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Russian Circles - Memorial
( 2244 letture )
I Russian Circles sono un gruppo che, a dispetto del nome che porta, proviene dalla terza città per popolazione degli USA, quella vivissima Chicago da sempre madre di diversi generi musicali ed ospitante innumerevoli eventi concertistici ogni anno. La band è una fra quelle che, grazie alla propria, unica formula musicale, è riuscita a scavarsi un personalissimo posto di nicchia nell'iperaffollato mercato musicale odierno, fondendo arrangiamenti di natura classica ed una delicata anima post-rock a sferzate di più estrema natura post-metal, assimilabili a band come Isis, Pelican o Jesu.
La formazione si muove sul mercato musicale da quasi dieci anni ormai ed il presente lavoro Memorial, della durata di 35 minuti circa, rappresenta la quinta uscita discografica del trio americano.
Al pari delle precedenti uscite, l'album è quasi integralmente strumentale (tolta l'omonima Memorial) e, come valutazione tendenziale della discografia dei Russian Circles, si può affermare con cognizione di causa che Memorial rappresenti la giusta evoluzione del precedente Empros e del gruppo stesso, in costante miglioramento dal 2006 e dall'ancora troppo acerbo debutto Enter.

L'opener è Memoriam, una delicata nenia strumentale entro la quale una chitarra classica, un pianoforte, poche note del quattro corde ed un violino in sottofondo dipingono un riflessivo paesaggio sonoro dai decadenti colori. La seconda del lotto, Deficit, cambia decisamente registro aprendosi, entro un background di synth, su dei riff di chitarra cupi e cadenzati, velatamente cacofonici, dalle allusive reminiscenze di band post-black come i compianti Altar of Plagues, i Fen o gli Agalloch di Faustinian Echoes. Il tutto è contornato da infiniti effetti delle pedaliere, overdrive e delay che infittiscono il sound materializzando una vera e propria condensata barriera sonora nelle orecchie dell'ascoltatore; dal terzo minuto la traccia sferza verso lidi connotati da melodie più marziali, i quali non verranno più abbandonati fino al proprio epilogo.
Il terzo bagliore è 1777, che ha come cuore artistico un eclettico lavoro alle pelli di Dave Turncrantz, oscillante tra rullate a colpi doppi e veloci tempi scanditi a rintocchi di grancassa, sul quale le melodie delle chitarre, caratterizzate da un leggero tremolo picking, si adagiano placidamente, dimostrandosi comunque maggiormente diversificate e stratificate rispetto alla traccia precedente.
La quarta Cheyenne si sviluppa sulla melodia di una chitarra classica molto simile a quella dell'opener Memorial, accompagnata, però, da uno strato di synth e di chitarre elettriche -effettistica annessa- molto più spesso; la traccia si rivela sicuramente trasognata ed eterea, anche grazie all'opera artistica del pianoforte suonato da Brandon Curtis, ma forse un po' troppo monocorde.
I quattro minuti abbondanti di Burial riprendono quel percorso lasciato in sospeso da Deficit, aggiungendo poco o nulla a quanto sopra descritto, pur avendo la traccia un groove maggiormente incalzante rispetto al brano precedente.
Ethel è sicuramente uno degli episodi più belli di Memorial. Il brano, anche grazie al preminente utilizzo delle tastiere, evoca quasi un espressivo incrocio artistico tra partiture strumentali tipiche dei God Is An Astronaut e sezioni elettroniche dei Fuck Buttons; la melodia del brano si dimostra viva ed avvolgente, il trombone di Greg Norman continua a rivelarsi una piacevole colonna sonora per l'intero cd, mentre è encomiabile il lavoro armonico al basso da parte di Brian Cook.
La penultima sorella Lebaron rientra, senza grandi sconvolgimenti, in quanto fino ad ora stilisticamente descritto, mentre a chiudere il full-length è la traccia omonima, che rassomiglia molto al delicato minuto e mezzo dell'intro Memoriam, consegnando così all'ascoltatore un evidente senso di circolarità che l'intero album non perde mai. Memorial vede il prominente lavoro del violoncello e l'aggiunta della collaborazione vocale della poliedrica singer Chelsea Wolfe, perfettamente inserita nell'insieme. L'epilogo è lasciato a giochi di flanger e delay di chitarre e di basso, le cui corde si muovono su di un etereo tappeto di synth e cori femminili.

Tutto ciò considerato, Memorial dei Russian Cirlces è la dimostrazione di come, pure con degli arrangiamenti tutt'altro che intricati, si possa comunque fare della musica di qualità che tocchi l'anima e che rapisca nella propria semplicità. L'album colpisce in tutte le sue variazioni stilistiche, in tutti i suoi cambi di dinamica strumentale, in tutti le sue variazioni d'atmosfera, ed in tutte le sfaccettature dell'animo umano che, in ultima analisi, dipinge.
Un'unica avvertenza: proprio a motivo di quanto appena enunciato, credo si possa onestamente affermare che Memorial non sia una release adatta ad ascoltatori "pigri". In altre parole, non aspettatevi di trovare superiore perizia tecnica dei musicisti o alcuna facile melodia da fischiettare in questo full-length; al contrario, Memorial è un'opera artistica che cerca, per necessità, uno spirituale dialogo con chi si trova dall'altra parte dello stage o del computer e l'unica reale possibilità di apprezzare davvero questo disco è quella di "lavorarci" come ascoltatori, da un lato dando intensità alla musica che si sta ascoltando scavando entro se stessi, dall'altro cercando di cogliere ogni singolo particolare musicale del cd nella propria essenza e forza comunicativa.
Top tracks: Deficit, 1777 e Ethel.
Una piacevole sorpresa.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
93.5 su 4 voti [ VOTA]
Gasta
Giovedì 2 Aprile 2015, 21.17.48
6
Ottimo album - e bellissimo contributo di Chelsea Wolfe (della quale attendo con ansia il prossimo "Abyss"). Russian Circles visti ieri sera a Padova: spettacolari.
AdeL
Giovedì 26 Marzo 2015, 22.40.25
5
Nobili e raffinati interpreti di un innovativo scenario post metal. Impresa assai ardua esprimersi in modalità “cinema muto”, senza voce, senza sottotitoli e senza tecnicismi d’effetto. Eppure gli ambienti creati da questi artisti sono davvero vibranti, particolari e colti. Wild Wolf: hai scritto una bella recensione, non concordo sul voto.
Abbath
Lunedì 19 Gennaio 2015, 14.41.42
4
74???? Ma non è un po' poco? Io lo trovo molto valido e direi che minimo è da 84!!
Andy '71 vecchio
Giovedì 12 Dicembre 2013, 14.02.16
3
Solo la canzone capolavoro 1777 vale da sola l'aquisto immediato!Stupendo!80!
Moro
Lunedì 9 Dicembre 2013, 18.02.58
2
uno dei più bei dischi dell'anno.
Ippocrate
Lunedì 9 Dicembre 2013, 17.02.19
1
Lo sto ascoltando e spero che riesca a dare una sfumatura di piacere allo studio.. Recensione over the top come sempre!
INFORMAZIONI
2013
Sargent House
Post Metal
Tracklist
1. Memoriam
2. Deficit
3. 1777
4. Cheyenne
5. Burial
6. Ethel
7. Lebaron
8. Memorial
Line Up
Mike Sullivan (Chitarre)
Brian Cook (Basso)
Dave Turncrantz (Batteria)

Musicisti ospiti:
Chelsea Wolfe (Voce in Memorial)
Brandon Curtis (Pianoforte)
Susan Voelz (Violino)
Jill Kaeding (Violoncello)
Greg Norman (Trombone)
 
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