in macchina, ma piuttosto in cuffia, concentrato sull'ascolto o anche magari leggendo un libro come mero stimolatore neurale ma il disco è abnormalmente enorme, un vero capolavoro di tecnica e sperimentazione. Sto rivalutando anche il successivo Beat e chissà che non vada oltre... Un appunto sulla querelle con In the Court: credo di essere d'accordo con Galilee, senza affatto sminuire la grandezza del primo album. Evviva!
andrea75
Mercoledì 13 Agosto 2014, 11.13.24
27
premesso che adoro i KC.....e fatte salve tutte le considerazioni sugli album anni'70....io penso che si debba analizzare un album per quello che è il contesto del periodo nel quale si realizza partendo da zero ,con la "tabula rasa", e non paragonandolo ad altri lavori....pensiamo insomma che sia il loro primo album come lo considerereste?....per me il voto e assolutamente meritato...basta vedere i tour successivi anche in italia dopo svariati anni (2000 e oltre)....praticamente 5 brani su 7 sono sempre presenti (anche attualmente con il crimson projeckt) ...forse perché anche loro hanno piacere a suonare questi pezzi... ....PERLA
opeth72
Martedì 17 Dicembre 2013, 14.25.36
26
Vale ? non vale? e' meglio questo che quello,.,.,., ce li ho tutti ,.., mi manca,.,. gli do un 84,3..,., La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla. David Hume,.,.
Sguish Ranocchio
Giovedì 12 Dicembre 2013, 15.07.45
25
Grandissimo disco, bella recensione, ma secondo me si trascura l'influenza fondamentale: Discipline è chiaramente ispirato all'opera di Steve Reich, uno dei compositori cardine del '900.
toni
Mercoledì 11 Dicembre 2013, 11.07.59
24
la valutazione del recensore è corretta e non sono daccordo per chi bolla questo disco per le influenze new wave. Di new wave in questo disco c'è solo l'abito di robert fripp. Rispetto ai primi King Crimson qua manca l'elemento programmatico, il concept dietro la musica, ma ciò è una cosa voluta. Il gruppo si concentra nel creare delle interazioni di ispirazione jazzistica, in particolare con dei dialoghi tra batteria e basso, e tra le due chitarre. I pezzi sono variegati e atmosferici e ben rappresentano il concetto di vita moderna caotica e stressante. E' sicuramente evoluzione di tutto ciò che Fripp aveva fatto fino ad allora ed una proposta aggiornata delle dei KC. Per i KC Discipline è stato uno spartiacque tra passato e futuro. Sostanzialmente il loro sound non è più variato
Voivod
Martedì 10 Dicembre 2013, 9.47.48
23
Anch'io non avrei dato 96 a questo disco, ma 100! Sublime.
Giovanni
Lunedì 9 Dicembre 2013, 18.53.04
22
@ Carmine: straquoto
waste of air
Lunedì 9 Dicembre 2013, 13.09.52
21
Nonostante abbia tutta la discografia a casa (originale, ovvio), questo rimane sempre il mio preferito. Non c'è una nota sbagliata, il voto poi non è importante, quando si parla del re cremisi: sono tutti da avere.
galilee
Lunedì 9 Dicembre 2013, 12.18.13
20
Secondo me invece non è cosi. Questo disco è uno dei migliori dei KC ed è molto più importante musicalmente di un Red, che è comunque un disco splendido. Discipline rappresenta per gli 80 quello che ha rappresentato ITCOCK negli anni 70. Questo disco era avanti di 10 anni ed è stato inoltre fondamentale per l'evoluzione KC, dato che da questo disco in poi il loro stile cambiò per sempre e gli strascichi di Elephant talk si sentono sino all'ultimo power to the believe. A mio parere ovviamente, ma ti posso assicurare che in ambito più jazz fusion questo disco come importanza asfalta tutti quelli anni 70.
Carmine
Lunedì 9 Dicembre 2013, 11.09.23
19
@ Galilee: io parlo di pietre miliari e nel novero ci rientra In The Court mentre Discipline no. Rimande ripeto un ottimo disco, ma è inferiore ad altri capitoli dei KC quali Red e Lark's Tongues in Aspic per cui 96 è un voto eccessivo, a mio parere ovviamente.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 9 Dicembre 2013, 10.52.46
18
Si, un petit peu come Monsieur Steelminded, non mi era piaciuto per niente, all'epoca, assieme ai successivi dai colori sgargianti delle copertine. Diciamo che ero passato da Red a ThraK con un salto di più di vent'anni. Poi, ascoltando i Live, usciti copiosi tra il 1995 e il 1998, ci ho ripensato e sono tornato ad ascoltarli (i dischi dei King Crimson vanno acquistati TUTTI, a prescindere...). Non sono un fan di questo periodo del geniale Fripp, mi piaceva di più con Eno e con David Sylvian ma la sperimentazione va apprezzata e riconosciuta. Qui rimangono per me splendide, Matte Kudasai e The Sheltering Sky. Au revoir.
Steelminded
Sabato 7 Dicembre 2013, 22.56.16
17
A me non piacque sinceramente, a parte Matte Kudasai, e l'ho quindi messo nel un po' nel dimenticatoio. Siccome ovviamente adoro i KC dopo questo votone lo riascoltero' probabilmente...
Bloody Karma
Sabato 7 Dicembre 2013, 22.06.31
16
difficile, tremendamente difficile da capire fino in fondo, ma veramente bello...sarà che a me i KC piacciono in tutto le loro incarnazioni
Galilee
Sabato 7 Dicembre 2013, 19.49.31
15
Chi conosce bene la storia sa che ogni tassello dei KC è un mondo a se. Questo disco col prog ha ben poco a che vedere, e se vogliamo dirlo tutta da Island in poi la musica dei KC è più sperimentazione e avantgarde che altro. Relegare questo disco al prog forse significa non averlo compreso bene. Tra l'altro ci sono delle ritmiche assolutamente innovative, comunque basta leggere la recensione per capire il perchè del valore di questo disco immenso. Se al debutto diamo 100 a questo diamo 95. Se invece parlo secondo i miei gusti personali, tutti i dischi dei king crimson per me sono da 90 tranne forse in the wake of poseidon che ho sempre ritenuto un more of the sane del primo disco. Quindi 85.
Giovanni
Sabato 7 Dicembre 2013, 19.30.05
14
Chi conosce la storia del prog sa che non è proprio così, questo è un buon disco, In The Court è la storia paragonabile come importanza a Sgt. Pepper's o Kind Of Blue.
Giovanni
Sabato 7 Dicembre 2013, 19.30.04
13
Chi conosce la storia del prog sa che non è proprio così, questo è un buon disco, In The Court è la storia paragonabile come importanza a Sgt. Pepper's o Kind Of Blue.
*__*
Sabato 7 Dicembre 2013, 17.48.12
12
Giovanni -se diamo 96 a questo,- In The Court è fuori concorso ? NO, perchè Discipline per me merita ---> 100 e lode /100 mentre In The Court ...... merita un ---> 100 e lode /100 cioè alla pari due diverse decadi per due pietre miliari della musica (tutta)
seralf
Sabato 7 Dicembre 2013, 16.59.13
11
Beh è un disco essenziale di quel decennio, influente su tutto ciò che dopo è stato definito math rock, che include fusion, sperimentazione sui suoni, intrecci chitarristici volutamente ispirati alle gamelan. accordature per la chitarra in stile violoncello, e così via. Aggiungo che il 7/4 è in realtà una poliritmia in frame by frame: fripp dopo un po' suona in 5/4 mentre belew continua in 7. Allo stesso modo in discipline, come spiegato da bruford stesso qui: [EDIT: siamo spiacenti ma non sono ammessi link nei commenti]
Giovanni
Sabato 7 Dicembre 2013, 16.56.10
10
In The Court è la summa theologica del prog: se diamo 96 a questo, che per me arriva a 80 si e no, In The Court è fuori concorso!
Osvaldo
Sabato 7 Dicembre 2013, 14.58.16
9
Bè non credo possa essere stato più influente di In the Court! In ogni caso più che di rilevanza storica io parlo dei miei gusti personali, per carità è importante contestualizzare ma io giudico un album prima in base a quanto piace a me e poi per quanto ha influenzato tutto ciò che viene dopo, e se disciple mi piace un sacco gli preferisco i KC anni 70!
Osvaldo
Sabato 7 Dicembre 2013, 14.58.16
8
Bè non credo possa essere stato più influente di In the Court! In ogni caso più che di rilevanza storica io parlo dei miei gusti personali, per carità è importante contestualizzare ma io giudico un album prima in base a quanto piace a me e poi per quanto ha influenzato tutto ciò che viene dopo, e se disciple mi piace un sacco gli preferisco i KC anni 70!
Galilee
Sabato 7 Dicembre 2013, 14.51.41
7
In ambienti meno rock e più fusion questo disco ha un valore superiore ai dischi anni 70 da voi citati, quindi il voto è più che motivato. Questo è uno dei dischi più influenti usciti negli 80.
*__*
Sabato 7 Dicembre 2013, 13.51.33
6
Osvaldo & Carmine '' RICREDETEVI '' Discipline è MERAVIGLIOSO ascoltatelo con più attenzione
Osvaldo
Sabato 7 Dicembre 2013, 13.20.43
5
D'accordo con carmine, i migliori rimangono il primo e Red, sul podio altri capolavori anni 70 come lark's tongues in aspic. Questo vale un 80-85 per l'indubbio valore sperimentale
*__*
Sabato 7 Dicembre 2013, 13.20.14
4
King Crimson - Discipline PIETRA MILIARE del Prog Rock ---> 100 e lode /100
therox68
Sabato 7 Dicembre 2013, 12.49.33
3
Veramente complimenti per la recensione, eccellente qualità di scrittura. E grande disco ovviamente.
Carmine
Sabato 7 Dicembre 2013, 12.18.01
2
96 mi pare davvero troppo è un ottimo album, ma inferiore ai loro capolavori. Voto 80
galilee
Sabato 7 Dicembre 2013, 11.37.22
1
Ottima recensione. Che dire, ennesimo capolavoro di questa immensa band. Una delle più importanti della storia del rock. Questo discipline da il via al secondo periodo targato KC dopo ben 7 anni di assenza e il sound è una rivoluzione. Voto:95
INFORMAZIONI
1981
E.G. Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Elephant Talk
2. Frame by Frame
3. Matte Kudasai
4. Indiscipline
5. Thela Hun Ginjeet
6. The Sheltering Sky
7. Discipline
Line Up
Adrian Belew (Chitarra, Voce)
Robert Fripp (Chitarra)
Tony Levin (Chapman Stick, Basso)
Bill Bruford (Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
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