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Baby Ruth / Deadly Dive - Double Up or Quit
( 1144 letture )
PREMESSA
Gli split album rappresentano da sempre una vetrina, un’occasione per due band più o meno affini di mettersi in mostra giocando la carta dello scontro/incontro tra due realtà diverse ma in qualche modo comunicanti. In realtà, più intriganti spesso risultano quegli split nei quali, a priori, sembra non esserci proprio niente in comune tra i due gruppi, mentre poi man mano che l’ascolto si protrae, le vicinanze cominciano a rivelarsi e dischiudersi, pur mantenendosi distinte le due identità. Nel caso in questione, i gruppi sono in pratica rientranti in una comunanza di ispirazione abbastanza evidente e ciò che li separa è casomai l’età e l’esperienza. Nel caso dei Baby Ruth, band italiana, parliamo di un gruppo sulla breccia da diversi anni, con già due uscite in carniere (Mr. Right Hand Man del 2005 e Love Is Aid del 2008), che ritorna a dare notizia di sé dopo un lustro di silenzio discografico; invece, per i Deadly Dive, band del Canton Ticino, questo split rappresenta un secondo passo, dopo il debutto del 2011 (Snakebite). Entrambi i gruppi si rifanno ad un background hard rock, ma con declinazioni leggermente diverse: più tendente al punk rock e al glam la proposta dei Baby Ruth, leggermente più aggressiva e con qualche reminiscenza metal quella dei Deadly Dive, che citano comunque tra le loro influenze band come Airbourne, Britny Fox, Van Halen e Zakk Wylde. Il disco è prodotto da GG Rock, chitarrista dei Baby Ruth, visto all’opera anche con i The Wankerss nella data di supporto ai Warrior Soul, autore anche dell'artwork.

BABY RUTH
L’album si apre con la prima traccia proposta dai Baby Ruth, che si occuperanno delle prime quattro canzoni, per poi cedere il testimone ai compagni di strada per gli ultimi cinque brani. Obsession è anche verosimilmente il brano più interessante tra quelli proposti dalla band e detto questo, purtroppo, si è già detto tutto. L’hard rock della band è piuttosto scoppiettante e ritmato e certo la band non sembra amare perdersi in lunghi discorsi o preamboli. Schietti, diretti, ruvidi, i ragazzi danno il loro meglio nel comparto strumentale, con una buona prestazione in particolare del duo chitarristico, che offre riff tosti e assoli calibrati, senza troppi fronzoli. Il brano è senz’altro quello con una struttura più ragionata e dopo una buona partenza, si segnala anche per ottimo assolo finale. Non siamo dalle parti dell’eccellenza, ma come partenza è buona. Peccato che come si scopre fin troppo presto, questa sia anche la traccia migliore. Le canzoni che seguono infatti si rivelano piuttosto anonime e prive di particolari spunti, tanto compositivi quanto esecutivi: tutto ben fatto e ordinato, ma assai poca incisività, con refrain banali e la sensazione che forse manchi davvero qualcosa a livello compositivo e ritmico. L’interpretazione di Max alla voce potrebbe essere in potenza l’arma in più del gruppo, perché il cantante mostra un’estensione e una timbrica interessanti, potenzialmente vicine allo street, ma le linee vocali non premiano davvero i suoi sforzi e anche il lento acustico Ronnie Lake, nel quale emerge una forte vena glam rock, non brilla per particolare qualità e si rivela piuttosto ordinario e retto quasi esclusivamente dal ritornello. Dispiace non poter dire qualcosa di meglio, ma in effetti, le canzoni proposte dai Baby Ruth non premiano gli sforzi strumentali del gruppo, sicuramente di discreto livello e la sola Obsession non basta a tenere su il tutto. Voto: 58

DEADLY DIVE
Il discorso cambia con l’entrata in scena dei Deadly Dive, inutile negarlo. Il gruppo elvetico pur senza proporre chissà quale mistura originale o particolarmente ricercata, riesce a dare un’impressione favorevole e le cinque tracce qui proposte mostrano un’attitudine, una grinta e una fame che non dovrebbero mancare mai per band che suonano hard rock. Come detto, la proposta in questo caso risulta lievemente più aggressiva, in particolare per quanto riguarda le parti di batteria, decisamente più martellanti e dinamiche, mentre Brigu alla voce mette in mostra una timbrica accattivante e quasi lasciva, sicuramente rimembrante il David Lee Roth di qualche anno fa, fatte le inevitabili proporzioni. Anche il comparto riff messo in luce da Juri, pur sempre nei limiti del genere, sembra dare qualcosa in più ai brani, con un piglio e –ancora- una aggressività congeniale alla musica. Non mancano qualche fischio alla Zakk Wylde e qualche strizzata d’occhio a cori punk rock, ma in generale le soluzioni adottate sembrano più orientate all’hard rock. La prima traccia How Does It Feel si segnala subito come una delle più riuscite, ma in questo caso, anche le seguenti non sono da meno ed è così che senza gridare al miracolo, forse Second Chance Denied strappa qualche punticino in più assieme ad Hot Cure, mentre Staying Home Is Better si segnala per un gran bill riff grasso e un ottimo lavoro anche di Vich al basso. In generale, i brani dei Deadly Dive offrono una maggiore costruzione, pur mantenendo un’impronta diretta e assolutamente in your face e danno qualche soddisfazione in più all’ascoltatore, pur senza puntare a chissà quale Gotha dell’hard rock. Divertenti e con la giusta cattiveria. VOTO: 68

CONCLUSIONI
Il confronto tra le due band si rivela insomma piuttosto nettamente a favore di una band sull’altra, anche se poi l’intento di Double Up or Quit non è ovviamente quello di mettere in competizione tra loro i gruppi, quanto piuttosto di far emergere entrambe le realtà sfruttando l’interesse che la pubblicazione dello split può sollevare. Partendo da una base comune e da fonti di ispirazione non poi così diverse, in realtà le due band finiscono per distinguersi per una leggera inclinazione verso un versante o l’altro, ma soprattutto per il risultato finale delle composizioni: assolutamente più ordinarie e poco incisive quelle dei Baby Ruth; più strutturate, ma al tempo stesso più arrembanti e riuscite quelle dei Deadly Dive. Entrambe le band mettono in luce un discreto bagaglio tecnico e da questo punto di vista il confronto è assolutamente pari, con la sola differenza di un lavoro decisamente più lineare e meno dinamico da parte di Tony rispetto a quanto messo in luce dal più aggressivo e protagonista Deo. Il terreno su cui si gioca la partita è invece quello compositivo e anche quello dell’attitudine, con i Deadly Dive a mettere a segno colpi più pesanti e mirati al bersaglio, mentre i Baby Ruth pagano il prezzo di brani non brutti, ma piuttosto ordinari, privi di melodie capaci di fare la differenza, anche nell’unico lento del disco. Uscendo dal confronto delle band, Double Up or Quit ha quindi il merito di mettere in luce due band similari, ma dalle personalità peculiari, che coniugano in maniera diversa un comune verbo, nascente dall’hard rock e dal punk rock, al quale aggiungono influenze diverse che ne giustificano poi le diverse identità. Nel complesso, si tratta di un disco che non raggiunge i trentacinque minuti, piuttosto piacevole data la durata media contenuta dei brani i quali scorrono via senza intoppi, come una buona bevuta fresca e lasciano comunque la curiosità di ricominciare l’ascolto.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Jetglow Records
Hard Rock
Tracklist
1. Obsession
2. Sweat It
3. Faster Than You All
4. Ronnie Lake
5. How Does It Feel
6. Get on Your Knees
7. Second Chance Denied
8. Staying Home Is Better
9. Hot Cure
Line Up
BABY RUTH
Max (Voce)
Alex T. Vine (Chitarra)
GG Rock (Chitarra)
Rikk (Basso)
Tony (Batteria)

Musicista Ospite
Micke Lafayette (Voce su traccia 2)

DEADLY DIVE
Brigu (Voce)
Juri (Chitarra)
Vich (Basso)
Deo (Batteria)
 
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