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CWT - The Hundredweight
( 1305 letture )
Lo “hundredweight” (la cui abbreviazione è cwt) è un’unità di misura della massa ed un multiplo della libbra, e come tutte le unità di misura anglosassoni non si sa bene a quanto corrisponda. Non è che ci siano incertezze sul suo valore, è che ci sono diverse varianti che cambiano a seconda dell’anno a cui si fa riferimento e al luogo in cui si utilizza. Sebbene la variante a stelle e strisce sia ancora utilizzata in agricoltura, negli altri Paesi di lingua inglese è stata sostituita dal chilogrammo e dai suoi multipli e sottomultipli. Come l’unità di misura, i CWT hanno avuto una carriera ambigua ed un finale in sordina. Fondatisi originariamente come “Fireweed” sotto la spinta del batterista di Canterbury Collin White, pubblicarono un unico disco con una label tedesca, finanziato grazie alla gavetta in terra teutonica, che vede come co-produttore l’implacabile Andrew Loog Oldham. Probabilmente i tre musicisti britannici si scambiavano il microfono in sede live, ma per il disco in studio affidarono le parti vocali a Charles Jardine. Mentre erano al lavoro su nuovi pezzi per il secondo album, vennero chiamati da Adrian Millar (manager che per un certo periodo ha orbitato attorno ai Black Sabbath) a supportare il cantante David Kubinec, ex Pieces of Mind ed ex The World of Oz, dando così vita alla formazione glam rock denominata The Rats. Ironia della sorte, la band si sciolse prima ancora di pubblicare il disco al quale stava lavorando, riuscendo tuttavia ad affacciarsi alle classifiche con il singolo Turtle Love. È comunque possibile ascoltare il loro full length dato che la RPM lo ha pubblicato nel 2006. Ma ora concentriamoci su The Hundredweight.

Il disco si apre con un riff in MI molto settantiano che introduce Widow Woman. La traccia è carica di groove e la sezione di fiati la arricchisce quasi si trattasse del pezzo forte di una big band. Forse il cantato risulta un po’ monotono, dato che per buona parte si tratta di una sorta di corda di recita con delle svisate, piuttosto che di una vera e propria melodia. La parte strumentale è però molto convincente, soprattutto durante l’assolo di chitarra e organo all’unisono. La successiva Take It Slow è un blues con delle venature quasi doom che però nel ritornello si veste di un’aura folk semiacustica davvero riuscita. Roly Poly è ancora molto sabbathiana, ma questa volta i fiati hanno un ruolo maggiore, giocano infatti a rincorrere il riff principale, invece di limitarsi ad evidenziarlo con delle esclamazioni. Signed D.C. è una cover, ovviamente dilatata, della band americana Love. Se l’originale era una lenta ballata minore in tipico stile 60s, questa versione si libera della chitarra acustica in favore di quella elettrica e ricerca atmosfere più cupe e fa del disagio la sensazione preponderante. Flauto e chimes arricchiscono il bagaglio sonoro senza però appesantirlo. Chiunque volesse cimentarsi in un crossover tra r&b e stoner dovrebbe sempre tenere in mente Steam Roller come l’esempio perfetto da cui trarre ispirazione. Di nuovo un bellissimo groove con Simon’s Effort, il cui organo nella parte centrale è un vero respiro di sollievo tra una parentesi acida ed un’altra. Arpeggi acustici e flanger introducono Mind Cage, pezzo in continua evoluzione, ma con un ostinato tamburello ad accompagnarlo lungo tutta la sua esecuzione. Anche in questo caso ci sono punti nei quali chitarra ed organo si muovono all’unisono. Particolare gradito. Chiude l’LP Mephistophales. Sebbene lo shuffle iniziale, la traccia si rivela essere un veloce e rabbioso terzinato. In chiusura, White dà sfoggio della propria abilità con lo strumento.

Un prodotto interessante, insomma, che però solleva un enorme dubbio: se la band suonava nei locali tedeschi come un power trio, prima di riuscire a pagarsi la produzione di questo disco, cosa suonava? La pur bella voce di Jardine, che ricorda il celestiale Ted Neeley e a tratti l’oscuro Peter Hammill, risulta quasi posticcia, per non parlare della sezione di fiati. Non che il contributo vocale e quello strumentale siano fastidiosi, ma viene da chiedersi come i CWT avrebbero potuto cantare e suonare quei brani in tre. Eccoci di fronte ad un ennesimo caso di “What If?” Come si fa a sapere se l’album è un insieme di brani collaudati che sono stati ri-arrangiati per l’occasione, o se sono stati stravolti per cercare di guadagnare un miglior appeal a livello commerciale? Considerando che si tratta di carneadi, non sapremo mai la risposta, quindi dimentichiamoci le questioni filologiche e cerchiamo di accettare questo The Hundredweight come una verità assoluta, cosicché sia il gusto personale a valutarne l’aspetto puramente estetico.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
93.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1973
Kuckuck Schallplatten
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Widow Woman
2. Take It Slow
3. Roly Poly
4. Signed D.C. (Love cover)
5. Steam Roller
6. Simon’s Effort
7. Mind Cage
8. Mephistophales
Line Up
Graham Jones (Chitarra, Organo, Pianoforte)
Peter Kirk (Basso, Pianoforte)
Collin White (Batteria)

Musicisti Ospiti:

Charles Jardine (Voce)
Cy Payne (Arrangiamento dei fiati)
 
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