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Jefferson Airplane - Surrealistic Pillow
( 3278 letture )
La svolta per i Jefferson Airplane arriverà nell’estate del 1966. In quegli anni, la California e San Francisco in particolare contendevano già al Greenwich Village di New York lo scettro di capitale della controcultura americana: le droghe, in particolare la LSD, giravano liberamente fino a quell’anno e nuovi modelli di società venivano immaginati e creati attraverso le comuni ed il rifiuto spesso ingenuo e contradditorio dello sviluppo capitalistico, dell’imperialismo militare e della Guerra Fredda che vedevano nella già combattuta guerra in Vietnam la loro più chiara conseguenza. La musica divenne presto uno dei veicoli dell’espressione giovanile ed anche una delle forme più forti di unione tra persone e diffusione dei messaggi. Una sorta di social network ante litteram che creava incontri e stimolava nuove ardite fantasie e che alla fine resterà come una delle massime espressioni di quell’epoca dorata. Il salto in avanti compiuto in quegli anni dalle band di San Francisco fu fondamentale: partendo dal folk e dal blues, dal rock, come dal pop elettrico proveniente dall’Inghilterra e veicolato alle masse da Beatles, Rolling Stones, The Who, The Byrds, The Lovin’ Spoonful e da tutti gli altri eroi dell’epoca, ma influenzato in maniera determinante anche dalla consapevolezza retorica e dalla cosiddetta “svolta elettrica” di artisti come Bob Dylan, come dalla crescente attenzione per la musica orientale, il nascente movimento psichedelico conobbe proprio a San Francisco un’accelerazione improvvisa. Il concetto stesso di musica ne risultò cambiato e lanciato verso il futuro: l’espressione della musica dal vivo, delle lunghe e lisergiche jam sessions, dell’uso di distorsioni ed effettistiche varie portarono una vera e propria rivoluzione tanto nel modo di suonare, quanto nel suono stesso, che faceva dell’elettricità il suo fulcro e attraverso le amplificazioni portava la musica a masse sempre più ampie di persone riunite negli happening dal vivo, nei quali musica, poesia, teatro, impegno politico e sociale, giocoleria e consumo di droghe andarono a creare dei rituali espressivi del tutto inediti. Formatosi nel 1965 per opera di musicisti già rodati e giunto tramite la major RCA al debutto nel 1966 con Jefferson Airplane Takes Off, il gruppo di Balin conobbe presto i primi cambiamenti di line up che porteranno alla formazione classica: prima l’arrivo del batterista Spencer Dryden e, soprattutto, l’ingresso in formazione della a lungo corteggiata Grace Slick, daranno alla band il suo volto definitivo e anche il successo commerciale. I Jefferson Airplane che pure erano nati assieme ad altre band che di lì a pochissimo solcheranno i cieli del Mito, come The Grateful Dead, Big Brother & The Holding Company e Quicksilver Messenger Service, grazie al qui presente secondo album Surrealistic Pillow, edito nel febbraio del 1967 agli albori della “Summer of Love”, diventeranno il primo gruppo di San Francisco a raggiungere il grande successo negli States e costituiranno così la prima e forse più influente band dell’intero movimento.

A dire il vero, è giusto riconoscere alla band di Marty Balin la qualifica di prime mover, come anche una grande perizia a livello strumentale. I Jefferson Airplane, nel complesso, erano senza dubbio una delle band più tecnicamente capaci tra quelle dell’area di Frisco, se non la più capace in assoluto. Naturalmente, a livello di individualità si può discutere se Jorma Kaukonen fosse un chitarrista migliore di Jerry Garcia o John Cipollina o Randy California o se Grace Slick fosse una cantante migliore di Janis Joplin e così via. Qui si parla di altro: i Jefferson Airplane erano una band composta da grandi musicisti singolarmente, che messi assieme facevano un complesso unico. Un po’ come saranno i Led Zeppelin e soprattutto i Deep Purple di lì a qualche anno. In questo senso, è esplicativa proprio la decisione presa da Grace Slick di lasciare la propria band, The Great Society, per unirsi agli Airplane portando in dote i due singoli che faranno la loro fortuna (Somebody to Love e White Rabbit), perché attratta dall’opportunità di suonare con un grande musicista come Jack Casady. Guardando la scansione dei tempi, appare quasi incredibile oggigiorno conciliare il fatto che la band avesse rilasciato il primo album nel giugno del 1966 e riuscisse a pubblicare il secondo già a febbraio del 1967, considerando che la Slick entrò nella band solo nell’ottobre del ‘66. Eppure, in due anni la band aveva fatto un tale salto di qualità e aveva raggiunto una tale consapevolezza nei propri mezzi da potersi permettere questo e altro. Tutte le tracce che compongono Surrealistic Pillow sono infatti destinate a lasciare un segno e a diventare altrettanta fonte di ispirazione per chi seguirà. Basti ascoltare l’intro tribale di apertura della rovente She Has Funny Cars per cogliere immediatamente dei rimandi all’intro di Who Do You Love nella versione dei The Doors contenuta in Absolutely Live pubblicato tre anni più tardi. E’ la voce di Marty Balin a fare la parte del leone nel disco, mentre Grace Slick si insinua col suo tono deciso, capace di leggerezza, ma con un piglio sempre energico e netto, definito e magnetico. Al cantante sono affidate le interpretazioni di pezzi a dir poco epocali come Today o la magnifica, arcana ed evocativa Comin’ Back to Me, ancora oggi insuperata e capace di far scendere più di un brivido e dalla quale fin troppe band folk odierne dovrebbero prendere ispirazione. La splendida voce di Grace duetta spesso con quella di Balin e trova invece libera espressione nei due singoli dell’album, Somebody To Love e White Rabbit, tipicamente rock la prima, psichedelica, onirica e quasi pre-prog la seconda. Si tratta di due canzoni che da sole valgono intere discografie e all’epoca raggiunsero la quinta e la ottava posizione delle classifiche nazionali, proiettando una piccola band di San Francisco al disco d’oro e sulla ribalta del successo commerciale mainstream. Ma sono soprattutto due brani che faranno scuola, coverizzati da migliaia di band (ricordiamo almeno la strepitosa versione di White Rabbit realizzata dalla thrash band Sanctuary sul proprio debutto Refuge Denied) e che apriranno le porte della psichedelia al mondo intero. Il marziale intro basso/batteria di White Rabbit, il suo crescendo continuo carico di tensione fino al’inverosimile, dominato dalla splendida e potente voce di Grace Slick, con quel vibrato così caratteristico eppure mai esasperato, sempre tenuto sotto il massimo controllo, l’esplosione del finale, l’inno all’apertura mentale: tutto appare semplicemente perfetto, ora come allora. L’ispirazione pop rock di fondo non viene comunque a mancare e brani come la delicata My Best Friend, la veemente e ruvida 3/5 of a Mile in Ten Seconds e la piacevolissima melodia di D.C.B.A. - 25, si inseriscono armonicamente nel percorso musicale di quegli anni, nei quali la svolta elettrica aveva ormai contagiato anche la musica popolare. Come già anticipato, è comunque l’intera band a dimostrare una maestria strumentale fuori dall’ordinario ed anche se oggi lo stile e la tecnica di Kaukonen risultano datati e sicuramente superati, il suo tocco e la capacità di inserirsi nel contesto dei brani con solismi ispirati e dannatamente funzionali, carichi di effetti ma al contempo equilibrati e melodici, fanno del chitarrista uno dei principali esponenti dell’epoca e uno dei modelli ispirativi per molti altri musicisti, che da lì a poco troveranno in Clapton, Hendrix, Page e Beck i nuovi profeti dello strumento in ambito rock. Prendendo gli assoli di brani come Somebody to Love, 3/5 of a Mile in Ten Seconds, lo strumentale Embryonic Journey e soprattutto Plastic Fantastic Lover, nella quale Kaukonen spazia in lungo e largo, si coglie benissimo quanto il chitarrista sia stato importante e quanto il suo stile abbia comunicato ad altri musicisti: basti in questo senso mettere a confronto questa canzone con la celeberrima The Pusher contenuta nel debutto degli Steppenwolf del 1968 e portata al successo mondiale dalla colonna sonora del film Easy Rider.

La svolta colpì la band nel momento giusto e la strepitosa personalità di Grace Slick, unita alla fortuna che i singoli estratti dall’album raccolsero, fecero il resto. La bella cantante, senza sottovalutare le sue qualità di interprete, diventò infatti presto un riferimento: colta, indipendente, sfacciata, coraggiosa, la Slick incarnava in tutto una femminilità diversa, non domabile, consapevole e padrona di sé stessa. La sua unione con Paul Kantner sposterà ancora gli equilibri all’interno del gruppo di lì a poco, trasformando lei in una icona indimenticabile e portando i Jefferson Airplane verso una espressione militante, anche se non politica in senso stretto. Un altro aspetto su cui a lungo si dibatté all’epoca è legato alla partecipazione di Jerry Garcia alla realizzazione di Surrealistic Pillow. Inizialmente negata dal produttore Rick Jarrard, fu poi in realtà resa nota negli anni successivi e in particolare in seguito all’inserimento di alcuni brani scartati dalla versione definitiva e poi inclusi nelle successive ristampe, nei quali il contributo compositivo e la partecipazione a diversi brani di Garcia ricevette il giusto credito. Ma al di là degli aneddoti, quello che conta è che Surrealistic Pillow fece dei Jefferson Airplane una band di rilievo internazionale e diede alla scena di San Francisco un suo primo forte riconoscimento. Da qui in avanti, anche gli altri grandi complessi della scena otterranno attenzione e successo, proprio a partire dai Grateful Dead, che giungeranno al debutto proprio nel 1967. L’album può dirsi senza dubbio uno dei più importanti di quegli anni e dell’intera carriera della band, da qui in avanti portavoce di un intero movimento non solo musicale, che almeno fino alla fine del decennio, cambierà per sempre il volto della cultura americana e mondiale. Ascoltato oggi sicuramente risente del passare del tempo e per essere apprezzato appieno deve essere calato e valutato in prospettiva storica, eppure, molte delle tracce qua presenti conservano un fascino e una potenza creatrice notevoli, che meritano l’attenzione e l’amore anche di un pubblico ormai abituato a ben altre sonorità e ricercatezze tecniche (basti dire che il disco fu registrato sia in versione mono che in versione stereo; praticamente, parliamo di una Era tecnologica primitiva nel settore). Grandi sognatori e grandi visionari, ottimi musicisti e capacissimi interpreti del loro tempo. Tutto questo ha reso i Jefferson Airplane una band leggendaria e Surrealistic Pillow il primo importante passo di una carriera fondamentale per la Storia del Rock.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
81.26 su 23 voti [ VOTA]
Rasta
Lunedì 7 Ottobre 2019, 18.17.05
16
In risposta a Rob Fleming: sicuramente DOLLY PARTON, scrittrice tra l'altro della versione originale del successo multimiliardario I Will Always Love You.
Area
Lunedì 7 Ottobre 2019, 16.17.22
15
@Rasta, si in effetti é vero e sinceramente ci pensavo. Mi piace l'Outlaw country soprattutto proprio Nelson e Cash. Il discorso che facevo io era anche più ampio, perché a un certo punto diversi tra cui proprio i Dead, gli Airplane e i Quicksilver hanno riscoperto il loro background tipicamente Americano e hanno fatto anche del Country, genere che negli States é tutt'ora estremamente popolare. Dagli anni 60 comunque é stato via via sempre meno conservatore e forse proprio grazie a queste cose. Comunque si l'evoluzione degli Airplane e di Grace non poteva che essere quella dei Jefferson Starship.
Rob Fleming
Lunedì 7 Ottobre 2019, 15.36.34
14
Chi è la Regina (se stiamo parlando del country)? Dolly P.? O Janis?
Rasta
Lunedì 7 Ottobre 2019, 15.29.18
13
ciao Area. X la voce in se si, sicuramente. Ma non dimenticare che i fan del Country sono ultra-conservatori e che se non era x il carisma di JOHNNY CASH, faticarono già ad accettare l'Outlaws Country dei vari NELSON, JENNINGS e KRISTOFERSSON, x citarne i Re. SLICK troppo flippata x loro, che in quel ruolo avevano già la perfetta LINDA RONSTADT, o la dolcissima EMMYLOU HARRIS. Senza tirare neanche in ballo la Regina. Secondo me non sarebbe stata capita, era come di un'altra Etnia. Teniamoci la SLICK nella tana del Bianconiglio, che destino Musicale migliore non poteva avere.
Area
Lunedì 7 Ottobre 2019, 15.08.00
12
@Fabio Rasta, beh i Dead e gli Airplane erano amici e Garcia ha scritto pezzi di questo disco (e anche su Volunteers se non erro). Tuttavia penso che Grace avesse un ottima voce Country e una sua carriera in quel genere le avrebbe dato grandi soddisfazioni.
Fabio Rasta
Lunedì 7 Ottobre 2019, 14.51.21
11
La discografia degli AIRPLANES, come x altre Band (una su tutte i CREEDENCE), mi è stata rovinata x sempre dalle tante troppe inutili compilation. Loro e i GRATEFUL DEAD comunque, x idee, attitudini e capacità, sono i Re indiscussi della Psichedelia. THE DOORS esclusi xchè fanno capo solo a se stessi. Mai + nessuno come loro.
Rob Fleming
Sabato 30 Gennaio 2016, 12.19.12
10
Uno dei grandi capolavori dell'era psichedelica. Somebody to love e White rabbit sono classicissimi. I musicisti superlativi. Grace Slick spettacolare (e bellissima che non gusta mai) 85
Gilli97
Domenica 15 Novembre 2015, 8.54.29
9
Questo disco è importante perchè rappresenta al meglio lo psicadelismo degli anni '60,un mondo fatto di svago, droghe, alcol, sesso e rock 'n roll voto 99
VomitSelf
Lunedì 23 Dicembre 2013, 23.24.39
8
bel dischello...ma gli preferisco di gran lunga il successivo After Bathing at Baxter's
Arrraya
Venerdì 13 Dicembre 2013, 14.30.23
7
Si hai ragione Raven. Grace Slick è un monumento che meriterebbe di essere trattata su queste pagine per tanti motivi.
Raven
Giovedì 12 Dicembre 2013, 21.26.49
6
Disco fondamentale e cantante da conoscere a tutti i costi.
Carmine
Martedì 10 Dicembre 2013, 10.44.46
5
Questo è da 100
andreastark
Martedì 10 Dicembre 2013, 10.05.48
4
caro Lizard....adesso sono stufo di farti sempre dei complimenti per i dischi che riesci a tirare fuori e per le tue eccelse recensioni....non è che potresti ogni tanto sbagliare anche tu estraendo qualche belinata dal tuo cilindro???????? A parte gli scherzi di nuovo grande.....tassello indelebile della psichedelia e vette secondo me mai più raggiunte dai Jefferson Airplaine
Arrraya
Lunedì 9 Dicembre 2013, 15.30.05
3
Grace Slick...ad essercene donne cosi nel rock. Ci vorrebbe un articolo tutto per lei. comunque uno di quei dischi da avere assolutamente nella propria raccoltà.
galilee
Lunedì 9 Dicembre 2013, 12.11.17
2
Disco epocale. Somebody to love e White rabbit hanno segnato una generazione. Comunque il gruppo in sé, è uno dei gruppi rock più geniali di sempre, questo, After bathing at baxter's e Volunteers sono tre gioielli di incommensurabile valore. Ottima recensione. Voto: 90
Le Marquis de Fremont
Lunedì 9 Dicembre 2013, 11.10.03
1
Ho letto molto su quel periodo di Frisco e della Bay Area (un mio amico faceva parte dei Charlatans, band della prima ora del movement) e qui diciamo che i Jefferson Airplane, band che va detto, era dotata di "mezzi" anche economici, si trovarono nel posto giusto, al momento giusto. Somebody to Love è stato per loro, quello che poi sarebbe stato Light My Fire per i Doors. Per me, comunque, il loro migliore rimane Volunteers. Au revoir.
INFORMAZIONI
1967
RCA Victor
Psychedelic Rock
Tracklist
1. She Has Funny Cars
2. Somebody to Love
3. My Best Friend
4. Today
5. Comin’ Back to Me
6. 3/5 of a Mile in Ten Seconds
7. D.C.B.A. – 25
8. How Do You Feel
9. Embryonic Journey
10. White Rabbit
11. Plastic Fantastic Lover
Line Up
Marty Balin (Voce, Chitarra)
Grace Slick (Voce, Piano, Organo, Flauto)
Jorma Kaukonen (Chitarra, Cori)
Paul Kantner (Chitarra, Cori)
Jack Casady (Basso, Chitarra)
Spencer Dryden (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Jerry Garcia (Chitarra su tracce 4, 5, 11)
 
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