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Nigromante - Black Magic Night
( 1688 letture )
È il 2003 l’anno della nascita dei Nigromante in quel di Madrid, band heavy con influenze disparate. A distanza di ben 10 anni dalla formazione, dopo diversi demo, rispettivamente nel 2004 e 2006, è nei primi giorni del nuovo anno che il terzetto si affaccia finalmente sul mercato discografico con il primo vero lavoro in studio, Black Magic Night. Come detto in precedenza il gruppo ci propone influenze disparate, che vanno dai Motorhead, agli Anvil, ai primi Mercyful Fate e diversi altri mostri sacri, ma già da qui ci si trova di fronte ad un grande scoglio, per il semplice motivo che queste band non fanno solamente da ispirazione, ma vengono completamente scimmiottate all’interno del disco. Con molta probabilità l’intenzione degli spagnoli era decisamente lontana e diversa dal risultato finale, ma ciò che emerge dal disco è poco credibile e velleitario, risolvendosi in un qualcosa di piatto dall’inizio alla fine, senza regalare né momenti significativi né tantomeno entusiasmanti.

Se si analizza il disco ci si trova di fronte a brani suonati in modo quantomeno discreto ma a questo ci si limita, complici anche le sonorità in molti punti pessime: la produzione vorrebbe dare un sound più sporco e classicheggiante alla band (come ultimi esempi hanno dimostrato, uno su tutti i Rival Sons, che con il loro sound grezzo e in pieno stile anni settanta non fanno assolutamente rimpiangere le patinate registrazioni moderne, anzi), ma in questo caso fallisce miseramente, lasciando solamente fraseggi caotici perché re-incisi e successivamente mixati insieme a volume decisamente più basso -tanto da dare l’impressione che la chitarra sia suonata ad una grande distanza rispetto al resto della band- e riff più scarni del dovuto. Altra gigantesca pecca, se non la peggiore, è la voce, che viene sforzata per poter fare cose che ovviamente non sono nelle corde del cantante, come per esempio provare a ricalcare lo stile di Cronos e Lemmy. Il timbro vocale di Angel è pulito, come si può sentire in Soy un Macarra, unico pezzo dell’album cantato in lingua madre, mentre nel resto delle tracce si cerca disastrosamente un cantato molto più sporco e gutturale, cosa che se non si ha lo stampo (come i personaggi sopracitati) risulta estremamente difficile e in questo caso a dir poco ridicolo.
Le canzoni non offrono ampio margine di scelta, essendo non tanto impostate in un unico filone quanto in pochi riff che spesso si assomigliano tra loro, portando l’album ad annoiare a nemmeno metà della sua durata. Qualche spunto in più si ha nella prima traccia Heavy Metal Age: nulla di rilevante, ma sicuramente superiore a gran parte dei successivi pezzi, in False Idol, che avrebbe le carte in regola per essere il pezzo migliore di tutto il disco ma sfortunatamente si perde a nemmeno un minuto dall’inizio, con un fraseggio caotico e distante che rovina l’andatura del pezzo. Soy un Marraca è quanto meno apprezzabile, la voce di Angel è più pulita e meno sforzata, accompagnata da un bel riff portante e da una presente linea di basso. Le restanti tracce risultano prolisse nella loro brevità e pesanti all’ascolto per lo scimmiottamento vocale che alla lunga infastidisce pesantemente, come si può sentire nella title track e nella successiva In Nomine Pater. Altro episodio blando è la strumentale Summoning Spell che ci mette di fronte a tutte le pecche di produzione già elencate.

In definitiva, l’album non lascia nulla di buono, se si esclude qualche spunto sparso e la parte strumentale, che con un sound diverso avrebbe potuto rendere molto di più. Anche a livello testuale la band non aggiunge assolutamente nulla di nuovo, andando a pescare nello stesso mare di chi, prima di loro e in modo completamente diverso (e migliore, non ci sarebbe bisogno di aggiungerlo), ha messo mano, proponendo testi “banalotti” e scontati. In 10 anni di attività di cui 6 dall’ultimo demo in studio francamente ci si sarebbe aspettato molto di più, invece i tre di Madrid sprecano la loro opportunità di proporre un disco all’altezza di questo nome. Unica nota positiva di tutto il platter è la copertina, che risulta davvero carina e ben fatta, in contrasto netto con il contenuto dell’album.



VOTO RECENSORE
43
VOTO LETTORI
40 su 2 voti [ VOTA]
Dany Rose
Martedì 14 Gennaio 2014, 21.42.47
8
Grande Lore! Anche se sti poveri spagnoli, a quanto pare, hanno capito ben poco del mestiere che si sono messi a fare, solo con la tua recensione salgono di punti! In attesa di qualcosa di nuovo, un bacio Aaaaaace!
Dany Rose
Martedì 14 Gennaio 2014, 21.42.33
7
Grande Lore! Anche se sti poveri spagnoli, a quanto pare, hanno capito ben poco del mestiere che si sono messi a fare, solo con la tua recensione salgono di punti! In attesa di qualcosa di nuovo, un bacio Aaaaaace!
Dany Rose
Martedì 14 Gennaio 2014, 21.37.15
6
Grande Lore! Anche se sti poveri spagnoli, a quanto pare, hanno capito ben poco del mestiere che si sono messi a fare, solo con la tua recensione salgono di punti! In attesa di qualcosa di nuovo, un bacio Aaaaaace!
Monky
Lunedì 13 Gennaio 2014, 12.50.41
5
Complimenti per l'esordio, Lorenzo!
The Spaceman
Domenica 12 Gennaio 2014, 22.41.59
4
Grazie a tutti, è un esperienza a dir poco fantastica per me
the Thrasher
Domenica 12 Gennaio 2014, 20.33.13
3
Benvenuto Lorenzo, buon debutto!
jek
Domenica 12 Gennaio 2014, 20.17.13
2
@Lizard, con la redazione potevate far recensire a Lorenzo qualche cosa di meglio di sta ciofeca. Comunque buona recensione li ho ascoltati sul tubo e devo dire che li hai descritti beno . Voto generoso.
Lizard
Domenica 12 Gennaio 2014, 19.46.18
1
Con questa prima recensione, diamo il benvenuto a Lorenzo come nuovo redattore di Metallized!!
INFORMAZIONI
2014
Shadow Kingdom Records
Heavy
Tracklist
1. Heavy Metal Age
2. Black Magic Night
3. In Nomine Pater
4. Saturnalia of Blood
5. False Idol
6. Syndacate of Crime
7. Soy Un Macarra
8. Satan Death Squad
9. Summoning Spell
Line Up
Ángel Muñoz (Voce e Chitarra)
Gus (Basso)
Jorge Serrano (Batteria)
 
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