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Pain of Salvation - One Hour by the Concrete Lake
( 4361 letture )
Quando si parla dei Pain of Salvation, la band svedese chiave del progressive metal, solitamente si chiamano in causa album come il sorprendente debutto Entropia o magari The Perfect Element I, considerato da molti come il massimo capolavoro del complesso; ancora, si cita Remedy Lane, secondo alcuni il capitolo conclusivo dell'epoca d'oro della formazione capeggiata da Daniel Gildenlöw. Si tende però a tralasciare sin troppo il secondo full length di questi maestri, ovvero il grandioso One Hour by the Concrete Lake. Questo lavoro è uno dei picchi mai raggiunti dai nostri per quanto concerne il concept e l'aspetto testuale, presentandosi al contempo come la loro offerta più strettamente "metal". L'approccio è al 100% Pain of Salvation, ma gli elementi derivati da altri stili, così prominenti su Entropia, sono qui più centellinati; in generale si ha un orientamento molto più diretto musicalmente parlando, di intensità paragonabile a quella lirica.
One Hour by the Concrete Lake (un nome, un programma, dato che l'album dura quasi un'ora esatta) è la storia di un operaio che lavora in una fabbrica di armi. L'uomo ha continui dubbi morali sul proprio lavoro; egli realizza di essere parte di una grande macchina (ovvero il sistema, che regola anche la sua vita) e, alla vigilia dell'anno nuovo, decide di partire e di viaggiare in giro per il mondo per scoprire quali conseguenze porti il proprio lavoro. Il suo viaggio (durante il quale scopre quanto terribili possano essere le armi che lui stesso costruisce) lo porterà sino al lago Karachay, talmente inquinato dalle scorie nucleari da poter uccidere chiunque sostasse sulle sue rive per un'ora; per questo il lago è stato chiuso con dei blocchi di cemento (proprio questo dà il titolo al disco). Non svelerò come finisce la storia dell'operaio; vi basti sapere che si tratta di uno dei concept più concreti, attuali e toccanti che vi siano nel progressive metal. Non solo i testi sono curati in maniera certosina, ma sono anche ottimamente interpretati dalla splendida voce di Gildenlöw, vera protagonista di One Hour by the Concrete Lake.

Naturalmente non si può parlare di buon concept album se non c'è una certa coerenza lirico/musicale o se la musica vera e propria appare poco curata e sottotono rispetto ai testi (o viceversa); fortunatamente, i Pain of Salvation sono anche musicisti e compositori di prim'ordine ed anche da questo punto di vista non si può che rimanere esterrefatti. Le chitarre macinano moltissimi riff anche di una certa durezza e di impatto non indifferente, ma non per questo disdegnano suadenti incursioni acustiche (a volte con marcate influenze dal flamenco, come nella conclusiva e monumentale Inside Out); il tutto è alternato con grande maestria e naturalezza sorprendente nelle transizioni (ne è esempio Water). Le melodie sono molto valide, ma non tutte puntano all'immediata orecchiabilità: piuttosto sono funzionali alla componente atmosferica e in alcuni casi ricalcano i vocalizzi di Gildenlöw. Ottime si rivelano le tastiere, mai invadenti o di troppo, veramente necessarie all'economia delle canzoni (in Inside, per citare un episodio in particolare, fanno la parte del leone). La sezione ritmica è presente e creativa: il basso è molto ben udibile e talvolta si ritaglia veri spazi da protagonista, come nella intro di New Year's Eve, che è poi uno dei migliori pezzi del disco. La batteria è molto più tipicamente metal che in altri album dei nostri: si evince soprattutto dal larghissimo uso di doppia cassa e da partiture meno fuori dai canoni, ma comunque molto efficaci. La produzione, dal suono ormai squisitamente vintage, è molto naturale, con un ottimo equilibrio per quanto riguarda il mixing degli strumenti.

La tracklist è di ottimo livello ed assolutamente sprovvista di qualsivoglia filler: anche gli intermezzi presenti sono totalmente funzionali all'album, che si gode al massimo in un'unica soluzione, con i testi a portata di mano, per compiere il nostro viaggio musicale a fianco dell'operaio stanco di produrre strumenti di guerra e di morte. Nonostante One Hour by the Concrete Lake non sia esattamente di breve durata, scorre in maniera fluida e, grazie allo stile compositivo particolarmente diretto, non si sottrae nemmeno alla fruizione dell'ascoltatore un po' distratto e meno avvezzo al genere. Naturalmente non stiamo parlando di un disco superficiale e c'è abbastanza carne al fuoco da renderlo coinvolgente anche dopo molti ascolti.
One Hour by the Concrete Lake forse non è il disco migliore dei Pain of Salvation. Sicuramente, però, è uno dei loro più riusciti concept album, nonché uno dei dischi più ingiustamente tralasciati della loro illustre discografia. Essenziale per chiunque si definisca fan del progressive metal e per coloro che in un album cercano un'esperienza non necessariamente limitata al lato puramente musicale.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
94.86 su 23 voti [ VOTA]
Demos
Sabato 18 Febbraio 2017, 2.11.47
9
Ma di netto Franz! Band (per quanto mi riguarda) celebrata oltremodo. Buonissimi spunti in quasi tutti gli album, asfissiati e naufraganti in pomposa e vuota prolissità. "Concrete" esula dal tutto ed è magicamentee focalizzato, bilanciato e privo di artificiose sovrastrutture. Un lampo d' ispirazione magicamente coesa tra i musicisti, una profondità emozionale abissale ed un gusto sopraffino esaltato da un cantato tanto sublime da farmi scorrere copiosamente i brividi al solo parlarne...
Undertow
Venerdì 19 Febbraio 2016, 20.37.34
8
Grandissimo album. Con One Hour hanno dimostrato che si può fare un Prog Metal originale, diverso da quello classico stile Dream Theater. Poi con The Perfect Element raggiungeranno, appunto, la perfezione.
ayreon
Domenica 22 Dicembre 2013, 12.34.40
7
io dico che tra i loro primi 4 è difficile trovare il migiore,per me "perfect element " è quello che più eccelle,gli altri sono un pelino al di sotto,comunque sono da avere tutti perchè hanno segnato una grande svolta in campo prog metal
franz
Sabato 21 Dicembre 2013, 16.48.22
6
miglior disco dei POS
Salvatore
Sabato 21 Dicembre 2013, 16.39.17
5
Ho scoperto di recente questo capolavoro e sono contento che sia stato recensito anche qui su metallized. L'unico difetto dell'album, secondo me, è il suono della batteria specialmente del rullante. Da sottolineare la prestazione straordinaria di gildenlöw in the big machine.
Aelfwine
Sabato 21 Dicembre 2013, 16.15.44
4
Bellissimo album prog, con delle atmosfere che mi fanno sognare paesaggi onirici e cristallini. Bellezza nelle melodie e nei ritmi. Questa era davvero una grande band
Luigi
Sabato 21 Dicembre 2013, 15.11.58
3
Patrimonio del Unesco progressive punto 100\100
*__*
Sabato 21 Dicembre 2013, 14.14.33
2
''One Hour by the Concrete Lake'' è un MUST, un CAPOLAVORO, un MASTERPIECE. Prog Metal di classe inarrivabile per chiunque anche per i maestri dello stesso genere, compressi pure quelli degli anni settanta. Album perfetto su tutti i fronti, senza filler, canzone più bella, TUTTE. Voto: 100/100
ayreon
Sabato 21 Dicembre 2013, 13.59.51
1
mi inchino come davanti a tutti i loro primi 4 dischi,e dire che con un disco cosi' li facevano girare in tour da spalla
INFORMAZIONI
1998
InsideOut Records
Prog Metal
Tracklist
1. Spirit of the Land
2. Inside
3. The Big Machine
4. New Year's Eve
5. Handful of Nothing
6. Water
7. Home
8. Black Hills
9. Pilgrim
10. Shore Serenity
11. Inside Out
Line Up
Daniel Gildenlöw (Voce, Chitarre)
Johan Hallgren (Chitarre, Voce)
Kristoffer Gildenlöw (Basso, Voce)
Fredrik Hermansson (Tastiere, Sampling)
Johan Langell (Batteria, Voce)

Musicisti Ospiti:
Katarina Åhlén (Violoncello)
 
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