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Grinder - Dawn for the Living
( 1012 letture )
Ennesima piccola reliquia del thrash tedesco underground, Dawn for the Living esce nel 1988 e segna il debutto dei Grinder dopo un paio di demo. Il suono del disco è tesissimo, nervoso, gonfio di adrenalina e animato da riff tronchi, brevi e riottosi; il thrash dell’act europeo non conosce attimi di sosta e si dimena in fiondate irruente, ricche di stop’n’go e accelerazioni dirompenti come nel caso di Obsession, Frenzied Hatred o Delirium, ma non è ignorante o statico metricamente: non aspettatevi un martellamento cinico e pedissequo, bensì qualcosa di più elaborato e tendente ad alcune componenti classic heavy -quando non addirittura speed/power- pur restando sempre veloce ed esplosivo. Ne sono prova pezzi come la titletrack, un’elaborata galoppata scandita da triplette pseudo-maideniane e pesanti rallentamenti, emblema di un considerevole spettro sonoro.

Ampie sezioni strumentali, per quanto ruvide e spigolose, un drumming insistente, ma a suo modo variegato, riff semplici e graffianti, fughe ritmiche a rincorsa e persino sezioni soliste di discreta fattura melodico: sono questi gli elementi cardine che sostengono Dawn for the Living, lavoro che dal punto di vista vocale si presenta altrettanto aggressivo. Forse manca qualche refrain memorabile, ma Adrian Hahn possiede la giusta dose di energia e tensione per la musica proposta, così veemente e frenetica, ideale per scatenare un sano headbanging tra gli ascoltatori (una frecciata come Sinners Exile è in tal senso eloquente). Sempre a proposito del singer, è possibile recuperare antiche reminiscenze N.W.O.B.H.M. nella timbrica di Hahn, che dunque attinge dalla tradizione dell’heavy metal classico; a tratti si fa quasi epica e questo le permette di discostarsi parecchio dalla foga marcescente di tante entità simbolo del thrash teutonico. Purtroppo la produzione non è eccellente, anzi, rappresenta il “tallone d’Achille” del platter: i suoni sono sporchi e ovattati, evidentemente datati e di basso livello, soprattutto per le nostre orecchie tanto abituate a dischi asettici e privi di sbavature. La già citata Sinners Exile o la feroce Traitor, col suo riffing tanto macabro, rappresentano l’apice della violenza intrisa nel full length, gli episodi più efferati e diametralmente opposti a Magician, che invece è una composizione -come evincibile anche dal titolo- di classic heavy, un mid-time molto melodico e comunque roccioso nella base, che va a confermare quanto detto in precedenza a proposito della varietà stilistica dei Nostri. Se ad un primo ascolto potrebbe sembrare stonato, rispetto alle altre canzoni, il brano è invece la prova dell’enorme duttilità dei quattro di Francoforte, che in coda non disdegnano una bella zampata thrashy.

Continue bordate come Dying Flesh alimentano il pathos dell’opera, mentre le teste si muovono a più non posso sull’onda di urticanti fughe ritmiche; la goliardica FOAD chiude la tracklist, ma è considerabile un brano a sé stante, demenziale e dall’attitudine punk: fughe hardcore, allegrotte melodie acustiche e cori da osteria si alternano senza aggiungere nulla ad un prodotto che vive la propria quintessenza nelle prime otto tracce, vere reliquie nascoste del thrash tedesco ottantiano. Con una registrazione migliore ed una prova vocale più incisiva -nella tecnica, ma soprattutto nel coinvolgimento di strofe e refrain- avremmo forse potuto parlare di un disco di primissimo livello, ma dobbiamo accontentarci di un prodotto di culto e, tutto sommato, non è poi così male per chi ama rispolverare qualche perla dimenticata tra le polveri del tempo.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
77.66 su 3 voti [ VOTA]
Aceshigh
Giovedì 21 Giugno 2018, 9.46.39
4
Piacevolissimo ascolto per chi ama il thrash di quegli anni. Malgrado qualche ingenuità preferisco questo album d'esordio piuttosto che il più "maturo" Dead End. Sinners Exile, Magician e Traitor meritano di essere conosciute. Quoto altresì quanto scrive Andrea Salvador: prodotto molto americaneggiante per essere made in Germany, sia per alcune soluzioni chitarristiche che per il timbro del cantante che a me ricorda molto Phil Rind dei Sacred Reich. Voto 80
Andrea Salvador
Giovedì 31 Maggio 2018, 11.25.20
3
l'album più vicino al Thrash metal americano prodotto in Europa.
Diego
Sabato 20 Agosto 2016, 13.20.27
2
Questo mi manca, ma i due successivi li ho consumati all'epoca!
jek
Martedì 18 Marzo 2014, 20.41.18
1
Ottima segnalazione Rino, che bel disco.
INFORMAZIONI
1988
No Remorse Records
Thrash
Tracklist
1. Obsession
2. Dawn for the Living
3. Sinners Exile
4. Magician
5. Frenzied Hatred
6. Dying Flesh
7. Delirium
8. Traitor
9. FOAD
Line Up
Adrian Hahn (Voce, Basso)
Lario Teklic (Chitarra)
Andy Ergun (Chitarra)
Stefan Arnold (Batteria)
 
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