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Impulse - Let Freedom Rock
( 1116 letture )
A giudicare dalle foto, verrebbe da pensare che gli Impülse siano un gruppo giovanissimo. Scorrendo la biografia però, viene fuori che la fondazione risale addirittura al 2006 e sebbene probabilmente l’età sia davvero molto bassa, questo cambia radicalmente la prospettiva. Come tutti i gruppi di medio-lungo corso, inevitabilmente i cambi di line up negli anni sono stati tanti, ma la formazione attuale trova una sua stabilità già nel 2010. Nel 2011 arriva il primo EP, Rock Never Dies e dopo l’incontro con l’etichetta indipendente Music Force nel 2012, cresce la prospettiva di fare il salto verso il primo album ufficiale, il qui presente Let Freedom Rock. Come i titoli dei brani e dell’album stesso annunciano, gli abruzzesi (Chieti, per la precisione) si rifanno ad un classico hard’n’heavy di solida matrice Judas Priest, che annovera quindi sia pezzi vagamente venati di speed/thrash, sia anthem tendenti all’hard rock, sia qualche venatura un po’ più oscura e ossianica in perfetta salsa NWOBHM. Tutto molto canonico e sentito: scelte compositive, solistiche e melodiche e perfino la produzione trasudano metal classico primi anni ottanta. Non è certo sull’originalità che la band punta, evidentemente, quanto sulla passione, sulla sincerità, sull’appartenenza schietta e verace al genere. In questo senso, non si può non apprezzare la coerenza espressa e l’impatto sano e rinfrescante proposto dal gruppo, nonostante la vetustà della proposta.

Quello che Let Freedom Rock ha da offrire, essenzialmente, si potrebbe definire una sorta di "fondamentalismo" metal che per un gruppo al debutto può essere una buona carta da giocare. Niente fronzoli o specchietti per le allodole, niente tecnicismi esibiti, niente produzioni sfavillanti, niente modernismi non funzionali. Metal. Tanto metal. Alla vecchia maniera. Magari non originale, ma suonato come si deve, con tutte le componenti al posto giusto e tanta tanta irruenza, messa al servizio di brani che non passeranno mai alla Storia, ma che svolgono la loro funzione di intrattenimento con convinzione. Come detto, le influenze primarie vanno riscontrate nei Judas Priest e, di conseguenza, nelle band che a loro si sono ispirate, che siano Running Wild o primi Grave Digger, perfino i mai troppo lodati Raven. Centro di tutto il gruppo sono le due chitarre di Daniele Di Caro e Fabio 'Cat' Magrone, il primo dei quali è anche autore di quasi tutti i brani. Il resto del gruppo segue diligentemente, con una prestazione dinamica e di buona presa. Il cantato di Luca Ienni non si segnala per particolare versatilità o capacità interpretativa, ma si cala nel complesso dei brani con discreta partecipazione, seppure con una timbrica non particolarmente accattivante per il genere proposto, che necessiterebbe magari di una voce leggermente più tagliente e/o squillante. Rockrider, la traccia che apre il lavoro, è già perfettamente sintomatica dell’intero lavoro: ritmica ai limiti dello speed/thrash, chitarre affilate e nervosissime e una linea melodica che più-Priest di così non si può. Si prosegue con Worth Fighting For, Worth Dying For, altro brano dall’impatto notevole, mediato da un riff più cadenzato e da un ottimo lavoro al basso del fondatore Ayrton Glieca. Il brano presenta un incedere più guerresco e battagliero, come da titolo e anche la batteria si segnala per l’ottima dinamica impressa. Discreto anche il lavoro in fase solistica, come per tutto l’album peraltro. Giova ripeterlo: niente di nuovo o trascendentale, ma tutto ben fatto e al posto giusto. Anche da un punto di vista melodico, il brano si regge molto bene, grazie a ripetuti cori che aumentano lo spessore “eroico” della canzone, con Ienni che fa davvero del suo meglio per tirare fuori la prestazione adeguata. Come da tradizione, non poteva mancare uno strumentale e tocca a Raise the Flags, altro brano dall’incidere poderoso e dal riffing priestiano, peccato solo che le due chitarre non colgano l’occasione per lasciare andare il freno a mano in maniera più evidente. Purtroppo, se finora la band aveva mostrato il suo lato migliore, nel proseguo il disco cala invece vistosamente. Let the Sound Begin non è altro che un breve intro suonato a quello che dovrebbe essere il centro dell’album, l’anthem Rock Never Dies. L’intento di costruire un brano palesemente pensato per le esibizioni dal vivo, da far urlare al pubblico e che ospiti gli eventuali assoli del gruppo, è un classico che conferma come di base le idee e la consapevolezza di cosa "andrebbe" fatto ci siano tutte. Il problema è proprio nella realizzazione, a partire dall’interpretazione vocale, che in un brano meno dominato dalla ritmica e dalle chitarre mostra tutti i propri limiti, per finire con i cori e la stessa melodia, decisamente deficitari, che fanno crollare la canzone finendo per risultare pacchiani più che altro. Il punto di non ritorno si coglie con la successiva Whisky 'n' Roll. Ora, di brani del genere è piena la discografia mondiale (anche troppo) e l’ennesimo inno all’alcool e al rock’n’roll si può reggere solo di fronte ad una prova degna di tale nome. Purtroppo, qui non c’è davvero nulla da salvare e il confine che passa tra omaggio naif e pacchianeria kitsch viene del tutto sorpassato. Fortunatamente, arriva il momento della ballad I Had a Dream, che stempera e non poco la sensazione che la band abbia preso la strada peggiore. Non un capolavoro e i limiti sono ancora evidenti, ma almeno il tentativo di creare un brano dal suono antico e sepolcrale, con un bell’assolo finale, rialza le quotazioni del disco. Nuovo intro, stavolta principalmente parlato, a creare l’atmosfera orrorifica per Along a Nightmare, la quale poi è un nuovo tripudio heavy metal che finalmente riporta se non altro al livello dei tre brani iniziali. Stessa cosa può dirsi della conclusiva titletrack, il brano più lungo del lotto, che offre un andamento sincopato e un profluvio di parti strumentali che vanno dritte al bersaglio del cuore metallaro. Il finale torna ad essere ridondante e purtroppo nuovamente pacchianotto, ma nel complesso siamo di fronte ad brano piacevolissimo e degno di nota.

Sicuramente arrivare al debutto dopo sette anni dalla fondazione e con una gavetta abbastanza lunga alle spalle ha aiutato gli Impülse a sviluppare una propria identità, dando loro una visione precisa di cosa vogliono e di quale messaggio farsi portatori. L’età fa il resto, nel bene e nel male. Entusiasmo, voglia di esserci, potenza, dinamicità, convinzione in ciò che si fa, sono tutte carte che la band gioca bene e che alla fine pesano nella valutazione complessiva e fanno perdonare l’eccessivo riferimento ai cliché del genere, cosa che difficilmente verrebbe accettata da gruppi di maggior esperienza. D'altra parte, arrivare al debutto con quasi metà album palesemente non sufficiente, vuoi per i mezzi a disposizione, vuoi per l’eccesso di confidenza in fase di scrittura e arrangiamento dei brani, vuoi perché il canovaccio è davvero troppo abusato e non regge più, è un fatto che il solo entusiasmo e la discreta capacità tecnica messa in mostra non possono far dimenticare. Le basi ci sono, ma c'è molto su cui lavorare, da ogni punto di vista. Let Freedom Rock è un disco che saprà farsi valere dal vivo, ma ad un ascolto appena smaliziato crolla rovinosamente nella parte centrale, rivelandosi ben lontano dai livelli a cui vorrebbe aspirare. Piace l'attitudine della band, piace l’approccio schietto e diretto. Piace il fatto che nel 2013 si scelga questa via per i propri legittimi sogni di rock'n'roll, ma la strada da percorrere appare ancora tanta. I mezzi ci sono e alcune canzoni contenute nell'album lo dimostrano appieno, rimettendo in carreggiata il disco e permettendo all'ascoltatore di arrivare fino in fondo. Non resta che migliorare al più presto per colmare quelle distanze che al momento impediscono agli Impülse di raggiungere gli obbiettivi che hanno chiaramente in testa.



VOTO RECENSORE
54
VOTO LETTORI
81.4 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Music Force
Heavy
Tracklist
1. Rockrider
2. Worth Fighting For, Worth Dying For
3. Raise Up the Flags
4. Let the Sound Begin
5. Rock Never Dies
6. Whisky 'n' Roll
7. I Had a Dream
8. Awake…
9. Along a Nightmare
10. Let Freedom Rock
Line Up
Luca Ienni (Voce)
Daniele DI Caro (Chitarra)
Fabio 'Cat' Magrone (Chitarra)
Ayrton Glieca (Basso)
Federico 'Kramer' Di Santo (Batteria)
 
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