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CLAUDIO SIMONETTI`S GOBLIN
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RIVAL SONS + GUEST TBA
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Darkside - Inferno
( 2478 letture )
In questo freddo inverno, tornano gli austriaci Darkside, a sei anni dal loro ultimo disco, Amber: Skeletal Journey into the Void, con un doppio cd, Inferno. La line-up è completamente rinnovata, con l’eccezione della voce, sempre affidata a Wolfgang Süssenbeck (The Wolf): al basso, infatti, ritroviamo Peter Böhm (Alvarez), uno dei membri fondatori del gruppo, e alle chitarre Pylath, Padre e Jaroslav Lukacs (Jaro). Dietro le pelli troviamo il nostrano Alessandro Vagnoni, Urmuz, apprezzato batterista di gruppi quali Dark Lunacy, Infernal Poetry e Resurrecturis. I nostri tornano con un concept album incentrato sulla figura di Madeleine de Demandolx de la Palud, una giovane che fu vittima di un caso di possessione nella Francia del XVII secolo, narrando la vicenda con tinte da romanzo gotico.

STORIA
Tra la fine del XV secolo e fino all’inizio del XVIII secolo, all’interno dell’occidente cristiano, si assiste a massiccio fenomeno di ricerca e persecuzione di donne -e talvolta anche uomini-, sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure e infernali dalle quali ricevere potere, o nello sciogliere o stringere legami amorosi. In tutta l’Europa, si scatenarono processi e orribili esecuzioni. In Germania, fra il 1580 e il 1620 circa, l’arcivescovo cattolico di Colonia, Magonza e Treviri presiedette a numerosi processi ed esecuzioni, che fanno da sfondo a The Metal Opera degli Avantasia; in paesi come Spagna, Portogallo e Italia, chi praticava la magia, doveva fare i conti con il Sant’Uffizio, meglio noto come Inquisizione, che istituì e seguì sempre precise linee guida nei processi contro le streghe, gli indovini e gli artefici di magie dannose; in Inghilterra, tra il 1644 e il 1647, durante la Guerra civile inglese (1642-1651), Matthew Hopkins si fregiò del titolo di Witchfinder General (personaggio al quale hanno dedicato una canzone i Cathedral nel loro terzo album, The Carnival Bizarre) e terrorizzò le contee orientali del Suffolk, Essex e del Norfolk, con tremendi metodi d’investigazione, quali la deprivazione del sonno e l’ordalia dell’acqua. Nella Nuova Inghilterra, la gente guardava al continente americano che si estendeva sterminato verso occidente, come pieno di mistero, oscuro e minaccioso, vedevano nell’immensa foresta vergine l’ultima riserva di caccia del diavolo, la sua fortezza, il suo ultimo baluardo e tale visione li atterriva a tal punto da partorire un oscuro sentimento di esser feroci, da cementare l’illusione di tenere saldamente in mano la fiaccola che doveva portare la luce al mondo intero, scatenando follie collettive come quella di cui fu protagonista la città di Salem nel 1692.
Nel 1609, ad Aix-en-Provence, vi è stato uno dei più noti casi di stregoneria di Francia. Madeleine de Demandolx de la Palud, una giovane emotivamente instabile, era ritenuta essere l’amante di padre Louis Gaufridi. La giovane Madeleine, interrogata da suor Caterina de Gaumer, madre superiora al convento delle suore Orsoline di Marsiglia, raccontò di aver avuto come confessore padre Gaufridi, di come si era innamorata di lui e confessò di esser diventata l’amante del sacerdote a tredici anni. Per evitare lo scandalo, i parenti misero tutto a tacere e, con il consenso di suor Caterina, mandarono la ragazza ad Aix-en-Provence, nel convento delle Orsoline. Due anni dopo, la giovane cadde vittima di uno strano male: il suo corpo si contorceva e, in un impeto di rabbia, distrusse un crocefisso. Ritenendo che fosse posseduta da un demonio, fu ordinato un esorcismo. Furono chiamati in aiuto due frati, l’inquisitore Michaelis Sebastien e padre Domptius. L’esorcismo, pubblico, attirò una gran folla di curiosa. Madeleine accusò padre Gaufridi di essere un adoratore del diavolo, mentre un’altra afflitta, Louise Capeau, denunciò il sacerdote come colpevole di ogni genere di perversione sessuale. Padre Gaufridi fu imprigionato e invano si proclamò innocente. Torturato ripetutamente, egli infine ammise tutto ciò che gli inquisitori volevano sentirsi dire. Al processo ritrattò, dicendo di aver confessato solo a causa delle torture, ma non fu creduto e nel 1611 fu mandato al rogo. Gli fu concessa la misericordia dello strangolamento prima di dare fuoco al suo corpo.

IL DISCO - PRIMA PARTE
From the Cross comes salvation…
Questa lapidaria frase funge da incipit a Inferno dei Darkside. Sul tuono di una tempesta lontana, si schiude una melodia orchestrale sostenuta dalla batteria di Urmuz, intermezzata da cori. La traccia Slaves of God dà all’ascoltatore l’impressione di un imminente crescendo di orrore e depravazione: all’orchestrazione si aggiungono, di sottofondo, continui e sinistri rumori di cingoli e di porte, parole incomprensibili sussurrate, che sfociano nel freddo riff di apertura di Black Halls of Infancy. Il pezzo, che ricorda molto gli Hypocrisy di Osculum Obscenum, ci trascina nell’orrore che in precedenza si era paventato ai nostri occhi. La melodia delle chitarre si compone in un leggero arpeggio distorto, mentre il basso, con continui slide, tesse una semplice -ma mai banale- ritmica, potenziata dall’ottimo lavoro di Urmuz dietro le pelli. Madeleine, la protagonista della storia, avverte il giungere dello spirito del suo torturatore, padre Gaufridi, e l’orrore si unisce ai dolci ricordi dell’amore (Night falls and the horror’s moving in… I feel the hate, longing for your thouch divine…). Tutto ciò è reso perfettamente dal claustrofobico ripetersi dell’arpeggio delle chitarre, dalla ritmica del basso ripetuta, con qualche modifica, anche nel chorus, e dalla voce gutturale di The Wolf. Improvvisamente, la canzone si apre: le chitarre sconfinano in un riff più veloce e melodico, e si è assaliti da un breve assolo, prima che la melodia iniziale sia ripresa con la medesima forza precedente. L’ultimo ritornello aggiunge una chitarra acustica che, nel finale, si prende la scena con un delicato assolo di sapore spagnolo. La seguente Baptized in Fire, ha inizio con un’armonizzazione in vibrato e un walking di basso a dare atmosfera, finché le chitarre non ne prendano la frase ritmica. Nella parte centrale si apre un interludio inframmezzato con orchestrazioni e arpeggi distorti molto interessante, che strizza un occhio alla melodia, prima di sprofondare in un assolo e in riff taglienti. Madeleine è sicuramente uno dei migliori pezzi del disco. Completamente acustica, con solo un leggero tappeto di tastiere a fare da atmosfera, la canzone è una poesia senza parole, che si accende delicatamente, portando l’ascoltatore oltre le note, dipingendo con rapide pennellate il volto di Madeleine e la sua bellezza, eterea e quasi inafferrabile. L’inafferrabilità di cui prima è maggiormente marcata dalla continua dinamica della chitarra, mai ferma su una ritmica, sempre distante e solitaria, continuamente obbligata a inseguire se stessa. Il cambio è improvviso e quasi inatteso: una chitarra distorta ne prende il posto, in solitaria, e appesantisce la frase con una tale malinconia, per poi sfumare lentamente, sorretta dai cori e dalle tastiere. Ghosts in the Convent è un altro dei capolavori del disco. Una porta si apre e scricchiola, una voce ci dà il benvenuto e, subito, il riff delle chitarre ci assale. Il ritmo è incalzante, Madeleine è in preda al dolore e combattuta, e il demone di padre Gaufridi le si presenta, tentandola. Le chitarre si amalgamano alla perfezione con la sensazione di oppressione della giovane; il growl gutturale di The Wolf si fa, man mano che la canzone cresce, sempre più ossessionante e lascivo. Il testo si basa su un continuo crescendo di configurazioni semiotiche, continue domande retoriche, basate sulle dinamiche dell’amore-passione, o amore erotico, facendo sprofondare la vittima in un’irrealtà basata sulla negazione della negazione del piacere.

Madeleine, can you hear my voice at night?
… Madeleine, can you see the lust in my eyes?
Madeleine, can you see how I cut through your flesh?
… Madeleine, can you feel the pleasure I feel?
Madeleine, can you feel the sweat dropping down on me?

Madeleine, riesci a udire la mia voce di notte?
… Madeleine, riesci a vedere il desiderio nei miei occhi?
Madeleine, riesci a vedere come penetro nelle tue carni?
… Madeleine, riesci a percepire il piacere che provo?
Madeleine, riesci a sentire il sudore che cade su di me?


L’interludio acustico, sorretto da dei leggeri arpeggi di basso, fa da base a un solo armonizzato che, più che perdersi in inutili tecnicismi, ordisce trame di urla racchiuse e finalmente scoppiate nel riprendere della canzone. Con l’ultima strofa e l’ultimo chorus, ormai la consapevolezza della perdizione è ben radicata in Madeleine: le urla di sottofondo mentre The Wolf, sardonico, continua a chiamare il nome della ragazza, marcano la consapevolezza dello stato di perversione e peccato in cui si è addentrata la giovane. La title-track chiude questo stupendo ritratto gotico tessuto dai Darkside. Inferno si discosta dai riff taglienti e dal modello dei primi Hypocrisy ed è, in assoluto, il miglior pezzo del disco. La canzone si abbandona a una melodia travolgente nella sua malinconia; le chitarre si armonizzano e si dipinge l’interiorità devastata della giovane con una tale delicatezza e maestria da ricordare i primi Insomnium. Tuttavia, tale stato d’animo non dà adito ad arpeggi incorporei o a sussurrate parole di pena e rimpianto: la canzone si rafforza, le chitarre, unite alla voce, creano un’aria di tremenda rassegnazione alla perdizione, di assoluta accettazione della verità. Il chorus è un cantato che, sicuramente, rimarrà ben impresso nella mente dell’ascoltatore, che ben rimarca il sentimento disforico della giovane (All my life has been fading away to Inferno/Caves of my soul are fading to grey to Inferno/… Hell’s crawling up the walls of my room to Inferno). Ancora una volta, conviene sottolineare l’ottimo interludio nella parte centrale, dove la chitarra acustica apre su melodie sceniche che faranno da base a un solo molto attento alla melodia e all’atmosfera. Sacrificial Blessings, dopo un breve intro molto sinistro di organo e gli stupendi cori sul riff di apertura, si trasforma in un pezzo violento e diretto molto ben eseguito. Le chitarre si riprendono la scena, tessendo con rabbia e violenza la lascività del rapporto demoniaco tra la protagonista e padre Gaufridi. Degno di nota è il solo, eseguito da Patrick Mameli, sinceramente molto più ispirato in questo canzone che nell’ultima release dei suoi Pestilence, Obsideo. Dopo il breve intermezzo Father, la possessione di Madeleine è completa in Hosts of Depravity. I nostri prendono l’ascoltatore alla gola, non si lasciano andare ad alcun compromesso melodico o acustico, a differenza di come era avvenuto nelle tracce precedenti. Blood of Golgotha chiude il primo cd. La canzone ricorda molto le ballate dei Grave Digger, quali Emerald Eyes o The Ballad of Mary (Queen of Scots); la voce di The Wolf, in aperto contrasto con le melodie tessute dalla chitarra e dal basso, esprime, con un sussurro gutturale e ossessivo, la rassegnazione al senso di colpa della protagonista. Sull’arpeggio principale, le chitarre si rincorrono dolcemente e il basso costruisce una soffice armonia, fino al rapido crescendo del chorus, in cui le melodie arpeggiate si distorcono, sorrette da una solida ritmica. È un’ultima preghiera, un’ultima richiesta di aiuto a Dio: la preghiera della totale rassegnazione e disperazione.

IL DISCO - SECONDA PARTE
La seconda parte della storia comincia con l’intermezzo orchestrale Intrusion. La seguente Crowned in Torture, pur avendo un buon tiro e dei buoni riff taglienti e potenti, pur avendo anch’essa un’ottima parte centrale, non riesce a raggiungere gli standard ottimali delle canzoni precedenti e non lascia alcuna traccia dietro di sé, una volta giunta alla conclusione. Ardent Justice si pone sulle linee di Slaughter of the Soul" idegli At the Gates: riff vorticosi, tempi veloci e una tangibile influenza thrash, con la voce di The Wolf che, a tratti si fa accusatoria, e in altre parti, invece, si compiace del proprio male. Ed è sorprendente, dopo essere stati inondati da così tanta violenza, trovare un dolce ed etereo arpeggio in pianoforte a chiudere la canzone. Aix Triple Six riporta l’ascoltatore su standard più elevati. La canzone si schiude dopo un arpeggio, assale con rabbia e violenza l’ascoltatore: Madeleine è ormai posseduta dai demoni (666 in tutto) e, a parlare, è Verin, il demone principale. Ancora, riff tempestosi, parti serrate di batteria contraddistinguono il pezzo: l’armonia e la melodia che hanno dominato la prima parte della release, sono perdute come l’anima di Madeleine, ormai in preda agli spasmi e alle contrazioni. La musica è un incessante e rabbiosa espressione disforica di sentimenti lascivi e perversi (Ageless – I feel nothing at all/Pierced by spears of stigmatic wounds/… Eat my skin, eat my soul accused of the sin). Malleus Maleficarum è introdotto da un leggero intro atmosferico, un breve arpeggio e di nuovo il basso di Alvarez torna a farsi sentire ordendo le trame a una ritmica complessa. D’improvviso, la violenza torna, con la consapevolezza, da parte dei giudici, della colpevolezza di Madeleine. I riff tornano a farsi forti e si palesa un amore viscerale per melodie al limite tra il caos e l’ordine melodico, una bellezza tenebrosa. Così, armonie agghiaccianti si combinano a una parte centrale con melodie splendide e chiare, una sezione solistica più vicina al black metal, un pattern oscuro e lugubre, e una chiusura terribilmente agghiacciante ed evocativa con le urla della protagonista, lo scoppiettare del fuoco della pira e le benedizioni degli inquisitori. È un pezzo assolutamente magnifico in tutti i suoi nove minuti di lunghezza. Uno stupendo spaccato acustico fa da incipit a The Burning II. Il ricordo dei momenti passati, del simulacro di piacere e amore, che i due amanti, Madeleine e padre Gaufridi, avevano costruito, è la base di questo lamento d’addio. La musica si fa, a tratti, oscura e malinconica e cantabile. L’atmosfera d’inquietudine e di disperazione è dipinta con maestria non solo dalle trame delle chitarre e del basso, ma anche dall’ottima prova vocale di The Wolf, che ben alterna a un growl gutturale, stupendi neri sussurri in latino. Padre Gaufridi è ormai prossimo alla morte: Madeleine ha esplicitamente condannato l’amante e questo, nel momento ultimo e culminante, tace il proprio interno conflitto, per il quale non prova il minimo rimorso, e si concentra su una realtà di morte e caducità. The Burning II è uno tra i brani emotivamente più tesi, una poesia romantica di perdizione, carico di pathos e da una linea vocale ancora una volta sublime, nonché contraddistinto da melodie uniche e appassionanti. L’episodio conclusivo della release s’intitola Where No Life Dwells, sicuramente l’addio perfetto a un disco, in ogni sua componente, assolutamente stupendo e meraviglioso. Uno schema di riff piuttosto lineare è proposto in questo pezzo, uno schema, come al solito, molto curato anche nell’ambito della melodia. Un’incantevole sezione dal gusto medioevale nella parte centrale, un continuo rarefarsi della chitarra per poi ricomparire, leggera e distante, come se fosse una presenza incessante nella nostra mente e in quella della protagonista. Un’altra poesia composta con una maestria unica, avvolta in un’aura di mistero e di sublimità.

CONCLUSIONE
I Darkside con questo Inferno sono riusciti a tessere trame sublimi e uniche. La capacità delle chitarre di creare melodie così contrastanti, sinistre, e arpeggi eterei e freddi, sezioni acustiche mai banali né forzate, ma come un naturale fluido compatto, unite all’ottimo lavoro della voce di The Wolf, e all’eccellenza delle ritmiche del basso di Alvarez e della batteria di Urmuz, consegnano all’ascoltatore un quadro dipinto con le fosche e opprimenti tinte del gotico, capace di farsi apprezzare in ogni sua singola parte. Come bere un buon vino, a ogni ascolto possiamo assaporare diversi aspetti, profumi e sapori, in un disco di rara bellezza e trasporto.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
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Anonimo
Giovedì 24 Aprile 2014, 17.53.46
2
Concordo con prometheus:rigata di disco!
Prometheus
Venerdì 27 Dicembre 2013, 14.02.04
1
Bello, bello, bello!
INFORMAZIONI
2013
Wolfblood Productions
Melodic Death
Tracklist
1. Slaves of God
2. Black Halls of Infancy
3. Baptized in Fire
4. Madeleine
5. Ghosts in the Convent
6. Inferno
7. Father
8. Hosts of Depravity
9. Sacrificial Blessings
10. Blood of Golgotha
11. Intrusion
12. Crowned in Torture
13. Ardent Justice
14. Aix 666
15. Demonic Fornication
16. Malleus Maleficarum
17. The Burning II
18. Where No Life Dwells
19. Intermezzo 5

Bonus:
20. The Calm Before the Storm
Line Up
The Wolf (Voce)
Pylath (Chitarra)
Padre (Chitarra)
Jaro (Chitarra)
Alvarez (Basso)
Urmuz (Batteria)
 
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