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Graveland - Thunderbolts of the Gods
( 3286 letture )
Rob Darken, al secolo Robert Fudali, e i suoi Graveland, due entità inscindibili. Il musicista polacco ha infuso nel sound della sua creatura un'intera vita dedicata alla musica. La band, fondata nel 1992, al principio contava in formazione il batterista Capricornus e il bassista Karcharoth (morto suicida nel 2004). Il progetto era inizialmente dedito ad un thrash grezzo e veloce, debitore tanto al thrash/black di Celtic Frost e Bathory, quanto alle prime uscite black norvegesi. Tra il 1992 e il 1993 vennero rilasciate ben sei demo, tra le quali è assolutamente necessario citare In the Glare of Burned Churches e The Celtic Winter, entrambe del '93. Le influenze della scena norvegese, che stava conoscendo la propria consacrazione in quegli anni, si fanno più distinte, rendendo questi lavori indiscutibilmente black: queste due demo assumono un'enorme importanza storica. Sono infatti tra i primi, se non il primo, esempi di black metal nell'est europeo e diventeranno veri e propri oggetti di culto nell'underground locale e no, ispirando le band che negli anni immediatamente successivi andranno a comporre la fiorente scena polacca. L'esordio su la lunga distanza per i Graveland avvenne nel 1994 con il bellissimo Carpathian Wolves (poi riedito nel 2003), uno dei vertici compositivi della band e una delle produzioni meglio riuscite e più rappresentative in fatto di black metal puro nell'est Europa. Con questo esordio attirarono le attenzioni dell'austriaca Lethal Records con la quale pubblicarono due anni dopo quello che è da molti indicato come il capolavoro della band, Thousand Swords. Il cambio di musa ispiratrice, da Satana al dio Wotan, ebbe notevoli ripercussioni sulla musica prodotta, così l'album si rivelò differente da quello che era stato il precedente sound dei polacchi, grazie all'inserimento di influenze folk e soprattutto viking, debitrici ancora una volta ai seminali Bathory e ai primi Enslaved. Da qui in poi i Graveland continuarono a percorrere la via dell'epicità, rallentando sempre più i ritmi delle composizioni e accentuandone la solennità e sarà poi Darkenstesso a celebrare il cambiamento di sonorità definendo la propria musica "pagan". Continua su questa scia l'ultimo Thunderbolts of the Gods, che contiene appunto tutti gli elementi caratteristici di questa seconda incarnazione del progetto del polistrumentista polacco. Le reminiscenze black sono immediatamente percepibili nel vocalismo strozzato classico di Darken, debitore al primo Quorthon e più in generale al black norvegese di inizio anni novanta. Per il resto l'album non si distacca più di tanto dal viking marchiato Bathory, risultando fortemente debitore (come accade del resto in tutta la carriera dei Graveland) alla genialità della band svedese e del suo mastermind. Una nota di merito va fatta al lavoro della batteria, che cerca di distaccarsi dalle classiche soluzioni viking e epic, sfoggiando una varietà ritmica che rende il disco decisamente più piacevole e meno pesante. Alle lancinanti accelerazioni tipiche del black e della produzione anni novanta dei polacchi si alternano momenti più lenti e solenni ad altri più vivaci che ricordano le cavalcate del metal anni ottanta. Un altro plauso è per la produzione: equilibrata e coinvolgente senza essere fastidiosa e decisamente meno raffazzonata rispetto ad altri lavori dei Graveland. Qui ogni strumento è chiaramente udibile e trova il suo giusto spazio vitale. Così le linee di basso riescono a districarsi bene e ad emergere dal muro sonoro eretto dalla chitarra, che riesce a non essere né eccessivamente invadente né troppo esile. Stesso discorso vale per voce e batteria che si amalgamano perfettamente col resto, così come i rari interventi tastieristici, relegati in una dimensione di puro accompagnamento atmosferico, ma comunque fondamentali per incrementare il potere evocativo dell'album.

L'onore di aprire il CD spetta a Possessed by Steel. Dopo un'introduzione atmosferica la chitarra inizia a tessere degli arpeggi in clean sulla melodia principale. La canzone entra nel vivo al secondo minuto, sorretta da un drumming frenetico che, insieme agli ottimi riff di chitarra, costituisce la perfetta base per la sgraziata voce di Rob Darken. Il pezzo è uno dei migliori del lotto, forte dell'inserimento delle tastiere nel refrain finale e nei frequenti cambi di tempo. Si prosegue con la titletrack, introdotta anch'essa dall'arpeggio della chitarra e dal synth, creando un'idea di continuità che giova decisamente all'atmosfera dell'album. Anche qui il drumming si rende subito protagonista con delle ottime accelerazioni, a cui vengono contrapposte sezioni arpeggiate dal sapore più epico. La terza traccia, Chamber of Wicked Tears, ripropone la stessa struttura delle precedenti (intro e poi alternanza di parti lente e di altre più sostenute), ma risulta comunque accattivante e piacevole, soprattutto grazie all'inserimento di alcuni riff che si rivelano tra i migliori dell'album. Con la successiva Wolf of the North l'album inizia a calare di tono, fattore imputabile ad una certà ripetitività delle soluzioni, riscontrabile c'è da aggiungere in molte delle produzioni Graveland. In sé il pezzo non è male e vanta un'ottima chiusura, che riprende la melodia iniziale. Red Polaris si apre con il solito intro, arpeggiato e melodico, per poi esplodere nel classico sound aggressivo dei polacchi. L'outro è assolutamente inutile, due minuti atmosferici che possono risultare gradevoli, ma che non aggiungono nulla all'album.
Questo Thunderbolts of The Gods è il solito buon disco dei Graveland, con un Darken meno intenzionato che mai a cambiare rotta musicale. Come qualità è band distante da lavori eccellenti come Thousand Swords e The Fire of Awakening, ma si rivela comunque piacevole e regge bene gli ascolti. Un difetto è se vogliamo l'eccessiva ripetitività delle canzoni, utile a calare l'ascoltatore nell'atmosfera del platter, ma che d'altra parte rende l'ascolto a tratti ostico e noioso.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
71.83 su 6 voti [ VOTA]
lisablack
Giovedì 23 Gennaio 2020, 19.04.11
14
Stendiamo un velo pietoso sul commento qui sotto...🤦
ktoz
Giovedì 23 Gennaio 2020, 18.19.08
13
fuori iNAZI dal metal.... Il tipo è un nazi di merda e pure un paraculo, prima vikingo po ifascistello ora eterei e metafisico. ma va a cagher old school rules
doomale
Mercoledì 11 Marzo 2015, 20.03.05
12
...concordo sul voto....niente di eccezionale...ma qua e la conserva ancora una sua ispirazione...Non siamo cmq ai livelli di Will stronger than death ...Fu cmq un buon rientro per Darken...
hj
Martedì 10 Marzo 2015, 21.21.46
11
Qualcuno si chiedeva se non e' di estrema dx? Ricordo un'intervista su grind zone di più di 15 anni fa dove auspicava un intervento americano contro Israele e invitava Clinton a uccidere tutti gli ebrei. Insomma il solito cavallo di Troia neonazi camuffato da metallaro vichingo pagano
Nattramn
Martedì 10 Marzo 2015, 20.27.46
10
@Punto Omega Following un disco sopravvalutati simo? Tenuti a galla solo per simpatie politiche? WTF?
Punto Omega
Mercoledì 18 Dicembre 2013, 14.45.39
9
Penso che tu ti stia riferendo ai Lord Wind che fanno una specie di musica medievale. A dire la verità però non è che li abbia mai seguiti, anche perché la proposta mi sembrava assai noiosa. Poi, magari, sarà stata un impressione...
Sambalzalzal
Mercoledì 18 Dicembre 2013, 11.47.20
8
Aiutatemi, Darken non aveva anche un progetto parallelo? Ambient?
Punto Omega
Mercoledì 18 Dicembre 2013, 10.19.58
7
@Moro: Celtic Winter, Carpathian Wolves e In the Glare of Burning Churches fanno parte di quello che definisco la primissima fase di Darken e soci, nonché quella più impulsiva e genuina. Già con Thousand Swords (disco sopravvalutatissimo, come il suo successore Following the Voice of Blood) cambiano sonorità per volgersi progressivamente ad un sound che, lentamente, diventerà sempre più simile a quello epico Bathoriano. Certo, il processo di trasformazione è durato qualche disco, dopodiché hanno assunto un'immobilità stilistica che, nel bene e nel male, sta caratterizzando la band. Ritengo che, almeno nell'underground, siano tenuti a galla più per le simpatie politiche espresse che per la qualità dei dischi.
Moro
Lunedì 16 Dicembre 2013, 16.58.48
6
Per i migliori cloni dei Bathory andiamo ad ascoltare i Morrigan. Dei Graveland ho sempre amato Celtic Winter (ma se lo dovessi riascoltare ora non so quanto mi piacerebbe) e Memory and Destiny. In the Glare of Burning Churches lo ascoltavo per culto… effettivamente è una band che non riascolto da almeno dieci anni. Dovrei riprenderli in mano per oggettivizzare gli ascolti...
Punto Omega
Domenica 15 Dicembre 2013, 2.26.55
5
I Graveland (o meglio, Rob Darken) fa parte del pagan front, è di estrema destra (lo ha ammesso in svariate occasioni), però rifiuta l'etichetta NSBM. Per il resto, questo non è un disco propriamente ispirato e se volete ascoltare qualcosa di ispirato a Hammerheart e Blood Fire Death, rivolgete piuttosto le vostre attenzioni a Pamiec i Przeznaczenie (ossia il remake del 2012 di Memory and Destiny in polacco - esiste anche il remake in inglese, però preferisco il cantato nella sua madrelingua). Pur non condividendo affatto le sue idee politiche, devo dire che è fra i migliori Bathory clone in assoluto.
kharachun0perun
Sabato 14 Dicembre 2013, 19.32.11
4
Sì, molto probabilmente è di estrema destra (più precisamente segue la corrente di pensiero del Wotansvolk), ma sinceramente non me ne importa niente. A me piace molto Graveland, e a me non sembrano impersonali (questo disco è bello, ma ogni tanto è ripetitivo, lo ammetto). Poi, in realtà son passati i giorni migliori di Rob Darken (preferisco spararmi Creed of Iron o Following the Voice of Blood rispetto a questo). Può piacere a quelli che amano Bathory o i gruppi epici in questo stile, anche se, sinceramente, consiglierei i primi dischi. Voto: 72.
Theo
Sabato 14 Dicembre 2013, 16.30.07
3
Ragazzi, dichiarazioni ufficiali da parte sua non mi pare ne siano state fatte... Poi la scena in quei paesi lì è contraddistinta da un fortissimo fervore nazionalistico, tradizionalistico e rievocativo, che è facile da scambiare per altre cose in apparenza. Ad ogni modo, poco mi interessa. Il disco l'ho ascoltato tempo fa e la domanda che mi è subito saltata in mente è stata: "13 (TREDICI) Full Lengths e ancora hanno/ha un suono impersonale e derivativo al massimo?" Per il resto quoto la bella recensione di Piero, che ha centrato il punto, cioè che i suoi dischi sono sempre stati troppo ripetitivi. Ed impersonali al 100% aggiungerei io. Io dopo tredici dischi non credo arriverà mai ad un suono personale a sto punto, e devo ammettere che a questo punto mi ascolto i Bathory o altri nomi ben più significativi, personali e validi. Un gruppo che a parte i primi lavori (fondamentali solo per lo sviluppo del movimento nell'est Europa, ma anch'essi derivativi a manetta) non mi ha più rilasciato davvero nulla che potesse andare oltre al 70 di voto per intenderci. Insomma, mai cagate, ma mai un disco che ti faccia dire: "ok, bello!". Peccato, io col voto sarei stato anche un po più stretto, perchè dopo 13 dischi in studio ed una infinità di altri EP e robe varie, un lavoro del genere non ha alcun senso a parer mio. VOTO: 65.
er colica
Sabato 14 Dicembre 2013, 13.49.02
2
credo ci bazzichi e poi la no colours non è l'etichetta degli absurd? quindi è probabile che simpatizzi per l'estrema destra o simili.
Interstellar overdrive
Sabato 14 Dicembre 2013, 13.32.39
1
Ma questo qui non sta con il Pagan Front e cagate NSBM varie?
INFORMAZIONI
2013
No Colours Records
Pagan
Tracklist
1. Possessed by Steel
2. Thunderbolts of the Gods
3. Chamber of Wicked Tears
4. Wolf of the North
5. Red Polaris
6. When Hammer Shines (Outro)
Line Up
Rob Darken (voce, tutti gli strumenti)
 
RECENSIONI
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