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Arch Enemy - Burning Bridges
( 4913 letture )
Diciamocelo, qui viene a mancare un po' dell'aggressività riscontrata agli esordi. Ma è pur sempre death metal, quindi non c'è da preoccuparsi. Semplicemente si sono schiarite le atmosfere ed il tutto diviene più ragionato, più melodico, equilibrato in pratica.

Non c'è veramente da temere, dato che The Immortal apre degnamente il disco, mettendo subito in chiaro che l'identità del gruppo non è andata perduta, anzi, basta arrivare all'assolo centrale per averne un esempio concreto.
Dead Inside parte più decisa e dopo un inizio sfolgorante, si va a pestare forte grazie al tappeto messo in campo da D'Angelo ed Erlandsson. Svetta su tutti il terribile vocione di Liiva, che emana oscurità con una facilità disarmante, mentre piovono i riffoni dei fratelli Amott, che ben presto si trasformano in assoli evocativi ed affascinanti, oltre che di grandissimo gusto melodico. Pilgrim irrompe feroce con la batteria, ben presto raggiunta dalle sei corde e le loro melodie, per poi sfociare in una pioggia oscura e tenebrosa fatta di riff e dell'ugola cavernosa di Liiva, mai monotono nella sua prova, che rende più apprezzabile così lo stacco limpido e pulito degli assoli. Quella che segue è una killer-song: Silverwing è una summa dello stile della band, con un’apertura trionfale grazie al lavoro chitarristico, ma che in un attimo si lancia in una colata di lava, infuocata e pesante, con la solita sezione ritmica a dar man forte, leggermente in secondo piano rispetto agli altri, ma non per questo meno fondamentale per la giusta infusione di potenza; il cantato è ovviamente indispensabile catalizzatore della malvagità espressa dai restanti musicisti, oltre che ottimo contraltare delle linee melodiose dei due fratelli.
Demonic Science è un'ulteriore espressione della tecnica e del songwriting dei nostri, con un intrigante assolo di pregevole fattura; meno tirato rispetto ai precedenti episodi, ma non per questo meno efficace. Dopo questa veloce rifiatata, è tempo di Seed of Hate, mazzata di odio puro, di cui è protagonista il buon Liiva, perfetto interprete delle liriche, le quali sono un concentrato di rancore spaventoso, lasciando poi il posto alle solite chitarre, per uno dei migliori episodi del lotto.
Non c'è attimo di tregua, Angelclaw è furiosa nel suo incedere, veloce, tenebrosa ed il solito assolo è l'apice perfetto di cotanta malvagità.
Ma è tempo di chiudere, compito lasciato all'infernale title-track Burning Bridges, lenta, assassina, diabolica, nerissima. Si rallenta qui, i tempi fino ad ora ascoltati lasciano spazio ad un pachiderma denso di rimpianto e tristezza, la malinconia fuoriesce dalle sei corde, fondendosi alla pesantezza degli altri strumenti e del cantato gutturale, per una chiusura che non lascia scampo, epilogo perfetto di questa cavalcata death. Nella ristampa dedicata all'Europa troveranno poi spazio anche la grintosa Diva Satanica e la strumentale Hydra, perfettamente allineate al sound dell'album in questione.

Come pochi album sanno fare, tutto funziona qui dentro, non c’è una cosa fuori posto, i testi non sono banali e vengono magistralmente eseguiti dalla voce carismatica di Liiva; le chitarre nemmeno a dirlo, d'altronde basterebbe vedere il curriculum dei musicisti per capire che sono l'anima del gruppo, sempre drammatiche, melodiose, decise e la sezione ritmica dà il suo apporto fondamentale nel risaltare le caratteristiche degli altri componenti.
Il futuro riserverà importanti cambiamenti alla band, tanti altri album, tante altre cose che esulano dalla musica.
A parere del sottoscritto, però, non si raggiungeranno più apici come in questo album, nonostante qualche buon episodio. Ma questo rimane una grandissima espressione di musica efferata, sporca, pesante, unita ad un gusto melodico davvero superbo, sia nello stile che nella tecnica, mai fine a se stessa. Il disco è il perfetto emblema di una decade in cui il concetto di melodia obbligatoriamente si fondeva con dimensioni oscure e ritmiche serrate, perlomeno nel nostro beneamato death metal.

Ah, se non si fosse ancora capito, stiamo parlando di Burning Bridges, terzo disco degli Arch Enemy, consigliato a tutti quegli appassionati che ancora non conoscono a menadito questo splendido album.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
91.35 su 20 voti [ VOTA]
David D.
Mercoledì 11 Dicembre 2019, 21.41.56
17
Non sono mai stato un amante del Melodic Death, ma quando mi sono deciso a dare un ascolto agli Arch Enemy mi hanno consigliato di partire da questo disco. E cavolo, che album. Drammatico, rabbioso, aggressivo, tutto allo stesso tempo. Poi adoro la voce sgraziata e quasi sofferente di Liiva. Raramente ho trovato delle atmosfere e dei testi così belli in un disco. Mi piacciono moltissimo anche Stigmata e il debutto Black Earth, quello fatto con la Gossow e la White-Gluz, ovviamente non per loro colpa o quasi, mi fa vomitare. A Burning Bridges però, 100 pieno.
DEEP BLUE
Martedì 28 Maggio 2019, 9.58.20
16
Forse Stigmata contiene pezzi superiori ma qui gli AE definiscono, in modo perfetto, uno stile "stiloso"
Philosopher3815
Martedì 29 Luglio 2014, 22.15.33
15
Grandissimo album di Death melodico(se di Death si puo' parlare...),rimitche serrate si innestano insieme ad aperture melodiche e incroci di Chitarra scuola Iron Maiden.Lavoro innovativo.
Dany 71
Venerdì 13 Giugno 2014, 1.20.24
14
Disco veramente ottimo, con l'aggiunta di un leggero retrogusto carcassiano..........90 io c'è lo sento(!) tutto. Grandi in questa fase di carriera.
Sorath
Venerdì 20 Dicembre 2013, 0.28.36
13
Grandissimo album di melodic death metal ancora oggi lo reputo uno dei migliori nel suo genere.
Interstellar Overdrive
Martedì 17 Dicembre 2013, 14.09.09
12
Un disco molto ben fatto, con ottime soluzioni chitarristiche.
Nikolas
Lunedì 16 Dicembre 2013, 12.02.30
11
Il mio preferito degli Arch Enemy. Potenza cattiveria e melodia in un mischione unico e fantastico. Poi sarà anche perché essendo l'ultimo con Liiva ha un valore affettivo speciae... meraviglia!
Punto Omega
Domenica 15 Dicembre 2013, 15.18.42
10
Un classico al pari di Stigmata, Dischi del genere ormai non escono più.
herr julius
Sabato 14 Dicembre 2013, 20.37.49
9
bellissimo
enry
Sabato 14 Dicembre 2013, 15.41.25
8
Posso solo confermare i commenti precedenti, anche per me è il migliore ma i primi 3 meritano tutti. Da qui in poi inizierà un'altra storia, di molto peggiore purtroppo.
Metal Maniac
Sabato 14 Dicembre 2013, 14.12.19
7
il vero capolavoro della band a mio avviso... canzone preferita demonic science, che oltre all'ottima musica presenta un titolo bellissimo... l'unica nota stonata per me è il finale della title-track, evitabile... voto: 95.
lux chaos
Sabato 14 Dicembre 2013, 13.16.08
6
Il loro apice per me, comprato in diretta nel '99 e consumato, un pezzo più bello dell'altro, nessun filler, brutale, melodico, assoli pazzeschi dei due fratellini, bella voce...che volere di piu?
LAMBRUSCORE
Sabato 14 Dicembre 2013, 12.16.50
5
Anch'io d'accordo con quasi tutti, da qua in poi, forse li ho ascoltati poco però quello che ho sentito non mi è andato troppo giù...
entropy
Sabato 14 Dicembre 2013, 12.08.18
4
d'accordo sia con galilee che con johnny... voto 82
Galilee
Sabato 14 Dicembre 2013, 12.02.04
3
Ottimo disco, ma in genere non li ho mai amati particolarmente. 85
JohnnyNameless
Sabato 14 Dicembre 2013, 11.42.08
2
Per me il loro apice... un capolavoro. 95.
andreastark
Sabato 14 Dicembre 2013, 10.35.07
1
L'ultimo grande, fantastico disco degli Arch Enemy....The Immortal, Dead Inside, Pilgrim, Silverwing, Seed Of Hate pezzi da novanta di Melodic death....con tutto il rispetto che posso tributare ad Angela Gossow questi sono i veri Arch Enemy con Johan Liiva alla voce e i fratelli Amott alle chitarre....dopo questo disco a mio avviso c'è solo mediocrità....peccato
INFORMAZIONI
1999
Century Media
Melodic Death
Tracklist
1. The Immortal
2. Dead Inside
3. Pilgrim
4. Silverwing
5. Demonic Science
6. Seed of Hate
7. Angelclaw
8. Burning Bridges
Line Up
Johan Liiva (Voce)
Michael Amott (Chitarra)
Christopher Amott (Chitarra)
Sharlee D'Angelo (Basso)
Daniel Erlandsson (Batteria)
 
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